L’Umbria dell’olio, terra “piccola” dalle grandi vocazioni

Olio questo sconosciuto, a differenza del vino, l’olio extravergine d’oliva è ancora un prodotto che viene spesso associato ad un semplice condimento, il suo peso e valore è legato al prezzo dello scaffale o all’olio del contadino amico, ma bisognerebbe iniziare a farsi qualche domanda in più, bisognerebbe iniziare ad approfondire, conoscere le realtà olivicole territoriali ed extra territoriali e cercare di associare i luoghi con le cultivar di riferimento. Un primo passo in questa direzione è stato mosso dalla regione Umbria, che ha chiuso l’anno 2019 organizzando a Montone (PG) una due giorni alla scoperta della nuova annata. Una tappa fondamentale per la filiera olio e della Dop Umbria, dopo un percorso che negli anni ha visto protagonisti il Consorzio di tutela, l’iniziativa Frantoi Aperti, la Strada dell’Olio Dop Umbria e un prestigioso concorso come l’Ercole Olivario.
L’anteprima è stata organizzata dall’associazione Strada dell’olio evo Dop Umbria in collaborazione con tutti gli attori del comparto olivicolo, a partire da Promocamera dell’Umbria, il Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria 3A-PTA, CIA Umbria, Coldiretti Umbria, Confagricoltura Umbria, le Camere di Commercio di Perugia e Terni e del Consorzio di Tutela Olio e.v.o.

Una traccia che ha permesso di percorrere, attraverso degustazioni guidate e incontri con i produttori, la Strada dell’olio Dop dell’Umbria, immersi nella tradizione olivicola che si intreccia con le tradizioni storico-culturali che caratterizzano questi luoghi; dai suggestivi borghi medievali e chiese romaniche, dal silenzio, dall’artigianato. Ben cinque le sottozone collinari dell’Umbria che sotto il termine strada dell’olio identificano cinque itinerari, ognuno dei quali racchiude luoghi, storia e tradizioni peculiari. Angela Canale e Giulio Scatolini, capi panel, hanno guidato chef e giornalisti in una sessione di assaggio degli oli provenienti dalle cinque sottozone.
L’Umbria è la prima regione italiana ad aver ottenuto il riconoscimento della Dop su tutto il territorio regionale, pertanto in etichetta la denominazione Dop Umbria è accompagnata dalle seguenti cinque menzioni geografiche: Colli Assisi Spoleto, Colli Martani, Colli Amerini, Colli Orvietani, Colli del Trasimeno. Questi sono i cinque splendidi itinerari che si differenziano, oltre che per le condizioni pedoclimatiche, varietali, geografiche, tecniche agronomiche e per i luoghi di arte e delle tante bellezze paesaggistiche che caratterizzano questa regione. La cultivar tipica dell’Umbria è il Moraiolo (ricco di sentori che ricordano l’oliva fresca, con note di erbe aromatiche a cui si aggiunge al palato una decisa sensazione di amaro e piccante), tipica della sottozona di Colli Assisi Spoleto, resistente a suoli molto rocciosi, il suo frutto tende a maturare piuttosto tardi. ma in tutto il territorio umbro esistono delle differenze di cultivar locali, come la Dolce Agogia, che troviamo nella sottozona Colli del Trasimeno (che si estende in 17 comuni nella zona nord ovest della regione tra cui il capoluogo Perugia, Città di Castello, Castiglion del Lago). Questa varietà ha sentori più dolci e smorza l’amaro e piccante del moraiolo, l’olio che ne deriverà sarà meno “aggressivo”, in modo da abbinarsi bene anche alle preparazioni di pesce proprie di queste zone. Nella sottozona Colli Martani (che si estende al centro dell’Umbria e comprende 15 comuni tra cui Massa Martana, Giano dell’Umbria, Montefalco), troveremo la San Felice, che si presenta con ampie e delicate sensazioni di erba di campo e carciofo, confermate al gusto da un’armonica e leggera sensazione di amaro e piccante.

