Addio, Paul
Non starò qui a ricordare tutti quei film dove hai lasciato un ricordo indelebile di te, me ne vengono davvero tanti in mente, da La Gatta sul tetto che scotta a La stangata, da Butch Cassidy a Lo Spaccone, Nick mano fredda. Una leggenda, questo è sicuro, bello, bellissimo ma anche bravo, sempre più bravo con gli anni. Un grande attore di cui sentiremo la mancanza a lungo. Te ne sei andato dopo anni di lotta contro il male del secolo, a 83 anni, nella tua casa al fianco di tua moglie e delle tue figlie, come volevi tu.
Hai vinto un solo Oscar nel 1986 per “Il colore dei soldi”, e giustamente non sei andato neanche a ritirarlo, perché di film dove sei stato grande ce n’erano già stati molti, troppi per poter giustificare un premio così in ritardo. Ma i premi non contano poi così tanto, quello che conta davvero è il segno indelebile che hai lasciato nel mondo del cinema, che nessuno ti potrà mai togliere. Ne è passato di tempo da quando debuttasti con il film “Picnic”, cinquantacinque anni fa. I tuoi occhi dal colore e dall’intensità straordinarie non potevano non lasciare il segno.
Eppure non è stato affatto facile il primo periodo, in cui hai dovuto confrontarti con altri due attori come James Dean e Marlon Brando. Ci sono voluti altri due anni prima che, con “Lassù qualcuno mi ama”, potessi finalmente spiccare il volo. Hai dato tanto al cinema, non sei stato solo un bello, cosa che ha avuto il suo peso, né ti sei limitato a fare il classico attore caratterista per tutta la vita. I ruoli sono stati diversi e sempre più impegnativi, la tua bravura indiscutibile.
E quando sembrava, ormai, negli anni novanta che fossi giunto al termine, ecco che rinasci con un capolavoro interpretativo nel film “La vita a modo mio”, e poco dopo arrivano “Le parole che non ti ho detto” e ancora “Twilight” a settantaquattro anni, in compagnia di Susan Sarandon in una scena a letto nella quale chiunque altro alla tua età avrebbe rasentato il ridicolo. Che tu possa riposare finalmente in pace.


