Elisabetta Bortolotto Sarcinelli – Tenuta di Blasig
Tenetevi forte perché resterete stupefatti dalla cosa incredibile che mi è successa l’altro giorno e che ora vi vado a raccontare. Il calendario testimonia inequivocabilmente che è il 9 marzo 2010 e sebbene sia il giorno dopo la festa della donna, vi posso assicurare che non ho festeggiato assieme al gentil sesso con bevande “eccessivamente alcoliche” che hanno messo in confusione il mio equilibrio psicofisico.
Per continuare il mio istruttivo viaggio alla scoperta delle aziende vinicole del Friuli Venezia Giulia, questa volta ho scelto una cantina che si trova vicino alla mia residenza, la Tenuta di Blasig in località Ronchi dei legionari, in provincia di Gorizia. Che bello poter lasciare a casa la macchina e fare una bella camminata, anche se la giornata è tutt’altro che primaverile, con un vento forte e gelido che soffia incessantemente e ostacola il mio imperioso avanzare.
Forse impietosita dalla mia camminata stentata, una macchina mi accosta e il signore alla guida, che ha un’incredibile somiglianza con Michael J. Fox (vi ricordate il film “Ritorno al futuro”?), mi chiede se voglio un passaggio. Beh ero partito con tutte le più buone intenzioni, ma con questo vento forse è più saggio usufruire di questa gentile offerta, e poi la macchina sembra proprio quella che nel film aveva il potere di viaggiare nel tempo.
Salgo e, ringraziando il simpatico signore per la cortesia dimostrata nei miei confronti, gli faccio notare in maniera goliardica come lui e la macchina siano uguali alle celebrate star di Hollywood. A questa mia osservazione lui mi risponde con un gran sorriso e avvisandomi che sono arrivato a destinazione, mi saluta e mi fa scendere. Ma che strane coincidenze ti offre la vita, penso, ma siamo così in tanti sulla terra che qualche sosia di ognuno di noi che vaga in giro per il mondo ci deve pur essere.
Quello che però ora conta più di tutto è che finalmente sono arrivato in azienda e mi appresto a conoscere i protagonisti di quest’importante realtà produttiva e la bontà dei vini che sono prodotti. Trovo il portone aperto e quando entro con discrezione chi mi ritrovo davanti all’improvviso? Il sosia, il gemello, che dico, il clone del poeta Gabriele d’Annunzio. A questo punto ripenso a cosa ho mangiato la sera prima, probabilmente qualche verdura particolare che mi ha procurato effetti allucinogeni. Ho quasi paura a chiedere il nome della persona che sbarra in quel momento il mio cammino, ma la conferma non tarda ad arrivare, sono alla presenza del celebre poeta, e la cosa non può che farmi piacere se tralasciamo che lui da oramai più di settanta anni dovrebbe tranquillamente riposare in pace.
Beh non mi resta altro a questo punto che chiedere a D’Annunzio che cosa stia facendo nella Tenuta di Blasig. Lui, devo dire in modo molto cortese, mi risponde che è ospite del podestà di Ronchi Alessandro Blasig e che aveva scelto questa dimora come sede del primo Quartier generale Fiumano. Era arrivato in gran segreto con i suoi ufficiali e si preparava alla partenza per l’impresa di Fiume alla guida di un gruppo di circa 2.600 ribelli dell’esercito che puntavano ad annettere al Regno d’Italia la città quarnerina (il Quarnero fu uno dei simboli della lotta irredentista: Gabriele d’Annunzio dedicò una poesia al Quarnero, che intitolò “la canzone del Carnaro”, ndr).
Sono assai titubante nel chiedere a Gabriele in che anno stiamo vivendo il nostro presente, perché la risposta è proprio quella che temevo di sentire: è il 12 settembre 1919 (in quella data Gabriele d’Annunzio, a capo di 2500 legionari, al motto di “O Fiume o morte” occupa la città, proclamandone l’annessione all’Italia, ndr). Non faccio in tempo a svenire che sono riportato nel mondo dei vivi dal suono di una sveglia che mi ricatapulta nell’anno 2010 in un battibaleno. Ma allora mi ero sognato tutto. La macchina del tempo e Michael J. Fox mi avevano portato con la fantasia indietro di 90 anni e mi avevano permesso di conoscere Gabriele d’Annunzio in carne e ossa, anche se in questo caso non so se si tratta dell’affermazione più consona vista la particolarità dell’incontro.
