A Clavesana “Wine” fa rima con “Song”
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In un momento delicato e difficile per la promozione del proprio prodotto, la cantina Clavesana spicca per originalità e, in un agognato caldo ed assolato luglio piemontese, abbina la degustazione dei suoi vini, Dogliani Docg in primis, a un paio di “concerti d’autore” e a un tour aereo con l’obiettivo, indubbiamente centrato, di coinvolgere un intero territorio nell’opera di far conoscere i suoi luoghi e prodotti.
Ci troviamo all’estremo sud del Piemonte, una ventina di chilometri dal confine con la Liguria, una cinquantina in linea d’aria dal mare. Un territorio collinare caratterizzato a valle dalle anse e dagli incredibili e spettacolari calanchi creati dal lento serpeggiare del fiume Tanaro, per alcuni chiamato “Tanapo”, il più lungo fiume della nostra penisola (vedi a tal proposito l’interessante articolo su ►L’Acquabuona), dove la vite trova condizioni e altitudini limite per la sua coltivazione e concede ampi spazi ad altre colture complementari, come nocciole, grano, mais, foraggio, inframmezzati qua e là da piccoli boschi.
Negli ultimi anni è tornata però a pulsare la vita, grazie ad alcuni insediamenti di stranieri in cerca di pace e natura quasi incontaminata, ma soprattutto ad una preziosa intraprendenza imprenditoriale che ha fatto nascere diversi agriturismi e bed and breakfast, valorizzando parti di cascinali ristrutturati con estrema accortezza e gusto (come nel caso dell’Agriturismo ►All’ombra del Castello di Cigliè, oltre ad alcune trattorie dove riscoprire tipicità e sapori di un tempo (come ad esempio ►Agriturismo San Martino a Clavesana, che oggi costituiscono l’indispensabile base d’appoggio di chi vuole concedersi alcuni giorni di trekking o di semplice relax.
In questo contesto un ruolo importante l’ha rivestito la cantina Clavesana, una cooperativa di 350 piccoli e medi coltivatori che conferiscono tutta l’uva vendemmiata in circa 520 ettari (di cui ben 440 di Dolcetto), attiva da oltre mezzo secolo nella tutela e nella valorizzazione del Dolcetto, il vino ricavato dall’omonimo vitigno autoctono del Piemonte diffuso in particolare nell’area compresa tra l’Albese e il Monregalese, che, con i suoi quasi 3 milioni complessivi di bottiglie, riveste il non facile ruolo di più grande produttore al mondo di questo vino.
Un segno tangibile della difesa del territorio è stato l’acquisto nel 2011 della scuola elementare della frazione Surie, evitandone il totale decadimento per farne un luogo di incontro e aggregazione.
A Surie si è svolto anche il doppio appuntamento musicale denominato Rock & The Wine, organizzato in collaborazione con gli appassionati del Crete Senesi Random Rock Festival, primo tra tutti il giornalista Stefano Tesi, concretizzando il concetto aziendale che “Il Dolcetto è un vino speciale: per molti, ma non per tutti, che nasce per gente che lo sappia apprezzare e abbia voglia di conoscerlo nelle sue pieghe, nelle sue sfumature. Esattamente come certi musicisti di grande spessore artistico, ma più adatti alle atmosfere raccolte che alle caotiche arene“.
Il Dogliani docg
Il giorno successivo ai concerti abbiamo potuto mettere alla prova gradevolezza e potenzialità del Dogliani prodotto da Clavesana, non prima di aver sorvolato in elicottero le colline ed i paesi da cui nasce, nell’ambito di una serie di degustazioni comparative “alla cieca” guidate dall’enologo Giampiero Gerbi. Ben cinque le batterie di altrettanti vini in programma, che lo hanno visto confrontarsi dapprima con altri Dogliani annata 2011 (Manfredi, San Matè della Cantina del Dolcetto di Dogliani, Poderi Luigi Einaudi e San Luigi di Marziano Abbona), quindi con altre interpretazioni di Dolcetto in Piemonte (Dolcetto d’Acqui “La Muiette” dei Poderi Traversa, Dolcetto d’Alba di Terre del Barolo e di Cordero di Montezemolo, Dolcetto di Diano d’Alba “Sorì del Cascinotto” di Terre del Barolo), reggendo bene la comparazione e registrando in entrambi i casi buone valutazioni dai giornalisti presenti.
Il raffronto si è fatto quindi più intrigante quando i “rivali” sono diventati altri vitigni piemontesi (Barbera d’Asti “Austerum” della Tenuta Montemagno, Monferrato Rosso “Marcello” della Vigne dei Mastri, Langhe Nebbiolo di Produttori di Govone e Barbera d’Alba “Vigna ‘d Pierin” di Ada Nada) e subito dopo una batteria di vini che hanno un buon mercato estero (Langhe Rosso di Vajra, Monferrato Rosso “Violae” della Tenuta Montemagno, Sicilia Rosso Igt “Giasira” di Giovanni Boroli e Calabria Igt “Koroné” di Salvatore Marini) per mettere alla prova le caratteristiche di unicità e territorialità unite al grado di piacevolezza del Dogliani di Clavesana: anche in questo caso il responso è stato più che soddisfacente per il Dolcetto, in possesso ovviamente di minor corpo e spessore di alcuni “rivali” che però in alcuni casi hanno nettamente peccato di eleganza e unicità, mentre il Dogliani, con la sua fragranza, freschezza e versatilità ha dimostrato di avere le carte in regola per soddisfare una vasta gamma di palati, pregi che si amplificano abbinati a uno dei tanti piatti della cucina piemontese.
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