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Pinot Nero in Oltrepò Pavese (I puntata)

Etichette Pinot NeroSiamo seduti di fronte a otto campioni di vino rosso, che degusteremo alla cieca, disponendo però di alcune informazioni: sono quasi tutti dell’Oltrepò Pavese, hanno tutti in comune il vitigno, il pinot nero, vinificato in rosso e fermo (in questo caso è bene specificarlo), ci sono due “campioni” italiani, ma che non provengono dalla provincia di Pavia.
Il luogo è il “Pascoli” a Cusago, piccolo (20 coperti al massimo), vero (cucina “espressa” e di “ricerca”) ristorante alle porte di Milano dove lavorano Angela, sommelier, e Mimmo, chef, che in questa particolare serata di “lavoro”, hanno deciso di cominciare a “studiare” in modo approfondito questo vino che, quanto meno in Lombardia, è in questo periodo sotto i riflettori per svariati motivi. Primi tra tutti il cambio del nuovo direttore del Consorzio vini Oltrepò, Carlo Alberto Panont, avvenuto in realtà oramai da tempo, ed i cambiamenti che sta apportando all’attuale disciplinare di produzione, confuso a tratti, a causa dell’incredibile numero di tipologie presenti sotto un’unica D.O.C.
Cambiamenti e modifiche che riguarderanno un po’ tutta la base ampelografica della zona, in particolar modo anche quella relativa al pinot nero, vitigno con una notevole tradizione da queste parti, soprattutto nella versione vinificata in bianco con metodo classico, ma anche in quella, meno conosciuta, vinificata in rosso, per non parlare poi della versione vinificata in bianco e frizzante, tutt’ora molto diffusa e dalla qualità media molto discutibile.
Non ci addentriamo qui nelle polemiche che stanno scuotendo il mondo oltrepadano in questo periodo, cruente sotto certi aspetti, come d’altronde spesso capita da quelle parti, che vertono su svariati aspetti circa le modifiche che, secondo alcuni, il Direttore del Consorzio sta cercando di inserire per migliorare qualità ed immagine, secondo altri, invece, per imporre un suo punto di vista lontano dalle tradizioni locali e dagli interessi dei più; rimandiamo, per chi volesse approfondire questi aspetti, all’ottimo sito, www.oltrepopavese.com, che da sempre rappresenta una voce indipendente che racconta le vicende oltrepadane e che sta dedicando ampio spazio al dibattito circa l’attuazione della oramai famosa, quanto meno in zona, “piramide” qualitativa ideata dal nuovo Direttore, accogliendo ogni tipo di intervento, a favore o contro.

Nell’immaginario collettivo della maggior parte dei consumatori di vino, attenti o meno, Oltrepò non significa solo e soltanto vini rossi vinosi, rustici e quasi sempre briosi, uno su tutti, la Bonarda, anche se pare che adesso si debba dire “il Bonarda”, ma anche bollicine metodo classico ottenute principalmente dalla vinificazione in bianco, appunto, del nostro pinot nero, tanto che questa zona è tutt’ora uno dei principali conferitori di uve non solo per la spumantistica locale, ma anche per altre zone del nord Italia, pensiamo al Piemonte, ma non solo. Quando si affronta il pinot nero, vinificato in rosso, entriamo, soprattutto da queste parti, in un campo minato, croce e delizia di tutti gli appassionati; in Oltrepò, poi, il pinot nero ha la capacità di divedere come raramente succede altrove.
Inutile, forse, sottolineare come le caratteristiche di questo particolare terroir siano alquanto diverse da quelle dell’Alto Adige, vero, attuale, punto di riferimento in Italia per gli amanti del pinot nero, per non parlare, poi, della Borgogna, e che in passato, l’utilizzo di cloni non eccelsi per la vinificazione in rosso, pratiche di cantina non attente, eccessive estrazioni di colore piuttosto che affinamenti in legno fuori misura, hanno fatto si che non potesse sempre esprimersi su livelli quanto meno interessanti: a questo aggiungiamo l’aspettativa che ogni appassionato ha di fronte ad un bicchiere di pinot nero, la difficoltà di allevamento di questo vitigno, la grande variabilità, probabilmente più di altri, rispetto al terroir di provenienza ed al millesimo di riferimento ed abbiamo un quadro complesso, difficile, ma per questo ancor più affascinante.
Quasi superfluo quindi dire perché fosse interessante per laVINIum partecipare a un incontro del genere, doveroso sottolinearlo invece per i due patron del ristorante Pascoli: passione, approfondimento, vero studio di un vino e di ricerca dell’abbinamento migliore con la propria cucina, aspetti spesso citati quando si parla di sommelier & chef, ma che non sempre sono effettivamente attuati, per mancanza di tempo e di risorse, spesso si scrive, per mancanza di voglia e di volontà di approfondimento in realtà, il più delle volte.
I campioni in degustazione sono stati comprati dai nostri due amici direttamente in azienda, i due “intrusi” invece in enoteca: l’incontro vuole essere un primo appuntamento di studio di questo difficile vitigno allevato in Oltrepò, a cui ne seguirà almeno un altro, data la vastità di produttori che producono questa significativa, ma tutt’ora di nicchia, tipologia di vino.

