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Perché negarlo? Il Merano WineFestival (& Culinaria) è collocato in un luogo straordinario e suggestivo che forse non ha rivali in tutta la penisola. Intendiamoci, il forte impegno dell’equipe di Helmut Köcher, da anni presidente e instancabile organizzatore dell’evento, ha un’importanza fondamentale nella riuscita e nell’inarrestabile successo che sembra non avere alcun segnale di cedimento. Ma Merano, il Kurhaus con le sue sale ricche di storia, lo splendido panorama sudtirolese, rappresentano un’indiscutibile attrattiva, un valore aggiunto che assai poche manifestazioni enoiche possono vantare. Ogni volta che si avvicina la data (quest’anno si è svolto dal 10 al 12 novembre) si affacciano alla mia mente pensieri contrastanti; da una parte il forte desiderio di tornare a respirare l’aria fresca e pulita di Merano e dintorni, ammirare quelle orgogliose montagne, percorrere i sentieri che portano alle malghe, soffermarmi a cogliere un acino di gewürztraminer per sentirne il grado di maturazione, apprezzare i piatti della straordinaria cucina di Herbert Hintner, Christian Picher o Anna Matscher, dall’altra il ricordo di dover affrontare la calca umana che si riversa nelle numerose sale interne del Kurhaus, che in altri momenti ho potuto apprezzare per il loro incredibile fascino, come gli splendidi affreschi e l’arredo in stile liberty del Kursaal, l’eleganza del Pavillon des Fleurs, il gioco di colori e luci della Rotonda, opera dell’architetto Friedrich Ohmann.
Se è assolutamente apprezzabile la disposizione dei banchi d’assaggio, presidiati dagli stessi produttori, la quantità di persone che affluiscono ininterrottamente nelle sale, non consente di raggiungere che a fatica le numerose postazioni, dove è quasi sempre impossibile soffermarsi a discutere con il calice in mano e soprattutto prendere appunti. Sarebbe stato molto più sensato dedicare le tre giornate separatamente ai professionisti e ai visitatori, ma questo sembra interessare poco agli stessi produttori, visto che già dalla domenica pomeriggio molti cominciano a fare i bagagli o, comunque non sembrano avere più a disposizione vino da far degustare. A dir poco scorretto il comportamento della Tenuta San Guido, che ha adottato il metodo di aprire una bottiglia di Sassicaia ogni 2 ore e il lunedì ha pensato bene di andarsene in anticipo, creando non pochi disagi a chi, visto anche l’elevato costo del biglietto, credo 60 euro, si è trovato lì al momento sbagliato e magari non aveva intenzione di trattenersi così a lungo. D’altra parte la presenza nelle tre giornate di 6.500 visitatori dimostra che l’evento continua a riscuotere enorme successo. Le ragioni di tanta affluenza sono molte, alcune risiedono ad esempio nell’aumento di spazi dedicati a eventi collaterali di assoluto interesse, come la ormai consolidata sezione Culinaria, dove è possibile trovare davvero tutto il meglio dell’alimentazione di qualità, dalla pasta ai dolci, dalle pregiate varietà di caffè e cacao alle confetture di frutta esotica, i formaggi, i salumi, le mostarde, gli oli e gli aceti; così come è un indiscutibile elemento di attrazione l’area dedicata ai vini esteri, in particolare ai grandi Bourgogne, 27 produttori hanno presentato l’annata 2005 di Grands Crus et Premiers Crus. Altro forte richiamo hanno portato le due aste dedicate al vino e al tartufo: la prima si è svolta nel lounge dello Steigenberger Hotel Terme Merano, dove sono stati messi all’asta 800 grandi vini (fra cui un Masseto 2001 battuto a 6900 euro); l’altra ha avuto luogo nella Gourmet Arena in piazza delle Terme ed ha avuto come protagonista il tartufo, con un collegamento in diretta fra Alba, Berlino e Hong Kong. A contribuire ulteriormente al successo della manifestazione è stata sicuramente la presenza attiva di chef di grido come Fulvio Pierangelini. Anche Bio&Dynamica, giunta al suo terzo anno, che si è svolta venerdì 9 novembre nelle sale del Castel Katzenzungen a Prissiano, dove risiede la vite più longeva d’Europa, rappresenta un significativo polo d’attrattiva. Nonostante, però, i lodevoli sforzi che ogni anno vengono impiegati per questa manifestazione, l’impressione che io continuo ad avere è che a giovarsene realmente, a parte ovviamente gli organizzatori, sia più che altro la città di Merano e le zone limitrofe, i cui locali e alberghi registrano facilmente il tutto esaurito. Niente di male in questo, anzi, lo trovo normalissimo, ma mi domando, visto i forti investimenti e l’indiscutibile e faticoso impegno organizzativo, se sia quella attuale l’unica formula possibile, e non sia invece auspicabile un approccio che consenta una separazione netta delle due diverse esigenze di pubblico e operatori commerciali. .
