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Quest’anno, se avessi seguito tutti gli eventi previsti tra il 18 e il 26 febbraio in Toscana, avrei dovuto degustare qualcosa come 7-800 vini. Probabilmente chi organizza queste kermesse non si pone il problema se l’assaggiatore sia umano o robotizzato, fra l’altro questa volta era richiesto anche il dono dell’ubiquità, visto che si è pensato bene di utilizzare lo stesso sabato 18 per proporre da una parte il Chianti e dall’altra il Carmignano. Per quanto mi riguarda, una serie di vicissitudini impreviste mi ha costretto ad occuparmi solo di tre anteprime e parzialmente: Vernaccia, Nobile e Brunello, dedicandomi esclusivamente alle degustazioni per ciascun evento. Decisione che si è rivelata quasi premonitrice, visto che sabato 26, che mi ero lasciato per il Rosso di Montalcino, mia madre si è fratturata il malleolo in una rovinosa caduta. Di corsa a casa sua e poi al pronto soccorso: quasi sette ore fra attese e visite, fino alla doccia gessata e rinvio ad una settimana dopo per nuova attesa, nuova lastra e gesso definitivo, da tenere probabilmente per altri 20-30 giorni, sempre che l’osso risulti correttamente in posizione. Ma bando alle questioni personali che possono solo tediare o annoiare chi legge. San Gimignano, lo dico a chiare lettere, è uno dei miei luoghi del cuore, poco importa se è una cittadina fin troppo turistica, per me continua ad avere un fascino straordinario. Terra eletta per la produzione dell’unico vino bianco Docg della Toscana, ottenuto per un minimo dell’85% da vernaccia e per la restante parte dai vitigni non aromatici considerati idonei dalla regione Toscana, con una quota massima del 10% nel caso si vogliano utilizzare sauvignon e riesling. Questo consente, ovviamente, un’ulteriore possibilità di distinzione nello stile fra i vari produttori, senza che ciò debba significare una perdita di identità. In passato forse qualche eccesso c’è stato, ma oggi mi è sembrato che si stia percorrendo una strada decisamente saggia e che la qualità media dei prodotti migliori di anno in anno.
Unica nota stonata, ma non è una prerogativa di questo evento, i vini vengono proposti in molti casi con troppo anticipo, quando ancora non hanno subito l’affinamento in bottiglia o sono stati appena imbottigliati. Un discreto numero di campioni presentava colori torbidi e profumi fermentativi, viene da chiedersi se non sarebbe più corretto fare una selezione a monte prima di dare in pasto alla stampa vini inadeguati solo per un problema temporale, con l’inevitabile conseguenza di finire penalizzati o ingiudicati. E’ un problema che si riscontra un po’ in tutte le anteprime, ma visto che Vernaccia, Chianti Classico, Nobile e Brunello vengono presentati nell’ambito della stessa settimana, non dovrebbe essere così difficile spostare di qualche mese in avanti l’intera manifestazione, a tutto vantaggio di una condizione più idonea per gran parte di quei vini. Un altro punto che, a mio parere, andrebbe rivisto è la location in cui le quattro manifestazioni vengono presentate. Nella situazione attuale è praticamente impossibile avere il tempo di visitare aziende e approfondire il territorio, quindi perché non concentrare tutta la lunga kermesse in un’unica località? Visto che al momento la proposta, venuta da molti di noi, non ha avuto riscontri entusiasti (e le ragioni sono di facile comprensione), l’unica alternativa concreta è prolungare la permanenza di ogni evento di almeno un giorno, consentendo ai giornalisti partecipanti (non dimentichiamoci che molti provengono dall’estero e non è che abbiano così frequenti occasioni di ritornare) di poter effettuare qualche visita a vigneti e cantine. Perché, onestamente, farli venire in Toscana per assaggiare centinaia di vini senza dargli l’opportunità di un approfondimento del territorio mi sembra un’occasione perduta da ambo le parti.
