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Giungendo a Corno di Rosazzo in provincia di Udine nella zona DOC dei Colli Orientali del Friuli non si può restare indifferenti a quanto il panorama ricco di vigneti, colline verdi, terrazze esposte al sole è in grado di offrire, ed è proprio in questi territori che andiamo a incontrare Dario Rossetto, pimpante trentatreenne pordenonese al timone dell’azienda vinicola Canus. Il mio navigatore personale, fatto di memoria storica e strade percorse più volte in gioventù insieme agli amici alla ricerca di qualche accogliente posticino dove chiacchierare e bere spensieratamente qualche delizioso vinello, mi porta dinnanzi a un raffinato cancello che mi sbarra la strada e la cui insegna al centro mi toglie ogni dubbio circa il mio arrivo alla esatta destinazione. Ma è risalendo una strada bianca che mi porta verso la casa e la cantina che mi rendo conto della bellezza naturale del luogo, i vigneti alla mia destra sembrano darmi il benvenuto accompagnandomi verso la cima dove un panorama mozzafiato dona emozioni e felicità per quanto la natura è ancora in grado di offrirci.
Solchiamo un territorio originariamente marino che ora alterna strati di marne e arenarie originati da millenni di sedimenti di copertura. Alle spalle una difesa naturale rappresentata dalle Alpi Giulie fa da scudo ai venti freddi del nord, di fronte il mare Adriatico regala costanti e benefiche ventilazioni. Al mio arrivo sono accolto da un cane lupo che ha tanta voglia di giocare con me, ma devo abbandonare i propositi giocosi perché arriva Dario e dopo i saluti di rito mi ospita in una raffinata sala di ricevimento, luogo di degustazione e convivialità.
Davanti a un buon bicchiere di ribolla gialla, Dario inizia a raccontarmi di come l’attività dell’azienda sia piuttosto recente, correva l’anno 2004 quando suo padre, originario del pordenonese, fresco di pensione e amante da tempo della zona e del mondo vinicolo, decide di rilevare la proprietà e di mettervi al timone il figlio. Il lavoro iniziale non è dei più semplici, si tratta di effettuare una completa ristrutturazione a 360°, abitazione, cantina e vigne necessitano di un restyling importante per poter diventare accoglienti e competitive, e una volta sistemati questi, c’è da rilanciare la parte commerciale, ma per ottenere i giusti successi non si può prescindere dal produrre prodotti che siano qualitativamente importanti. Dario, sua sorella Lara in amministrazione e il maestro di cantina Renato Cozzarolo, sotto gli occhi vigili di papà Rossetto, diventano quindi i protagonisti di questa giovane realtà, che già dai primi risultati in bottiglia dimostra che nulla viene lasciato al caso perché l’obiettivo unico è quello di fare vini buoni che riescano ad emozionare chi li beve. Sappiamo tutti che per ottenere un ottimo risultato ci vuole tanta passione ed entusiasmo, un territorio amico e tanta cura e dedizione in vigna e in cantina, e da quanto ho potuto vedere tutto questo trova testimonianza diretta visitando l’azienda, passeggiando fra i vigneti e curiosando in cantina dove vasche di inox e tonneaux di rovere francese fanno da delizioso arredo alle termocondizionate sale aziendali.
Alla fine della filiera produttiva le vere protagoniste però sono sempre le bottiglie o per meglio dire il prezioso nettare che vi dimora, e la produzione Canus può annoverare fra i suoi “figlioli” la Ribolla Gialla, lo Chardonnay, il Friulano, il Sauvignon, il Pinot Grigio, Jasmine (uvaggio delizioso di Chardonnay, Sauvignon, Pinot Grigio e Tocai Friulano) e per finire la Ribuele Blancie, una ribolla gialla rifinita in tonneaux e imbottigliata senza filtrazioni. Per gli amanti del vecchio detto dei nonni “bevi rosso che fa sangue” ecco arrivare una nutrita schiera di rossi, gli autoctoni Refosco dal Peduncolo Rosso e Pignolo, il Cabernet Franc, il Merlot e due ottimi assemblaggi, il bordolese Neri e il Cuar Neri che vede protagonista anche il pignolo a dar man forte ai fratelli bordolesi. In via confidenziale vi do un suggerimento, se vi capita di passare a trovare Dario e il tempo lo permette, fermatevi a sorseggiare un buon vinello seduti nei tavolini della terrazza, il mix di emozioni che vino e splendido panorama saranno in grado di dare penso resterà a lungo celato nella vostra mente.
DIALOGANDO CON IL VIGNAIOLO
Dario, da dove deriva il nome Canus che hai dato all’azienda? Deriva dal termine friulano Grison in ricordo dei capelli grigi che da sempre geneticamente hanno accompagnato i miei avi e che tradotto in latino dà proprio Canus.
Vignaiolo per vocazione o da bambino avresti sognato di fare qualcos’altro? Assolutamente non mi sarei mai aspettato di trovarmi oggi a capo di un’azienda vinicola, la passione di mio padre per la viticoltura precedette la mia che ebbe inizio attorno ai 25 anni (ora Dario ne ha 33), poi la passione è cresciuta in maniera esponenziale e ora sono felicissimo di quello che sto facendo.