Passiamo alle note di degustazione:

Campione N° 1
Rubino di buona concentrazione di colore, al naso si presenta intenso, ma troppo etereo, aspetto che poi si ripresenta anche durante l’esame gustativo, con frutti rossi maturi di marasche in evidenza, ma che comunque fatica ad aprirsi per tutta la serata. Discreto l’equilibrio gustativo con tannini esuberanti ora così come discreta è la freschezza gustativa, con un finale lievemente amarognolo. @@

Campione N° 2
Rubino di maggior trasparenza rispetto al precedente, forse il più trasparente di tutta la batteria, con sfumature a tratti granate e naso decisamente meno intenso, ma maggiormente delicato, fine e complesso rispetto al campione n° 1: piccoli frutti rossi di lampone, fragola e ribes, fiori rossi e qualche lieve accenno speziato. Bocca con tannini appena accennati, ottima freschezza e morbidezza. Corpo un po’ esile a tratti e buona persistenza. @@@@

Campione N° 3
Ritorniamo in questo caso su colori concentrati, rubino a tutto tondo, con note fruttate, ma non sottospirito, etereo e di buona intensità. Ottimo l’equilibrio gustativo, il corpo, la consistenza e la buona persistenza. @@@

Campione N° 4
Un rubino molto concentrato ed intenso, quasi atipico per la categoria, con profumi eterei, di frutta matura e di legno, a tratti balsamico e con accenni alla liquirizia col tempo. Tannini in evidenza, non finissimi e quasi polverosi. Discretamente persistente @@

Campione N° 5
Il più morbido dell’intera batteria, a tratti ci viene da dire “ruffiano” per la dolcezza del frutto, ma non per un uso smodato dell’apporto del legno, che si sente, ma non è stucchevole o stancante. Buona la persistenza gusto-olfattiva ed anche l’equilibrio, con una piccola nota stonata dovuta anche in questo caso all’alcool, invadente, soprattutto in bocca più che al naso. @@@

Campione N° 6
Pessimo, sicuramente anche mal conservato ci viene da pensare oppure, osservando anche il colore, quasi completamente aranciato, decisamente al termine del suo percorso evolutivo: chi dice aglio, altri dado, l’impressione è quella di trovarsi davanti allo stabilimento della Star di Agrate Brianza. Inutile giudicarlo.

Campione N° 7
Colore rubino di buona concentrazione, che col tempo perde una certa pungenza alcolica per far spazio ad un’ottima finezza nei profumi fruttati, che lo rende simile per certi tratti al campione numero 2: in bocca ha un buon corpo, un attacco deciso, tannini presenti ma non fastidiosi e nel complesso un buon equilibrio, nonché persistenza. @@@

Campione N° 8
Altro campione decisamente interessante, carico nel colore rubino, ma anche qui di bella eleganza con frutti rossi abbastanza maturi e spezie ben fuse insieme. Buon equilibrio in bocca, anche se un po’ troppo duro soprattutto nella trama tannica. Buona la persistenza. @@@

Scopriamo le etichette:

♦ Campione N° 1
Lombardia, I Doria di Montalto – Montalto Pavese (PV)
Oltrepò Pavese DOC, Querciolo, 1998, 13% Vol. Prezzo in cantina: 11.00 euro

♦ Campione N° 2
Lombardia, Tenuta Mazzolino – Corvino San Quirico (PV)
Oltrepò Pavese DOC, Noir 2002, 13.5% Vol. Prezzo in cantina: 13.50 euro

♦ Campione N° 3
Lombardia, Ruiz de Cardenas – Casteggio (PV)
Oltrepò Pavese DOC, Brumano, 2001, 13.5% Vol. Prezzo in cantina: 10.50 euro

♦ Campione N° 4
Piemonte, Castello di Neive – Neive (CN)
Langhe D.O.C., I Cortini, 2001 Prezzo in enoteca: 11 euro

♦ Campione N° 5
Lombardia, Frecciarossa – Casteggio (PV)
Oltrepò Pavese DOC, Giorgio Oddero, 2002, 14% Vol. Prezzo in cantina: 9.50 euro

♦ Campione N° 6
Umbria, Castello della Sala – Ficulle (TR)
Umbria IGT, Pinot Nero della Sala, 1998 Prezzo in enoteca: 25.00 euro

♦ Campione N° 7
Lombardia, Ruiz de Cardenas – Casteggio (PV)
Oltrepò Pavese DOC, Miraggi 2001, 13% Vol. Prezzo in cantina: 9.50 euro