Per quanto mi riguarda ho cercato di dedicare il mio tempo alle relazioni pubbliche, lasciandomi solo un piccolo spazio per i Pinot Nero, pochi fra l’altro, solo sette ma tutti degni di nota. La prima azienda è stata la Cantina Produttori San Michele Appiano con l’Alto Adige Pinot Nero Sanct Valentin 2004, un vino molto elegante, dal tannino levigato, belle sfumature speziate, frutti di bosco, cacao, leggeri richiami animali, una buona sapidità e un finale appena amarognolo; è un vino ben fatto che però mi sembra un po’ freddo. Altra sensazione l’Alto Adige Pinot Nero Barthenau Vigna S.Urbano 2003 di J.Hoffstätter, un prodotto che non cessa mai di stupirmi per la sua grande finezza e complessità, dalla confettura di ciliegie e ribes nero, al sottobosco, felce, funghi, tabacco, eucalipto, sensazioni che si ripetono perfettamente all’assaggio, dove l’equilibrio di ogni componente rappresenta la migliore espressione di questo grande rosso, a tratti sontuoso, suggestivo, lunghissimo. Il terzo vino degustato è l’Alto Adige Pinot Nero Krafuss 2004 di Alois Lageder, interessante per le sue note di muschio, frutti rossi e una fitta sequenza di spezie dolci che fanno da corredo anche al palato, dove lo troviamo misuratissimo, elegante, setoso nel tannino. L’Abbazia di Novacella, che sfoggia sempre vini bianchi straordinari, grazie anche alla splendida collocazione dei vigneti nella Valle Isarco, non manca di coinvolgere anche con questo piacevolissimo Alto Adige Pinot Nero Präpositus Riserva 2004, estremamente fresco e piacevole, con belle note floreali e di ciliegia in confettura, tabacco, sfumature selvatiche, mentre al palato conferma la sua gioventù restituendo una vivace acidità e un frutto quasi croccante. Il quinto vino assaggiato proviene dalla Tenuta Manincor di Caldaro, Alto Adige Pinot Nero Mason di Mason 2005, ancora in affinamento e pertanto suscettibile di considerevoli assestamenti; al momento appare ancora evidente l’apporto del legno, soprattutto nella speziatura dolce, anche se questa è un po’ l’impronta che Andreas Prast intendere dare al vino, seguono note di confettura di ciliegie frutti rossi, mentre al palato è fresco, ancora sbilanciato ma con una bella sapidità. Ultimo Pinot Nero il Burgum Novum Riserva 2004 di Castefeder, ottenuto da uve situate tra i 550 e i 700 metri slm e raccolte tardivamente, che mi ha molto impressionato per le sue note complesse e riccamente speziate, grande stoffa al palato, sensazioni suggestive e avvolgenti, finale molto lungo, forse il meno varietale ma di grande fascino.
Nei tre giorni in cui mi sono soffermato nella zona, pernottando all’eccellente Maratscher di Lagundo, gestito da Doris Moser aiutata dal figlio, sempre più bravo, Philip e di cui vi ho ampiamente parlato in un precedente articolo, ho colto l’occasione anche per conoscere un giornalista originario di Livorno ma che da quasi dieci anni vive a Bressanone, con il quale ho avuto modo di cenare al ristorante Oste Scuro (Finsterwirt), sito in Vicolo del Duomo, 3. E’ forse il locale più storico di Bressanone, aperto nel 1743, deve il suo simpatico nome al fatto che in quel periodo l’oste era tenuto ad interrompere la mescita all’imbrunire per garantire l’assoluto silenzio notturno, ed era proibito persino accendere una semplice candela. Le sale interne, molto caratteristiche, sono ricche di storia e tradizione, come gli splendidi piatti proposti da Hermann Mayr, tutti preparati con i prodotti locali e di stagione, rivisitati con un raffinato tocco mediterraneo. Se capitate da quelle parti non lasciatevelo sfuggire.
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