A sud dell’Umbria, nella sottozona Colli Amerini (comprende nove Comuni nella parte centrale della provincia di Terni tra cui Amelia e Narni), troveremo la varietà Raio, presente con leccino e frantoio al massimo all’85%, moraiolo almeno al 15% e altre varietà al massimo 10%. Questa varietà si è adattata al territorio umbro, capace di resistere al freddo; da questa varietà si coglieranno note erbacce più complesse con maggiore espressività di carciofo.
“Un prodotto straordinario, che ha bisogno di chi lo utilizza nel quotidiano, ma anche a livello professionale, oltre che di chi lo produce e chi lo comunica; è importante quindi legarlo alla cultura e al turismo di questi luoghi. La Dop dell’Umbria appartiene al buono, ma è strettamente connessa al bello” – così ha esordito Paolo Morbidoni (Presidente della Strada dell’Olio dell’olio e.v.o. Dop Umbria) in apertura della conferenza stampa di presentazione dell’annata dell’Olio e.v.o. Dop Umbria, che si è svolta nella Chiesa di San Francesco di Montone. “Il buono nasce da un territorio unico, da cultivar autoctone, da un saper fare millenario a cui la tecnologia moderna ha dato una spinta formidabile per arrivare alla soglia dell’eccellenza. Questa connessione fra prodotto, uomo e territorio è il vero elemento non riproducibile, è ciò che si trova in ogni bottiglia. è ciò che si respira visitando le aziende olivicole. L’Anteprima 2019 vuole dare una vetrina a tutto questo, sapendo che l’origine certificata, rappresentata dalla Dop, è un grande valore aggiunto per l’Umbria dell’Olio e anche per chi, come noi, promuove un viaggio fortemente legato all’esperienza. L’Umbria che fa sistema è la vera forza”.
L’Olio e i suoi uliveti diventano il tramite per raccontare il territorio e per dare vita a opere d’arte.
Ne è di esempio il Bosco di San Francesco sito FAI (Fondo Ambiente Italiano), nonché azienda agricola produttrice dell’olio “Terzo Paradiso” proveniente dagli uliveti dell’opera di Land Art del Sito Fai. Una porzione intatta di paesaggio umbro, luogo di armonia e silenzio ai piedi della grandiosa Basilica di San Francesco d’Assisi, una proprietà di 64 ettari di paesaggio semi-naturale dove scorre il torrente Tescio fra boschi di carpini, lecci e roverelle alternati ad uliveti e radure, che l’incuria aveva ridotto a una discarica e che il FAI, dopo la donazione da parte di Intesa Sanpaolo nel 2008, ha interamente recuperato e riaperto al pubblico nel 2011. Grazie al recupero degli oliveti abbandonati e ad una gestione attenta alla sostenibilità ambientale, nel Bosco di San Francesco oggi si produce olio di oliva e si possono ammirare i 121 ulivi che costituiscono la suggestiva opera di land art “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto.

La contaminazione tra esperienze e competenze diverse permette quindi di vedere il mondo in maniera variegata e più completa. L’arte e gli elementi naturali assumono ruoli diversi e spaziano tra i concetti di creatività, sensibilità, adattamento. Come si legge dalle parole di Michelangelo Pistoletto: “L’arte non ha mai smesso di partecipare alle avventure dell’umanità, accompagnando in ogni passaggio l’evoluzione della società. L’innovazione attraverso la scienza è arrivata a risultati impensabili in passato. Ma questa capacità di creare il nuovo è anche una responsabilità più ampia, perché molte innovazioni stanno corrompendo e distruggendo i principi fondamentali della natura. Io credo che si debba ritrovare un rapporto equilibrato fra natura e tecnologica, su questo dobbiamo impegnarci molto. L’arte sta in mezzo, come dinamica di questo equilibrio”.
Il “Terzo Paradiso” è il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale. Il termine paradiso nell’antica lingua persiana significa “giardino protetto”, il nostro scopo è quindi quello di proteggere il nostro pianeta, curare la società umana che lo abita.

Questo è solo uno dei tanti esempi che mostrano quanto sia importante e forte il legame e il rispetto della
natura. L’Umbria dell’olio è un paesaggio esteso, dove il rapporto tra olivicoltura e storia si presenta particolarmente forte, con i suoi borghi storici, i castelli e i numerosi complessi religiosi che si trovano immersi negli oliveti.
Tornando alla produzione dell’annata 2019, come emerge dalle parole di Federico Mariotti del Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria: “circa il 9% della produzione umbra totale di olio evo è Dop certificato. Rispetto a 10 anni fa, la superficie olivata inserita nel circuito Dop Umbria è aumentata del 67% circa, ed il relativo numero di olivi in controllo è aumentato del 44% circa. Nelle ultime tre campagne (2016-2018) il quantitativo di prodotto certificato è cresciuto del 30% circa, passando da 411.520 litri a 533.105 certificati. Anche questa campagna si prospetta assolutamente in linea con i requisiti di conformità del disciplinare di produzione della Dop Umbria; occasioni come questa rendono il prodotto olio una vetrina di valore capace di raccontare la sua terra di provenienza”.
Una grande potenzialità quella dell’olio e al contempo un segnale concreto di come, attraverso l’impegno verso un mondo più sostenibile, è possibile contribuire a creare opportunità di sviluppo e nuove progettualità che riescono a dare valore al territorio.
Fosca Tortorelli