♦ Campione N° 8
Lombardia, Tenuta Mazzolino- Corvino San Quirico (PV)
Oltrepò Pavese DOC, Noir 2001, 13% Vol. Prezzo in cantina: 14.50 euro

Considerazioni finali
In questo primo incontro, i riflettori sono puntati su nomi di riferimento per il pinot nero in Oltrepò: Ruiz de Cardenas, con due crus diversi, Mazzolino con due millesimi del suo famoso Noir, infine Doria e Frecciarossa.
Partiamo dagli “intrusi”: per quanto riguarda il pinot nero della famosissima tenuta umbra, Castello della Sala, ben più nota per il Muffato piuttosto che per il Cervaro, è meglio soprassedere, evidente lo stato alterato della bottiglia, che non ci permette di giudicare con correttezza questo suo campione del 1998, probabilmente mal conservato e quindi ingiudicabile.
I Cortini, il pinot nero del Castello di Neive, storica azienda in quel di Neive, una delle piccole storiche enclave del Barbaresco, fa della modernità a scapito della riconoscibilità del vitigno, il suo timbro: corretto, ma non particolarmente degno di nota a causa dell’invadenza dell’apporto del legno che lo rende quasi stancante nella beva, elemento questo abbastanza strano da annotare per un pinot nero, che spesso fa di quest’ultimo aspetto invece uno dei suoi cavalli di battaglia.
Passiamo quindi ad alcune considerazioni circa i campioni dell’Oltrepò: è bene sottolineare con piacere l’assenza totale di “puzzette” o di tostature dovute ad un uso eccessivo dell’affinamento in botte, piccola o grande che sia. Una certa pulizia dei profumi è presente in tutti i campioni, una grande eleganza olfattiva no, anche se il Noir 2002 della Tenuta Mazzolino, in quel di Corvino San Quirico, in un certo senso ci si avvicina e non poco e sinceramente sorprende. Particolare questo campione, viene quasi da definirlo il più “borgognone” di tutti, si stacca dagli altri per un’ottima complessità che si mostra con una discrezione a tratti atipica rispetto alla zona ed a quello che solitamente ci si aspetta da questo vitigno in terra pavese, in un’annata poi, considerata dai più, nettamente negativa, ma che in questo caso, non delude affatto. L’alcool, come pungenza al naso e come sensazione di “pseudo-caloricità”, purtroppo fa capolino in molti campioni in modo non equilibrato a scapito della finezza olfattiva, rendendo non agevole poi considerare uno dagli aspetti principali preso in grande considerazione in questa serata, spesso, purtroppo, dimenticato: l’abbinamento con il cibo.
Interessante la diversità dei due crus di Ruiz de Cardenas, potente ed a tratti quasi aggressivo ed irruente in bocca il Brumano, cru proveniente da un ettaro di vigna con esposizione Sud, da aspettare ancora per qualche anno, e il Miraggi, altro cru posto questo volta a Nord-Ovest e pronto già ora, particolarmente fine e delicato al naso, ma meno strutturato in bocca rispetto al cugino.
Frecciarossa, con il Giorgio Oddero, il più moderno dei campioni oltrepadani, anche se non caricaturale e stancante nell’apporto del legno, invadente, però, e difficile da gestire in abbinamento col cibo, con il suo 14% di alcool che soprattutto in bocca si fa sentire troppo.
Infine il Querciolo di Doria, millesimo del 1998, dai colori ancora integri, ma tremendamente chiuso e per questo, quanto meno ora, un po’ penalizzato dal confronto con gli altri campioni: sicuramente da riprovare in futuro per verificarne tenuta ed evoluzione.
Chiudiamo questo primo, parziale, excursus con il capitolo prezzi: purtroppo dolente e questo è un serio problema per una tipologia di vino, il pinot nero appunto, che seppur ricca di storia e tradizione in Oltrepò, commercialmente è ancora un nano in mezzo ad altre zone ben più conosciute ed apprezzate, anche e soprattutto per questo nobile vitigno. Non è semplice trovare un compromesso, per di più in questo periodo, che soddisfi l’intera filiera commerciale, ce ne rendiamo perfettamente conto, ma il problema rimane, amplificato dalla concorrenza interna in Oltrepò, fatta di vini spesso più semplici e dai prezzi decisamente inferiori, che hanno nel tempo etichettato l’intera zona come produttrice solo di vini economici e non pretenziosi, ed esterna, e qui pensiamo all’Alto Adige, in grado di proporre pinot nero di ottimo spessore, spesso dai prezzi decisamente più concorrenziali e comunque in grado di potersi affacciare sul mercato anche con prodotti di fascia alta, ma recepiti dal pubblico con riconoscimenti ed attenzioni maggiori e quindi più propense all’acquisto.

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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