Il Canto della Pernice

Luisa correva piangendo, decisa a non guardare indietro. Bruno cercò di raggiungerla, non ci riuscì. La neve aveva coperto i passi di lei. Non si rividero finché, dopo cinque anni, in occasione dell’evento 4 e 5 Maggio 2019 della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ad Asti, i loro sguardi si incrociarono. Rimasero a guardarsi negli occhi per qualche istante. Poi come nulla fosse si scambiarono due parole. Bruno le disse:
“Che piacere rivederti Luisa, noto che sei riuscita a diventare sommelier. Era il tuo sogno e lo hai realizzato. Ti faccio i miei complimenti.”
Luisa sentendo la voce di Bruno così pacata, iniziò ad agitarsi. A stento gli rispose:
“Ciao Bruno, grazie per il complimento. Ti trovo bene.”
Bruno osservò Luisa, “è sempre bella” pensò. Provava ancora qualcosa per lei. Cominciò a sentire un vuoto al petto, ricordando quella sera. Aveva deciso che quella sensazione non doveva più provarla, ma non ce la stava facendo. Cercò di non pensarci, chiese a Luisa di consigliargli un vino da degustare. Luisa è figlia di un viticoltore di Calosso (AT), è l’enologa dell’azienda di famiglia. Un’azienda tramandata dai suoi nonni, che poi suo padre per passione e per fare conoscere i suoi vini riuscì ad avviarli alla produzione per il commercio, infatti oggi hanno un discreto successo. Luisa prese una bottiglia di rosso e lo versò in un bicchiere per Bruno, dicendo:
“Questo è il nostro vino, premiato da riviste famose e dalla richiesta dei nostri clienti. Il Canto della Pernice DOC, la nostra perla nel bicchiere. Gamba di Pernice, vitigno antico che è resistito a fine ottocento e primi novecento alla fillossera. Deve il suo nome al raspo rosso a forma di zampa di pernice. Riscoperto da alcuni viticoltori, non è andato perso grazie ai nostri bisnonni.”
Mentre Bruno lo sorseggiava, Luisa continuò la descrizione, parlare del suo vino la rassicurava.
“Si percepiscono note del vino al naso, intenso e persistente, in bocca tannino penetrante, avvolgente, sentore di ciliegia sotto spirito, note speziate e balsamiche che ricordano il pepe verde. 20 mesi di invecchiamento e 30 mesi per la versione Riserva, noi abbiamo circa 12 ettari.”
Bruno rimase incantato dalla qualità del vino e le disse:
“Luisa, sono molto compiaciuto del tuo vino. Sono felice di averlo scoperto, se pur buoni gli altri, il vostro è di gran lunga eccezionale. Ha qualcosa di particolare.”
“Bruno, a dire la verità i miei nonni ci hanno tramandato un’usanza per fare questo vino, solo per lui abbiamo una piccola cantina scavata a dieci metri sotto il livello del suolo.”
Bruno rimase affascinato da ciò che Luisa gli raccontava. Intanto si spostò più in là perché erano arrivate altre persone a chiedere di provare e acquistare Il Canto della Pernice. Chiese al volo a Luisa se potevano vedersi per un caffè una mezz’ora più tardi, al bar nel padiglione ristoro. Lei annuì, ne avrebbe approfittato per fare una pausa. Entrambi arrivarono puntuali al bar, videro un tavolino libero, Luisa si sedette. Mentre Bruno ordinava il caffè al banco, Luisa non ebbe nemmeno il tempo di dire caffè d’orzo, che lo sentì dirlo al barista. E pensò “si ricorda ancora”. Si sedette anche lui. Rimasero in silenzio per alcuni minuti. Poi Bruno chiese a Luisa: “come hai passato questi anni?” E lei:
“Sono stati anni difficili. Portare all’eccellenza Il Canto della Pernice, ha riscosso molti sacrifici in famiglia. Poi i vigneti con i vari periodi climatici. Tenere lontani dai frutteti gli insetti che fanno danno. E mesi fa la morte della nonna Adele te la ricordi?”
