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Doc e DocgLe regole del vino

Le DOCG delle Marche: Castelli di Jesi Verdicchio Riserva

Mappa Castelli di Jesi Verdicchio Riserva


❂ Castelli di Jesi Verdicchio Riserva D.O.C.G.
(D.M. 26/7/2011 – G.U. n.195 del 23/8/2011; ultima modifica D.M. 18/11/2025 – G.U. n.274 del 25/11/2025)


zona di produzione
● in provincia di Ancona: Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelplanio, Corinaldo, Cupramontana, Maiolati Spontini, Mergo, Montecarotto, Monte Roberto, Morro d’Alba, Ostra, Poggio San Marcello, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Senigallia, Serra de’ Conti, Serra San Quirico e Staffolo;
● in provincia di Macerata: Apiro, Cingoli e Poggio San Vicino.
L’uso della menzione “Classico” è riservato al vino ottenuto dalle uve raccolte nella zona originaria più antica;

base ampelografica
anche classico: min. 85% verdicchio, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione per la Regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente, e iscritti nel Registro nazionale della varietà di uve da vino, max. 15%;

norme per la viticoltura
è vietata la forma di allevamento a pergola detta tendone; 

è consentita l’irrigazione di soccorso;
per i nuovi impianti e reimpianti la densità di allevamento non può essere inferiore a 2.700 ceppi/Ha;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo devono essere di 10 t/Ha e 12,00% vol.;

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento devono essere effettuate all’interno dei comuni il cui territorio rientra, in tutto o in parte, nella zona di produzione;
non è consentito l’arricchimento. È ammessa la dolcificazione secondo le norme comunitarie e nazionali;
il vino prima di essere immesso al consumo deve essere sottoposto a un periodo d’invecchiamento di almeno 18 mesi di cui almeno 6 in bottiglia. Il periodo d’invecchiamento decorre dal 1° dicembre dell’anno di produzione delle uve;

norme per l’etichettatura e il confezionamento
nell’etichettatura dei vini deve figurare l’annata di produzione delle uve;
nell’etichettatura e presentazione dei vini a DOP «Castelli di Jesi Verdicchio riserva», può essere utilizzata la menzione «vigna» ai sensi della normativa vigente;
per i vini a denominazione di origine controllata e garantita «Castelli di Jesi Verdicchio Riserva» sono ammessi soltanto recipienti di vetro della capacità fino a litri 3,00;
per tutte le tipologie l’uso di formati speciali da litri 6, 9 e 12 è limitato a finalità promozionali e non commerciali. I sistemi di chiusura delle bottiglie sono quelli ammessi dalla legislazione vigente, con l’esclusione del tappo a corona e a strappo;

legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata per la produzione del Verdicchio DOCG è individuata in parte del bacino geografico del fiume Esino, nei territori di 22 Comuni della Provincia di Ancona e 2 di Macerata storicamente Castelli perché gravitanti nella politica e nell’economia di Jesi che nel 1194 ha dato i natali a Federico II di Svevia.
L’area dista circa Km 20 dal mare e si sviluppa nelle colline poste attorno alla valle Esina che ha in Jesi una quota di mt 96 s.l.m. fino ai 630 mt di Cingoli.
Le caratteristiche pedoclimatiche di tale territorio sono il prodotto dell’influenza del mare, del sole, delle brezze, della piovosità e del riparo offerto dalle montagne che superano anche i 2000 mt di quota.
Ciò produce un clima temperato adatto alla coltivazione della vite e delle altre colture mediterranee.
Partendo dalle rocce sedimentarie orograficamente le Marche sono distinte in tre fasce longitudinali: fascia pre-appenninica, fascia appenninica, fascia collinare sub-appenninica che dalla prima arriva al mare.
L’insieme del mesoclima della fascia collinare marchigiana e la pedogenesi hanno creato nella regione una differenziazione dei suoli nello spazio con predominanza di dorsali calcaree.
Le aree collinari, ove si sviluppa la denominazione, confluenti nel bacino del fiume Esino presentano un alto contenuto in argille, alta percentuale di carbonato di calcio, scarsa permeabilità, erodibilità, diversa frazione pelitica e calcarenitica.
Il clima, in sintesi, appartiene all’ambiente fitoclimatico “Alto collinare” caratterizzato da piovosità medie superiori a 700/800 mm annui e temperature medie inferiori ai 14°C.
I suoli originati nell’area sono alquanto vari e profondi e sottolineano la diversa dinamica dei versanti e l’uso del suolo, agricolo o naturale.
In detti suoli aumenta l’incidenza di una evidente ridistribuzione del calcare nel profilo.
La parte pianeggiante, di origine alluvionale, presenta suoli con materiali quasi sempre calcarei e pietrosi. Il profilo manifesta un arricchimento di sostanza organica.
L’altitudine media dei vigneti che si riscontra nell’area delimitata del Verdicchio dei Castelli di Jesi è per il 70% compresa tra m. 80 e 280 s.l.m.. Il più alto vigneto è a quota 750 m. S.l.m..
La pendenza dei terreni nella stessa area varia da 0 al 70% con una percentuale di presenza dell’85% dei vigneti compresi tra le classi di pendenza 2 – 35%.
L’esposizione dei vigneti nell’area delimitata raccoglie tutti i quattro punti cardinali comprese le posizioni intermedie. Tuttavia le esposizioni est –ovest superano in percentuale le esposizioni nord – sud.
Le precipitazioni medie annue sono di 800 mm.
Nel territorio sono frequenti le gelate invernali e primaverili ma non intaccano l’attività vegetativa in quanto non ancora iniziata.
La temperatura media massima nella valle, raggiunge nei mesi di luglio-agosto i 30°C che consente il miglior andamento vegetativo della vite.
Fattori umani rilevanti per il legame
Il legame storico tra la vite e l’ambiente geografico nel territorio della Marca Anconetana inizia con l’arrivo dei monaci benedettini ed a seguire con quelli camaldolesi che reintroducono e diffondono la vite ormai da secoli tradizionale.
Ai monaci, quindi, nelle Marche si devono il tramandarsi delle tecniche viticolo-enologiche, il miglioramento del prodotto e, soprattutto, la conservabilità.
Con il diffondersi del contratto di mezzadria che crea l’appoderamento diffuso e la disponibilità di forza lavoro, il vino cessa di essere bevanda dei soli ceti agiati e diviene alimento delle classi rurali.
Già ai primi del 1500 lo spagnolo Herrera, professore a Salamanca, descrive le più comuni varietà di viti e la tecnica di vinificazione in bianco.
Fra i nomi dei vitigni descritti figura il Verdicchio così spiegato “uva bianca che ha il granello picciolo e traluce più che niuna altra. Queste viti sono migliori in luoghi alti e non umidi, che piani e in luoghi grassi, e riposati, perciocché ha la scorsa molto sottile e tenera, di che avviene che si marcisce molto presto, et ha il sarmento così tenero che da per sé per la maggior parte cade tutto e bisogna che al tempo della vendemmia si raccoglia tutta per terra, e per questa cagione ricerca luogo asciutto e non ventoso, molto alto nei colli. Il vino di questo vitame è migliore di niuno altro bianco. Si conserva per lungo tempo, è molto chiaro, odorifero e soave. Ma l’uva di esso per mangiare non vale molto“.
E ancora, un significativo legame storico conseguente all’Unità d’Italia del 1861, è l’iniziativa relativa alla istituzione della Commissione Ampelografica Provinciale, promossa dal Prefetto e presieduta dall’enologo De Blasis, che nel 1871 pubblica i “Primi studi sulle viti della Provincia di Ancona“.
