Vallée d’Aoste Fumin 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2022
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: fumin
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: LES CRÊTES
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 20 a 25 euro
Continua dunque il viaggio della Famiglia Charrère nella storia dei vitigni più allevati in Valle d’Aosta. Finalmente possiamo dire a ragion veduta che trattasi di autoctono al 100%, non che le cultivar illustrate in precedenza fossero meno degne di nota, tuttavia imprimere un messaggio che parla di origini valdostane, di uve spesso dimenticate che grazie all’impegno di produttori motivati sono tornate in auge, fa sempre un gran piacere.
Tutto ciò è accaduto proprio al fumin, che deve il nome al color grigio fumo dei suoi acini ricchi in pruina; in passato veniva utilizzato prevalentemente in blend per dare corpo, spessore e colore ai vini rossi di queste colline, spesso scarichi a livello di antociani. Negli ultimi trent’anni, al contrario, un gruppetto di vignaioli caparbi è riuscito a mostrare le peculiarità dei vini prodotti con l’utilizzo in purezza del suddetto vitigno, inoltre – nel tempo – ci si è accorti di quanto invecchiasse bene. Da segnalare il fatto che Costantino Charrère fu il primo nel 1993 a lanciare sul mercato un prodotto con tali caratteristiche. Vediamo dunque l’etichetta in questione, anch’essa figlia di un’annata sempre più interessante a 360°.
Vigne di 16 anni a La Tour e Les Crêtes nel comune di Aymavilles (AO), i terreni sono morenici, sciolti e sabbiosi, con pendenze notevoli ed esposizioni nord/ovest ad un’altitudine di 650 metri sul livello del mare. La produzione si attesta su 7.000 bottiglie annue: si inizia da una vendemmia svolta a metà ottobre, le uve vengono diraspate e refrigerate, il mosto ottenuto fermenta 12 giorni in acciaio inox a temperatura di 24°C, con rimontaggi giornalieri. Il vino affina un anno in botti di rovere francese da 300 litri e 6 mesi in bottiglia.
Il colore è ammaliante, ricco di antociani, un bel rubino vibrante con intersezioni violacee piuttosto nette. Al naso è un tripudio di spezie, cuoio, lieve tostatura e tracce balsamiche; distinguo pepe e mirtillo nero, cannella, tabacco vanigliato, grafite, caffè, geranio selvatico ed eucalipto; ricco di sfumature, in questa fase le stesse risultano piuttosto esuberanti.
Al palato la componente tannica è morbida, dolce, così come la sensazione di frutta matura presto vivacizzata da lampi acidi e un ritorno salino di grande profondità. Attualmente dà il meglio di sé accostato ad un piatto di carbonade di manzo con polenta concia, tra qualche annetto sono sciuro che troverà un equilibrio ancor più compiuto che lo renderà perfetto da gustare in solitaria.
Quattro chiocciole abbondanti.