Ma dopo tutto questo mio fantasticare e viaggiare nel passato, qualcosa di terreno e reale devo farlo davvero: visitare le cantine della Tenuta di Blasig e conoscere la proprietaria Elisabetta Bortolotto Sarcinelli. Per la cronaca e onde evitare dubbi ai cari lettori, siamo al 9 marzo 2010.
In attesa dell’arrivo della titolare, sono accolto dalla simpatica Valentina Casula, responsabile commerciale, che mi fa gli onori di casa e mi racconta un po’ la storia aziendale. La Tenuta di Blasig è una delle aziende vitivinicole più antiche del Friuli Venezia Giulia. Fondata nel 1788 da Domenico Blasig è stata fedele testimone delle vicissitudini storiche di queste terre negli ultimi duecento anni di storia. Nel 1919 Villa Blasig, dimora dell’allora podestà di Ronchi, Alessandro Blasig, fu la sede del primo quartier generale Fiumano.
Gabriele d’Annunzio vi arrivò in gran segreto con i suoi ufficiali, dopo la mezzanotte dell’11 settembre 1919, poche ore prima della partenza per l’Impresa di Fiume. Ecco spiegato il nome della località ronchi dei legionari, che fino al 1929 invece era conosciuta come Ronchi di Monfalcone. Dobbiamo passare attraverso sette generazioni per giungere a quella attuale, e trovare nel 1989 Helga, la madre di Elisabetta Bortolotto Sarcinelli, che passa il testimone alla figlia e con esso la responsabilità di perseguire gli obiettivi che da sempre sono stati i pilastri della filosofia produttiva dell’azienda: preservare la tipicità dei vitigni autoctoni e lavorare scrupolosamente in vigna per ottenere prodotti di qualità elevata.
La formazione giovanile di Elisabetta è influenzata dagli anni che l’anno vista vivere fra Italia, Austria e Germania e che le hanno dato un’impronta e una mentalità aperta e mitteleuropea. Pur essendo da sempre impegnata e legata alle vicissitudini dell’azienda vitivinicola di famiglia, i primi passi lavorativi vedono Elisabetta occupata come manager nel settore della moda e dedicarsi a compiti di responsabile commerciale nei vari mercati esteri. Tutta l’esperienza acquisita in quest’attività le tornerà utile, quando inizierà ad occuparsi in prima persona dell’attività di famiglia, e cercherà di far crescere la cantina puntando tantissimo sulla qualità dei prodotti e l’accrescimento dell’immagine aziendale sui mercati nazionali ed esteri.
Questa fase di crescita in termini di qualità e immagine ha avuto un suo momento significativo in occasione della festa per i 220 anni dell’azienda, durante la quale Elisabetta ha presentato al pubblico i risultati del suo ambizioso progetto cha ha portato alla realizzazione della nuova cantina e al restauro degli antichi spazi produttivi del Settecento, che hanno subito un restyling delle facciate riportate all’atavico splendore con le sue pietre a vista che fanno bella mostra di sé agli occhi dei visitatori.
Nella riorganizzazione degli spazi interni voluta da Elisabetta, la sala della vecchia barricaia è stata adibita ad elegante e raffinato spazio espositivo e commerciale. Al primo piano e stata realizzata la “Sala del Verduzzo”, curata e spaziosa alcova per intimi momenti gustativo-sensoriali, che può accogliere quasi un’ottantina di ospiti anche per situazioni diverse come conferenze o meeting aziendali.
