Albugnano Superiore: una verticale di Cantina Mosparone per farlo conoscere

Prosegue il nostro approfondimento dedicato all’areale vitivinicolo dell’Albugnano, antico ed affascinante angolo piemontese del tutto particolare tra la provincia di Torino e quella di Asti. Chi segue Lavinium regolarmente ricorderà l’articolo su Cantina Mosparone di Pino d’Asti e le due recensioni singole dei vini degustati, inoltre all’interno del pezzo sono presenti svariati cenni storici e legati alle peculiarità del territorio; dunque consiglio la (ri)lettura anche per conoscere meglio Simonetta Boschetti e Fabrizio Ghebbano, i titolari della Cantina sopracitata. Spesso accade che quando si parla di nebbiolo, vitigno che sta alla base della DOC sopracitata – istituita nel 1997 – risulti più che normale raccontare la sua grande capacità nei confronti dell’affinamento; la suddetta cultivar piemontese infatti regala vini tra i più longevi al mondo.

Tra Albugnano, Pino d’Asti, Castelnuovo Don Bosco e Passerano Marmorito – comuni protagonisti della denominazione – la matrice del terreno è molto particolare ed in grado di restituire complessità ai vini; troviamo per l’appunto marne grigio/azzurre e terre bianche. Un altro fattore determinante è l’altitudine e di conseguenza l’esposizione dei vigneti, basti pensare che la media è attorno ai 400 metri sul livello del mare con punte che arrivano sino ai 550. Tutte queste caratteristiche non possono che giovare in termini di capacità evolutiva, e le quattro annate che mi appresto a descrivere hanno pienamente confermato la mia tesi. Continuerò personalmente ad occuparmi di Albugnano durante tutto il 2023, sto riscontrando un notevole fervore tra i vari produttori e l’Enoteca Regionale omonima nata qualche mese fa, ne ho scritto qui, e tutti coloro che intendono riportare la denominazione agli antichi fasti del passato.

A tal riguardo è corretto ricordare che tra queste colline piemontesi, dove ancor oggi grazie al cielo regna la biodiversità, il nebbiolo è sempre stato il vino protagonista, tanto a tavola – quotidianamente – quanto nelle occasioni speciali. Di seguito dunque il mio punto di vista sulle quattro etichette, presentate da Cantina Mosparone, che vanno a comporre la verticale dedicata all’Albugnano Superiore.

Albugnano Superiore 2013
Granato profondo con qualche incursione rubino, estratto da vendere, tonalità luminosa. Naso intriso di ricordi legati al frutto in tutta la sua essenza e ad uno stadio di piena maturità: amarena, susina nera, ribes anticipano una coltre speziata dove chiodo di garofano e bacche di ginepro conquistano i recettori nasali, ben presto alleggeriti da toni lievemente balsamici e da un curioso finale di agrume disidratato e caucciù. Ne assaggio un sorso e ritrovo tanta coerenza con quanto percepito al naso, oltre ad una progressione di tutto rispetto dove la freschezza è il minimo comune denominatore dal primo all’ultimo secondo. Sapidità e parte tannica vanno a braccetto, in un finale che richiama l’acidità del frutto e una bella chiusura ammandorlata in grado di contrastare il più sontuoso piatto di brasato all’Albugnano Superiore.
Albugnano Superiore 2012
Granato luminoso con unghia lievemente aranciata, buona consistenza. Il quadro olfattivo è in levare, sin dal principio i sentori vanno ricercati all’interno del bicchiere, gli stessi risultano tutt’altro che esuberanti o peggio banali. Apre le danze un accento balsamico di mentolo cui fa eco un elegante ritorno di erbe officinali da grande amaro, il frutto è stimolante e richiama il rovo (tra mirtillo e ribes nero) con incursioni di garofano selvatico, terriccio bagnato e timo; complessità da vendere insomma. In bocca non è da meno, nel suo lento incedere tra polpa matura e freschezza stimolante, tannino vivo e una progressione che appaga la mia mente. Quest’ultima sta già pensando ad un buon abbinamento gastronomico del territorio, rigorosamente a base di carne, come ad esempio una guancia di manzo brasata con lo stesso vino.

Albugnano Superiore 2011
Granato caldo e profondo, unghia mattone, il vino mostra buon estratto. Timbro notevole che riconduce all’amarena matura ed anche al cioccolato ripieno di liquore alla ciliegia, pennellate floreali di rosa rossa e lieve cardamomo; con lenta ossigenazione tabacco e tocchi fumé, cenni lievemente balsamici che ricordano l’eucalipto. In bocca il vino risulta estremamente giovane e dal tannino fitto e dolce, mostra una sapidità che richiama tutta la potenza del territorio ben supportata dalla freschezza, mai in secondo piano; chiusura lunghissima con ritorni di frutti dolci e spezie. A voler trovare il proverbiale pelo nell’uovo il finale è leggermente sopra le righe in termini d’alcol percepito, l’annata calda si fa sentire ed è più che normale; sensazione che tra l’altro sparisce completamente con l’abbinamento gastronomico: pappardelle al ragù di cinghiale.
Albugnano Superiore 2010
Esistono annate che giocano un campionato a parte, ed è soltanto il buon Dio a decidere quali di queste entrano nella storia. In Piemonte, senza ombra di dubbio, la 2010 occupa un posto di rilievo all’interno della classifica. Gli ultimi assaggi effettuati confermano la mia tesi e questo Albugnano Superiore 2010 non fa eccezione, anzi. La trama cromatica è vivace, luminosa, un bel granato caldo e profondo con nuances arancio. Il naso offre diverse sfumature che vanno dal floreale lievemente appassito (viola e rosa rossa) ai frutti rossi “carnosi” che sanno di amarena e susina nera, ma anche chiodo di garofano e cuoio, oltre ad un curioso accento di arancia rossa sanguinella candita, tabacco in foglie e liquirizia. Più passano i minuti e più il vino evolve, caratteristica appannaggio dei grandi vini. Le grandi annate si riconoscono soprattutto al palato: totale assenza di alcol percepito e coerenza con quanto percepito al naso due tra le caratteristiche principali, tuttavia questo 2010 riesce a rappresentare molto di più. Ciò che apprezzo maggiormente è il suo timbro, incisivo e al contempo aggraziato. Ciò che rimane in bocca è soltanto l’essenza del frutto, una freschezza che invoglia la beva sino all’ultimo bicchiere; insomma un riassunto perfettamente stilizzato del potenziale delle vigne di Simonetta Boschetti e Fabrizio Ghebbano e della capacità evolutiva dell’Albugnano Superiore. Da abbinare rigorosamente alla compagnia di un buon amico.
Andrea Li Calzi



