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Editoriali

Terremoto in Abruzzo: perché si continua a subirli?


denaroOre 3.32, mi sveglio di soprassalto mentre sento il letto vibrare e un rumore cupo che mi fa affiorare alla memoria i numerosi episodi in cui ho vissuto l’esperienza della scossa di terremoto, fortunatamente senza mai rischiare la vita. Per un attimo esito, penso che finirà presto, invece continua, è ondulatorio e violento, sveglio mia moglie e le dico di alzarsi subito. Guardo Lina, la mia gatta, e ora capisco perché ieri sera miagolava insistentemente e voleva uscire di casa. Ora, stranamente, non si muove dalla cuccia, non lascia di certo soli i suoi 5 micetti. Scendiamo le scale mentre la casa sta ancora tremando, ho contato circa 20 secondi, il lampadario ondeggia paurosamente. Per fortuna la casa è bassa, un solo piano, costruita pochi anni fa. Ma il mio primo pensiero è “speriamo che l’epicentro sia qui vicino, perché se è molto lontano allora è un terremoto devastante“.
Piano piano il lampadario si ferma, abbiamo tutti e due la nausea e ci chiediamo se a Roma i nostri cari l’hanno sentita e hanno corso pericolo, ma non abbiamo il coraggio di chiamarli data l’ora.
Attendiamo di sapere dal televideo cosa è successo. Dopo quasi mezz’ora dalla scossa arriva finalmente la prima notizia: è avvenuto in Abruzzo, l’epicentro vicino L’Aquila.
Dunque a oltre 200 km da casa nostra. Deve essere stato molto forte. Si, dicono 6,3 gradi della scala Richter, poi corretti a 5,8, ovvero fra 8 e 9 della scala Mercalli. L’Aquila è una città antica, i paesi nei dintorni sono tutti costruiti con case certamente non in grado di sopportare terremoti.

Su Rai 3 comincia l’edizione straordinaria del TG e fioccano le prime, agghiaccianti notizie. Intanto, alle 4,37 vedo rimuoversi il lampadario e sento scricchiolare i mobili, ma questa volta la scossa è più breve e meno violenta. Ho girato la chiave della porta di casa e l’ho socchiusa, non si sa mai.
Vediamo le prime immagini a L’Aquila, detriti dappertutto, polvere, tanta polvere, tetti crollati, un edificio totalmente demolito, automobili distrutte, volontari che a mani nude cercano di togliere pietre e calcinacci per raggiungere eventuali superstiti sotto le macerie.
Mi domando, se è vero che erano mesi che registravano scosse nella zona, perché non hanno allertato la popolazione? Lo voleva fare Giampaolo Giuliani (non è mio parente), ma non gli hanno dato ascolto, anzi, lo hanno accusato di allarmismo.
Ma che non si riesca a prevedere le scosse di terremoto pericolose, nonostante le avvisaglie, ci può pure stare, se fossimo tanto bravi da prevederle avremmo se non altro risolto il problema dei morti e dei feriti.
La verità è un’altra, mentre continuano ad arrivare notizie di morti, ora oltre 90, destinati purtroppo a salire, viene da chiedersi: perché la memoria, l’esperienza delle numerose catastrofi che si sono abbattute in Sicilia, Campania, Umbria, Friuli, con conseguenze tanto più catastrofiche quando ad essere colpite sono le case vecchie, in tufo e pietre, non è mai servita a nulla?
Perché, come dovrebbe essere normale, non si è provveduto, sapendo benissimo quali sono le aree ad alto rischio, a stanziare fondi per consentire ai tecnici specializzati di fortificare le strutture abitative in modo da consentire almeno una maggiore protezione verso i cittadini?
Non si può pensare solo a sfollare le persone quando le case cadono a pezzi. Ora, ancora una volta, ci sono migliaia di famiglie senza casa, e il nostro caro Premier ha pensato bene di farsi vedere per raccontare a questi disperati che “lo Stato c’è”! Che si farà tutto il possibile per aiutare questa gente…
Ma il Giappone non ci ha insegnato nulla? Sono decenni che loro subiscono terremoti anche più potenti e i loro edifici non crollano più. Noi continuiamo a lasciare tutto che invecchia, ben sapendo cosa questo significa, permettiamo che vecchi e bambini vivano in case già precarie per il solo fatto che sono vetuste, fatte alla buona come si facevano un tempo. Irpinia, Belice, esempi che ancora chiedono risposte, ora va ad aggiungersi l’Abruzzo, un altro territorio che subirà le conseguenze di un volontario menefreghismo.
Molto meglio spendere i miliardi per il TAV, utilissimo alle persone che contano, agli imprenditori, agli uomini d’affari, si va più veloci, il tempo è denaro. Ma la miseria di cui ci stiamo circondando chiede vendetta.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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