Ma è chiaro a tutti da che zona del Friuli Venezia Giulia sto cercando di trasmettervi (in leggera differita) le mie esperienze ed emozioni sensoriali? Ci troviamo nella zona di denominazione Doc Isonzo, che si estende nella pianura goriziana, a ridosso del Collio, delle colline carsiche e lungo la riva del fiume Isonzo, a stretto contatto con il mare Adriatico. I terreni sono di tipo alluvionale. Il fiume Isonzo nel corso dei secoli ha trasportato sedimenti ghiaiosi, sabbiosi, argillosi che hanno creato un letto ideale per accogliere sia le tipologie di viti bianche che rosse. Le soffici brezze marine e i più virulenti refoli di bora fanno da contorno ad un clima prevalentemente secco e ventilato che rappresenta un habitat ideale per la crescita di uve sane e qualitativamente ottime. Circa 18 ettari di vigneto interamente di proprietà aziendale. Il lavoro in vigna è attento e scrupoloso, e la vendemmia totalmente manuale. Le uve sono trasportate velocemente in cantina per permettere di iniziare la vinificazione entro due ore dalla raccolta. In cantina si cerca di rispettare al massimo il prodotto della terra, seguendo i vini nel loro percorso naturale che li porterà ad affinarsi o in botti di rovere o vasche d’acciaio, a seconda della tipologia, e li vedrà immessi nei mercati solo quando saranno veramente pronti per deliziare i palati di tutta l’affezionata clientela.
Ma quali sono gli squisiti vini che sono messi in commercio, con produzioni che si aggirano su numeri che vanno dalle 70mila alle 100mila bottiglie l’anno?
Fra i bianchi, il vino più amato e sicuramente più rappresentativo è la Malvasia Istriana, vino che trovava numerosi estimatori nelle mense veneziane e nei mercati di Vienna già più di duecento anni fa. Non mancano nella produzione l’autoctono Friulano, simbolo di un’intera regione, e il Pinot Grigio, che a queste latitudini è di casa e si esprime in maniera molto interessante. Per finire, per dare un tocco d’internazionalità, non poteva mancare lo Chardonnay a concludere la squadra dei vini bianchi. Se da uve bianche si ottengono ottimi vini, non sono da meno nemmeno le uve rosse che in questo territorio riescono a donare emozioni importanti. Ecco allora che troviamo l’autoctono Refosco dal peduncolo rosso, il Merlot e il Cabernet, assemblaggio di cabernet franc all’80% e cabernet sauvignon al 20%. Solo nelle annate migliori viene prodotto il Rosso, affinato dai 12 ai 18 mesi in barrique francesi e che al suo interno trova una componente predominante di refosco con percentuali di merlot e cabernet sauvignon, che possono variare a seconda delle annate. Ma se dobbiamo concludere degnamente una cena come possiamo fare a meno di un delizioso vino dolce? Nemmeno in questo caso restiamo delusi perché Le Lule, ottenuto dalla raccolta tardiva di uve verduzzo, che sono poi fatte appassire e successivamente fermentare e affinare in barrique, gratifica degnamente il finale della nostra libagione o può allietare un momento di paradisiaca meditazione.
Insomma la gamma di vini che la Tenuta di Blasig è in grado di offrire alle avide papille gustative di tutti noi amanti del buon bere e delle belle emozioni, è ampia e ben diversificata. Tenendo poi presente che il rapporto qualità/prezzo è più che interessante, non possiamo che esserne lieti, visto che viviamo in un periodo dove i salvadanai di molti cittadini suonano a vuoto, quindi ben venga chi riesce a presentare dei vini buoni che non creano scompensi nei traballanti bilanci familiari di tutti gli enoappassionati.
DIALOGANDO CON IL VIGNAIOLO
La tua azienda è composta da un team affiatato, dove ognuno con la sua competenza è protagonista dei risultati di grandissimo valore raggiunti in questi anni. Il fatto che nel team prevalga il “rosa” è frutto di una scelta o solo di una fortunata casualità?
Possiamo chiamarla, “fortunata casualità”. Non si tratta sicuramente di un progetto studiato a tavolino, certo però che si è creato un bel gruppo di tutte donne che sono affiatate fra loro, con cui io lavoro molto volentieri e che forse accettano di buon grado di essere guidate da un “boss” femmina rispetto ad un’eventuale figura maschile. Sarà un caso ma anche quattro dei miei cinque figli sono femmine, tanto per aggiungere ancora un po’ di rosa in un contesto dove predomina già questo colore.
