Il “Minaia” di Nicola Bergaglio e l’evoluzione del cortese
Fotografie di Danila Atzeni

Partire dal solo aggettivo per descrivere un vino funziona sempre, dunque “cortese”. Ai non addetti viene subito in mente una persona rispettosa, in grado di farti rilassare, mostra classe ed eleganza, garbato senza risultare invadente, il suo fascino risiede proprio nel lasciarsi scoprire un po’ alla volta, non rivela tutto subito, necessita di tempo ed il tempo non potrà che migliorarlo. Leggendo queste parole e considerando il mio parallelismo preferito “uomo-vino”, come si fa a non pensare ad una tra le più nobili ed antiche uve autoctone a bacca bianca piemontesi, il cortese appunto. Vinificato da mani esperte e rispettose del terreno sul quale cresce, è in grado di regalare bianchi tra i più eleganti e longevi dell’intero stivale, a mio avviso l’eleganza nei vini è sempre sinonimo di pregio e qualità.
Queste mani esperte e rispettose hanno un nome e cognome e risiedono dal 1946 a Gavi in frazione Rovereto 59, Località Pedaggeri in provincia di Alessandria, l’azienda omonima si chiama Nicola Bergaglio e produce a mio avviso uno dei prodotti più rappresentativi della denominazione. Proprio per questo, dopo svariate visite in cantina, ho deciso di dedicare al loro impegno una mini verticale del loro vino più importante, il “Minaia”, che conservo meticolosamente in cantina nelle diverse annate prodotte. Il Gavi, da uve cortese in purezza, è una Docg nata nel 1998, come da disciplinare la coltivazione delle uve è permessa in soli undici comuni, tutti in provincia di Alessandria: Bosio, Capriata d’Orba, Carrosio, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, Pasturana, San Cristoforo, Serravalle Scrivia, Tassarolo.

L’azienda oggi è nelle mani di Gianluigi Bergaglio, che conduce la parte enologica, e di suo figlio Diego, che collabora con lui in cantina e soprattutto in vigna. È un’azienda a conduzione prettamente familiare, produce circa 130 mila bottiglie e come lui stesso ha sempre spiegato: ”Per creare un modello di business vincente, vista l’agguerrita concorrenza, bisogna minimizzare i costi, soprattutto se si hanno obbiettivi chiari e concreti, bisogna darsi da fare in prima persona tanto in vigna quanto in cantina, questo anche e soprattutto per poter poi vendere il proprio vino a prezzi onesti e rimanere competitivi sul mercato”. Lo dimostrano ampiamente le sue due etichette di Gavi del Comune di Gavi “Rovereto” e “Minaia”, che in quanto a onestà meritano una medaglia d’oro al valore, soprattutto se acquistate in cantina, magari dopo una bella sgambata tra i filari. Una scelta chiara e radicale, ripeto solo due etichette, vinificazioni rigorosamente svolte in acciaio allo scopo di preservare il più possibile il carattere del varietale e le potenzialità del territorio, un tipo di agricoltura lontana da stress da vendemmia verde ed in lotta integrata. La caratteristica argilla rossa con forte componente ferrosa è la matrice distintiva di questi vigneti, tutti potati a guyot, posti a 300 metri d’altitudine e meravigliosamente esposti, godono di brezzi liguri. Tutte queste caratteristiche regalano mineralità netta al naso e tanta sapidità al palato, soprattutto nel vino di punta, il Gavi del Comune di Gavi DOCG “Minaia”, prodotto con sole uve provenienti da questo storico vigneto, un vero e proprio cru situato pochi metri sopra la cantina.

All’interno della stessa denominazione vi sono parecchie differenze in relazione al terreno. A Rovereto, dai Bergaglio, è molto duro, compatto, asciutto e con falsi rilievi, quindi più duro da coltivare rispetto ad altri cru situati in altre frazioni di Gavi, come ad esempio Monterotondo, dove gli appezzamenti sono più morbidi, regolari, quindi meno ardui. Tutte queste differenze si notano soprattutto degustando i vini, complessi e longevi nel primo caso, immediati e semplici nel secondo. A tal riguardo vorrei aprire una parentesi. Ciò che ho imparato in tanti anni, visitando vigneti di mezz’Europa dal Rheingau a Pantelleria, è che più la vite si sforza a crescere inerpicandosi e spaccando per così dire il suolo dove nasce, più la qualità del vino in senso assoluto sarà pregiata. Continua il meraviglioso parallelismo tra la vite e l’uomo, non sono forse le cose nel quale ci impegniamo di più a regalare maggiori soddisfazioni perché frutto del nostro studio, della nostra ricerca e quindi della nostra passione?

Veniamo alla mia verticale, premetto di aver considerato solo annate che ad oggi possano esprimere quel minimo di evoluzione nel Gavi, e dunque dell’uva cortese, che è poi il tema centrale del mio articolo. Inizio con l’annata 2016 proseguendo in sequenza fino alla 2014, per poi concludere con un salto temporale di quattro anni grazie alla 2010. L’obbiettivo è proprio coglierne le differenze, nei pregi, e perché no, nei difetti, il vino è una materia viva e la curva d’evoluzione non è mai prevedibile, talvolta per fortuna sfata i finti miti che riempiono le cronache enologiche.