Sono passate in rassegna le diverse realtà climatiche, geomorfologiche dei territori e si descrivono i vitigni coltivati elencandone caratteri e sinonimie.
Per l’area mandamentale di Jesi viene descritto il Verdicchio (o Verdeccio).
Questo è anche il periodo dei parassiti: oidio (1851), peronospora (1879), fillossera (1890). Il tempo trascorso per trovare le soluzioni spinse i viticoltori ad eliminare molte varietà clonali presenti nel territorio, privilegiando vitigni sconosciuti nella storia enologica regionale meno il Verdicchio che risultava il vino più commercializzato.
Ne è conferma storica ulteriore quanto scrive nel 1905-6 lo studioso Arzelio Felini in Studi Marchigiani “è oltre un ventennio che i nostri viticoltori, nel tentare di risolvere il problema enologico marchigiano, hanno abbandonato la moltiplicazione delle caratteristiche varietà dei vitigni nostrani per introdurre del nord e del sud“.
È negli anni ’60 che l’aiuto CEE permette di rinnovare tutta la viticoltura regionale passando dalla coltura promiscua (filari) alla coltura specializzata (vigneto) con impianti a controspalliera per meglio svolgere le cure colturali e produrre uve di qualità.
Nella classifica effettuata dal Di Rovasenda (1881) il Verdicchio è dichiarato il vitigno italico più pregiato tra i vitigni a bacca bianca delle Marche.
Il vino Verdicchio acquisisce notorietà commerciale all’inizio degli anni ’50 quando due produttori investirono nella costruzione in uno dei “castelli” di una cantina di trasformazione per lavorare le proprie uve e caratterizzarono il prodotto con una bottiglia tipica: l’anfora etrusca (designer Maiocchi).
Allo sviluppo commerciale ha provveduto un altro industriale farmaceutico che ha acquisito la cantina cui ha fatto seguito la valorizzazione con la denominazione d’origine che ha consentito l’attuale sviluppo della DOC.
Il periodo mezzadrile prevedeva la ripartizione delle uve tra proprietario e mezzadro e, di conseguenza, la vinificazione separata nelle rispettive abitazioni. Tecniche diverse e capacità differenti non permettevano di ottenere un prodotto di qualità. Questo arriva con il sostegno comunitario agli investimenti sui vigneti, sugli impianti di vinificazione e sulle strutture commerciali le quali, forti della denominazione, riescono a raggiungere un notevole sviluppo nel mercato interno e in quello internazionale.
Un cenno va fatto anche all’attività vivaistica.
Nel territorio operavano molti piccoli vivaisti con propri allevamenti di piante madri che hanno consentito di soddisfare la domanda in barbatelle innestate così che il rinnovo della viticoltura degli anni ’60 non subisse scompensi ed inquinamenti varietali.
Poi il vivaismo ha assunto forme e valori di dimensione nazionale per cui la domanda è stata soddisfatta in disponibilità e sicurezza varietale.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Vino che dopo un invecchiamento di 18 mesi di cui sei in bottiglia acquisisce un colore giallo oro con riflessi verdi, acquisisce un profumo intenso di frutta gialla matura si accompagnano eleganti sentori di agrumi uniti a note di miele che insieme danno grande complessità e persistenza. Dal Sapore suadente, morbido ma di grande carattere e potenza, con una sapidità molto prolungata, caldo ed elegante; ripropone nel suo grande carattere le note fruttate in continua evoluzione.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
La formazione della valle del fiume Esino alquanto larga, pianeggiante fino alla zona pedemontana, l’orografia collinare, le dolci pendenze ove sono posizionati i vigneti, l’ampia apertura verso il mare, l’attenuata ventilazione, la pedologia che presenta una tessitura del terreno agrario alquanto ghiaiosa ed il terreno fino determinano una struttura chimico-fisica dei terreni coltivati particolarmente adatti alla coltura della vite.
Le migliori uve che riescono a sfruttare la mineralità del terreno agrario sono condizionati dall’altitudine. Difatti, il vitigno posto tra i 300/500 mt s.l.m. presenta il miglior sviluppo e le migliori performance qualitative segno che l’esposizione e la ventilazione influiscono sul prodotto uve alquanto significativamente.
Sicuramente l’uomo-viticoltore ha saputo effettuare queste osservazioni traendone le informazioni nell’effettuare gli investimenti e nel determinarne la zona di produzione nei Colli Jesini.
Altrettanto specifica osservazione dell’uomo riguarda la potatura che deve essere lunga per contenere un alto numero di gemme sui tralci in quanto spesso le gemme prossimali ai tralci non germogliano.

