In casa Gagliasso vino e cucina di Langa di altissima qualità

Borgata Torriglione. È molto facile arrivarci, basta percorrere la superstrada da Alba verso Barolo, seguire le indicazioni per La Morra e per la frazione Annunziata. Lungo la strada che sale dolcemente verso il paese, si incontra sulla sinistra l’azienda vinicola Aurelio Settimo (che merita assolutamente una visita) e, proprio al termine della curva, si svolta a sinistra per una stradina sterrata che si addentra nella borgata Torriglione, dove si trova l’azienda Gagliasso. L’agriturismo è ben visibile, grazie al colore acceso che spicca in mezzo alle vigne. Mario Gagliasso, il figlio Luca e l’enologo Sergio Molino lavorano alacremente in vigna e cantina, mentre la moglie Luciana e la figlia Nicoletta portano avanti l’agriturismo. L’idea di tornare a trovarli è stata del mio amico giornalista Franco Ziliani, con il quale ho anche condiviso la recente esperienza di Piacere, Barbaresco (di cui vi parlerò in seguito). Non capita tutti i giorni di trovare un’azienda in grado di offrire vini eccellenti e una cucina esemplare, di quelle che mandano in vibrazione tutti i sensi tanto che, se non fosse per una profonda consapevolezza dei miei limiti canori, avrei potuto intonare d’emblée un inno alla cucina di Langa. Credetemi, di ristoranti ne ho conosciuti parecchi, ma Luciana è riuscita a stupirmi per la sensibilità e il gusto con cui prepara le sue ricette; ricordo ancora quello straordinario flan di peperoni di Carmagnola con bagna cauda (preparata più “estiva”, con porri di Cervere e finocchi) e quei fantastici tajarin, perfettamente al dente, per non parlare della lingua con bagnet verd . Aggiungiamo che un pasto completo (antipasto, primo, secondo, dessert, acqua e Dolcetto o Barbera) viene a costare meno di 30 euro ed ecco che una puntata a pranzo o a cena dalla famiglia Gagliasso diventa inevitabile.
Quest’anno, fra l’altro, la gamma dei vini che ho avuto modo di degustare è davvero notevole, a cominciare da uno straordinario Langhe Chardonnay 2006 (venduto in cantina a soli 4,5 euro), perfetto nella sua espressione varietale, passato esclusivamente in acciaio, con note spiccate di cedro, ananas ed erbe mediterranee, sapido, quasi salmastro al palato, pervaso da una gioiosa freschezza e vivacità, di quelli che rendono allegra la tavola.
Luca, come tutti i giovani ama sperimentare, anche se è ben consapevole dello straordinario patrimonio viticolo che ha a disposizione: un ettaro di vigna del cru Rocche dell’Annunziata (dal quale vengono prodotte circa 9000 bottiglie di Barolo con il nome del cru) e 3,2 ettari del Torriglione (4000 bottiglie di Barolo Torriglione, 2000 di Langhe Chardonnay e 2500 di Langhe Chardonnay Utinot), nel comune di La Morra, quasi 3 ettari di una vigna denominata Ciabot Rus (da cui provengono 3000 bottiglie di Barbera e 8000 di Dolcetto, oltre al Langhe Nebbiolo, tutti con il nome della vigna in etichetta)a Novello, un altro ettaro suddiviso tra La Morra e Monforte per la produzione della Barbera base (circa 15mila bottiglie). A questi si va ad aggiungere dall’annata 2003 il Langhe Rosso Turrion, un blend di nebbiolo e barbera in parti uguali. Luca è molto attento ai segnali del mercato, ritiene sia comunque importante disporre di una clientela differenziata, che è l’unico modo per garantirsi vendite ad ampio spettro, fare in modo, insomma, di ridurre al massimo il rischio di spiacevoli giacenze in cantina. D’altronde per amare e comprendere vini come il Barolo Torriglione bisogna essere in qualche modo preparati, non basta acquistare la bottiglia e berla, è necessario andare a vedere la vigna, assaggiare gli acini maturi del nebbiolo, sentire fra le mani la terra, i profumi di Langa, assimilare l’atmosfera di questi luoghi meravigliosi, conoscere le persone che vivono, lavorano, faticano, sudano e rischiano ogni anno di vedere miseramente perduto il frutto del loro impegno per un capriccio del tempo. Solo allora si può comprendere, amare, rispettare, ciò che è dentro quella bottiglia. Oggi, invece, non c’è il tempo né la volontà di capire che il vino, quello vero, non è una semplice bevanda, è molto di più, è storia liquida, è vissuto, a volte anche dolore.

