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Assaggi dall'Italia e dall'EsteroGreciaIl vino nel bicchiere

La Grecia nel bicchiere

Il colore del rosatoL’approccio al nuovo, o quantomeno al non consueto, è molto spesso fonte di belle emozioni. Se non fosse per qualche lontano sparuto e didattico assaggio, che, evidentemente, non ha lasciato molta traccia nella mia memoria gustativa, oggi potrei affermare che – per la prima volta – ho bevuto vino greco. E che vino!
Complice un bel piatto di rigatoni all’amatriciana, però quella speciale del mio papà, che ha richiamato alla mia tavola qualche “eno-goloso” di quelli seri, la serata è stata un susseguirsi di piacevoli scoperte, per giunta inaspettatamente ben abbinate alla mia cucina casalinga.
Il merito vero però lo devo a Costas Linardos, una nuova e gradita amicizia, che con la sua società di importazione e distribuzione “Ellenika” (→www.ellenika.it) si sta impegnando a diffondere e valorizzare alcuni ben selezionati vini greci provenienti da storici vitigni come l’Assyrtiko, l’Agiorgitiko e il Mavrodaphne, solo per citarne qualcuno, ai quali sarò felice, da ora in poi, di dedicare maggiore attenzione.
Il nostro incontro è cominciato parlando di Assyrtiko che è, probabilmente, tra i più conosciuti e proviene dall’isola di Santorini, suo luogo d’elezione, dove non ha mai subito l’attacco della fillossera. Quest’uva ha poi trovato in gran parte dell’area della Grecia continentale il suo habitat naturale, dove si esprime in vini altrettanto ricchi in aromaticità, ma forse un filo meno corposi rispetto a quelli provenienti dall’isola di origine. Se poi viene vinificata dopo l’appassimento e con l’aggiunta di altri vitigni autoctoni come l’Aidani, si ottiene un ottimo Vin Santo, ricco ma non troppo dolce.
Una particolarità dell’Assyrtiko di Santorini è il suo impianto “a canestro”, ovvero coltivato dentro buche scavate nel terreno e potato con forma a canestro per proteggere il frutto dal vento e dal sale e tenere le foglie a riparo dal tanto sole e, quindi, da un eccesso di calore, preservando nella buca l’umidità fondamentale alla vita della pianta nelle calda estate mediterranea.

Tenuta Merkouri

Nella zona del Peloponneso nord-orientale, e più precisamente in quella di Nemea, il vitigno principale è l’Agiorgitiko o Aghiorgitiko che pronunciar si voglia. Rosati, rossi da bere giovani o dopo lunghi affinamenti, ma anche vini dolci sono le varianti ottenibili da queste uve con, spesse volte, ottimi risultati gustativi. La scelta di vinificazione dipende più che altro dall’altitudine delle vigne. Ad esempio, da quelle poste nelle aree più basse – al di sotto dei 400m – in cui a seguito della maturazione più veloce dell’uva lo zucchero si concentra maggiormente, c’è una prevalenza di produzione di vini dolci e semi-dolci. Di contro, nelle altitudini più elevate – anche fin oltre gli 800m – si ottengono uve più ricche in acidità, per cui spesso accade che la vinificazione avvenga più che altro in rosato. I vini rossi migliori, invece, provengono dalle vigne coltivate nella fascia collinare situata all’incirca tra i 400 e i 650m.
Nell’isola di Cefalonia, nell’Elide e nell’Acaia, ovvero la zona a nord e a occidentale del Peloponneso, troviamo il Mavrodaphne o Mavrodafni, un vitigno autoctono con uva a bacca nera che ben si presta a vini dolci da importanti affinamenti in legno e lunghe evoluzioni. La vinificazione per ottenere vini secchi è una pratica più rara ma qualche azienda, per citarne una su tutte la Tenuta Merkouri, lo utilizza sia in purezza sia in un particolare blend con l’italianissimo Refosco.
Ad oggi, si contano più di trecento vitigni autoctoni greci che portano con sé un bagaglio di storia e tradizioni molto lontane, ma anche numerose varietà internazionali che da sole o in blend con le uve autoctone danno origine a prodotti assolutamente all’altezza di altrettanti rappresentanti del panorama enologico europeo.
Impossibile non menzionare anche qui uno dei prodotti più conosciuti della Grecia: il Retsina, il cui nome deriva proprio dal fatto che veniva aggiunta resina di pino durante la fermentazione, poiché, già nel lontano passato, si riteneva avesse proprietà conservanti utili a contrastare la rapida ossidazione, allora molto frequente nei vini.
Negli ultimi 20 anni, mi racconta Costas, il livello qualitativo del vino greco è cresciuto molto grazie ad una maggiore consapevolezza dei produttori e, ovviamente, all’introduzione di nuove e più moderne tecnologie in cantina, ma anche alla loro intenzione di recuperare e comunque preservare le varietà autoctone, riscattando in questo modo la grandezza di un patrimonio enologico del passato che forse era andato un po’ perso.

