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Le DOC dell’Umbria: Colli del Trasimeno o Trasimeno

Le Doc dell'Umbria: Colli del Trasimeno


Colli del Trasimeno o Trasimeno D.O.C.
(Approvato con D.P.R. 13/1/1972 – G.U. n.84 del 29/3/1972; ultima modifica D.M. 7/3/2014, pubblicato sul Sito ufficiale del Mipaaf, Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP)


zona di produzione
● in provincia di Perugia: comprende parte del territorio amministrativo dei Comuni di Castiglione del Lago, Città della Pieve, Corciano, Magione, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno, Perugia, Piegaro, Tuoro sul Trasimeno;


base ampelografica
● bianco, frizzante, Vino Santo o Vin Santo: min. 40% trebbiano toscano, min. 30% grechetto e/o pinot bianco e/o chardonnay e/o pinot grigio, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione nella Regione Umbria, presenti nei vigneti in ambito aziendale, iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, max. 30%;
● spumante metodo classico bianco: min. 70% chardonnay e/o pinot nero e/o pinot bianco e/o pinot grigio e/o Grechetto, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione nella Regione Umbria, presenti nei vigneti in ambito aziendale, iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, max. 30%;
● bianco scelto: min. 85% vermentino e/o grechetto e/o chardonnay e/o pinot bianco e/o pinot grigio e/o sauvignon e/o riesling italico, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione nella Regione Umbria, presenti nei vigneti in ambito aziendale, max. 15%;
● rosato, rosso, rosso frizzante, rosso Novello, rosso riserva: min. 40% sangiovese, min. 30% ciliegiolo e/o gamay e/o merlot e/o cabernet, possono concorrere altri vitigni a bacca rossa, idonei alla coltivazione nella Regione Umbria, presenti nei vigneti in ambito aziendale, iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, max. 30%;
● spumante classico rosé: min. 50% pinot nero, chardonnay e/o pinot bianco 50%;
● rosso scelto: min. 70% gamay e/o cabernet sauvignon, e/o pinot nero e/o merlot, min. 15% sangiovese, possono concorrere altri vitigni a bacca rossa, idonei alla coltivazione nella Regione Umbria, max. 15%;
● con menzione del vitigno bianco: Grechetto min. 85%, possono concorrere altri vitigni a bacca di colore analogo, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella Regione Umbria, presenti nei vigneti in ambito aziendale, max. 15%;
● con menzione del vitigno rossi (anche riserva): Merlot, Cabernet Sauvignon, Gamay min. 85%, possono concorrere altri vitigni a bacca di colore analogo, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella Regione Umbria, max. 15%;


norme per la viticoltura
sono da escludere i vigneti ubicati in terreni piani e di fondo valle e quelli ad una quota superiore a m. 550 sul livello del mare;
i nuovi impianti e reimpianti dovranno avere una densità di almeno 3.300 ceppi per ettaro;
è consentita l’irrigazione di soccorso;
la produzione massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” bianco, vino santo o vin santo, rosso e rosato non devono essere superiori a t 10,00 per le uve rosse e t 11,50 per le uve bianche;
la produzione massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” con l’indicazione dei vitigno Grechetto non deve essere superiore a t 10;
la produzione massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” con le indicazioni di vitigno Merlot, Cabernet sauvignon e Gamay non devono essere superiori a t 9;
la produzione massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” bianco scelto e rosso scelto non devono essere superiori rispettivamente a t 10 e a t 9;
la produzione massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” spumante metodo classico non deve essere superiore a t 10;
le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine “Colli del Trasimeno” devono assicurare un titolo alcolometrico volumico minimo naturale di 9,50% vol. per Spumante Classico e Rosé, 10,50% vol. per Bianco (anche Frizzante) e Vin Santo, 11,00% per il Novello, 11,50% vol. per Bianco Scelto, Rosato, Rosso (anche frizzante) e Grechetto, 12,50% vol. per Rosso Scelto, Merlot, Cabernet Sauvignon e Gamay, 13,00% vol. per Rosso Riserva, Merlot Riserva, Cabernet Sauvignon Riserva e Gamay Riserva;


norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione, di invecchiamento obbligatorio, di spumantizzazione e di imbottigliamento, devono essere effettuate all’interno della zona di produzione delimitata, tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali, è consentito che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio dei comuni anche se soltanto in parte compresi nella zona delimitata. È comunque consentito l’imbottigliamento dei vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” nell’intero territorio della provincia di Perugia alle ditte che abbiano effettuato tale operazione prima del 7 gennaio 1998. Le operazioni di elaborazione del vino a DOC “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” Spumante Metodo Classico possono essere effettuate anche fuori della zona di produzione e, comunque, nell’ambito del territorio della Regione Umbria;
è ammesso l’arricchimento solamente con mosti concentrati prodotti da uve provenienti da terreni vitati iscritti agli albi dei vigneti della denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno”, oppure con mosti concentrati rettificati;
è consentito per tutte le tipologie l’arricchimento alle condizioni stabilite dalle normative comunitarie e nazionali;
i vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” Rosato, Rosso, Bianco e Bianco Scelto devono essere immessi al consumo a decorrere dal 1° marzo successivo all’annata di produzione delle uve.
Il vino a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” Rosso Scelto deve essere immesso al consumo a decorrere dal 10 ottobre successivo all’annata di produzione delle uve.
I vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” Rosso, anche con nome di vitigno, se sottoposto a un periodo di invecchiamento non inferiore a 24 mesi, a decorrere dal 10 novembre dell’anno di produzione delle uve di cui almeno quattro mesi in botti di legno, può portare la qualificazione Riserva;
le uve destinate alla produzione della tipologia “Vin Santo” o “Vino Santo” devono essere sottoposte ad un periodo di appassimento che può protrarsi fino al 30 marzo dell’anno successivo a quello di produzione delle uve e la loro vinificazione non deve avvenire anteriormente al 10 dicembre dell’anno di produzione delle uve.
È ammessa, nella prima fase dell’appassimento, l’utilizzazione di aria ventilata per la disidratazione delle uve fino ad ottenere un contenuto zuccherino minimo di 22 g/l.
Le uve, dopo l’appassimento, devono assicurare un titolo alcolometrico naturale minimo del 16,00% vol.
L’appassimento delle uve deve avvenire in ambienti idonei e può essere condotto con l’ausilio di impianti di condizionamento ambientale purché operanti a temperature analoghe a quelle riscontrabili nel corso dei processi tradizionali di appassimento escludendo qualsiasi sistema di deumidificazione operante con l’ausilio del calore.
La fermentazione e maturazione del vino devono avvenire in recipienti di legno della capacità massima di 550 litri per almeno 18 mesi a decorrere dalla data di vinificazione;


norme per l’etichettatura e il confezionamento
sulle bottiglie o altri recipienti contenenti i vini a DOC “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” deve figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve ad eccezione dei vini spumanti e frizzanti;
nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” è consentito l’uso della menzione “vigna”, seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, alle condizioni previste dalla normativa vigente e che i relativi toponimi o nomi tradizionali figurino nell’apposito elenco regionale ai sensi dell’art. 6 comma 8, del decreto legislativo n. 61/2010;
i vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” dovranno essere immessi al consumo in bottiglie di vetro con capacità non superiore ai tre litri;
per tutte le riserve è obbligatorio il recipiente di vetro chiuso con tappo di sughero raso bocca. Per tutte le altre tipologie sono consentiti i sistemi di chiusura previsti dalla normativa vigente;
il vino a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” vino santo o vin santo deve essere immesso al consumo solo in recipienti da litri 0,187 a litri 0,750 chiusi con tappo di sughero raso bocca;


legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata ricade nella parte della Regione Umbria, in Provincia di Perugia, e comprende un territorio di media collina, situato sulle sponde del Lago Trasimeno dove ad ampie vallate fanno da contorno rotonde colline, qui sono coltivati i rigogliosi vigneti del “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno”.
La costituzione geologica di tale area è relativamente semplice, essendo presenti soltanto termini sedimentari clastici di ambiente marino e successive coperture fluvio-lacustri. Nonostante ciò, è presente una notevole variabilità di substrati pedogenetici, a causa delle notevoli differenze che caratterizzavano i vari ambienti di sedimentazione, prima tra tutte la velocità delle acque correnti che si ripercuote soprattutto sulle granulometrie dei sedimenti, cosa che oggi ci permette di distinguere almeno quattro categorie di substrati.
▪ I substrati pedogenetici costituiti da rocce di origine marina sono rappresentati dal complesso arenaceo (Miocene-Paleocene), cioè dalla formazione del “Macigno” e da altri sedimenti (marne siltose, calcareniti e scisti argillosi): tale complesso è presente sulle colline a monte di Borghetto, Tuoro, Passignano, Magione, Paciano, Piegaro, nonché nelle tre isole. Meno rappresentata a Monte Rentella, San Mariano, Agello è la formazione Marnoso-Arenarcea.
▪ Limitatamente all’estremità occidentale del territorio (Rengone, Porto, Laviano, Città della Pieve) troviamo sabbie con lenti argillose e conglomeratiche di ambiente deltizio, litorale e salmastro (Pliocene).
▪ Quando il materiale parentale del suolo è costituito da sedimenti propriamente lacustri (Pleistocene inf.) si osserva il prevalere di terreni argillosi nelle aree più elevate o periferiche (Petrignano, Pozzuolo, Gioiella, Lopi, Villa, Vaiano, Paciano, Sanguineto, Macchie) e di quelli sabbiosi a quote inferiori (Ferretto, Piana, Vitellino). Nei depositi fluvio-lacustri (Pleistocene sup.) si osserva, invece, una generale prevalenza di terreni sabbiosi (Spina, Cuccaia, Pescia).
▪ Infine, nelle aree situate a quote ancora più basse, ai bordi del lago, lungo i corsi di acqua, o al raccordo tra pianure e colline, i suoli si originano da sedimenti alluvionali, colluviali e detritici più recenti (Olocene).
Le zone con pendenze inferiori al 5%, che occupano circa 1/3 del territorio sono impostate tanto su depositi alluvionali, colluviali e fluvio-lacustri quanto su sedimenti pleistocenici, poiché tutti questi sedimenti risultano caratterizzati da una notevole eterogeneità granulometrica, è difficile percepire visivamente il passaggio da una litologia all’altra.
Seguono rilievi dolci e stondati con pendenze distribuite tra il 5 ed il 20%, ma forme più articolate ed incise si hanno soltanto raggiungendo le aree collinari verso lo spartiacque Petrignano-Pozzuolo Gioiella-Vaiano. A Ovest di questo si passa a substrati pliocenici e con essi a un paesaggio decisamente più acclive e inciso, dove metà del territorio possiede un’acclività compresa tra il 20 e il 40%, con punte ancora superiori. Un andamento simile si riscontra a Città della Pieve che sorge su un rilievo delimitato a ovest da una scarpata mentre ad est si continua con un altipiano ondulato ed inciso che, gradualmente, assume morfologia collinare.
Infine, la collina arenacea di Tuoro, Passignano, Panicale, Paciano e Piegaro mostra aspetti decisamente più aspri con più di metà del territorio che possiede pendenze nell’intervallo 30-60%.
Il clima si può definire generalmente “subumido con moderata deficienza idrica estiva e a luoghi, si riscontra un’eccedenza idrica invernale”.
Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Colli del Trasimeno”.
Nel XIV secolo la coltivazione della vite nel territorio perugino era già ampiamente diffusa, come testimoniano le mappe catastali dell’epoca. Il vigneto specializzato, così come si conosce oggi, era raro se non proprio inesistente. Anche se le viti erano disposte a filari, esse erano comunque coltivate in promiscuità con altre colture come cereali, leguminose, ecc.
