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Campania Stories 2015: i vini bianchi

Una postazione

Una settimana intensa quella organizzata da →Miriade & Partners per l’ultima edizione di →Campania Stories. Dopo i due tasting dedicati ai vini rossi presso il Grand Hotel Parker’s a Napoli, la carovana di degustatori e giornalisti si è spostata in Irpinia per proseguire con altre due sessioni di degustazione interamente dedicate ai bianchi.
Considerata l’eterogeneità dei vini in degustazione, sia dal punto di vista delle annate che delle aree geografiche, così come il numero importante di campioni presentati (oltre 100) ho preferito evitare di scrivere note dettagliate per tutti i vini assaggiati (rimango a vostra disposizione qualora voleste approfondire qualche etichetta nello specifico) ed affrontare il resoconto con un taglio d’impostazione diverso.
Prima di segnalare alla vostra attenzione i vini più interessanti vorrei, però, condividere alcune riflessioni di carattere generale sullo stile dei vini con qualche cenno per meglio inquadrare le annate.
Una prima considerazione che vorrei evidenziare a chi mi legge, sia che si tratti di produttori che di semplici appassionati, riguarda il diverso approccio in vinificazione sui bianchi, aspetto che nel bicchiere appare piuttosto sintomatico. Mentre sui rossi, in particolare sull’aglianico, si nota il tentativo da parte di enologi e consulenti di domare il vitigno, piegandolo troppo spesso a rigidi protocolli, nel caso dei bianchi, invece, ho potuto riscontrare una mano più libera, più rilassata, non condizionata da quell’ansia di prestazione e di risultati rilevata insistentemente sui rossi.

L'infopoint di Campania Stories

Passando alle annate in degustazione, sugli scudi la 2013 che ha ricevuto un accoglienza lusinghiera con una valutazione di 17/20 ed annunciava bianchi da invecchiamento lasciando presagire prestazioni di tutto rispetto. Stessa valutazione ed aspettative per quanto riguarda la vendemmia 2012, un’altra annata dall’ottimo potenziale evolutivo. Due millesimi sicuramente più interessanti rispetto alla meno esaltante 2011 (valutazione 15/20) ma due gradini sotto l’inarrivabile 2010 (valutazione 19/20). Nel complesso le attese sono state mantenute ed il livello qualitativo medio ha confermato il giudizio sulle annate.
Vorrei cominciare la mia panoramica con i bianchi dei Campi Flegrei. La falanghina, eterna cenerentola, ha trovato, ormai, in questo areale alcuni interpreti consolidati che si sono confermati in degustazione. Ottime sia la falanghina base che la selezione Cruna deLago 2013 de →La Sibilla, della famiglia Di Meo. Altrettanto convincente quella di →Contrada Salandra, del bravo Giuseppe Fortunato. Entrambe le versioni riescono a coniugare l’immediatezza fruttata, tipica del vitigno, con sfumature più complesse ed una mineralità in grado di imprimere il giusto allungo al palato.
Lunghezza apprezzabile, spostandoci in Costiera Amalfitana, anche nel Furore Bianco 2013 (falanghina 60% e biancolella 40%) di →Marisa Cuomo, un bianco ricco ed equilibrato che continuo a preferire alla selezione Fiorduva 2012 (fenile 30%, ginestra 30%, ripoli 40%) dove l’impianto volumetrico tende spesso a prevalere a scapito della scorrevolezza di beva. Coerenza gusto-olfattiva ed intensità che ritroviamo tra le Colline Caiatine (in provincia di Caserta), nel Serole 2012, Pallagrello bianco, di →Terre del Principe.