“Mi dispiace che non c’è più. Era una donna fantastica. Ricordo quella sera, che ci trovò a studiare mentre bevevamo il vostro Barbera DOC. Non disse una parola ci guardò e si fece una risata, andandosene facendo il gesto di alzare le spalle. Aveva capito che non stavamo facendo nulla di male.”
Infatti Luisa aggiunse.
“La nonna era di vedute moderne. lei guardava oltre. Bruno, ricordo anche io quella sera, una bottiglia di barbera e qualche fetta di formaggio. Bé dai, a 20 anni eravamo grandicelli. Però abbiamo studiato bene, malgrado il vino e le risate. L’esame del giorno dopo era ben riuscito. Io e te, eravamo un’ottima squadra a scuola. L’enologia non era solo insegnamento ma anche passione.”
Luisa chiese a Bruno come era andato il lavoro di enologo a Trento.
“Bene”, rispose, “ho smesso di fare l’enologo da poco. Sai ho studiato mentre lavoravo, per tre anni come giornalista freelance. Non è stato facile, ma ci sono riuscito. Mentre studiavo stavo ideando una rivista. Da qualche mese ho messo online Winemy, ho l’ufficio a Milano. Sono tornato a vivere ad Asti; i miei, contenti del mio ritorno mi hanno lasciato la parte superiore della casa. Sai, nella rivista si trovano varie cose interessanti. Dalle interviste ai viticoltori e ai docenti sommelier, agli articoli di vini, champagne e birra, oltre a lasciare spazio ai produttori di vendere i loro prodotti. E sta andando bene. Tu Luisa cosa mi dici dell’enologia?”
“Ho assistito a qualche seminario e convegno. Poi sono diventata sommelier AIS, attualmente sto seguendo il corso dello champagne. Non sai quanto è interessante, ne sono entusiasta. Ogni tanto mi chiamano per qualche loro manifestazione e ne sono lusingata.
Arrivò la sorella di Luisa, Linda, sei anni più piccola di lei, dicendogli che il banchetto di degustazione era pieno di persone, c’era bisogno del suo aiuto. La mezz’ora era finita da un bel po’ di tempo. Luisa non se ne era accorta. Nemmeno Bruno, stava bene in sua compagnia. Perciò con coraggio le chiese se poteva rivederla. Lei rispose di sì e lo invitò alla prossima degustazione domenicale, dove gli invitati arrivano per visitare l’azienda, il vigneto e la cantina. Lui le disse:
“Verrò senz’altro. Potrei fare qualche foto e farti un’intervista se sei d’accordo. Da pubblicare nella mia rivista. Cosa ne pensi?”
Luisa gli rispose di sì. E si salutarono. Bruno era felice che lei avesse accettato, non vedeva l’ora che arrivasse domenica. Invece Luisa non riusciva a pensare a ciò che si erano detti. Troppo presa dall’azienda, dalle persone che la circondavano. Si sentiva stanca ma felice, i vini in fiera stavano avendo successo, dal Moscato DOCG, al Calosso Il Canto Della Pernice DOCG al Roero Arneis DOCG, al Barbera DOCG, al Nebbiolo DOC, al Dolcetto DOC, al Freisa DOC, al Cortese DOC. Ma l’incontro con Bruno le aveva travolto la giornata. Piero, il padre di Luisa, vide che era strana. Le chiese:
“Luisa sei rossa in viso, che cosa hai, non stai bene?”
Luisa gli rispose che stava bene. Ma Linda, impicciona, riferì al padre che mentre lui era assente dal banchetto, si era perso l’arrivo del suo amato Bruno. Infastidita della capricciosa Linda, Luisa le disse di non dire altro. Poi si rese conto che, pur essendo molto presa nel banchetto era distratta, cominciò a pensare a Bruno. Lei che credeva di aver scacciato dalla mente i sentimenti che provava per lui, man mano stavano riaffiorando. Disse a papà Piero:
“Papà ho invitato Bruno domenica per cantine aperte, mi farà un’intervista e delle foto dell’azienda e dei nostri vini per la sua rivista, adesso è giornalista. Ti farebbe piacere?”
