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Irpinia 2014

Il vecchio mulinoE’ ormai consuetudine un giro in Irpinia quando i primi tepori primaverili iniziano a farsi sentire. E proprio in quel periodo le bottiglie delle nuove annate cominciano ad uscire dalle cantine e diventano disponibili agli assaggi. Siamo arrivati di sera, giusto in tempo per una buona cena. Siamo andati in un posto molto suggestivo: un vecchio mulino sul fiume Calore nel comune di Castelfranci, il cui decreto di costruzione fu redatto nel 1834, e circondato da un ampio parco naturale, attrezzato per pranzi all’aperto nella bella stagione. La cucina è tipica di territorio rivisitata e presentata in chiave moderna, saggiamente basata sull’ottima qualità delle materie prime locali.

Una portataLa cena era una ottima occasione per cominciare le degustazioni e l’abbiamo colta assaggiando vino di tre produttori locali: Michele Perillo, Colli di Castelfranci e Salvatore Molettieri. Si dà inizio alle danze con due sontuose annate di Coda di Volpe di Michele Perillo, un uomo semplice e schivo, ma scrupoloso ed efficace. Sono pochissime le bottiglie prodotte, meno di 2.000, e non per soddisfare richieste estemporanee, ma per tradizione; ed il suo perfezionismo è pari solo alla sua pazienza, quella di aspettare una lenta e lunga maturazione, in acciaio prima ed in bottiglia poi.
Il Coda di Volpe 2010 ha una bella veste dorata; avvicinando il bicchiere al naso, sembra di annusare un vasetto di miele inserito in un piccolo cuscino di fieno in appassimento. In bocca è ricco di sapori, dolce e fresco, minerale e sapido, piacevolmente secco, ma persistente. Prima del secondo sorso, il naso coglie profumi di camomilla ed una leggera e piacevole ossidazione.
Il Coda di Volpe 2008 apre con intensi profumi di fiori gialli ed una leggera nota di olive in salamoia; in bocca si materializza ricco di sapori, pulito e levigato al palato, elegante e fresco, minerale e sapido; i profumi ed i sapori non sono così intensi del 2010, ma la persistenza e l’eleganza compensano.
Si passa con disinvoltura al Vallicelli 2011 di →Colli di Castelfranci; nel calice lievemente dorato; molto intrigante al naso con intense note floreali e di cipria, frutta a polpa gialla ed agrumi si fondono; notevole l’impatto al palato: generosamente fruttato e fresco, tagliente, ma elegante ed intenso, ci regala, infine, una gradevole nota ammandorlata.
Un'altra portataEd eccoci all’ultimo bianco della cena: Apianum 2011 un Fiano di Avellino prodotto da →Salvatore Molettieri. In una bella veste paglierina con riflessi verdognoli, è una esplosione di profumi allorquando si avvicina il calice al naso: fiori gialli, erbe aromatiche e foglie di agrumi; un classico. Attacco piacevole in bocca con tanta frutta; freschezza e sapidità portano elegantemente verso un lungo finale.
Con i secondi piatti salgono in cattedra i rossi! Il primo vino è il Taurasi “Renonno” 2009 di Salvatore Molettieri, sicuramente uno fra i primi produttori di Taurasi e fra i più importanti nella parte più alta del fiume Calore. Si tratta di un cru prodotto da un vigneto ereditato dal nonno con molti ceppi di 75 anni su terreno argilloso ad un’altitudine di oltre 500 m.s.l.m.; il vino matura trenta mesi, parte in botte grande e parte in barriques, ed affina almeno sei mesi in bottiglia. Molto fruttato al naso, con ciliegia in evidenza, buccia d’arancia e cenere; la bocca rimane lungamente intrisa di frutta ed il tannino, potente e dolce, è accompagnato da una gran freschezza che rende il sorso lungo ed agile.
Si prosegue con un altro campione di razza: Alta Valle Riserva 2007 di Colli di Castelfranci; il nome ci dice che la provenienza delle uve è l’Alta valle del fiume Calore; i vigneti sono a ridosso della cantina, sono situati ad un’altitudine di circa 700 m.s.l.m ed hanno una resa molto bassa di circa trenta q/ha. Frutta rossa e nera, arancia sanguinella, cenere ed una stuzzicante nota fumé compongono un elegante quadro olfattivo. In bocca è intenso, scorrevole, appagante; freschezza, potenza e tannini morbidi, in perfetto equilibrio con le note fruttate, rendono il sorso molto persistente.
E per chiudere, si assaggia un altro cru di Salvatore Molettieri: il Taurasi “Vigna Cinque Querce” 2005, da un vigneto di circa 20 anni. La maturazione dura 36 mesi, parte in barriques e parte in botte grande, ed affina sei mesi in bottiglia. Molto tipico al naso con frutta rossa e cenere in grande evidenza, nobilitate da una nota di tabacco. In bocca si apprezza molto il frutto “croccante”, la sua freschezza ed il tannino imponente; nonostante l’età, è ancora molto giovane.
Questo viaggio in Irpinia è avvenuto nel periodo in cui si svolgeva ad Avellino la manifestazione organizzata da Miriade & Partners “Campania Stories – I Vini Rossi” che, tra le varie attività in programma, propone una sessione di degustazione tecnica per la stampa specializzata di un significativo numero di campioni appena immessi al commercio. Abbiamo avuto la possibilità di partecipare a quella sessione e riporto di seguito le mie impressioni.

