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Doc e DocgLe regole del vino

Le DOCG dell’Emilia Romagna: Romagna Albana

Mappa vino DOCG Romagna Albana


❂ Romagna Albana D.O.C.G.
(Approvato DOC con D.P.R. 21/7/1967 – G.U. n.209 del 21/8/1967; approvato DOCG con D.M. 22/9/2011 – G.U. n.235 dell’8/10/2011; ultima modifica D.M. 20/3/2018 – G.U. n.84 dell’11/4/2018, G.U.U.E. n.C 225 del 5/7/2019)


zona di produzione
● in provincia di Forli-Cesena: i comuni di Bertinoro, Castrocaro e Terra del Sole, Cesena, Forlì, Forlimpopoli, Longiano, Meldola, Montiano, Roncofreddo, Savignano sul Rubicone;
● in provincia di Ravenna: i comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Castelbolognese, Faenza, Riolo Terme;
● in provincia di Bologna: i comuni di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel San Pietro Terme, Dozza Imolese, Fontanelice, Imola, Ozzano Emilia;


base ampelografica
● secco (asciutto), amabile, dolce, passito, passito riserva: albana min. 95%, possono concorrere, fino ad un massimo del 5%, altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione per la regione Emilia Romagna;


norme per la viticoltura
per i nuovi impianti sono ammesse le forme di allevamento in parete, anche con cordone permanente, la pergoletta, l’alberello e il duplex; con un minimo di 1.500 ceppi/ettaro per la pergoletta, 2.500 ceppi/ettaro per il duplex, 2.750 ceppi/ettaro per le forme in parete e 5.000 ceppi/ettaro per l’alberello;
è consentita l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo devono essere di 10 t/Ha e 11,50% vol.;


norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno dell’intero territorio amministrativo delle province di Forli-Cesena, Ravenna e Bologna;
è ammesso l’arricchimento con esclusione dell’utilizzo del mosto concentrato, nella misura massima di 1 grado;
le tipologie passito e passito riserva devono essere ottenute da uve sottoposte a un periodo di appassimento che può protrarsi fino al 30 marzo dell’anno successivo a quello della vendemmia e la loro vinificazione non deve essere anteriore al 15 ottobre dell’anno di produzione delle uve. È ammesso nella fase di appassimento l’utilizzo di aria ventilata e deumidificata per la disidratazione delle uve. Tale procedimento deve assicurare, al termine del periodo di appassimento, un contenuto zuccherino non inferiore a 284 g/l.
Coloro che optano per l’appassimento in pianta, con o senza intervento della “muffa nobile”, non sono tenuti al rispetto della scadenza del 15 ottobre;
a coloro che praticano l’appassimento in pianta con attacco da “muffa nobile”, è concesso di produrre e commercializzare DOCG “Romagna” Albana Passito Riserva, avente un titolo alcolometrico effettivo minimo di 4,0% vol., purché la gradazione del mosto al momento della pigiatura non sia inferiore ai 400 grammi per litro;
il vino a DOCG “Romagna” Albana Passito non può essere immesso al consumo prima del 1° settembre dell’anno successivo alla vendemmia in cui è stato ottenuto;
per tutte le tipologie previste è consentita la vinificazione, la conservazione e l’affinamento in contenitori di legno;
il vino a DOCG “Romagna” Albana Passito Riserva non può essere immesso al consumo prima del 1° dicembre dell’anno successivo alla vendemmia in cui è stato ottenuto;


norme per l’etichettatura e il confezionamento
sulle bottiglie o altri recipienti contenenti vino a denominazione di origine controllata e garantita “Romagna Albana” deve figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
è consentito l’uso di indicazioni toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento alle “vigne“, dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino così qualificato alle condizioni di cui all’art.31, comma 10, della legge 238/2016;
per il confezionamento dei vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita “Romagna” Albana nelle diverse tipologie previste, è consentito l’utilizzo di tutti i dispositivi di chiusura previsti dalla normativa vigente;


legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
Non è stato possibile accertare se il vitigno Albana sia stato effettivamente introdotto in Romagna dai Romani, sta di fatto che esso ha trovato in questa regione geografica la massima e pressoché unica area di elezione in Italia. Nel 1300 Pier de’ Crescenzi affermava che “questa maniera d’uva è avuta migliore di tutte le altre a Forlì e in tutta la Romagna”, individuando in modo preciso, fin da quei tempi lontani, le località in cui l’Albana dava i prodotti migliori. Nei primi decenni del 1900, Mariano Savelli, del Regio Laboratorio Autonomo di Chimica Agraria di Forlì, delineò in modo piuttosto preciso l’areale in cui l’Albana dava le sue migliori espressioni: “I luoghi di Romagna ove l’Albana si coltiva, …sono: le colline di Dozza (Imola), di Riolo, di S. Lucia delle Spianate nel Faentino, di Terra del Sole e Castrocaro, di Bertinoro, di Cesena, di Longiano e Montiano. Tutta questa zona che trovasi a una pressoché identica latitudine e appartiene a una stessa epoca geologica, evidentemente racchiude tuttora in se stessa il segreto della sua peculiare attitudine produttiva“. Studi successivi hanno confermato che l’Albana esprime al meglio le sue potenzialità organolettiche proprio se coltivata sui suoli nell’intorno della catena o “vena” dello “Spungone”, una formazione geologica che si estende dal Faentino al Cesenate, costituendo il primo rilievo visibile dalla via Emilia. Questa dorsale, di colore giallastro talvolta molto carico, si staglia ed emerge tra le colline circostanti, di natura prevalentemente argillosa, a causa della propria composizione, che la rende più resistente all’erosione: è costituita infatti da calcari arenacei organogeni (resti di organismi fossili) di età pliocenica immersi in argille. Anche se geologicamente assai differenti, vi si riconosce la stessa morfologia rupestre osservabile nella “Vena del Gesso”, con versanti a sud più acclivi e spogli e versanti a nord meno ripidi, boscati o coltivati.
L’Albana, nelle due fasce ai lati dello Spungone, si ritrova generalmente su terreni argillosi o argillo-limosi più o meno dotati di calcare, come pure su sabbie gialle tendenzialmente povere di calcare. La maggior parte dei vigneti tradizionali di Albana si collocano nel settore tra sud-est e sud-ovest, con risultati davvero eccellenti ad altitudini superiori ai 100 m slm, a dimostrare che si tratta di un vitigno a bacca bianca particolare che si avvantaggia di una buona esposizione al sole o meglio di una buona luminosità. Se ne ricava che le migliori perfomance del vitigno si ottengono su terreni che naturalmente ne contengono la vigoria, ben esposti e che per il differente contenuto di argilla e di calcare tendono a incidere in modo differente su struttura e quadro aromatico.
Del resto, il già ricordato Savelli scriveva che al di fuori delle aree collinari prossime allo Spungone il vino che risulta dall’Albana “perde il color d’oro, l’odore e la morbidezza, confondendosi con un ottimo vino bianco comune“.
Fattori umani rilevanti per il legame
L’area dello Spungone ha esercitato una forte attrazione insediativa dal paleolitico ad oggi; infatti la roccia di questa formazione geologica costituisce l’appoggio di fondazione delle rocche di Bertinoro, Meldola, Castrocaro e Predappio, oltre che il materiale con cui sono stati costruiti palazzi, ponti e strade nei paesi circostanti. Lungo lo Spungone esiste un sistema di sorgenti che costituisce la base delle acque termali di Castrocaro e Fratta Terme. Inoltre gli affioramenti di Spungone si trovano al centro di un vasto sistema di valori botanico-vegetazionali la cui importanza è riconosciuta a livello comunitario (aree SIC). Questo è il contesto che fa da cornice ad un paesaggio agrario con colture specializzate, in particolare vigneti e uliveti, tramandate nei secoli da generazioni di agricoltori. Spesso si ritrovano anche cantine storiche scavate nello Spungone, che si caratterizzano per una buona costanza di temperatura e umidità, elementi fondamentali nella corretta conservazione dei vini. Per le sue particolari caratteristiche (scalarità di maturazione, elevato accumulo zuccherino e acidità piuttosto sostenuta), il vitigno Albana è sempre stato utilizzato per produrre diverse tipologie di vino, tra cui anche i vini della “festa”; per questo, tradizionalmente, qualche pianta era presente in quasi tutte le aziende agricole romagnole. I grappoli che maturavano prima fornivano il vino secco da utilizzare, in purezza o in miscela con altri bianchi, durante i lavori estivi più pesanti, mentre il secondo raccolto serviva per produrre un vino più robusto, che spesso rimaneva più o meno dolce: il freddo autunnale bloccava la fermentazione lasciando un residuo zuccherino importante, vista l’elevata concentrazione iniziale. Parte di questa produzione, poi, veniva raccolta e appesa nei solai e dopo appassimento veniva pigiata per fare il vino passito per le ricorrenze importanti della famiglia (battesimi, matrimoni, ecc.) e, spesso, anche per la celebrazione eucaristica (vino da messa).
Le molteplici tipologie del vino di Albana proposte nel disciplinare, quindi, sono frutto degli usi e costumi e dell’esperienza dei viticoltori romagnoli. Indubbiamente la tecnologia moderna ha consentito di migliorare il risultato enologico, contribuendo a una maggiore uniformità e a una migliore caratterizzazione dei vini all’interno di ciascuna tipologia.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
L’Albana di Romagna DOCG è un esempio di fortissima interazione tra clima, suolo e vitigno, a cui si aggiunge un’importante tradizione enologica, tanto che per questo vino si può parlare di una significativa espressione di “terroir”. I vari tentativi di coltivare il vitigno Albana in altri ambienti, al di fuori di quello della Denominazione, si è rivelato poco significativo se non addirittura deludente. I vini di Albana si caratterizzano per una particolare nota comune, tipica del vitigno, che potrebbe essere ascritta alla categoria dei sentori vegetali, con particolare riferimento a salvia, anche se non è così facilmente definibile e si parla genericamente di odore caratteristico dell’Albana.
Questo sentore si accompagna, a seconda della maggiore o minore presenza di calcare, a note floreali più o meno marcate, e a un fruttato generalmente piuttosto deciso in cui tendenzialmente tende a prevalere il sentore di albicocca.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
La particolare natura dei suoli e la tradizione secolare nella coltivazione e vinificazione del vitigno Albana hanno creato un connubio molto speciale tra uomo, ambiente e vitigno, in Romagna. Le molteplici tipologie del vino di Albana proposte nel disciplinare, come si può evincere, sono frutto degli usi e costumi e dell’esperienza dei viticoltori romagnoli. Indubbiamente la tecnologia moderna ha consentito di migliorare il risultato enologico, contribuendo a una maggiore uniformità e a una migliore caratterizzazione dei vini all’interno di ciascuna tipologia.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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