“Per me va bene. Ma non voglio vederti soffrire un’altra volta. Adesso mettiamo via la merce.”
Troppo tardi, Luisa provava ancora qualcosa per Bruno. Questa volta voleva incontrarlo e non più scappare, si sentiva sicura di affrontare quello che Bruno le avrebbe detto. Mentre pensava a lui, ripuliva il banchetto da bicchieri e bottiglie. Linda aveva già caricato con Piero le poche bottiglie rimaste. Alla fine erano pronti per tornare a casa, la fiera era stata proficua. Papà Piero le disse:
“Forza ragazze che ci aspetta vostra madre.”
È domenica 12 maggio, il giorno di cantine aperte, arriverà un pullman di persone provenienti da Pavia. Linda è agitata per i suoi capelli, Luisa altrettanto per l’arrivo di Bruno, indecisa con i vestiti da mettersi.
“Aiuto, oggi i capelli sono elettrici, non mi staranno a posto per tutta la domenica. Accidenti!”
“A me non sta bene addosso nulla oggi. Come faccio!”
I loro genitori gli dicono di calmarsi, che si comportano come delle ragazzine e ci ridono su. Paola, la moglie di Piero, ha preparato insieme alla sua collaboratrice il tavolo per la degustazione. Arriva Bruno, è il primo invitato, va dai genitori di Luisa a salutarli, poi saluta Linda e Luisa. Si sente osservato, Linda sghignazza, Luisa le dà una gomitata. Per fortuna è arrivato il Pullman. Tutta la famiglia è organizzata e si mette all’opera per il giro tra le vigne. Il terreno tutto coperto da vari fiori, quella vista è spettacolare. Piero e Linda fanno da ciceroni, prima nel vigneto e poi nelle cantine. Luisa e Paola sono al tavolo degustazione. Bruno è lì e dice:
“Sono affascinato da come in questi anni avete portato migliorie nella Tenuta, la casa sembra un affresco con il vitigno attorno, le mura delle cantine antiche.”
Luisa lo ringrazia per il complimento. Bruno va a fare delle foto tra le vigne e la cantina. Poi si dedica a Luisa per l’intervista. Arrivano i visitatori, Piero e Luisa parlano dei loro prodotti, Paola e Linda servono i piattini con il pane fatto da loro con il forno a legna, le loro marmellate fatte grazie ai loro frutteti. Salumi, formaggi, e altre cose sfiziose, insieme al vino da accompagnare. Tutto sta andando bene, ci sono stati degli acquisti e degli ordini. Alcuni invitati fanno dei selfie con le ragazze. Il pomeriggio è terminato, si salutano tutti. E rimane solo Bruno. Si rivolge a Luisa per sapere se può farle qualche foto per l’intervista. Luisa lo porta nel giardino personale della famiglia. Passando dal portico della casa imboccano un vialetto che porta dietro la casa dove si trova un giardino immenso, accerchiato dalle vigne, dai frutteti con davanti la casa novecentesca. L’espressione imbambolata che fa Bruno vedendo tutto ciò non stupisce Luisa, il giardino fa questo effetto a molti. Vedendo Luisa ridere, ride anche lui. Finalmente l’agitazione e la distanza che mantenevano i due si è spezzata. Adesso si sentono più rilassati. Bruno chiede a Luisa:
“Ma quando avete fatto questa opera d’arte, un giardino così non l’ho mai visto?”
“Lo abbiamo fatto per la nonna Adele quattro anni fa. Il retro della casa era dove stava più tempo con il nonno Mauro. Abbiamo restaurato le panchine murate e le statue. Anche la fontana, guarda ci sono dei pesciolini e delle ninfee. Nel giardino qualche albero e i fiori. La nonna era felice, gli ricordava il nonno e quando era qui con la sua famiglia da ragazza.”