I Comuni della Docg Taurasi“Irpinia Campi Taurasini” e “Irpinia Aglianico”
Il primo gruppo comprende 21 campioni fra “Irpinia Campi Taurasini” e “Irpinia Aglianico”, i vini più giovani ed immediati. Almeno la metà di essi, provenienti da annate variabili fra il 2006 ed il 2012, hanno raggiunto un grado di qualità, di maturazione e di piacevolezza che nulla hanno da invidiare ai Taurasi.
Colli di Castelfranci, Irpinia Campi Taurasini Candriano 2009: si presenta in una veste rubino carico con una leggera sfumatura ai bordi; al naso è ricco di profumi di frutta rossa, soprattutto ciliegie, cenere ed erbe aromatiche; e in bocca non si smentisce, anzi! Ciliegie croccanti che stridono sui denti come se fossero agrumi; fresco, intenso, tannino importante, persistente.
Fonzone Caccese, Irpinia Campi Taurasini 2010: molto talentuosa questa giovane cantina; per il Taurasi bisogna aspettare ancora; per ora sono solo due i vini rossi presentati, ambedue ad alto livello. Questo Campi Taurasini è rubino cupo senza sfumare sull’unghia; fresco e fruttato è l’impatto al naso: ciliegie, susine, una leggera e piacevole nota erbacea; in bocca è ancora la frutta a tenere banco, tanta freschezza da vendere, tannini levigati e dolci, persistenza prolungata.
Boccella, Irpinia Campi Taurasini Rasott 2008: il colore è rubino cupo appena sfumato ai bordi; i profumi sono quelli tipici dell’aglianico, “puliti” e molto ben distinguibili: ciliegia matura, cenere e buccia d’arancia; il sorso è caratterizzato dalla frutta accompagnata da tanta freschezza e da un tannino imponente; una piacevole nota amaricante ci avverte che abbiamo svuotato il cavo orale. Di questo vino abbiamo assaggiato anche alcune altre annate: la 2009 evidenzia maggiori segni di gioventù (ne ha ben donde) ed una certa pigrizia olfattiva naso, mentre la 2007 risente del maggior caldo sofferto, che ritroviamo in una gradazione alcolica leggermente superiore ed in una maggiore concentrazione.
L’Azienda →Di Marzo ha presentato due Irpinia Aglianico 2012 ed un Taurasi, ognuno di ottima fattura e tutti si sono posizionati nella fascia qualitativa alta. La linea Stemma ha un colore rosso rubino molto compatto ed uniforme; accattivante al naso con i suoi profumi che vanno dalla ciliegia alla carruba ed una spolverata di caffè; la beva è dinamica, fruttata e fresca, ha dei tannini levigati e puliti e dei sapori intensi; il tutto per un effetto gustativo persistente. La linea Cantine Storiche propone, invece, un vino, anche se il colore è leggermente sfumato sull’unghia, con delle note fumé ed agrumate all’olfatto; alla gustativa una gradevole nota amaricante ravviva la chiusura.
I Capitani ha portato una “pecora nera”: l’Irpinia Rosso Emè 2009, non è un aglianico in purezza come da tradizione, ma un blend molto equilibrato e ben riuscito di aglianico, sangiovese e merlot; quest’ultimo vitigno è presente da quasi cento anni nei loro vigneti. Un cofanetto di amarene dal profumo molto intenso viene momentaneamente disturbato da una folata di acqua ragia, ma repentinamente arriva una bomboniera con forti odori di confetti e caramelle elah. Il sorso regala tante sensazioni: dalla frutta matura e fresca ai tannini morbidi; la freschezza è molto intensa ed accompagna la lunga beva verso un finale ravvivato da una gradevole nota amaricante.
Ed eccoci ad uno dei due vini di Tecce: l’Irpinia Campi Taurasini Satyricon 2011; è un puledro indomito, di gran carattere, nervoso, difficile da portare nel “canapo” per la partenza del palio. Ciliegia e marasca caratterizzano l’impatto olfattivo, poi arrivano le note fumè, la cenere ed una zaffata rancida di che dura un attimo, marcatore di riconoscibilità dei vini della casa. La frutta fresca e croccante invade il cavo orale insieme ad un tannino levigato accompagnano il sorso verso un lungo finale.
E’ con vero piacere che segnalo nella parte alta della mia personale classifica i vini di →Villa Raiano. Il Campania Aglianico 2012 ha il colore rubino intenso ed uniforme; al naso offre profumi tipici dell’aglianico: ciliegia, cenere e buccia d’arancia; al palato si manifesta con immediatezza fruttato e fresco, con un tannino forte e levigato; è intenso, pulito, persistente ed equilibrato.