Luca se ne rende conto, anche se è cresciuto in un’epoca dove il vino ha assunto un ruolo assai diverso dal passato, tanto da occupare un posto importante persino nelle librerie, fra guide, trattati enologici, romanzi, racconti fotografici, poesie, monografie sui produttori, agende, e nei negozi di casalinghi è pressoché normale trovare tutta una serie di accessori, calici, decanter e scoladecanter, cavatappi in legno pregiato, sistemi salvagoccia, portabottiglie, carrelli, portaghiaccio, bracciali con ghiaccio sintetico, termometri, c’è davvero di tutto. Così come le manifestazioni enogastronomiche, presenti ormai quasi quotidianamente, nel più piccolo e sperduto comune della Lucania come nelle grandi fiere di provincia. Una mescolanza di passione e business, che ha coinvolto industriali, avvocati, notai, attori, cantanti, una realtà molto lontana da quella in cui è cresciuto papà Mario, un vero uomo di vigna, di poche parole, una di quelle persone che ti racconta la storia di Langa solo attraverso il suo sguardo, schivo ma pieno di genuina umanità, diffidente e lontano da un mondo che corre, in continua trasformazione, sempre più incapace di fermarsi e riflettere, assaporare, cogliere sfumature. Mario ne è consapevole, ne prende atto, e lascia che il figlio segua la sua strada, faccia le sue scelte, le sue conquiste e i suoi errori. È giusto così. Oggi il vino è anche competizione, i Paesi produttori sono sempre più numerosi, molti dei quali in grado di proporre vini validi a prezzi assai inferiori ai nostri o a quelli della vicina Francia, ormai si fa vino un po’ ovunque, in Cile, in Sudafrica, in Nuova Zelanda, in Argentina, in Cina, in India, in Israele, in Russia. E qual è la nostra forza? Il connubio fra terreno, vitigno e uomo, un triangolo che crea qualcosa di unico e irripetibile, purché se ne rispettino i principi e i valori. E in casa Gagliasso questi elementi ci sono tutti, siamo nella terra del grande Barolo, dove il nebbiolo trova forse la sua espressione massima, ecco perché è importante che questi vini mantengano un carattere indipendente, libero, il più possibile immune da mode e condizionamenti. Il mercato fatica a capire? Bene, noi siamo qui anche per questo.
Ecco allora che, Luca non me ne voglia, un vino come il Langhe Rosso Turrion 2004, ultimo nato, fatico a comprenderlo, perché pur nella sua indiscutibile precisione tecnica, non trova una collocazione naturale a fianco di vini davvero grandi come i due Barolo, Torriglione e Rocche dell’Annunziata, che riportano nel calice tutta l’emozione, la fatica, i sacrifici, le speranze, la bellezza di questa terra. Qualcuno potrebbe dire che non ha senso paragonarli. E invece c’è una logica ben precisa in quello che scrivo, perché la stessa sensazione la percepisco nella straordinaria carica, ricchezza di frutto, gioiosa serbevolezza della Barbera d’Alba 2006, nel tono vigoroso ma tanto varietale di viola, ciliegia e lampone del Dolcetto d’Alba Vigna Ciabot Rus 2006. Un suo carattere, anche se riconosco che non è un vino che manda in vibrazione i miei sensi, ce l’ha anche il Langhe Chardonnay Utinot 2006, maturato in barrique, oggi ancora marcato dal legno ma con un futuro evolutivo che sarà sicuramente interessante (preferisco comunque la versione base). Il Turrion, che è composto da nebbiolo e barbera in parti uguali, sembra non possedere lo stesso carattere, la stessa forza espressiva, parla un linguaggio diverso, come diverse e, a mio avviso, non proprio affini sono le due uve che lo compongono. E, guardandolo in prospettiva, non promette una facile evoluzione, viste le diverse caratteristiche e potenzialità dei due vitigni. La domanda che mi viene spontanea è: ma era proprio necessario?

Ma torniamo ai due vini di punta, i Barolo Rocche dell’Annunziata e Torriglione, degustati nelle versioni 2003 e 2004 (non ancora in commercio). Attualmente il Rocche esce dalla cantina a 26 euro, un euro in più del Torriglione, per una ragione molto semplice, il cru Rocche dell’Annunziata ha una grande notorietà anche all’estero, mentre il Torriglione è assai meno conosciuto. In realtà, almeno dalle degustazioni che ho fatto in più occasioni dei due vini, è proprio quest’ultimo ad emozionarmi maggiormente. Certamente meno facile, più restio a concedersi, eppure ha una trama di un’eleganza straordinaria, tanto che lo preferisco al Rocche anche nella difficile versione 2003. Versione che, se non lo avessi letto in etichetta, non avrei minimamente percepito, tanta era la freschezza e dinamicità espressiva. Un vino di carattere, con note di viola, ciliegia sotto spirito, liquirizia e prugna molto spiccate, esaltate da una mineralità che ci ricorda la pietra vulcanica, mentre al palato presenta un tannino morbido, per nulla verde (come è accaduto con molti 2003), e una succosità e godibilità davvero esemplari. Il Rocche dell’Annunziata, stessa annata, propone un bouquet dalla spinta eterea spiccata, un frutto molto maturo e sotto spirito, mentre al gusto non ha la stessa freschezza e dinamicità, anche se è possibile che sia una fase momentanea, poiché questo vino ha forti capacità di recupero nel tempo.
Il Barolo Torriglione 2004, ancora in affinamento, ci propone un naso freschissimo e scoppiettante, sempre marcato da una liquirizia e da sfumature di cacao che ricordano i Barolo di Castiglione Falletto, fatto assai strano visto che la fascia di terreno del Torriglione è più assimilabile per composizione a Serralunga piuttosto che a La Morra, certamente non a Castiglione. Grande mineralità che si fa sentire anche in bocca, molto sapido e complesso, balsamico, mentolato, con ricordi di ginepro. Grande vino (che probabilmente uscirà allo stesso prezzo del Rocche, il che è assolutamente corretto). Il Rocche dell’Annunziata 2004, non sembra altrettanto vitale, pimpante, ma siamo di fronte ad un vino in divenire, ancora mutevole. Al momento appare più pronto e rotondo, con meno slancio espressivo, pur restando un vino di grande fascino e suggestione. Verificheremo i futuri sviluppi. Inutile dirvi che vale proprio la pena fare una visita a questa bellissima azienda, con sosta obbligata all’agriturismo, per godersi la splendida cucina di Luciana e i grandi vini di Mario. Mi raccomando, prenotate!
Roberto Giuliani
Azienda Agricola Gagliasso
Borgata Torriglione, 7 – 37010 La Morra (CN)
Tel e Fax +39 0173/50180
info@gagliassovini.it