Santorini Assyrtiko 2012 - Domaine SigalasProduttore Domaine Sigalas
Assyrtiko 2012
14,5%
Denominazione di Origine Protetta “Santorini”
Uvaggio Assyrtiko 100%
€ 13.70 sul sito →www.ellenika.it

Trecentomila sono le bottiglie che Paris Sigalas nel suo Domaine produce ogni anno, perpetrando una tradizione nata oltre 3000 anni fa su quei terreni ricchissimi di minerali di origine vulcanica e pietra pomice che, provvidenzialmente, assorbe e poi rilascia quando più è necessaria l’umidità notturna che sale dal mare.
Le sue viti hanno oltre 50 anni e la sua missione è la valorizzazione dei vitigni autoctoni dell’isola. Un suo grande merito è, infatti, aver contribuito fortemente al salvataggio dall’estinzione del vitigno Mavrotragano che dà origine ad un vino rosso ricco di tannini, attualmente presidio Slow Food.
Poco più di un terzo della sua produzione è destinata all’Assyrtiko Denominazione di Origine Protetta “Santorini” le cui uve, in questo caso vinificate solamente in acciaio, danno vita a note sulfuree, quasi termali e saline che mi accolgono appena avvicino il naso al bicchiere. Mi lascio trasportare dalla voglia d’estate che incombe e tuffando ancora il naso nel bicchiere ho come la sensazione di passeggiare in un campo assolato con lo sfondo blu intenso del mare all’orizzonte dove invitanti profumi di ananas, limone maturo, uva e mela gialla si fanno presto largo e sembrano quasi mettersi in fila al sole adagiati sulla paglia.
Se in questa 2012 la polpa gialla ha indiscutibilmente il sopravvento, la fortissima personalità territoriale si esprime in bocca bilanciando con freschezza e sapidità la consistente gradazione alcolica di 14,5%. Un vino equilibrato e con discreti margini di evoluzione che potrebbe ricordare, perché no, qualche buon trebbiano nostrano e che, alla faccia della cucina greca, si abbina gran bene a gricia e carbonara della più tipica tradizione romana.
Valutazione: @@@@

Santorini Barrique 2011 - Domaine SigalasSantorini Barrique
Annata 2011
13,5%
Denominazione di Origine Protetta “Santorini”
Assyrtiko 100%
€ 17.80 sul sito →www.ellenika.it

Dopo 6 mesi trascorsi in barrique di primo passaggio il bel colore dorato che illumina il bicchiere, lascia presagire un bouquet ricco e polposo. Confermando le aspettative, si apre al naso con un mix di dolcezze e grande mineralità. Quest’ultima è di quella legata al vulcano che si alterna però a qualche sbuffo vanigliato e burroso forse di troppo. La frutta è presente inizialmente come nota complessiva risultando coperta e indecifrabile, sovrastata dalla nota marcata del rovere; solo dopo qualche minuto i profumi si chiariscono e si aprono su sentori di uva, melone bianco maturo e, ebbene si, anche di banane. Non mancano poi le note floreali comprensibilmente affrancabili a petali gialli carnosi macerati e, in chiusura, un tocco di miele.
In bocca l’acidità contrasta le scontate rotondità e le grandi morbidezze che ci ha lasciato in dote l’esame olfattivo, per cui il vino risulta molto fresco e con una buona rispondenza fruttata che si allunga con un guizzo finale gentilmente ammandorlato. Notabile anche la sua sapidità che ci accompagna da principio e fino all’ultimo sorso. Un vino certamente opulento, probabilmente più adatto a mercati internazionali, che risulta perfetto per abbinamenti importanti e strutturati come, ad esempio, le carni in salmì e pesci arricchiti da salse grasse.
Valutazione: @@@

Santorini Barrique 2011 - Domaine SigalasProduttore Tenuta Tselepos
Nemea Driopi Classic
Agiorgitiko 2012
13,5%
Denominazione di Origine Protetta “Nemea”
Agiorgitiko 100%
€ 11.60 sul sito →www.ellenika.it