I Taurasi in degustazione

“Taurasi” e “Riserva”
Un gruppo più consistente di 36 etichette fra Taurasi e Riserva, circa la metà si attesta in un’alta fascia di qualità e prontezza alla beva. Boccella presenta un Taurasi Sant’Eustachio 2009 di ottima fattura: il colore è rubino intenso; molto buono l’impatto olfattivo con frutta rossa, arancia sanguinella e cenere; piacevole l’ingresso in bocca, intenso, fruttato, fresco ed un ottimo tannino completano il corredo organolettico.
Colli di Castelfranci, Taurasi Alta Valle 2010: bella tonalità di rubino appena sfumato ai bordi; l naso da subito la sensazione di un vino giovane, fruttato ed una spolverata di cenere; in bocca è netta la sensazione di pulizia, tanti i sapori di frutta rossa e ben distinguibili, con ottimi tannini a corredo ed una gran freschezza che gli donano un passo lungo.
Da qualche anno →Contrade di Taurasi ha aggiunto alle due etichette di Taurasi e Riserva, due gemelli eterozigoti: il Taurasi Coste ed il Taurasi Vigne d’Alto; sono due cru prodotti in due fondi diversi per composizione del terreno, seppure a poca distanza.
L’annata presentata è la 2009. Poco più di 300 metri d’altitudine per il Coste, su terreno argilloso-calcareo e viti da 20 a 40 anni d’età; mentre il Vigne d’Alto viene prodotto in un vigneto situato ad oltre 400 metri d’altitudine, su un terreno che fino a due metri di profondità è costituito da cenere, le viti hanno un’età media di 60 anni e sono coltivate a starseto. Stessa tonalità di rubino nel calice, con leggera sfumatura sui bordi, e pressoché uguali al naso con piccoli frutti rossi, buccia d’arancia e cenere, anche se al Vigne si apprezza una leggera nota erbacea. Gustosi, fruttati, freschi, aranciati, gran tannino e persistenti entrambi i vini alla beva. Ancora una volta trovo il tannino del Coste con un leggero anticipo sulla fruibilità rispetto a quello del Vigne d’Alto, un tantino polveroso.
Già da qualche anno →Feudi di San Gregorio si è riappropriata di una posizione alta nelle graduatorie dei vini. Il Taurasi Piano di Montevergine Riserva 2009 ha un bel colore rubino intenso; profumi di piccoli frutti rossi, buccia d’arancia e cenere sono perfettamente fusi; fruttato e freschissimo in bocca, ottimo il tannino e piacevolmente lungo e secco il sorso.
Guastaferro, Taurasi Primum Riserva 2006: bel punto di rubino intenso nel calice, senza unghia; un po’ riottoso al naso, non si concede subito, si fa aspettare per elargire i suoi profumi di piccoli frutti rossi, cenere e, a tratti, una debole nota balsamica. In bocca, però, è più deciso e schietto; il gusto fruttato, accompagnato da ottima acidità, è immediato ed intenso; anche il suo tannino è molto intenso, ma con quell’acidità non ce la fa a risultare astringente ed il sorso diventa persistente.
Ed ecco un’azienda giovane e che crede molto nei vini del sud. L’Azienda Sanpaolo ha presentato un Taurasi Riserva 2009 di ottima qualità. Il colore è rubino intenso; il naso è invaso da intensi profumi di piccoli frutti rossi, arancia, cenere e delicate note erbacee. Il sorso ti riempie la bocca di frutta fresca che genera tanta salivazione; si avverte la presenza di forti tannini, ma la materia è tanta e le sensazioni gustative sono intense e persistenti.
Ritorna un vino dell’azienda Di Marzo e questa volta con un gran Taurasi Albertus 2010; molto giovane e vinoso al naso con intensi sentori di frutta rossa e cenere; molto fruttato e fresco al gusto, con tannini potenti, ma levigati ed una leggera nota amaricante accompagna il sorso verso un lungo finale.
Donnachiara ha presentato un Taurasi 2009 molto buono; il colore è rubino intenso senza indecisioni sull’unghia; piccoli frutti rossi, cenere e note agrumate al naso; in bocca la frutta e la grande freschezza si accompagnano ad un ottimo tannino; il ritmo di beva è mantenuto alto dalle note agrumate di chinotto e da una sottile speziatura che non chiude mai definitivamente il sorso.
