A spasso nella Vigna della Congregazione…
…a Villa Diamante, in località Toppole, Montefredane, Irpinia
foto 1) Villa Diamante nasce, praticamente, con la Vigna della Congregazione dove Antoine Gaita (origini irpine, una vita passata in Belgio) coltiva esclusivamente Fiano di Avellino. Il vigneto è stato convertito più recentemente al metodo biologico. I prodotti di questa azienda si discostano decisamente dagli altri per personalità, struttura e longevità. La prima annata di commercializzazione è il 1997, ancora oggi in splendida forma!. Le redini commerciali dell’azienda sono saldamente nelle mani della moglie italo-americana di Antoine: Diamante Maria Renna.
foto 2) La Vigna della Congregazione dopo varie vicissitudini ereditarie è stata definitivamente ed esclusivamente ripiantata a Fiano nel 1983 e può contare, oggi, su circa un ettaro vitato. Prima, ai tempi del nonno di Antoine, la proprietà si estendeva su ben dieci ettari e le uve coltivate erano solo rosse: aglianico, piedirosso, sciscinoso, con piccole quantità di barbera e sangiovese. Il nonno era conosciuto perchè già allora non beveva mai il rosso vendemmiato in quell’anno ma sempre quello dell’annata precedente e questo nonostante il vino venisse lavorato artigianalmente senza la tecnologia e gli accorgimenti di oggi.
foto 3) Nonostante un portainnesto vigoroso la vigna mostra una produzione bassissima, però, molto concentrata e qualitativa. Secondo Antoine ciò è da imputarsi all’imminente vicinanza dei boschi, in cui la vigna è letteralmente immersa, che impedirebbero alle piante di svilupparsi e rafforzarsi come accadrebbe altrove con lo stesso portainnesto e lo stesso tipo di terreno. L’impianto stesso non è particolarmente fitto, si tratta di un 3×3. Sono circa seimila le bottiglie prodotte ogni anno. Prima esistevano due versioni una in acciaio ed una elevata “sur lies” in barriques che è stata da qualche anno definitivamente abbandonata.
foto 4) Eccolo Antoine farmi strada lungo il sentiero che collega le due parcelle principali della vigna. La seconda verso la quale ci dirigiamo è stata da meno tempo riconvertita a Fiano. Fino ai primi anni novanta Antoine non aveva infatti ancora abbandonato l’idea di produrre un grande pinot noir. Dopo alcuni tentativi di vinificazione in bianco (o meglio bianco-rosa a sentire i suoi racconti) si è arreso. Meglio così. Altrimenti oggi le bottiglie di Fiano sarebbero non solo ancora di meno ma anche il frutto di una minor possibilità di selezione.

foto 5-6) Siamo nella seconda parcella della Vigna quella con le viti più giovani che occupano ora il terreno dove prima era piantato il Pinot. Qui l’impianto è però solo leggermente più fitto: 3×1.5. Antoine mi indica un albero proprio nel mezzo di due filari. “Come fai a passare lì con il trattore ?!”, mi dice e come dargli torto. La meccanizzazione è ridotta al minimo così come i trattamenti che sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo seguono i dettami del biologico.
Il suo Fiano si può definire, per certi versi, un prodotto ancora artiginanale come dimostra talvolta qualche lievissima differenza tra bottiglia e bottiglia. “E’ anche questo il bello del vino, no?” per dirla sempre con le sue parole.
foto 7) In questa parte più bassa della vigna Antoine mi fa notare l’insolita esposizione a nord. Sì proprio così, a nord!. Si possono infatti intravedere sullo sfondo alcune propagini montuose che la proteggono dal vento e dal freddo. Il vero pericolo è rappresentato dalle grandinate che in alcuni casi come nel 2003 possono aiutare per limitare rese pi generose mentre altre volte, come è accaduto per il 2006 in corso, hanno praticamente dimezzato le già bassisime rese.
foto 8) Un particolare del terreno. Come si riesce a vedere si tratta di argilla, argilla ed ancora argilla che solo in alcuni punti si fa mista ad arenaria. Camminare su questi terreni dopo la pioggia del giorno precedente è stata una piccola impresa. La voglia di camminare la vigna, però, ha prevalso!
foto 9) Ancora tra i filari della parte più bassa e più giovane della Vigna della Congregazione. Non tutte le uve di questa parcella finiscono nella etichetta che porta il nome della vigna setssa. Alcune vengono, infatti, scartate. Forse quelle dell’annata 2004 andranno a costituire un secondo vino aziendale etichettato sempre come Docg ma senza l’indicazione del cru.
foto 10) Risaliamo verso la parte alta e più antica del vigneto (quella del’83 per intenderci). Qui anche se non proprio perfettamente visibile si può individuare al centro un ceppo vecchissimo che assomiglia più ad un piccolo albero che ad una vite. Se il tormentone di molti produttori è “il vino si fa in vigna”, Antoine aggiunge sempre che lo si fa nella “vigna vecchia”…
foto 11) Ecco da vicino uno dei ceppi più vecchi della Vigna della Congregazione. E qui che nasce un fiano peculiare, dalle caratteristiche uniche, dalla personalità forte come quella di chi lo produce. Se i vini, infatti, assomigliano a chi li produce questo ne è un esempio eclatante. Un fiano in grado di durare e di sfidare il tempo.
foto 12) Nella foto ci sono 6 bottiglie di aglianico che “mi” sono orgogliosamente imbottigliato a mano !!!. Oggi, infatti, Villa Diamante acquista anche uve aglianico nel terroir di Montemarano, uno dei più vocati dell’areale irpino per quest’uva. La versione 2004, solo acciaio, è un vino fantastico che colpisce per la ricchezza e la succosità del frutto (frutti di bosco nello specifico) ma soprattutto per la sottile speziatura ed il lieve accenno balsamico che nessuno si aspetterebbe da un rosso affinato in solo acciaio. Antoine è convinto che sia insito nel dna del vitigno e che basta aspettare il giusto tempo (almeno due anni dalla vendemmia)perchè si possa inziare ad esprimere compiutamente offrendo questa sorta di “speziatura” naurale. Tra i progetti futuri del vulcanico produttore un rosato d’aglianico ed un bianco da uve rosse (sempre aglianico) in cui crede moltissimo. Nel frattempo dal 2000 un pò di fiano è stato “dimenticato” in una barrique usata, ormai decisamente scolma, da cui Antoine vorrebbe ottenere un “vin de paille” in stile vagamente Jura. Insomma ne vedremo delle belle!
Fabio Cimmino