L’anteprima Quest’anno il programma prevedeva la presentazione dell’annata 2011 delle Vernacce di S.Gimignano base e Selezione e della Riserva 2010, con la possibilità di degustare anche alcune Selezioni 2010 e Riserve 2009, nelle sale del Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada, per la prima volta dando la possibilità di degustare i circa 60 vini sia nel pomeriggio di domenica 19 febbraio che nell’intera giornata del lunedì successivo (quindi, volendo, una trentina di vini al giorno). Ennesimo tassello a favore dell’organizzazione consortile (e della bravissima Elisabetta Borgonovi, che deve sopportare tutti i nostri immancabili capricci e lamentele), che si è sempre preoccupata di offrire la migliore ospitalità e un corollario di iniziative, anche extravinose, spesso divertenti e rilassanti (sarà un caso che alla presidenza del consorzio c’è ora una donna, la produttrice Letizia Cesani?). Ma veniamo alle Vernacce 2011, che mi sono sembrate mediamente strutturate ed equilibrate, grazie ad un’annata piuttosto omogenea in tutto l’areale: scarsa piovosità, caldo che ha spinto ad anticipare la vendemmia alla prima decade di settembre, ma senza problemi sull’acidità. La vendemmia è stata anche più facile rispetto al 2010, poiché non ci sono state interruzioni dovute all’arrivo di piogge. Tra le Vernacce base le mie preferite – in ordine sparso – sono state Le Calcinaie (piacevoli sentori di gelsomino e pesca, sapido e fresco, con un’alcolicità perfettamente integrata ad una polpa succosa e persistente); San Quirico (floreale, leggero cedro e susina, mandorla, al gusto è ampio, agrumato, con bei riflessi minerali); Poderi del Paradiso (attacco intenso e gradevole, frutto appena maturo, piacevole, leggera nota fumé, poi agrumi, sfumature di erbe aromatiche, al palato ha struttura e sapore, frutto ben delineato e gradevolissimo, persistente); Panizzi (biancospino, tiglio, ginestra, poi mela, cedro, in bocca è caldo, ricco di sapore, buona struttura, ha eleganza e persistenza, carattere); Signano (naso di banana, pera, leggera pesca e fiori. In bocca è gradevole, agrumato, con finale leggermente sapido e con ricordi di mandorla. Molto buono); Il Lebbio (bouquet appena dolce e maturo, qui l’agrume cede a frutta più polposa ed esotica, al palato ha buona freschezza, sapidità, molto piacevole). Interessanti e degni di nota anche le Vernacce di Casa alle Vacche, Fornacelle, l’Hydra de Il Palagione, La Lastra, La Mormoraia (anche nella versione prodotta da Mattia Barzaghi), Ca’ del Vispo, Pietrafitta, Cesani, Rampa di Fugnano (Alata), Teruzzi & Puthod e Vagnoni.
Per quanto riguarda la Vernaccia “Selezione” 2011, solo 9 campioni, le più convincenti sono state Tropie de Il Lebbio (mandorla e agrumi, floreale, in bocca è corredato da buona struttura, sapido, fine, corrispondente, di ottima stoffa e corpo), Rialto di Cappella Sant’Andrea (fieno, pesca bianca, camomilla, al palato ha grande freschezza, buona struttura e un agrume fitto e stimolante), Vigna in Fiore di Ca’ del Vispo (naso di pompelmo e cedro, bosso, salvia, in bocca si sente la buona struttura e freschezza, scorre bene e convince per la vena intensa e saporita) e Poggiarelli di Signano (nespola, pesca, fiori, bocca fine e gradevole, agrumi appena maturi, buona acidità e vena sapida sul finale). Tra le versioni 2010, 6 campioni, ho preferito Sanice di Cesani e Angelica di San Donato. Passando alla Vernaccia Riserva 2010, bisogna dire che è stata una presenza poco significativa, visto che c’erano solo tre vini, pertanto è stato impossibile farsi un’idea generale. Tre vini e tre aziende: L’Albereta de Il Colombaio di Santa Chiara, piuttosto appesantito dal legno, almeno per ora, in bocca ha struttura, una certa complessità, sicuramente può migliorare ma per ora mi sembra che il legno segni un po’ troppo il passo; La Lastra dal naso ancora fresco, non particolarmente complesso ma fine, giocato su agrumi e fiori, al palato ha struttura, buona materia, ancora molto fresco e corposo, buona persistenza; infine La Costa di Pietrafitta, impatto olfattivo un po’ restio, chiuso, in bocca ricupera una maggiore disponibilità, buona struttura, il frutto è maturo ma sorretto da giusta freschezza, chiude piacevolmente sapido. Dulcis in fundo le Riserve 2009, seven champions, fra queste ho apprezzato Isabella di San Quirico, Vigna ai Sassi di Le Calcinaie, quella di Signano e di Fontaleoni.
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