Le origini della Tenuta Tselepos risalgono nel 1989 quando Ghiannis Tselepos seleziona il terreno argilloso e sassoso alle pendici del Monte Parnone, nella regione dell’Arcadia, come habitat ideale per la coltivazione del Moschofilero. Un vitigno locale a bacca rossa che però dà vini bianchi secchi e fruttati che ricordano i classici Gewurztraminer e Moscati, dove, per intenderci, profumi di rose, agrumi, mela e l’immancabile lychee ne contraddistinguono il patrimonio organolettico.
La sua opera di valorizzazione delle uve autoctone continua poi nel 2003 quando acquista tutte le vigne di Agiorgitiko nella zona di Nemea appartenenti alla Tenuta Driopi, cui nome significa quercia, la stessa raffigurata nelle etichette della produzione.
Il vino, risultato della vendemmia 2012, riposa brevemente in legno prima di fondere il suo rosso rubino con quello dei petali di rosa scarlatta che, in abbondanza, marcano il profilo floreale, mentre la mora matura e polpa rossa della susina anch’essa ben matura ne caratterizzano quello fruttato. Si approfondisce con garbo nelle sue sfumature di terra e radici ma senza la ruvidità dei toni verdi, un filo balsamico e speziato dolce quanto basta. Ci dà fin da subito l’idea di essere un vino in carne ma contemporaneamente semplice e beverino e, infatti, così lo troviamo all’assaggio: molto fresco, di giovanile esuberanza direi, ma con il ritorno della piacevolezza della frutta e un tannino presente all’appello e di buona condotta. È riuscito a conservare una pulizia incredibile anche dopo quasi due ore dall’apertura, mantenendo lo stesso finale di radici fresche e accennando timide tracce di liquirizia e pepe.
L’amatriciana nel nostro piatto ci ravviva la degustazione, in alternativa suggerisco dei paccheri al ragù di coniglio, o di cortile in generale o, come secondi, una braciola di maiale lardellata e tutti gli arrosti saporiti della nostra tradizionale cucina casalinga.
Valutazione: @@@@

GevreyDriopi Reserve
Annata 2008
13,5%
Classificazione DOP Nemea
Agiorgitiko 100%
€ 15,60 sul sito →www.ellenika.it

Una lunga macerazione di 25 giorni sulle bucce e un anno intero nelle nuovissime barrique di rovere ci offrono una Riserva dalla più classica tonalità dei rossi rubino e una consistenza degli archetti sul calice quasi didattica.
È l’Agiorgitiko della zona di Nemea, piantato da 35 anni a poco più di 400 m sul livello del mare, che ci accoglie con una speziatura decisa e un po’ muschiata. Il legno, in verità, è ancora fin troppo in evidenza; ha bisogno di qualche minuto per liberare i suoi profumi fruttati scuri e carnosi di ciliegia nera matura e frutti di bosco. Il tocco acidulo della visciola apre la pista a sfumature resinose di pino, abete e fin anche di agrifoglio. Per questo, se dovessi trovargli un aggettivo a tutti i costi, lo definirei senza dubbio “boscoso”.
Rose rosse e ciclamini si insinuano dopo che è sfumata la copertura del legno e ci conducono ad un assaggio netto, pulito e di grande freschezza, decisamente alleggerito rispetto all’esame olfattivo. Buone le speziature che si protraggono fino alla deglutizione, pepe rosa e verde, cannella e un tocco di noce moscata che ne allunga il finale.
La bocca resta pulita, il tannino è levigato e si è palesato a braccetto con un ricordo balsamico da bordolese italiano che poi devia su note vegetali di pomodori fritti. Si, avete letto bene, ho detto proprio pomodori fritti! Almeno questo è quanto ci sarebbe piaciuto accostare alle gustosissime polpette al sugo che raccomando vivamente in abbinamento. Gli concedo sulla fiducia la quarta chiocciolina perché ha davanti a sé un grande margine di evoluzione e, sono certa, saprà affinarsi e spogliarsi di tutte le sue eccedenti note boisé.
Valutazione: @@@@

GevreyDriopi Rosé
Agiorgitiko 2013
13%
Peloponneso zona di Nemea
€ 10 circa sul sito →www.ellenika.it (anche se ancora non è presente)

Decisamente rosa! Molto rosa… una via di mezzo tra chiaretto e cerasuolo della tradizionale scala cromatica dei rosati. Ma di un colore molto acceso e brillante che, già solo a guardarlo, riesco a percepirne i profumi: fragola, fragoline di bosco e caramella al rabarbaro su tutti; un che di floreale che non guasta mai. Non ha uno spettro olfattivo esagerato però è molto diretto, fresco e si preannuncia anche beverino. Infatti, questo Agiorgitiko che ha visto solo l’acciaio è agile e vitale nonché dotato di una buona struttura sorretta dalla leggera percezione del tannino e da una buona acidità.
Ci convince decisamente di più all’assaggio perché, abbandonando la succosità caramellosa, ci lascia un buon gusto di polpa di fragole e more, anche in versione gelée e la nostra bocca resta pulita. Mantenendo una buona eleganza di fondo che rispecchia il vitigno, ci regala una buona persistenza fruttata e per giunta sapida. Non sfigura abbinato con l’amatriciana come il suo fratello maggiore vinificato in rosso, perfetto con i miei involtini pollo ricotta e speck, sarei curiosa di provarlo una domenica estiva anche con l’immancabile “scarpetta” nell’impepata di cozze.
Valutazione: @@@

Chiara Pugina

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