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Storie di cantine, uomini e luoghi

L’eleganza dei Vajra

La famiglia VajraOgni volta che l’incontro avviene al n°25 di Via delle Viole, è un susseguirsi di emozioni. Mi trovo a 15 chilometri da Barolo in provincia di Cuneo, nella terra dei colori, e del lavoro fatto con il sudore dei vignaioli-artigiani che qui si esprime in tutta la sua magnificenza. La proprietà di Aldo e Milena Vajra parte da ovest di Barolo e sfuma verso la Morra e Santa Maria.
Attraverso le vigne con lo sguardo attento al paradiso che mi circonda e mi ritrovo a contemplare colori surreali dalle molteplici sfumature dal verde all’arancio, dal bordeaux al grigio piombo: i colori si dissolvono nella leggera nebbia che piano piano si alza dalla terra verso le colline e abbracciando con affetto il Bricco! Sono a 400 metri di altezza, su un terreno di origine Tortoniana fortemente argilloso e calcareo. Terreno a reazione sub alcalina, con grande presenza di magnesio che genera vini tipicamente femminili, delicati ed eleganti.
Mi accolgono sempre con un calore umano che a volte imbarazza; il loro parlare con pacati sorrisi, con una semplicità disarmante e con sguardi estremamente sinceri mi fanno sentire a casa. Il cuore dell’azienda, di soli 6 ettari e 62 metri, il papà di Aldo lo aveva tenuto in ricordo di sua madre che, a sua volta lo aveva ereditato dai suoi avi. Unica famiglia di umili origini che riuscì ad acquistare proprietà terriere da nobili. A quei tempi non erano disposte a vendere le loro proprietà a ceti inferiori.

Vigna di Pinot NeroSognava la campagna Aldo, la sognava da quando nelle vacanze estive andava a trovare i suoi parenti. Vedeva la campagna come fonte di ristoro e di gran pace; i suoi genitori erano contrari, desideravano un futuro in una grande azienda e una laurea in economia e una vita vissuta in città. Ma eravamo in pieno 68 e Aldo era diventato uno studente “attivista”, per cui i genitori hanno preferito che il figlio andasse nelle Langhe e che lasciasse Torino almeno per qualche mese, in modo che potesse allontanarsi dai problemi politici… Da là non si è più mosso.
“Sognava l’azienda” non in questioni di dimensioni ma di cultura. Il rispetto del lavoro correlato al rispetto primario per la persona che produce ha fatto si che ha avuto due mezzadri per moltissimo tempo, quando ormai la mezzadria nelle Langhe non c’era più.
Era il lontano 1972, l’azienda ancora piccola produceva uva da taglio, e purtroppo quell’uva per la stagione terribile passata non si riusciva proprio a vendere… e da lì l’idea della vinificazione e la scoperta che il vino ha bisogno di uva buona! Nel 1976 c’è l’università di Agraria e nel 1983 l’incontro con Milena a Parigi: spendono tutti i loro soldi bevendo Bordeaux in calici. Tornano nel loro
La raccolta in vignaPiemonte, si sposano dopo un anno, e con l’unione e la forza della loro terra hanno iniziano a crescere e a diventare l’azienda fantastica che oggi gestiscono e rappresentano, grande circa 70 ettari, convinti dei loro principi che non hanno tradito mai anche quando le mode lo richiedevano, come ad esempio il rifiuto della barrique; Aldo mi dice sempre “La barrique è una pennellata, non il quadro”.
La ricerca dell’eleganza e del non strafare mai, i loro vini parlano delle persone splendide che sono. Sembra ci abbiano trasferito la loro personalità, i loro sorrisi, il loro modo di parlare del vino con semplicità, la loro pacatezza, il loro modo di amare la vita.
Persone semplici dal gran cuore, che sanno bene che un bilancio a novembre nell’agricoltura non si può fare… sanno mettere l’anima in quello che fanno, e perseguono da sempre la loro idea: “fare un vino non protagonista, non il più buono… ma un buon vino” e senza dubbio alcuno, ci riescono alla grande.
Lascio i Vajra, e ogni volta me ne dispiace… Aldo mi saluta dicendomi “Facciamo bello il mondo”… so che è difficile ma io ce la metterò tutta… promesso!!!

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