Al di là dell’aspetto legato alla tecnica di coltivazione, occorre sottolineare come, nel panorama colturale della zona del Trasimeno, la vite abbia rivestito un ruolo non certo trascurabile fin dall’antichità. Infatti già nella Tabula cortonensis, un documento in lingua etrusca rinvenuto a Cortona, sembra si faccia esplicito riferimento alla presenza di questa coltura. Questo spiega in termini inequivocabili il perché di una tradizione consolidata fin dal periodo immediatamente successivo al Mille quando in documenti dei secoli XI e XII, si fa esplicito riferimento a vigne e terreni vitati. Nel XIII secolo si può individuare il momento di svolta per la coltivazione della vite nell’intera area del Trasimeno dato che nel 1252 il comune di Perugia promosse la piantagione di viti nell’attuale territorio castiglionese.
L’incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione:
base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino sono in prevalenza quelli a bacca nera con il 68% circa della superficie totale mentre attualmente i vitigni a bacca bianca interessano il 32%. Fra i vitigni a bacca nera abbiamo in prevalenza: Sangiovese, Ciliegiolo, Gamay del Trasimeno, Merlot, Cabernet Sauvignon, mentre tra i vitigni a bacca bianca abbiamo in prevalenza: Trebbiano toscano, Grechetto, Chardonnay;
forme di allevamento, sesti d’impianto e sistemi di potatura: il sistema di allevamento utilizzato per la quasi totalità dei nuovi impianti con vitigni a bacca nera è il cordone speronato classico, con tronco alto da 0,7 a 0,9 m, palificazione fuori terra da 1,8 a 2 m e densità d’impianto da 4.000 a 6.000 ceppi/ha mentre nei nuovi impianti con vitigni a bacca bianca prevale la potatura a Guyot;
pratiche relative all’elaborazione dei vini: sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione dei vini tranquilli, adeguatamente differenziate per le diverse tipologie di base e le tipologie scelto e riserva, la cui elaborazione comporta determinati periodi di invecchiamento obbligatori.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Nell’area di produzione della DOC “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” le conoscenze specifiche inerenti i vitigni maggiormente coltivati spesso esprimono eccellenze qualitative che rispondono sia ai fattori naturali (clima e terreno) che a quelli antropici (tecniche colturali).
Per le uve bianche queste interazioni consentono con una certa continuità di aver uve di grande qualità, con indici di maturazione ottimali, intesi come tenore di acidità, come profilo aromatico primario e secondario, come tenore zuccherino e che accompagnate da tecniche di vinificazione moderne ed adeguate all’annata consentono di ottenere vini con livelli qualitativi ottimali.
Per le uve a bacca rossa diventa particolarmente importante il contenimento della produttività entro i limiti previsti dal disciplinare ossia 9 t/ha di uva, con l’obiettivo di mantenere alto il contenuto di antociani totali e polifenoli totali. Per i vini rossi la fase di vinificazione con la fermentazioni a contatto con le bucce, le ripetute follature per una totale estrazione del colore e delle altre componenti del chicco, portano ad avere vini con un profilo sensoriale importante ed estremamente equilibrato. Il controllo della fermentazione malolattica e l’introduzione per certe tipologie della fase di maturazione in legno e successivo finissaggio in bottiglia, portano un arricchimento di aromi speziati, derivati dal legno, che si armonizzano con le componenti floreali-fruttate, derivate dalle uve.
Sul territorio della DOC “Trasimeno” nascono vini spumanti di grande qualità frutto della interazione fra territorio, l’ambiente pedo-climatico ed un’attenta tecnica colturale.
Altro prestigioso prodotto è il Vinsanto DOC (vino dolce della tradizione) che nasce dalla vinificazione di uve a bacca bianca (Trebbiano minimo 40%). I migliori grappoli raccolti vengono messi ad appassire appendendoli a ganci o coricandoli su stuoie, ad appassimento avvenuto le uve vengono pigiate e il mosto ottenuto viene trasferito su “caratelli” a cui viene subito aggiunta la madre del vinsanto ottenuta dalla “feccia” della passata produzione; i caratelli vengono poi posti in soffitta in quanto le forti escursioni termiche giovano alla fermentazione ed ai sentori del vino.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
Preme di concludere con un assunto che è un classico nel settore dei prodotti tipici e cioè che il territorio, dal punto di vista pedoclimatico e delle scelte varietali, consente di raggiungere elevati valori dei descrittori della tipicità, e che il fattore umano in cantina cerca di mantenere e trasferire tale potenziale ai vini corrispondenti.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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