Modello Borgogna in Polonia: Winnica Miłosz
Fotografie di Magdalena Miś, Piotr Pieńkowski e Władysław Czulak, Studio W66

Attualmente in Polonia ci sono quasi 500 ettari coltivati a vite da vino da circa 300 piccole aziende. La zona vitivinicola più importante si trova nel voivodato Lubuskie della Bassa Slesia, la regione del bacino dell’Odra (Oder) che confina con la Germania, dove gli ettari coltivati a vite da vino sono quasi 100 distribuiti fra circa 40 aziende. Su queste terre avevano iniziato a coltivare la vite già nell’11° secolo i Benedettini introdotti in Polonia dal re Bolesław Chrobry. La birra qui non ha mai avuto moltissimi appassionati, anzi si è trovato posto molto più velocemente anche per i ratafià, gli idromele e i vini importati. A Zielona Góra nel 1150 e a Trzebnica nel 1203 esistevano già dei vigneti nei conventi e anche dei veri e propri vignaioli, come risulta dai documenti storici, tra cui il “Wroblino juxta Vin” del 1217. Il consumo era molto alto, tanto che all’inizio del 17° secolo la produzione locale non era più sufficiente e s’importavano vini dall’Italia, dalle regioni del Reno e dall’Ungheria, ulteriormente trattati sul posto, come ricorda ancora il popolare detto “Vinum in Hungaria natum, in Polonia educatum”.
Dato il clima particolarmente favorevole, vennero piantate altre vigne sulle colline di Moczydlnica Klasztorna, Dworska, Grzeszyn e Wołów, anche fuori dai conventi e intorno alle case poderali. Fino alla seconda guerra mondiale si coltivavano ancora i vitigni bianchi riesling, traminer, veltliner, moscato, sylvaner, müller-thurgau, ruländer, gelbschönedel e quelli rossi gamay, cabernet sauvignon, blauer spätburgunder e blauschönedel. Tutte varietà che maturavano però troppo tardi e consegnavano perciò alle cantine delle uve sempre meno adatte a fare buoni vini, infatti questi venivano distillati in quantità sempre maggiori per fare il brandy ed erano stati sempre più rimpiazzati dalla birra come bevanda popolare quotidiana.

Dal dopoguerra sono passati poi 60-70 anni di abbandono delle vigne. In particolare non c’è stata alcuna difesa dalle malattie fungine per diversi anni e poi ci sono state le gelate da record dell’inverno 1955/56, con un minimo assoluto delle temperature a -29,5 °C. Eppure alcuni ceppi di maggior valore fiorivano e fioriscono ancora. Molte di queste viti sono già dei veri e propri monumenti della natura con tronchi di 50 cm in media di circonferenza e in alcuni casi perfino oltre i 70. Da queste preziose piante (e da tutte le altre che sono state rintracciate fra i resti delle vigne che un tempo erano tedesche) si è creata una collezione ampelografica locale invidiabile, grazie alla meritoria attività di alcune associazioni vitivinicole sorte nel distretto.

L’Associazione Vitivinicola di Zielona Góra, sorta nel 2006, ha promosso nuovi vitigni come alibernet, dornfelder, devin, malverina, tauberschwarz e zweigeltrebe, ha organizzato dei cicli di addestramento alla professione di vitivinicoltore, ha messo a dimora molte barbatelle nelle aiuole comunali e nelle rotonde stradali, ha inaugurato il parco viticolo sul Colle del Vino di Zielona Góra appena sotto la serra delle palme e continua a cooperare attivamente con i vignaioli di Germania, Boemia, Slovacchia e Ungheria, organizzando conferenze comuni, scambio di esperienze e manifestazioni culturali. Il Centro Vitivinicolo Lubuskie, sorto nel 2015 per sviluppo del potenziale enoturistico del voivodato, l’integrazione degli ambienti vitivinicoli e il recupero delle tradizioni legate alla viticoltura e alla produzione di vino attraverso attività ricreative, didattiche, museali e di consulenza per i viticoltori. L’Associazione della Comunità Culturale “Winnice Lubuskie”, sorta nel 2005, ha organizzato corsi di formazione, conferenze e corsi di formazione e istruzione di adulti e giovani, lavoratori, disoccupati e agricoltori per aumentarne le qualifiche professionali e promuoverne l’imprenditorialità.

