Classese e Montenapoleone: due denominazioni che cambiano il volto dell’Oltrepò Pavese

Pier Filippo Frisa, responsabile comunicazione del Consorzio vini Oltrepò Pavese, ha presentato, venerdì 4 settembre, al Ticinum Festival di Pavia, le prime bottiglie di Metodo Classico che portano in etichetta “Classese”.
Il nome Classese è una crasi tra Classico e Pavese e diventa così la nuova DOCG Metodo Classico Oltrepò Pavese.
In questo modo viene riconosciuto ufficialmente l’Oltrepò Pavese come la prima denominazione al mondo fondata sul Metodo Classico da Pinot Nero (bianco o rosé), consolidando l’identità di un territorio che di questo vitigno ha fatto il suo tratto distintivo.
Il termine Classese è nato nel 1984 come brand identificativo per il Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese ed è stato registrato come marchio privato da una stretta cerchia di 12 cantine storiche tra cui Monterucco e Quaquarini Francesco che lo hanno usato continuativamente, salvaguardando un’identità che rischiava di andare perduta e, nel 2025, lo hanno ceduto al Consorzio per trasformarlo in marchio collettivo e identitario.
Il punto di partenza del progetto è legato alla situazione di oggettiva crisi del mondo del vino a livello globale che interessa anche l’Italia in generale e particolarmente l’areale vitivinicolo dell’Oltrepò Pavese.
Il Consorzio Tutela Vini OP, esiste da quasi 50 anni (è nato nel 1977) e il nuovo CDA, che si è insediato nel 2024, ha visto per la prima volta nella sua storia una massiccia presenza di produttori di filiera (ovvero quelli che seguono tutta la produzione del vino dalla vigna fino alla vendita del vino in bottiglia) coi quali collaborare per ridare valore al vino dell’Oltrepò Pavese.
L’aspetto più importante da cui si è partiti è il patrimonio storico e produttivo di un territorio unico nel suo genere che, già nel 1865 (ben 161 anni fa), ha creato le prime bollicine di Metodo Classico italiane grazie alla lungimiranza del conte Augusto Giorgi di Vistarino e che per una lunghissima fase è stato il bacino principale di produzione di basi spumante in Italia.
È noto che la gran parte del Pinot Nero utilizzato per il Metodo Classico della Franciacorta o delle Sette Sorelle della Provincia Granda piemontese provenivano dall’Oltrepò Pavese.
Le bollicine di Metodo Classico sono la tipologia di vino che oggi riesce a resistere maggiormente sul mercato e quindi un territorio che ha una grande importanza a livello produttivo e una lunga e prestigiosa storia non può prescindere dal puntare in maniera forte e decisa su questa tipologia, con una comunicazione che in prospettiva dovrebbe poi trainare tutte le altre risorse vitivinicole.
L’idea è quella di incentrare la comunicazione sul Classese per raccontare l’Oltrepò Pavese come terra del Metodo Classico da Pinot Nero, che è un’unicità, perché i Metodi Classici da Pinot Nero sono prodotti un po’ ovunque, anche in Champagne; il Blanc de Noir per esempio è una delle perle della produzione di Champagne, però rappresenta il 4/5 per cento della produzione totale di questo straordinario territorio e quindi è un’eccezione.
L’Oltrepò Pavese, tra i territori spumantistici internazionali, è l’unico che punta invece in maniera univoca proprio sul Blanc de Noir trasformando questa unicità internazionale in valore.
Accanto ad un nutrito gruppo di produttori giovani (frutto di un importante cambio generazionale nell’arco degli ultimi 8-10 anni sul territorio) ci sono aziende con una storia decisamente più lunga, con tradizioni familiari produttive ultradecennali: in tutto una quarantina, per una produzione di circa 600.000 bottiglie certificate, più 1,5 milioni di bottiglie di Spumante VSQ.
Ma il potenziale è molto più alto se si considera che gli ettari allevati a Pinot Nero sono circa 3000, che fanno dell’Oltrepò Pavese il primo areale vitivinicolo in Italia per questo vitigno e il terzo in Europa.
Di questi 3000 ettari, circa 2.300 hanno cloni e caratteristiche ideali per la spumantizzazione e considerando una resa massima stabilita dal disciplinare di 100 quintali di uva per ettaro e una resa in vino del 60%, il territorio potrebbe teoricamente produrre dai 13 ai 15 milioni di bottiglie di spumante all’anno.
Dal 2024, il Consorzio Tutela Vini OP è sotto la direzione di Riccardo Binda (che in precedenza è stato per molti anni direttore del Consorzio di Bolgheri), il quale è riuscito a creare un movimento che ha generato una larga condivisione delle iniziative per riformare il sistema.
La riforma ha riguardato lo statuto consortile (per riequilibrare i pesi di tutti i diversi passaggi di filiera con particolare focus sulla commercializzazione) e una serie di modifiche al disciplinare della DOCG che consentiranno di arrivare al Classese come denominazione.
Classese oggi è ancora un marchio consortile ma è destinato a diventare la denominazione vera e propria che ha visto una condivisione amplissima con percentuali di approvazioni in assemblea dei soci, che vanno dal 97 per cento fino al cento per cento.
Montenapoleone
Il Consorzio, oltre alla DOCG Classese protegge e promuove altre sei denominazioni: le DOC Oltrepò Pavese, Pinot Nero, Bonarda, Buttafuoco, Sangue di Giuda e i vini IGP/IGT Provincia di Pavia.
Il progetto prevede la creazione di una nuova denominazione, che riguarderà solo grandi rossi fermi a base di uve autoctone come Croatina, Barbera, Uva Rara, Ughetta di Canneto (Vespolina) e si chiamerà Montenapoleone, utilizzando il nome che appare sulla bottiglia del Montebuono, il vino rosso prodotto dall’Azienda Agricola Barbacarlo di Broni, a partire dal 1965.
La famiglia Maga è proprietaria, fin dal Settecento, della Vigna Montebuono da cui si ricava appunto il Montebuono, chiamato Monte Napoleone dopo che il grande imperatore bevve quel vino per ristorarsi dalle fatiche conseguenti la battaglia di Marengo.
Sulla retroetichetta del Montebuono c’è scritto “Prodotto sulla collina di Montebuono in Broni. Dopo la battaglia di Marengo, Napoleone sostò a Broni, ne bevve, lo trovò eccellente: da allora la collina si chiamò anche Monte Napoleone”.
Dopo la scomparsa di Maga Lino, l’ultimo grande profeta del vino dell’Oltrepò Pavese, l’Azienda Agricola Barbacarlo è nelle mani del figlio Giuseppe che ne prosegue la tradizione e le consuetudini e vede con diffidenza il tentativo di standardizzare i vini del territorio sotto un unico brand commerciale.
Il punto di vista di Giuseppe Maga è che l’adozione del marchio Montenapoleone da parte del Consorzio quale denominazione per una macro area come l’Oltrepò Pavese, rischierebbe non solo di sminuire una menzione storica che identifica una micro particella di vigna ma anche di sovrapporsi alla narrativa storica del suo Montebuono, portando d’attualità la ventennale battaglia legale (vinta) di suo padre, per difendere il Barbacarlo dal tentativo di trasformarlo in un marchio collettivo istituzionale.
Valerio Bergamini