L’anno scorso Feudi di San Gregorio rappresentò per me un gradito ritorno dei suoi vini nella fascia dei grandi vini. Quest’anno è una conferma; il Taurasi 2010 ha una intensa tonalità di rubino, appena sfumata ai bordi; lo spettro olfattivo è intenso e molto ben distinguibile nell’identificazione dei profumi fruttati , arancia e cenere; l’impatto al palato è fruttato e fresco; un tannino levigato e secco è accompagnato da tanta buona materia e da una sottile nota amaricante per una chiusura appagante.
Il Taurasi Historia Antiqua 2009 dell’azienda →Historia Antiqua ha un bel colore rubino appena sfumato sui bordi; al naso è tipicamente fruttato di ciliegie ed amarene con zaffate di buccia d’arance e cenere; in bocca la frutta è ben accompagnata da una ottima acidità e da un tannino intenso e risolto; nel lungo finale si apprezza la gran pulizia del sorso.
Il Taurasi Bosco Faiano 2007 de I Capitani è un vino di color rubino intenso, appena sfumato verso i bordi; ha un naso complesso e dinamico: si manifesta dapprima con piccoli frutti rossi, poi una zaffata di cenere neutralizza il naso per apprezzare subito dopo l’arancia ed una spolverata di caffè; in bocca la frutta è accompagnata da una intensa acidità e l’ottimo tannino porta ad un finale tostato.
Il Taurasi Nero Né 2010 de →Il Cancelliere ha un colore rubino intenso, appena sfumato sui bordi; l’alcool ha una valenza importante, visto che trasforma il fruttato in deliziose ciliegine sotto spirito accompagnate da una nota fumè; in bocca è fruttato e fresco ed il tannino è importante, ma l’ottima materia lo rende vibrante e molto persistente. Il Taurasi Santa Vara 2007 di →La Molara si presenta rubino intenso; al naso si fa apprezzare per i delicati profumi di marasca, ciliegie e cenere; in bocca è fruttato e fresco, è giustamente tannico, persistente ed equilibrato.
Il Taurasi 2009 di Perillo ha colore rubino intenso; piccoli frutti rossi e cenere caratterizzano l’olfatto con profumi intensi e nitidi; in bocca arriva tanta frutta rossa sorretta da un intensa acidità; il tannino è potente ma levigato, è secco e persistente.
Terredora produce vari Taurasi ed io, generalmente, ne preferisco un altro; quest’anno il Taurasi Campore Riserva 2006 risulta il miglior vino aziendale. Rubino intenso appena sfumato è il suo bel colore; frutta rossa, cenere e buccia d’arancia compongono il quadro olfattivo; le intense note fruttate sono sostenute da una gran vena acida e da un intenso e setoso tannino per un sorso molto lungo.
Ancora un vino di Villa Raiano; il Taurasi 2010 è di color rubino intenso appena sfumato ai bordi; ha un ventaglio di profumi molto ampio e distinguibili: piccola frutta rossa, cenere, carrubo e note di torrefazione; alla gustativa è fruttato e fresco e un tannino ben dosato lo accompagna verso un lungo finale.
Guido Marsella è un personaggio atipico e distaccato, eppure è molto ortodosso e rigoroso nella produzione del suo Fiano: 25 ettari di vigneti a circa 800 m.s.l.m. in quel di Summonte. La lavorazione
dei mosti avviene solo in acciaio e con l’affinamento in bottiglia il ciclo totale, prima di essere messo in commercio, il vino passa almeno 18 mesi in cantina. Il Fiano di Avellino 2011 è giallo paglierino intenso con riflessi verdognoli; al naso offre un ventaglio di profumi molto variegato e dinamico: frutti tropicali, mango, frutto della passione, poi erbe aromatiche, fieno, agrumi e miele. In bocca non è molto intenso, a tratti delicato, ma fruttato e fresco, è secco e minerale e sapido; lascia una bocca pulita, ammandorlata e pepata.
Una visita all’azienda →Benito Ferrara era in piano da lungo tempo e l’occasione l’ha resa possibile. Gabriella Ferrara e Sergio Ambrosino ci hanno riservato una calorosa accoglienza nonostante il lieve stato di malessere della padrona di casa.
Sergio è un torrente in piena, incontenibile, una voglia compulsiva di raccontare il “suo” vino. Ci ha portati a vedere le vigne: che spettacolo; godono di una posizione ideale per esposizione ed altitudine; il terreno è misto argilloso-sabbioso con ciottoli di pietra sulfurea sparsi in superficie.