Gavi del Comune di Gavi Minaia 2016
Annata da molti definita a 5 stelle, il motivo è molto semplice, l’intera fase del ciclo vegetativo si è svolta regolarmente, senza eccessi di caldo né tantomeno di fenomeni significativi quali grandine o piogge intense. Il calice evidenzia una cromaticità paglierino chiaro, algido ma al contempo vivace e luminoso, qualche riflesso verdolino molto elegante. 12% Vol. Naso incentrato dapprima su fresche note di scorza di limone, ananas acerbo, pesca bianca, un accenno di timo e salvia, asparago, chiude il quadro olfattivo un incessante respiro minerale di iodio ed una nota lievemente metallica. In bocca si sente tutta la giovinezza del vino, freschezza scalpitante e sapidità ancora un filo sopra le righe, deve assestarsi, stemperare la grande potenza del terreno, nonostante ciò risulta agile, succoso, di beva pericolosa. Da segnalare l’ottima evoluzione del vino, riassaggiato il giorno seguente a bottiglia opportunamente tappata, torna su un frutto dolce, goloso, la pera Williams e la nespola, non perde in freschezza gustativa anzi ne guadagna in distensione. @@@@1/2

Gavi del Comune di Gavi Minaia 2015
Annata nettamente più calda, ma anche in questo caso priva di fenomeni significativi che possano condizionare la qualità del vino. La trama visiva è pressoché simile alla precedente, forse l’unica differenza la si riscontra roteando il bicchiere, le lacrime scendono più lentamente, dunque maggior estratto e 13 % Vol. Un naso intenso, la frutta in questa fase domina ed è molto espressiva, carnosa, susina e pesca gialla, mela Golden, cedro, erbe aromatiche dal respiro dolce quali basilico e maggiorana. Con lenta ossigenazione un ricordo di camomilla e una mineralità molto elegante che ricorda il calcare, lo iodio, chiude una fresca nota di menta peperita. Palato rotondo, morbido e succoso, il frutto giallo è coerente al naso, ed una freschezza quasi inaspettata, visto il registro olfattivo, cambia completamente le sorti di questo vino, che spiazza per profondità gustativa e allungo sapido; questo è il cortese, un vitigno capace come pochi di leggere l’annata e stravolgerla in senso positivo. @@@@@

Gavi del Comune di Gavi Minaia 2014
Diametralmente opposta alla 2015, l’annata 2014 è stata definita da molti (a mio avviso troppi) un’annata pessima. Non si può negare di fondo che ci sia stata, durante le fasi più importanti del ciclo vegetativo, un’instabilità metereologica che abbia causato molti problemi, oltre a parecchie grandinate sparse un po’ in tutto il nord Italia, ma le zone non colpite da tali fenomeni, hanno goduto di un’estate fresca, con temperature al di sotto della media stagionale che sul lungo periodo stanno regalando, soprattutto in Piemonte, vini austeri, fini ed eleganti, privi di quella esuberanza fruttata ed alcolica che con il tempo appiattisce il vino. E’ proprio il caso di questo “Minaia” 2014, 12% Vol., il colore è paglierino, attraversato in controluce da lampi oro, consistente e davvero luminoso. Un naso che da subito riporta la mente ad una malga d’alpeggio in una fresca mattina di primavera: fiori di campo, foraggio, scorza di limone, yogurt all’ananas, cuore di sedano, timo; interessante l’evoluzione a parecchi minuti dalla mescita dove il floreale acre ed il pepe bianco inspessiscono la trama olfattiva. Il palato è teso, dinamico, verticale, dotato di una certa grassezza di fondo, la freschezza, vera protagonista, rapisce le percezioni gustative in un finale sapido e di media persistenza. Non è un gigante, ma forse si apprezza soprattutto per questo. @@@@1/2

Gavi del Comune di Gavi Minaia 2010
Un’annata che ricorderò sempre come una delle più interessanti da quando mi occupo di vino, lo sto riscontrando, soprattutto in questi ultimi anni, dagli assaggi effettuati in gran parte d’Italia riguardo a vini da lungo affinamento. Per certi versi simile alla 2016, ma con temperature medie stagionali ancora più basse, ci troviamo in una fase esaltante. I vini, ad oggi, hanno smesso di “dormire” in cantina e stanno evolvendo in maniera stupenda, sentori olfattivi di grande fascino ed eleganza, ma anche tanto equilibrio gustativo, tutt’altro che maturi hanno ancora tanto da raccontare. Questo “Minaia” 2010, 12,5% Vol., non fa eccezione, il cortese è un vitigno che ha nel DNA la capacità di evolvere nel tempo, sia per l’acidità fissa intrinseca, sia per quella del terreno dove cresce, in questo caso uno dei più rinomati dell’intero comprensorio vitivinicolo del Gavi. Siamo a nove lustri dalla vendemmia ed il colore è ancora vivo, acceso, tra il paglierino e il dorato a vantaggio di quest’ultimo. Mostra subito un’eleganza notevole giocata sull’evoluzione, si è addolcito naturalmente e le note percepite ricordano la caramella al miele Ambrosoli, mandarino, biancospino, cera d’api, financo marzapane; ma queste dolci sensazioni sono contrastate, con opportuna ossigenazione, da ricordi minerali di iodio-salsedine, leggerissima la nota smaltata che impreziosisce il bouquet. In bocca è snello, agile, frutto carnoso e perfetta sinergia tra freschezza e sapidità, lunga persistenza che ricorda molto l’agrume e il miele. Anche in questo caso è da segnalare la sbalorditiva performance olfattiva a 24 ore dall’apertura e nonostante i 9 anni dalla vendemmia, dove un mix di liquirizia e caramella mou spiazzano letteralmente, il vino non accusa alcun cedimento anche in bocca, suadente e dinamico, di grande beva. Questo è il cortese all’apice delle sue possibilità, un vino da dimenticare in cantina, ma neanche troppo, e non certo per paura che possa invecchiare, ma solo perché è molto più divertente monitorarne l’evoluzione. @@@@@+
Andrea Li Calzi