I vini in degustazione coperta

Ma i vini più convincenti arrivano dall’Irpinia, soprattutto dal Greco di Tufo che mi ha entusiasmato, in questa fase, decisamente più del cugino Fiano. Estreme quanto spettacolari le versioni 2013 base ed il cru Torrefavale, delle →Cantine dell’Angelo dalla mineralità estrema al naso come in bocca.
Non da meno il Vigna Cicogna di →Benito Ferrara, equilibrato ed elegante. E non delude il Greco Fuori Limite “Le Vecchie Vigne” 2013 di →Traerte. Un gradino più sotto troviamo diverse etichette che si distinguono per affidabilità e favorevole rapporto qualità-prezzo.
Il Gaudioso di Contrada insieme con quelli di Pietracupa e →Di Prisco sono bianchi personali, autentici di piacevole e territoriale espressività. Nel caso di Pietracupa una compiutezza che ritorna e pervade anche il suo Fiano di Avellino sempre targato 2013.
Menzione a parte, invece, meritano il Greco di Tufo ed il Fiano d’Avellino di →Petilia, tra i pochi produttori, a presentare in anteprima l’annata 2014. Rimanendo, invece, sul 2013 straordinaria la prova offerta dal Fiano di AvellinoColli di Lapio con i suoi caratteristici accenti agrumati ed effluvi d’erbe aromatiche.
Di timbro opposto, più caldo e floreale, ma ugualmente affascinante l’ultimo capolavoro di Villa Diamante (Antoine Gaita ci ha lasciato solo pohi mesi fa, nda) una sorta di testamento spirituale dal sorso coinvolgente ed intimista.
Tra i Fiano 2013 più performanti ritroviamo ancora una volta Traerte, in buona compagnia con quello di →Rocca del Principe ed il Pietramara de →I Favati.
Sempre interessante anche la proposta di →Cantina del Barone dove Luigi Sarno con il suo Fiano di Avellino 2013 continua a inseguire la sua idea di vino dal profilo organolettico più originale ma altrettanto convincente.
Un gradino più in basso segnalo quelli di →Tenuta Sarno 1860 ed →Urciuolo. Mentre tra i 2012 non passa inosservato il Paladino di →Colli di Castelfranci, vendemmia tardiva che regala un’ interpretazione più esuberante, ricca e generosa.

Al cuni giornalisti presenti

Uscendo fuori dal suo areale di elezione, tra le proposte beneventane, spicca il Sant’Agata dei Goti Greco 2014 della famiglia →Mustilli che, a dir il vero, ha fatto registrare una prova più che confortante su tutta la gamma di vini presentati nella 4 giorni di degustazione.
Tra le novità, invece, sono sicuro che agli amanti delle suggestioni biodinamiche non passerà inosservato lo stile de →I Cacciagalli, nell’Alto Casertano, vini che pur giocando un po’ al limite con la volatile riescono ad ottenere un risultato di coinvolgente naturalezza espressiva. Infine non si può dimenticare di segnalare l’ennesima prova riuscita delle →Cantine Lonardo con il Grecomusc’ 2013, un bianco straordinario che sprigiona luce ed energia.
In conclusione mi sento di confermare una prova d’insieme riuscita per i bianchi campani in un clima di rinnovata fiducia da parte della critica ma anche di ottimismo, seppur cauto, dal punto di vista commerciale per il prossimo futuro.

Fabio Cimmino

Napoletano, classe 1970, tutt'oggi residente a Napoli. Laureato in economia, da sempre collabora nell'azienda tessile di famiglia. Dal 2000 comincia a girovagare, senza sosta, per le cantine della sua Campania Felix. Diplomato sommelier ha iniziato una interminabile serie di degustazioni che lo hanno portato dapprima ad approfondire il panorama enologico nazionale quindi quello straniero. Ha partecipato alle più significative manifestazioni nazionali di settore iniziando, contemporaneamente, le sue prime collaborazioni su varie testate web. Ha esordito con alcuni reportage pubblicati da Winereport (Franco Ziliani). Ha curato la rubrica Visioni da Sud su Acquabuona.it e, ancora oggi, pubblica su LaVinium. Ha collaborato, per un periodo, al wineblog di Luciano Pignataro, con il quale ha preso parte per 2 anni alle degustazioni per la Guida ai Vini Buoni d'Italia del Touring. Nel frattempo è diventato giornalista pubblicista.

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