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Tutto ciò che c’è da sapere sui mille volti del Trebbiano: Una storia universale

Trebbiano una storia universale

Il Trebbiano, questo sconosciuto, già, perché sotto questo nome c’è una famiglia vastissima, che abbraccia secoli di storia e di luoghi, a dispetto di una conoscenza sommaria e, spesso, errata di questa importantissima varietà a bacca bianca. Anzi, per essere più precisi dovremmo parlare di famiglie, perché gli intrecci e le trasformazioni avvenute comportano una tale diversità da far smarrire anche il più esperto ampelografo.
Non è una varietà, è molto di più, parliamo quindi di “trebbiani”: spoletino, di Soave, di Lugana (turbiana), toscano, giallo, abruzzese, modenese, romagnolo, locale (albarola e bianchetta genovese) e potrei andare avanti per ore; è evidente che entriamo in un mondo molto complesso e articolato. Solo un “eroe un po’ folle” come Giovanni Solaroli, romagnolo di Faenza e, quindi, “spulicrét”, pignolo, meticoloso, preciso fino all’esasperazione, poteva essere in grado di dipanare una matassa così aggrovigliata.
E ha fatto bene, perché i trebbiani sono un po’ ovunque ma molto diversi, poco se ne sa, spesso sotto la voce al singolare si pensa a vini banali, dozzinali, inespressivi, sbagliando alla grande.

Giovanni Solaroli

Giovanni, classe 1953, di cultura del vino ne ha fatto una scelta di vita, partendo dalla passione ha capito subito che doveva farsi le ossa studiando, approfondendo, facendo corsi e iniziando a scrivere per testate importanti come Resto del Carlino, winesurf.it, La Voce di Romagna, vitae.aisitalia.it, fino a creare un proprio blog, satiswine.it. Divenuto giornalista ha pubblicato il suo primo libro dedicato all’Albana, altro vitigno le cui potenzialità non sono state ancora del tutto espresse. “Trebbiano, una storia universale” è il suo secondo lavoro, devo dire che mancava proprio, si legge benissimo, chi meglio di lui, che il trebbiano lo ha visto crescere nella sua terra, poteva dedicare un volume a una così intricata famiglia?
Ci racconta l’autore stesso come è arrivato a realizzarlo: “Dopo aver scritto con l’amico e collega Vitaliano Marchi il primo libro sull’Albana di Romagna, mi è sembrato un passaggio naturale guardare verso i trebbiani, anche se una vocina interiore mi sussurrava “ma se non l’ha scritto nessun altro una ragione ci sarà…”. Quando ho iniziato a occuparmi di questi vitigni pensavo solamente di dover scrivere qualche articolo per le testate con le quali collaboro. Dopotutto cosa c’è da dire su un vitigno che tutti conoscono ma nessuno celebra? E invece, dopo mesi di studio, dialoghi con produttori, confronti e visite, scopro ancora dettagli inediti, parentele e informazioni su quella che credevo fosse la più banale delle uve italiane”.

Trebbiano una storia universale

E proprio qui che affiora in lui la consapevolezza che il trebbiano è, in realtà, forse il vitigno più sottovalutato in assoluto, proprio perché così diffuso, proprio perché non ha alcunché di esotico, proprio perché è stato usato per decenni come comprimario di altri vitigni più blasonati. Era ora di far capire che ci troviamo di fronte a un errore di valutazione madornale, che i trebbiani hanno una loro dignità e possono estrarre dal cilindro vini sorprendenti da chi sia in grado di comprenderne la vera natura e le diverse predisposizioni.
Il testo, ripeto leggibilissimo, è corredato da bellissime immagini dei diversi grappoli, dei sistemi di allevamento, dei suoli e dei produttori più noti.
Si articola partendo dalle origini storiche e dalla sua diffusione nello Stivale, per poi entrare nella grande famiglia rivelando le sue infinite identità, l’analisi genetica e i diversi biotipi, i sinonimi accertati e quelli errati, le diverse caratteristiche distintive e la classificazione.
Una mappa dell’Italia consente di osservare con chiarezza la collocazione dei diversi tipi di trebbiano. Ci si addentra, poi, nei diversi sistemi di allevamento e nelle loro evoluzioni, nei metodi di vinificazione e affinamento.
L’autore entra sempre più nel dettaglio, dedicando specifici capitoli ai principali trebbiani diffusi sul territorio (forse la parte più bella di tutto il libro), fino ad arrivare a una selezione di 10 vini imperdibili che riabilitano la figura del Trebbiano.
Non poteva mancare uno sguardo al resto del mondo, ai distillati, ai diversi stili dei produttori di Paesi come Spagna, Portogallo, California, Australia, Uruguay, Argentina, Brasile.
Indispensabile uno spazio dedicato agli abbinamenti gastronomici regione per regione.
Nell’interessante conclusione, Giovanni Solaroli volge lo sguardo al futuro, mettendo in evidenza come più del 25% delle nuove generazioni di vignaioli, a partire orientativamente dal 2010, hanno scelto di vinificare il Trebbiano in purezza, spesso utilizzando pratiche biologiche e biodinamiche, testimoniando che forse, finalmente, stiamo entrando in una nuova era, dove le griffe, le mode, non saranno più il parametro su cui operare le scelte in vigna, ma una maggiore consapevolezza delle infinite opportunità che può offrire questa varietà dalle molteplici sfaccettature.

Roberto Giuliani

TREBBIANO – UNA STORIA UNIVERSALE
Di Giovanni Solaroli
Società Editrice Il Ponte Vecchio
204 pagine con illustrazioni a colori
Prezzo al pubblico € 20

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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