Le tue conoscenze in viticoltura ed enologia sono frutto di passione e tanta dedizione sul campo o hai attinto a qualche maestro per “rubare” qualche segreto del mestiere? Diciamo che ho imparato moltissimo sul campo, ho attinto nozioni da qualche lettura universitaria e “rubato” qualche segreto del mestiere a Renato Cozzarolo, il nostro bravo cantiniere.
Oggi si sente parlare sempre più spesso ma anche confusamente di vini biologici, vini biodinamici e vini naturali, anche i consumatori iniziano a diventare sensibili all’argomento. Potresti dirci quali sono le tue idee in proposito? Sono un po’ dubbioso sulla reale “fede cieca” di chi persegue il biologico, certo i primi che hanno seguito questa filosofia ne erano pienamente convinti, poi potrei dire una piccola cattiveria ma penso che più di qualcuno abbia cavalcato l’onda per poter vendere di più. Se uno segue in pieno le regole del biologico, in un’annata difficile come quella del 2008 non penso che abbia fatto salti di gioia al momento della vendemmia, altrimenti mi sorge spontaneo qualche dubbio. Per quanto mi riguarda cerco di limitare al minimo indispensabile i trattamenti, uso antibotritici e non uso diserbanti, sono finiti i tempi dell’uso indiscriminato di certe sostanze e questo a tutto vantaggio dell’ambiente e un pochino anche del portafoglio.
I vigneti con cui produci la “Ribuele Blancie” hanno più di 50 anni, la meccanizzazione, la scarsa sensibilità nei confronti delle piante, ci hanno portato in generale ad avere viti poco longeve che non riescono a superare facilmente i 20 anni di vita in molti casi, e quindi a mettere a disposizione tutte quelle sostanze di riserva necessarie a produrre uve e vini eccellenti che rappresentano il territorio nella sua totalità. Pensi che in vigna si potrebbe fare di più a tal riguardo? Io penso che dipenda molto da che vino si vuol fare, per fare qualità l’importanza della salute e della longevità delle viti è indubbia, chi invece punta su grandi produzioni penso che non si ponga il problema della vecchiaia delle piante. Comunque un’azienda da 35mila bottiglie e 11 ettari di vigneto come la mia non può che puntare sulla qualità per essere competitiva nel mercato e quindi necessariamente avere molto rispetto e cura in vigna.
La catena distributiva del vino è lunga e il canale dominante è (e sarà sempre più) in mano alla Grande Distribuzione Organizzata, le cui regole commerciali tutto vogliono, tranne che spendere tempo e quattrini per andarsi a cercare fornitori piccoli. Hai trovato o trovi difficoltà a far conoscere le tue etichette e commercializzare i tuoi prodotti? Se sì quali? Per la commercializzazione dei mie vini mi affido ad agenti storici ed affidabili e se devo essere sincero, vista la limitata produzione, ho solo visto allungarsi leggermente i tempi per poter arrivare al “sold out”. E’ indubbio però che in un momento di crisi la GDO punta sulle grandi etichette che ha in catalogo, quelle che trovano mercato senza problemi e naturalmente le marche meno conosciute sono penalizzate.
Viviamo in un periodo dove le regole del codice stradale portano a un consumo giudizioso di vino e la crisi economica giocoforza costringe a razionalizzare le voci in uscita da parte dei consumatori, queste problematiche si fanno sentire nei bilanci aziendali? La crisi si sente e non è una sorpresa, anche se come già detto, avendo una produzione piccola i problemi legati alle vendite sono minori, per quanto concerne invece le regole del codice stradale, beh inutile negarlo hanno messo il freno a mano alle vendite, la gente ha paura, al ristorante beve di meno, ma non voglio entrare nel dettaglio dell’argomento perché sarebbero troppe le cose da dire e le considerazioni da fare.
Oltre al vino, quali sono le tue passioni? Con questo lavoro riesco a coltivare veramente poche passioni alternative, diciamo quindi molto lavoro e poi… a letto a riposare.
Qual è il vino Canus più richiesto? La Ribolla Gialla.
Qual è il vino Canus che in prospettiva potrebbe darti le maggiori soddisfazioni? Io credo molto nel friulano, un vino che amo e che secondo me non è considerato come dovrebbe e come meriterebbe.
Hai qualche progetto per l’immediato futuro per quanto riguarda la tua Azienda? Diciamo che il progetto più recente riguarda la produzione della Ribuele Blancie, una ribolla gialla che viene ospitata per la rifinitura in tonneaux da 500 litri e che viene imbottigliata senza essere filtrata. Non si tratta quindi di un progetto futuro, ma di continuare a perfezionare e valorizzare un’idea che è già operativa.
Quale vino della “concorrenza” ti piace e ammiri a tal punto che avresti voluto vederlo in bottiglia con l’etichetta della tua produzione? Amo tutti i vini friulani, a patto che vengano fatti con amore e passione.
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