|
Area di produzione – è rappresentata dal territorio dei comuni della provincia di Treviso di seguito elencati: Cison di Valmarino, Cordignano, Follina, Fregona, Miane, Revine Lago, Sarmede, Segusino, Tarzo, Valdobbiadene e Vittorio Veneto. Frutto – è un ecotipo che si è selezionato nell’ambiente tipico delle Prealpi trevigiane grazie alle condizioni pedoclimatiche della zone di coltivazione e alle cure dei coltivatori locali. Rispetto alla castagna, esige terreni più fertili, con esposizioni più favorevoli e maggiori cure colturali. I frutti, nel momento di immissione al consumo, devono rispettare le seguenti caratteristiche morfologiche e commerciali: – forma ellissoidale, apice abbassato; – l’ilo presenta un contorno regolare tomentoso e una raggiatura stellare ben visibile; – il pericarpo presenta un colore marrone variabile dal chiaro allo scuro, comunque mai opaco e con striature evidenti. Il pericarpo si deve separare agevolmente dall’episperma; – l’episperma del colore marrone chiaro copre la massa commestibile presentando introflessioni poco profonde e poco frequenti tali da consentire, al momento della pelatura, una agevole separazione dalla polpa; – il seme, di norma uno per frutto e con basse percentuali di settatura, si presenta a corpo unico con solcature superficiali; – la polpa, dalla pasta farinosa, è di colore biancastro. Al momento della commercializzazione i frutti devono essere in ottimo stato dal punto di vista fitosanitario e devono possedere i seguenti requisiti: Categoria extra: dimensione elevata del frutto: 50-80 frutti per chilogrammo; massimo 4% in peso di frutti con endocarpo colpito da insetti; massimo 3% in peso di frutti presentanti rosura del pericarpo. Categoria prima: 81-105 frutti per chilogrammo; massimo 6% in peso di frutti con endocarpo colpito da insetti; massimo 5% in peso di frutti presentanti rosura del pericarpo. Metodo di ottenimento – la coltivazione dell’ecotipo “Marrone di Combai” dovrà svolgersi attraverso le tecniche e le operazioni colturali di seguito elencate: SCELTA VARIETALE: per la ricostituzione di vecchi castagneti tramite innesto o realizzazione di nuovi impianti dovrà essere utilizzato esclusivamente il suddetto ecotipo; INNESTI: come tipologie di innesto dovranno essere preferiti gli innesti a triangolo, spacco inglese, spacco diametrale pieno e zufolo, compiuti su polloni di piccole dimensioni aventi un diametro, a 60-80 cm di altezza da terra, non superiore a 3 – 3,5 cm. Nel caso di innesti a corona utilizzare come porta innesti, polloni con al massimo 5-6 cm di diametro. Come protezione dalle ferite si dovrà porre molta cura nell’evitare ogni soluzione di continuità tra marza e portainnesto limitando in questo modo le infezioni da parte del Cancro corticale (Cryphonectria parasitica). Per la scelta e conservazione delle marze vanno utilizzate porzioni di ramo di un anno ben lignificate o al massimo di due anni, impiegando le parti centrali prive di costolature. Per gli innesti come ad esempio la corona o lo spacco diametrale pieno, il materiale deve essere raccolto alcune settimane prima del suo utilizzo. La conservazione dei materiali di propagazione va fatta in ambiente leggermente umido ad una temperatura di 3-4° C. Se il periodo è superiore alle 2-3 settimane la temperatura di conservazione deve essere di 1-2°C. I portainnesti potranno derivare sia dalla semina di frutti selezionati che dal trapianto di semenzai. In ogni caso il materiale vivaistico utilizzato dovrà essere munito di certificazione. Nel caso di ricostituzione di castagneti esistenti si potranno utilizzare come portainnesti i polloni ricacciati dopo la ceduazione delle ceppaie. I selvatici prodotti dovranno appartenere alla specie Castanea sativa (castagno europeo) per evitare problemi di disaffinità. NUOVI IMPIANTI Scelta e preparazione del terreno: per i nuovi impianti sono da preferire le esposizioni sud e sudovest. I terreni devono essere sciolti, leggeri, freschi, privi di calcare