Bruno fa le foto a Luisa. L’indomani ha intenzione di pubblicare l’articolo, saluta la famiglia Mariani. Con Luisa decide di rivedersi, si danno appuntamento al sabato successivo, andranno in un ristorante vicino casa. È l’alba di lunedì e Bruno è già al lavoro, verso le otto arriva il suo aiutante, “Che strano” pensa, “non è mai puntuale in ufficio”. Scrive l’articolo che parla della Tenuta Mariani, con le foto è perfetto. Pronto per mandarlo online. E pubblicizzarlo nei vari social Twitter, Facebook, Instagram. Bruno nota che perfino colleghi e altre persone nel campo dei vini lo hanno pubblicato nei loro social. Anche Linda lo ha pubblicato nei suoi e in quelli dell’azienda. Papà Piero riceve telefonate da amici, produttori, per la storia raccontata della loro famiglia come produttori e delle belle foto del loro casale. Alcuni produttori gli dicono di ringraziare Luisa per aver valorizzato il territorio, di aver incluso in generale varie aziende. Mamma Paola va da Luisa per parlarle di Bruno.
“Luisa hai fatto una bella intervista, tuo padre è fiero di te. Ma è preoccupato riguardo Bruno. Cosa pensi di fare?”
“Sono più grande di allora e voglio affrontare quella circostanza che non mi era chiara tempo fa, ho sbagliato ad essere fuggita. E piangere su una cosa che magari non è accaduta. Alla fiera mi ha colto alla sprovvista, ero agitata, poi mi sono sentita serena vicino a lui. All’appuntamento vedremo.”
A fine giornata i visitatori di Winemy erano tantissimi, molte visualizzazioni e commenti nei social, richieste perfino dei vini Mariani. Bruno vuole proporre a Piero di mettere in vendita i loro vini sulla sua rivista. Torna a casa e trova la cena come al solito fatta da sua madre. Una doccia e poi si rilassa. Steso sul divano pensa a Luisa, non accende nemmeno la TV. Passa la settimana ed è arrivato il giorno dell’appuntamento. Luisa in ansia sta aspettando Bruno, eccolo. La fa salire in macchina e vanno al ristorante. La cena era deliziosa, anche i vini ottimi. Escono fuori dal ristorante, si siedono all’esterno per prendere il caffè. Parlano di molte cose fino ad arrivare a parlare di quella famosa sera. Inizia lui a fare delle domande a Luisa.
“Perché sei scappata via piangendo? Ti sei negata per mesi, io non sapevo cosa pensare. Cosa ti avevo fatto per comportarti così? Adesso dimmelo.”
“Quella sera tu parlavi sempre della figlia del produttore che ti aveva offerto il lavoro. Ho pensato che te ne fossi invaghito. E dovevi andare via tre mesi da loro, prima di iniziare il lavoro definitivo. E che poi stabilito lì, ti saresti iscritto ai suoi corsi AIS. Tu cosa mi dici?”
“Luisa, non era così per niente. Lei era spesso in giro in Italia e all’estero, per il marketing aziendale e come docente AIS. Era solo la mia titolare. Parlavo con lei al telefono per sapere cosa dovevo fare al lavoro con il padre. E se mi sentivi ridere era perché lei è allegra. Se non ti fossi fatta negare quando ti chiamavo o quando capitavo qui, i tuoi dubbi li avrei chiariti. Credi che non abbia sofferto? Volevo salutarti e lasciarti questo ciondolo in pegno, che appena avessi potuto sarei venuto da te. Non ho avuto nessun’altra che te. Tenevo la mente occupata con il lavoro. Vedi!”
“Mi rendo conto che il mio comportamento è stato sciocco. Sono andata via piangendo perché ero gelosa, pensavo a te insieme a lei e io lontana. I mesi, gli anni erano tanti, sarebbero stati troppi senza di te. E ti ho allontanato. Ti chiedo di perdonarmi. Anche io non ho avuto nessun altro. Il lavoro ha sempre impegnato la mia mente.”
Luisa prende in mano il ciondolo che gli porge Bruno con un sorriso. E chiede se può abbracciarlo per ringraziarlo del dono e della sua pazienza. Si stringono forte, parlare non serve più. Adesso ci vogliono attimi di silenzio.
Antonietta Reina