Sei parte attiva dell’associazione “Le donne del vino”. Pensi che le donne abbiano raggiunto una posizione di parità nel settore o ci sono ancora dei rimasugli “maschilistici” che frenano un pochino il vostro ardore passionale e professionale?
Non penso che ci siano grossi problemi per le donne a lavorare in questo settore. Oggi ci sono molte iscritte nell’associazione “Le donne del vino” e se ripenso alla situazione che c’era circa un ventennio fa, quando io e poche altre eravamo ancora una sorta di “pioniere” del settore, allora posso dire che la situazione si è molto evoluta. Certo sono ancora poche quelle che da sole si fanno capo dell’azienda e sono direttamente responsabili delle sorti della stessa, faccio i nomi di Rosa Bosco e Sabina Maffei tanto per ricordarne alcune. Poi certo ci sono molte altre donne impegnate attivamente in azienda con ruoli di responsabilità che lavorano a fianco del marito, del fratello o d’altri componenti della famiglia.
La zona di denominazione in cui è sita la tua azienda, è la Doc Isonzo, che si estende nella pianura goriziana, a ridosso del Collio, delle colline carsiche e lungo la riva del fiume Isonzo. Quali sono i pregi e quali i difetti di lavorare in questo spicchio di territorio?
Vedo tanti pregi e pochi difetti. La zona Doc Isonzo gode di un terroir e di un clima invidiabili, che ne fanno una zona ottima per produrre sia vini bianchi sia rossi. La mineralità del terreno si rispecchia poi anche nei vini rendendo questa una caratteristica tipica dei prodotti della zona. Se devo trovare un difetto, posso dire che per fare un paragone con il Collio, il nostro territorio è forse meno conosciuto e quindi bisognerebbe valorizzarlo ancora molto di più.
La Tenuta di Blasig è immersa in un vasto parco secolare privato, con alberi ad alto fusto, giardini molto curati e antichi roseti, coltivati con cura. Segnali inequivocabili di un amore e rispetto per la natura che si trasferisce poi anche nel modo di operare in vigna?
Nel parco e nei giardini è indiscutibilmente visibile la mano e l’occhio femminile. Questo naturalmente si trasferisce anche in vigna. Siamo fortunati ad avere un clima ventilato che rappresenta un ottimo deterrente naturale contro le malattie della vite e che ci permette di usare poche sostanze in campagna. Poi naturalmente fa parte della nostra filosofia cercare di produrre vini che siano il massimo possibile naturali e figli delle uve che sono prodotte con scrupolo in vigna.
Hai vissuto la tua gioventù dividendoti fra Italia, Austria e Germania. Hai fatto masters negli USA e sei stata impegnata agli inizi della tua carriera lavorativa come responsabile commerciale anche nel mondo della moda. Hai quindi una buona cultura manageriale e conosci parte dei confini extra nazionali. Quanto è importante saper comunicare oltre che con la bontà del vino anche attraverso operazioni di marketing, che possono partire dalla veste grafica dell’etichetta fino alla ricerca di una visibilità sui media di settore?
Naturalmente oggigiorno essere solo simpatici e bravi produttori non basta, o può essere sufficiente per chi produce quantità modeste di vino. Se s’iniziano ad avere numeri significativi, bisogna giocoforza farsi conoscere da un numero il più elevato possibile di potenziali clienti e per fare ciò oltre che produrre vini di qualità bisogna utilizzare il canale della comunicazione e del marketing che diventano strumenti importantissimi.
Nel 1919 Villa Blasig fu la sede del primo Quartier generale Fiumano: Gabriele D’Annunzio vi arrivò in gran segreto con i suoi ufficiali, dopo la mezzanotte dell’11 settembre 1919, poche ore prima della partenza per l’Impresa di Fiume. Saltando con la macchina del tempo indietro di novant’anni, con quale dei tuoi vini accoglieresti il poeta-soldato?
Non ho dubbi a dirti che sarebbe sicuramente accolto con la Malvasia Istriana. D’Annunzio è andato in Istria, la Malvasia è tipica di quelle zone, ed è un vitigno storico per la nostra azienda e famiglia visto che era commercializzata nei mercati veneziani e nelle corti dell’impero Austroungarico già nel’700.