Sono ormai 10 anni che tengo d’occhio Winnica Miłosz. Ai primi di Maggio del 2010, approfittando di un lungo fine settimana con un giorno di festa in più, anche in Polonia si è tenuto l’evento delle Cantine Aperte e nella regione di Zielona Góra erano a disposizione ben 7 vigne in sei località: Mierzęcin, Stary Kisielin, Łaz, Proczki, Mozów, Stara Wieś. In tutte si poteva passeggiare fra i filari, degustare i vini, consumare spuntini tipici, chiacchierare con i vignaioli e godersi il bel paesaggio. Winnica Miłosz era una di queste. Si trova in mezzo alle colline di Łaz, un villaggio di 480 abitanti nel territorio di Zabór del distretto di Zielona Góra, nel voivodato Lubuskie della Bassa Slesia in Polonia occidentale, a una quindicina di km a est di Zielona Góra.
Winnica Miłosz è stata fondata nel 2004 su un pezzo di terra di un ettaro da Krzysztof Fedorowicz, giornalista del quotidiano regionale Gazeta Lubuska, dopo il suo apprendistato nei vigneti in Moravia, Slovacchia e Germania. Suo padre Miłosz qui possedeva già da molti anni un frutteto con mille ciliegi, così Krzysztof ci ha costruito una casetta con tronchi di legno e, durante le sue numerose escursioni nella zona, aveva scoperto addirittura delle viti arrampicate sugli alberi chissà da quanto tempo. Aveva perciò interessato immediatamente alcuni ampelografi tedeschi che erano venuti subito a effettuare i test genetici e così avevano scoperto che si trattava di nobili vitigni piantati probabilmente durante l’occupazione tedesca e che erano sopravvissuti per diversi decenni senz’alcuna cura umana.
Poiché i ciliegi erano ormai vecchi e malati, la decisione di piantare viti da vino e farne un agriturismo è stata immediata. Le specialità culinarie che si cucinavano allora erano le lumache raccolte nelle sue vigne, la carne di cervo con mirtilli rossi in salsa di vino rosso e le torte al cioccolato. Per i visitatori erano stati preparati un gazebo speciale e una sala di degustazione nel seminterrato che è stato aperto nell’aprile 2012. Nello stesso anno l’azienda aveva ricevuto l’agognata licenza per la vendita del suo vino che, nel settore HoReCa, sono distribuiti dalla Jantoń.

Attualmente Winnica Miłosz comprende alcune vigne per un totale di 6 ettari, parte in proprietà e il resto in affitto, anche a Zabór e ancora vicino a Droszków, con 35.000 ceppi di 20 vitigni diversi e dispone di un proprio allevamento di barbatelle e di un edificio per intrattenere gli ospiti. Ricordo ancora pure il suo ”cane da vigna” Maddalena Delor de Ferrabauc, un bracco italiano, un campione da caccia che era arrivato qui da Milano per spaventare gli uccelli senza usare il fucile o i falconi.
Nel 2012 sono stati prodotti circa 2.300 litri di vino che sono stati messi in commercio nel giugno 2013, tra cui le prime 500 bottiglie di spumante Grempler Sekt. Oggi l’offerta comprende almeno 8 vini tra bianchi, rosati e rossi, tutti da vitigni della vitis vinifera e non da ibridi. La strada scelta qui, quasi al confine con la Germania, è infatti diversa da quella intrapresa dalle altre vigne polacche di cui abbiamo fin qui parlato. L’obiettivo è quello di ritornare alle varietà che sono state coltivate qui per centinaia di anni. Questa zona è mitteleuropea anche nel clima e ha gli stessi problemi delle vigne occidentali, tra cui la siccità crescente. Quest’anno è piovuto abbastanza, ma nel 2019 la metà delle viti appena piantate, circa 3.000 su circa 6.000, è appassita in vigna nonostante l’irrigazione e nel 2018 sono nati vini con il 16 percento di alcool, senza aggiunte di zuccheri. Lo zuccheraggio è consentito nei territori polacchi come nella confinante Germania, ma qui c’è addirittura più sole che nella Champagne!
È forse proprio per questo che già in passato anche qui si producevano spumanti. Veniva fatta una cuvée dei vini già pronti in una botte, poi si aggiungeva un po’ di lievito e di zucchero alla botte, si miscelava e si imbottigliava. La fermentazione secondaria si innescava in bottiglia per un minimo di nove mesi e poi le bottiglie venivano ruotate a mano di trenta gradi tre volte al giorno per un mese. Vale a dire il metodo sekt, che qui veniva già applicato dalla Grempler & Co. A. G. Alteste Deutsche Sektkellerei fondata a Zielona Góra nel 1826 da Carl Samuel Häusler, August Grempler e Friedrich Förster. Krzysztof Fedorowicz è riuscito a contattare gli eredi degli antichi proprietari e a ottenere il loro permesso di utilizzare questo nome per i suoi spumanti con il marchio registrato presso l’ufficio brevetti, che però ha deciso di lasciare sui lieviti per 20 mesi.