attivo e con un tenore di sostanza organica superiore all’1%. Si devono escludere quelli in cui sono frequenti i ristagni d’acqua o al contrario quelli soggetti a prolungati periodi di siccità. La predisposizione del terreno preferibile è tramite lavorazioni localizzate ed in ogni caso l’aratura su tutta la superficie non va fatta troppo in profondità. In occasione dei lavori preparatori è consentita una abbondante concimazione letamica (300-500 q.li/ha). Epoca di piantagione modalità e profondità di impianto: la realizzazione dei nuovi impianti potrà avvenire tramite la messa a dimora di astoni innestati o selvatici e attraverso la semina di materiale pregerminato. 1) Impianto con astoni – devono essere rispettati i seguenti accorgimenti: utilizzare astoni innestati appartenenti all’ecotipo “Marrone di Combai” aventi altezza massima di 150-160 cm; utilizzare astoni selvatici di un’altezza massima di 80 cm.; lasciare l’apparato radicale il più integro possibile limitandosi a tagliare le parti secche ed il fittone se troppo pronunciato; le piante vanno messe a dimora in modo che la zona del colletto si trovi a livello del “piano di campagna”; non effettuare concimazioni in prossimità della radice; intervenire se necessario con irrigazioni di soccorso; collocare al momento dell’impianto i pali tutori; la disposizione è quella a triangolo con distanza 7-8 m lungo le file e di 8-9 m tra le file. La densità di impianto deve essere superiore nel caso di terreni poco fertili non superando mai le 200 piante ad ettaro; le piante impollinatrici possono essere presenti in percentuale massima del 20%. 2) Semina – avviene attraverso la messa a dimora di materiale pregerminato rispettando i seguenti accorgimenti: i frutti vanno raccolti durante il periodo autunnale e fatti pregerminare in un idoneo substrato composto in parti uguali da sabbia e torba; la semina va fatta in primavera; sono concesse concimazioni letamiche; dalla germinazione del seme saranno ottenuti semenzai che già dal secondo anno potranno venire innestati; per quanto riguarda le caratteristiche e le densità di impianto vanno seguiti i criteri indicati precedentemente. Potatura e forme di allevamento: si devono effettuare sia nel caso di vecchi castagneti sia per i nuovi impianti secondo le seguenti modalità: 1) Vecchi castagneti – l’intensità della potatura dovrà essere proporzionata alla condizione vegetativa della pianta, tanto più energica quanto più l’albero si trova in cattive condizioni fitosanitarie. Per le piante in buono stato adottare potature di alleggerimento atte ad equilibrare la chioma e permettere l’entrata della luce all’interno con conseguente miglioramento produttivo. In caso di parti di piante gravemente colpite dal cancro corticale, si prevede un intervento di potatura più energica della parte malata; in questo caso bisogna poi intervenire nei successivi 2-3 anni per diradare i numerosi ricacci, con il fine di ricostituire una chioma equilibrata; 2) Nuovi impianti – vanno effettuate delle potature di allevamento in modo da costruire in breve tempo una chioma ben conformata (a vaso), impostata su 3-4 branche principali. Già nel mese di giugno seguente l’innesto si può eseguire sui germogli che hanno raggiunto una lunghezza di 60-70 cm, una potatura verde in modo da favorire la lignificazione e l’emissione di rametti laterali. Le potature di produzione vanno eseguite ad intervalli di 4-6 anni. Cure colturali, irrigazioni e concimazioni – va sempre mantenuta la cotica erbosa soprattutto in terreni con giacitura pendente. Nei primi anni dopo l’impianto si può eseguire una pacciamatura con materiale organico (segatura, paglia, ecc.) in modo da evitare il diffondersi di specie infestanti. E’ vietata la pacciamatura con film di polietilene nero. Lo sfalcio dell’erba dovrà avvenire almeno due volte l’anno, nella prima metà di luglio e a fine settembre, allo scopo di limitare la competizione idrica alle piante e ridurre gli attacchi di parassiti fungini