Vigna Cicogna

Il Greco di Tufo Vigna Cicogna 2012 è giallo paglierino con riflessi dorati; al naso offre un ventaglio di intensi profumi che spaziano dai fiori gialli alla susina gialla, dai frutti tropicali agli agrumi, dal tiglio al tabacco; e costantemente si avverte una potente mineralità di fondo. L’ingresso in bocca è tagliente; l’acidità proverbiale del greco si materializza in tutta la sua potenza; i sapori di frutta tropicale, gli agrumi, la mineralità ed il tenore tannico si trattengono nel cavo orale ben oltre la deglutizione.

Antonio Di Spirito

Il vino ha sempre fatto parte della sua vita; dal 1974 vinifica le uve acquistate e nel 1981 ha impiantato una piccola vigna che coltiva tutt'oggi, sempre per il consumo familiare. Dal 2006 si è dedicato interamente al mondo del vino; dopo aver seguito tanti corsi, ha ricoperto il ruolo di docente alla Rome Wine Academy School, organizzando e guidando degustazioni, partecipando alla stesura di una Guida annuale ai Migliori Vini e curando la pubblicazione del New Wine Journal online. Dal 2011 è Free Lance Wine Journalist. Dal 2013 collabora con "Lavinium" e dal 2014 anche con "LucianoPignataro WineBlog". Dal 2014 è Giudice Internazionale al "Concours Mondiale de Bruxelles" e dal 2016 è Membro delle Commissioni di Valutazione del Concorso Enologico Internazionale "La Selezione del Sindaco". Nel 2015 ha partecipato alle selezioni ed alla scelta dei vini della guida Slow Wine 2016 per la Sardegna e nel 2016 ha fatto parte del panel di degustazione per le selezioni e la scelta dei vini della guida Guida "I vini d'Italia" de L'Espresso.

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