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La Delegazione Fisar di Livorno ha proposto ai suoi tesserati ed appassionati una serata difficile da dimenticare: una verticale di Brunello di Montalcino dell’azienda “La Cerbaiola” di Giulio Salvioni. Le annate messe a confronto sono state 1997 – 1999 – 2007 e 2009, più un “intruso”, il Rosso di Montalcino del 1999. Questa azienda, ovvero questa stupenda famiglia, gira intorno al patron Giulio: la moglie Milena, i figli David, laureato in agraria che ha sposato la conduzione vitivinicola, e Alessia, che non disdegna il vissuto in vigna, ma è attenta regista insieme al padre della commercializzazione e parte amministrativa. Giulio Salvioni è personaggio autentico ed eclettico, molto spontaneo, di grande spirito e simpatia, è un ciclone che ti avvolge, desideroso di raccontare storie di vino e di vita, che non fanno altro che condurci all’interno della sua realtà, dei suoi vitigni e del suo terroir. Il primo Brunello della Cerbaiola è del 1985, e le produzioni successive sono state e sono, un continuum di esperienze indimenticabili. La linea della famiglia Salvioni si identifica in una lettura semplice e amorevole, dove affiatamento, esperienze sempre condivise e ragionate, contribuiscono a riconoscere e riconoscersi in un prodotto figlio di attenzioni particolari e sempre espressione alta del buon vivere e del buon senso, in cui possono e devono insistere le condizioni per far nascere un prodotto di qualità senza nessuna possibilità di scendere a compromessi. L’azienda si affaccia sulla Val d’Orcia, ove è possibile spingere il proprio sguardo fino a Ripa d’Orcia e Pienza; la superficie vitata è di circa 4 ettari suddivisa su tre impianti diversi che esprimono, ognuno, uniche e significative espressioni di un terroir, composto da calcare e sassi e soffuso da un microclima molto particolare. Il suolo è ricco di galestro e si distende nella zona sud-est, posta ad un’altitudine media di circa 400 metri slm. I vigneti sono contornati da piante di ulivi secolari. E da queste longeve piante, riesce ad estrarre un buonissimo olio molto delicato, frutto della lavorazione delle olive Moraiolo, Leccino, e Coreggiolo.

L’azienda “la Cerbaiola” si avvale da molti anni dell’esperienza internazionale dell’enologo Attilio Pagli. L’attenzione in vigna è altissima, la stessa lavorazione del vigneto è vocata verso rese bassissime, ed è seguendo con attenzione questa idea di viticoltura che il Patron ha confezionato le linee guida da seguire, già dalle prime annate di produzione, in cui insiste una media massima di produzione pari a 30-35 quintali di uva per ettaro. Abbiamo avuto il piacere di avere con noi sia Attilio Pagli che Giulio Salvioni, e con loro abbiamo potuto comprendere meglio questo sangiovese, così difficile da domare.
Il nostro percorso inizia dal Brunello di Montalcino 1997. E’ un vino che ha voglia di raccontarsi, che colpisce per la sua integrità, che sprigiona ancora energia, mostrando con orgoglio un colore vivace. I profili olfattivi rimangono tutt’ora statuari e ben identificati, si percepisce ancora freschezza nel frutto, adagiato su una gamma di profumi senza fine, in bocca mantiene esuberanza ed acidità, il tannino è gentile e setoso, è una dichiarazione, una richiesta aperta di longevità in cui complessità aromatica e sapidità fanno la differenza, con una chiusura di sensazioni molto eleganti.
Attilio Pagli continua ad accompagnarci in questo percorso di approfondimento, mentre Giulio Salvioni non perde occasione per puntualizzare ogni singolo elemento e condividere insieme al suo enologo il passaggio naturale e la presa di conoscenza del successivo vino proposto, ovvero il Rosso di Montalcino 1999. Alta la curiosità per questo prodotto talvolta figlio di scelte precise, apertamente condivise e discusse con il proprio enologo. E’ un rosso complesso dal colore granato intenso, all’esame olfattivo si mostra integro, intenso, con interessanti note mediterranee, frutto succoso e terziari scalpitanti, non ancora convinti di cedere le armi; in bocca si dimostra un rosso assolutamente da godere, il frutto è piacevolissimo e dolce, il tannino di questo rosso corre su una stuola di velluto, continuando nel suo sontuoso passaggio a regalare emozioni e sensazioni di integrità e pienezza aromatica, il suo finale in bocca è giustamente sapido e pieno di verve, che gli regala equilibrio e notevole finezza.
E’ Giulio Salvioni a prendere la parola e a condurci verso quel prodotto, espressione somma di quel territorio, che ha voluto e desiderato porre alla nostra attenzione: stiamo parlando del nuovo passaggio gustativo rappresentato dal Brunello di Montalcino 1999. Il Brunello di questa annata di colore rosso rubino granato, possiede un’impostazione olfattiva nitida e fresca, potente e dolce nello stesso tempo, da cui emergono note di frutti rossi, con prugna matura e frutti di bosco, ciliegia e note di rosmarino e pelle, con cenni agrumati. Al palato il vino è potente, ha molto corpo e mostra un carattere austero e deciso, con una sorprendente concentrazione, un Brunello sicuramente diverso, minerale e dotato di tannini davvero di razza, è un sangiovese molto particolare, con un finale di piacevole intensità, ma forse meno elegante.
L’enologo di fiducia Attilio Pagli, con qualche incursione del patron Salvioni, ci conduce alla degustazione del prossimo Brunello previsto dalla scaletta: è l’annata 2007, che colora il calice di un rubino deciso tendente al granato. Percezione di avvolgenza al naso. Sentori di frutta rossa, spezie e violetta, pepe e macchia mediterranea, in bocca è ben coordinato, presenta un corretto assetto gustativo, è caldo, con una sensazione tannica setosa e lunga, di piacevole sapidità. Piacevolissimo e atipico il finale di bocca, che lo rende appagante.
Non per ultima in quanto tale, l’ultima degustazione in programma, condita da gustosi interventi di Salvioni, che fra una nota di colore delle sue estati elbane e i segreti della cantina della “Cerbaiola”, ci conduce alla degustazione della sua creatura, il Brunello di Montalcino 2009, dal naso molto fine e tipico, ciliegia e marasca, e sottili note di liquirizia. In bocca stupisce per la commistione di sensazioni percepite, è un vino robusto e ruffiano, piacevolmente fresco, con un tannino esposto e pronunciato, ma mitigato da un frutto pervasivo e dolce, buona e gradevole l’alcolicità espressa. Questo Brunello indubbiamente ha bisogno ancora di tempo, per perdere questa parziale semplicità di beva e incanalarsi deciso verso tutte quelle sfumature complesse e articolate che l’azienda è sempre riuscita a far esprimere ai suoi vini.
Questa serata organizzata e studiata nei minimi particolari dalla Delegazione Fisar di Livorno, è giunta alla conclusione, le ore sono scivolate via mentre eravamo immersi in questi sentori e profumi unici che questo sangiovese tanto selvaggio, ma magicamente domato da Giulio Salvioni e Attilio Pagli, ha saputo offrirci.
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