Dopo due anni di clima molto favorevole in cui i vigneti hanno registrato raccolti record e sono rimaste parecchie scorte invendute nelle cantine, quest’anno si è aggiunta anche la pandemia del Covid-19 a dare il colpo di grazia. I ristoranti non hanno venduto i vini perché sono restati chiusi per diverse settimane, inoltre per non favorire il contagio dovuto all’affollamento i produttori hanno dovuto annullare gli eventi in cantine e nei vigneti e gli enti enoturistici non hanno allestito le tipiche fiere pasquali né le tradizionali feste annuali. Cosa farne ora, come sopravvivere? I produttori di vino stanno passando alle vendite per corrispondenza, alle singole piccole spedizioni in tutto il paese e alla consegna a domicilio a livello locale. Winnica Miłosz è stata la prima a farlo, ma ha anche dovuto gravarsi dei costi e ridurre i prezzi per mantenere stabili al pubblico i listini e smaltire le scorte. I vini polacchi sono buoni da giovani, non sono ancora ai livelli di longevità di quelli occidentali.
Fedorowicz però non per niente è catastrofista, anzi! Lui ritiene che in tempi di pandemia gli orange wines dei vigneti biologici siano un ottimo rimedio perché non solo liberano endorfine e aiutano a bruciare il cortisolo, l’ormone simbolo dello stress, ma rafforzano anche il corpo, combattendo i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare. Ecco allora che il suo primo vino arancione, un esperimento di una cinquantina di bottiglie di ”vino pandemico” rosato da uve zweigelt al prezzo speciale di circa 9 euro prima di Pasqua è andato subito a ruba e, dopo il successo di questa novità, ne sono state vendute in 24 ore altre 100 bottiglie di rosso. Probabilmente nessun vino polacco ha mai avuto un’eco tanto fragorosa su Internet nonostante le quantità farmaceutiche, aiutato forse anche dalla fantastica etichetta scaramantica che si riferisce alla placca di rame di Paul Fürst del 17° secolo raffigurante il cosiddetto medico della peste con la tipica maschera veneziana a becco.

Lauda 2019
È un vino bianco da uve di pinot blanc, devin e müller thurgau, con un lieve residuo zuccherino appena percettibile. All’attacco sbocciano profumi di fiori bianchi, zagare e mela verde che aprono un bouquet di melone bianco, pesca, nettarina, albicocca, scorza di limone. In bocca il fruttato è succoso, gustoso, delicato, con una piacevole acidità e freschezza su fondo di ghiaia, pietre levigate e sabbia. Il finale è discreto, rinfrescante ed equilibrato con accenti di erbe aromatiche. Tenore alcolico del 12,5%. Va servito fra 8 e 10 °C. Può affinarsi ancora per qualche anno.
Glemper Sekt Zweigelt Rose 2017 sb. 2019
Il vino proviene da uve zweigelt ed è di colore rosato un po’ più chiaro del sangue di coniglio. Rifermentato in bottiglia, è rimasto sui lieviti per 20 mesi. All’attacco il profumo delicato del lampone apre un bouquet di aromi di mirtillo rosso e ciliegia tra sfumature di pepe rosso. In bocca è secco (dosaggio zero), leggermente tannico, su fondo sapido. Tenore alcolico del 12%. Va servito fra 6 e 8 °C. Sulla base di questa esperienza Fedorowicz farà anche un sekt rosso, un altro riferimento alla tradizione produttiva di August Grempler che lo chiamava sekt schwarz.
Pandemiczna Czerwień 2018
Questo è un vino rosso che assomiglia molto a un Bourgogne Passe-Tout-Grains ed è fatto da uve zweigelt con un po’ di alibernet. Colore rosso rubino con riflessi viola. All’attacco sprigiona il profumo della ciliegia sotto spirito che apre un bouquet fruttato di susine e fragole mature tra belle sfumature di sottobosco e funghi porcini freschi. In bocca è leggero, delizioso, morbido e fresco, con una nota di pepe rosso e un tocco di violetta nel finale. Tenore alcolico del 12,5%. Va servito fra 8 e 10 °C. Può affinarsi ancora per qualche anno.
Wino Pandemiczne (pinot noir) 2018
È un vanto dell’azienda che a lungo ci ha investito molti sforzi fin dall’inizio per creare, prima ancora che diventasse di moda in Polonia, un vino contadino sul modello dei pinot noir di Borgogna. Qui ne hanno sperimentato diverse versioni che differiscono per la durata della maturazione in botte, in quest’annata anche quella per 1 mese, ma la migliore è questa per 7 mesi, anche perché il rovere si è fuso così bene che si sente appena ed esalta il fruttato. All’attacco il profumo di ciliegia sotto spirito e radice di liquirizia introduce un bouquet di lamponi, fragole mature e polpa di prugne secche. Il fruttato si conferma in bocca, dov’è accompagnato da sfumature di erbe e spezie piccanti su fondo di terra pulita. L’annata troppo calda si fa sentire nel tenore alcolico che è volato al 14%. Va servito a 18 °C ed è meglio lasciarlo affinare ancora per qualche anno.
Mario Crosta
Winnica Miłosz
66-003 Zabór, Łaz 65 (woj. Lubuskie), POLONIA
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