Vin Arte 2013: l’esaltazione dei sensi
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Vino ed arte assieme in un connubio perfetto sotto un cielo del solstizio d’estate, dalla luna generosa che pareva invitare chiunque a sfiorarla. Colori e forme, nelle opere esposte a Villa Damiani di Campese (Vi) di proprietà della famiglia Trevisani, sapori e profumi con la degustazione di vini d’annata prodotti da cantine selezionate ed assaggi di prelibatezze fatte in casa.
Società agricole vitivinicole La Costa, Le Mandolare, Evangelista liquori, Villa Medici, Giorgi F.lli, La Fiorita, Balgera Vini, Agricola Avanzi, RoncSoreli, Spumanti Bortolin Angelo, Astoria, Cantina Mattiello di Costozza. Quest’ultima rappresentata dal giovane Andrea Mattiello che mi ha parlato del suo Cabernet Franc prodotto non da vitigno Carmenere ma da pure uve Cabernet Franc come vuole la tradizione francese. Dal sapore elegante, quasi aristocratico, il vino ricorda soprattutto la frutta rossa. Al palato si percepisce il carattere molto deciso che lo diversifica dalla maggior parte dei Cabernet Franc del territorio, anche per l’assenza di note vegetali.
Per Astoria ho avvicinato il sommelier Graziano Caldarelli che, oltre ad offrirmi un buon bicchiere di Brut Millesimato Prosecco d.o.c.g., mi ha parlato di come Astoria si senta vicina al territorio bassanese grazie ad almeno due fattori: essere stata la prima azienda a produrre il Prosecco Millesimato ancora nel ’97 ed averlo proposto in zona con un certo successo e per il fatto di aver introdotto il Magnum Lounge Prosecco Chardonnay fra gli ingredienti dello spritz.
Ad essere messe in vetrina, nella splendida Villa Damiani teatro di banchetti raffinati, anche le degustazioni con i tortelli dei Sapori di Vialeggio sul Mincio, il nodo d’Amore, i ravioli, il pasticcio, i bigoli, le fettuccine, i maccheroncini, i fusilli, gli gnocchi e chi più ne ha più ne metta.
Come gli abbinamenti con l’arte, grazie alle opere di Barbara Beltramello, Andrea Meneghetti, Laura Moretto e Claudio Brunello che ha sottolineato come “la trasformazione del materiale primario in metafora della continua evoluzione, comporti un’attenzione alle differenze. L’armonia e la proporzione dirigono il pensiero privo di veli imposti da mentalità e pregiudizi. Il vuoto, la pausa, il silenzio, il bianco, il nero e poi la materia, il gesto, il segno… Tutto è piacere nel disporre e deporre, evidenziando così una chiara concezione scultorea della pittura.“
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