Siamo alle battute finali in parlamento per la riforma della legge 164/92 che regola il mondo del vino. Se avresti poteri legislativi, che legge faresti per migliorare il settore?
Sono presa da un senso di profonda rabbia se penso alla globalizzazione dei mercati. Soprattutto nel settore agroalimentare ci sono delle situazioni che ritengo insostenibili. Importiamo prodotti da paesi come la Cina, e non ci preoccupiamo di tutelare i nostri contadini che in un sistema dei prezzi che non è più sotto controllo, si trovano ad annaspare con difficoltà nel settore ed ad avere guadagni che oramai non gli permettono di sopravvivere con il solo frutto del loro lavoro. Solo chi produce grandi quantitativi, è aiutato e riesce a stare a galla, ma è una situazione che nel complesso ritengo essere amorale e che andrebbe risolta al più presto con politiche commerciali totalmente diverse.
In tempi di “vacche grasse” siamo tutti un po’ cicale, mentre diventiamo delle abili formichine non appena le risorse scarseggiano e vanno quindi sfruttate e valorizzate nel migliore dei modi. Non pensi che quando ci sarà la vera ripresa, il consumatore avrà imparato quale sia il vero equilibrio fra qualità e prezzo e che chi avrà dimostrato di lavorare seriamente sarà premiato a discapito di chi negli anni d’abbondanza ha speculato un po’ cavalcando in maniera esagerato l’onda favorevole?
Penso che in periodo di crisi il consumatore medio vada giocoforza a cercare prodotti che principalmente costino di meno e questo a tutto danno del produttore che si trova nel mezzo della scala, fra prodotti di nicchia e quelli di basso livello. I grossi produttori hanno abbassato i prezzi rovinando il mercato e comunque vendono i loro prodotti a chi va alla ricerca del nome importante dell’etichetta. Chi è ricco non sente la crisi e continua comunque a comprare vini che costano tanto. Discorso diverso per chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese e si trova costretto a tagliare dal bilancio i beni che non sono di primissima necessità, o ridurre il budget di spesa per quelli non prioritari. Bisogna, però continuare a credere nei propri prodotti cercando di mantenere alti livelli qualitativi che siano alla portata delle tasche di tutti.
So che ami molto la musica. Ci sono delle teorie che dicono che ad ogni tipo di vino è abbinabile un certo tipo di musica e che se si raggiunge un equilibrio di benessere e armonia interiore si riesce ad apprezzare e gustare il vino in maniera ancor più entusiasmante fino a farlo sembra più buono?
Allora fammi un abbinamento con un tuo vino e la musica che utilizzeresti come sottofondo per rendere la degustazione indimenticabile. Abbiamo di recente ospitato una serata della manifestazione “EnoArmonie” che aveva come tema l’abbinamento della grande musica da camere con i nostri vini, ed è stato un successo a dimostrazione di quanto le due componenti sono in grado di arricchirsi e migliorarsi a vicenda. Non ho un vino e una musica che ritengo essere ideali, perché da ogni abbinamento si può ricavare un qualcosa d’unico ed emozionante, emozioni sempre diverse le uni dalle altre.
Una donna friulana e una straniera del mondo del vino che apprezzi.
Come donna friulana scelgo Sabina Maffei che dirige l’azienda Plozner, mentre ammiro molto Bettina Burcklin, produttrice tedesca che ha da poco riconvertito tutta la sua produzione al biodinamico.
Un’azienda che ha da poco soffiato su una torta di 220 candeline per festeggiare il suo compleanno, che obbiettivi e nuovi progetti si pone per il futuro?
L’obbiettivo principale è sicuramente quello di migliorarsi sempre, perché in un mondo in continuo movimento come quello del vino, non sì ci si può fermare a dormire sugli allori. Poi mi piacerebbe che la nostra azienda diventi un punto di riferimento per la nostra zona, un luogo dove possano coesistere e svilupparsi la componente enogastronomica e quella culturale. Insomma un luogo simbolo della “bisiacheria” (zona di territorio il cui nome proviene dal latino medioevale Bisaquia, tra i due fiumi, Isonzo e Timavo) ma che possa farsi rispettare e conoscere anche al di fuori dei propri confini locali.
Stefano Cergolj