ALLEGATO 1 – MENZIONI GEOGRAFICHE

  • Acquarelle (Apiro)
  • Acqualta (Staffolo)
  • Ammorto (Serra San Quirico)
  • Bachero (Staffolo)
  • Bacucco (Montecarotto)
  • Badia Colli (Cupramontana)
  • Balciana (Poggio San Marcello)
  • Brecciole (Cupramontana)
  • Busche (Montecarotto)
  • Cardinali (Apiro)
  • Carpaneto (Cupramontana)
  • Carrozze (Castelplanio)
  • Casa Bucci (Barbara)
  • Casalini (Apiro)
  • Castellaretta (Staffolo)
  • Castellaro (Serra San Quirico)
  • Cavalline (Staffolo)
  • Cerrete (San Paolo di Jesi)
  • Cerretine (Apiro)
  • Certine (Serra San Quirico)
  • Cese (Cupramontana)
  • Cesolano (Staffolo)
  • Chiesa del Puzzo (Maiolati Spontini)
  • Colle (Apiro)
  • Colle Leva (Serra de’ Conti)
  • Colmubino (Cupramontana-Maiolati Spontini)
  • Colognola (Cingoli)
  • Corinaldese (Corinaldo)
  • Coroncino (Staffolo)
  • Coste del Molino (Poggio San Marcello)
  • Eremiti (Cupramontana)
  • Farneto (Serra de’ Conti)
  • Favete (Apiro)
  • Fondiglie (Rosora)
  • Fonte Cisterna (Montecarotto)
  • onte della Carta (Cupramontana)
  • Fontegeloni (Serra San Quirico)
  • Fornace (Apiro)
  • Fosso del Lupo (Maiolati Spontini)
  • Frati Bianchi / Eremo dei Frati Bianchi (Cupramontana)
  • Le Moie (Maiolati Spontini)
  • Loretello (Arcevia)
  • Madonna della Neve (Monteroberto)
  • Maestro di Staffolo (Staffolo)
  • Magnadorsa (Arcevia)
  • Manciano (Cupramontana)
  • Massaccio (Maiolati Spontini)
  • Montalvello (Apiro)
  • Monte Fiore (Serra de’ Conti)
  • Monte Follonica (Cupramontana)
  • Monte Schiavo (Maiolati Spontini)
  • Moricozzi (Apiro)
  • Novali (Castelplanio)
  • Paganello Malcupa (Cupramontana)
  • Palazzi (Cupramontana)
  • Palombare (Serra San Quirico)
  • Piagge (Castelplanio)
  • Pian del Colle (Cupramontana)
  • Piana (Cupramontana)
  • Piandole (Montecarotto)
  • Pietrone (Cupramontana)
  • Piticchio (Arcevia)
  • Poggio – Cupro (Cupramontana)
  • Posserra (Cupramontana)
  • Pratelli di Rosora (Rosora)
  • Ravalle (Mergo)
  • Ripa (Cupramontana)
  • Romita (Cupramontana)
  • S. Caterina (Staffolo)
  • S. Fortunato (Serra de’ Conti)
  • S. Francesco (Staffolo)
  • S. Lorenzo (Montecarotto)
  • S. Maria d’Arco (San Paolo di Jesi)
  • S. Paterniano (Serra de’ Conti)
  • Salerna (Cupramontana)
  • Salmagina (Staffolo)
  • San Bartolomeo (Cupramontana)
  • San Francesco (Apiro)
  • San Giovanni (Cupramontana)
  • San Marco di Sopra (Cupramontana)
  • San Marco di Sotto (Cupramontana)
  • San Michele (Cupramontana)
  • San Nicolò (San Paolo di Jesi)
  • San Sebastiano (Serra de’ Conti)
  • San Sisto (Maiolati Spontini)
  • Sasso (Serra San Quirico)
  • Scappia (San Paolo di Jesi)
  • Scisciano (Maiolati Spontini)
  • Spescia (Cupramontana)
  • Stacciano (Castelplanio)
  • Taiano (Maiolati Spontini)
  • Torre (Monte Roberto)
  • Torre (San Paolo di Jesi)
  • Torrente Cesola (San Paolo di Jesi)
  • Torrente Esinante (Serra San Quirico)
  • Tralivio (Poggio San Marcello)
  • Valcinage (Corinaldo)
  • Vigna Vescovi (Staffolo)
  • Villa Bucci (Montecarotto).

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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