ed animali. L’erba tagliata andrà lasciata sul terreno a decomporsi, limitando così il nuovo ricaccio e l’evaporazione dell’acqua. L’irrigazione è sempre permessa e deve essere necessariamente eseguita come tecnica di soccorso nei primi anni di vita del castagneto quando la carenza idrica può compromettere il buon esito dell’impianto. La somministrazione di concimi chimici potrà avvenire solo con prodotti compatibili con una coltivazione biologica; si può fare la concimazione letamica. Difesa fitosanitaria e diserbo AVVERSITÁ CAUSA LOTTA – Abiotica Ristagni idrici, carenza di elementi nutritivi, terreni poco adatti al castagno. Scelta di luoghi opportuni per la realizzazione dei nuovi impianti. Attacchi di insetti Cydia sp., Balanino: non è permessa la lotta chimica; si possono utilizzare metodi biologici quali la confusione sessuale, il monitoraggio con trappole, la cattura massale, trattamenti con bacillus thuringiensis o metodi agronomici come la raccolta dei frutti caduti in anticipo. Attacchi fungini Cryphonectria parassitica Murr. (cancro della corteccia): si possono utilizzare preparati a base di rame. Il materiale proveniente dalle potature, dai diradamenti e dalla pulizia del sottobosco va eliminato repentinamente per impedire la diffusione del cancro. Descrizione delle modalità di raccolta e conservazione: la raccolta si effettua dal 15 settembre al 15 novembre e può avvenire in modo tradizionale e cioè a mano ma anche attraverso macchine raccoglitrici che aspirano i frutti. La raccolta deve essere tempestiva per evitare attacchi fungini soprattutto quando si è in presenza di temperature miti. Già nella fase di raccolta il produttore è tenuto ad operare una prima cernita del prodotto, al fine di evitare la presenza di frutti infetti o comunque non rispondenti ai requisiti prefissati. La facile deperibilità del prodotto richiede cure particolari e specifiche tecniche di conservazione, sia nelle fasi immediatamente successive alla caduta che in quelle che precedono l’utilizzo del frutto. È consentito l’impiego delle seguenti tecniche: – Ricciaia: metodo tradizionale che può essere utilizzato dai produttori. Consiste nell’ammassamento del prodotto, ancora chiuso nei ricci, in mucchi che non superino i centoventi centimetri di altezza, coperti con foglie, ricci e terra ben compressi. – Curatura (o novena): i marroni devono essere sottoposti alla curatura entro le 24 ore dalla raccolta; eventualmente, in attesa di tale trattamento, il prodotto deve essere mantenuto in cella frigorifera per un massimo di 3 giorni, ad una temperatura compresa tra 0.5-2°C, ed un’umidità compresa fra 95-98%, dopo il quale deve necessariamente essere sottoposto alla curatura. Tale fase consiste nell’immergere le castagne in acqua ad una temperatura ambiente per un periodo che va dai 5 ai 7 giorni, con il cambio dell’acqua a metà periodo; in alternativa i marroni possono venir immersi ad una temperatura di 45-48° per un periodo di 45 minuti dopo il quale vengono rapidamente immersi in acqua fredda fino al completo raffreddamento. – Asciugatura: i frutti vengono asciugati con la macchina asciugatrice ad aria calda e con ventilatori o, in alternativa, stesi su graticci e movimentati giornalmente fino alla completa asciugatura. – Frigoconservazione: consiste nel conservare il prodotto in celle frigo da 1°C a 5°C per un periodo massimo di un mese. Il prodotto deve essere stoccato in locali freschi ed aerati, steso in strati movimentato periodicamente. Le modalità di lavorazione del prodotto, al fine di renderlo pronto per la commercializzazione, seguono le seguenti fasi: – Prodotto senza sterilizzazione: calibratura, cernita su nastro o tavolo, spazzolatura, confezionamento, frigoconservazione. – Prodotto con sterilizzazione: dopo la calibratura sono aggiunte le seguenti fasi: schiumatura, sterilizzazione, asciugatura. La commercializzazione del prodotto finito e confezionato non potrà avvenire antecedentemente al 15 settembre di ogni anno.
|