La vendemmia…come quelle che si facevano una volta

Se penso a uno dei primi film che ho visto al cinema, come non ricordare una scena da antologia dove nel “Bisbetico Domato“, Adriano Celentano si esibisce nella pigiatura dell’uva, in una sfida a un macchinario che rappresentava il simbolo dell’invasione di una tecnologia disumanizzante.
Oggi (quasi, ndr) nessuno pigia più l’uva con i piedi, ma questa azione è restata ancora simpaticamente impressa nell’immaginario collettivo.
Dalla pigiatura alla vendemmia il passo è breve anzi brevissimo, e da fare a ritroso. Parallele al ricordo di questo film anni ottanta, viaggiano le emozioni e le memorie di quando bimbo andavo a vendemmiare dagli zii, in giornate che erano sì di lavoro ma soprattutto di grande festa e gioia per tutti i piccoli, ma anche per i più grandi.
Sono passati tanti anni, ma la vendemmia rappresenta ancor oggi un momento topico per chi fa della viticoltura la propria professione. Dopo un anno di lavoro e fatica è giunto il momento di raccogliere il frutto, o sarebbe meglio dire i frutti, del proprio operato.
Certo, lo sviluppo e la tecnologia hanno cambiato di molto le cose. In pianura le vendemmiatrici automatiche hanno sostituito in gran parte delle aziende il lavoro dell’uomo, mentre in collina, nelle realtà più’ grandi, squadre di vendemmiatori operano in quello che per loro è un vero e proprio mestiere stagionale, lasciando poco spazio al romanticismo.
Ma soprattutto nelle piccole aziende a gestione quasi famigliare, si sono preservati gran parte di quei riti del passato che davano e danno ancor oggi alla vendemmia un significato sociale e di comunione piuttosto forte.
Per riassaporare i profumi di una gioventù oramai lontana, ho chiesto ospitalità all’amico Marco Perco dell’azienda Roncùs di Capriva del Friuli, dove ho passato una bella giornata di vendemmia che è giusto definire…come quelle che si facevano una volta.
Il ritrovo è alle 7.30 in azienda. Già dall’appello dei presenti è evidente il mix generazionale che mette insieme giovanissimi, uomini e donne di mezza età e qualche pensionato in splendida forma. Il trattore con il carro farà da guida a una carovana di volenterosi vendemmiatori che armati di guanti e forbici non vedono l’ora di riempire i loro secchi adagiando con cura i grappoli di uva.
Il protagonista di questa giornata è il Pinot Bianco, varietà che nonostante abbia perso (incomprensibilmente) un po’ di appeal da parte dei consumatori, riesce a donare vini di un’eleganza eccezionale soprattutto nel Collio.
La giornata è soleggiata e la temperatura gradevole. Fra i filari è incredibile come riesca a formarsi una sintonia fra i vendemmiatori. I giovani raccontano le loro libagioni serali, mentre i più maturi commentano con battute, e una sottile vena d’invidia, gesta che fanno parte oramai solo dei lontani ricordi della gioventù.
Si lavora senza sosta fino a quando verso metà mattina è accolta con una grande ovazione l’arrivo della merenda, caffè e torta fatta in casa, che ritemprano lo spirito e danno nuove energie.
Marco Perco non vendemmia ma si dedica giustamente alle operazioni di cantina e ricevimento uve, ma non fa mancare la sua presenza e i suoi consigli in vigna.
Ci racconta come le uve abbiano raggiunto il giusto grado di maturazione, e mettendo in bocca qualche chicco ci si rende subito conto di come sia perfetto il mix fra zuccheri, acidi e tannini e di come i vinaccioli abbiano raggiunto il giusto grado di maturazione.

Oggi le aziende utilizzano dei laboratori di analisi, ma è ancora valida ed affidabile l’antica tecnica di passeggiare fra i filari, nelle giornate che precedono la raccolta, per assaggiare le uve e cogliere così l’attimo ideale per una vendemmia ottimale.
Marco istruisce i vendemmiatori su quali grappoli mettere nella cesta e cosa eventualmente scartare. L’annata è buona, le uve ottime, quindi non si necessita grande selezione. Qualche grappolo ha dei chicchi più’ scuri. I poco esperti sarebbero tentati a scartarli, ma Marco ci spiega che sono botrizzati da un principio di muffa nobile, che donerà complessità al vino, a differenza del marciume vero e proprio che è sempre da eliminare.
Ma fra un taglio e l’altro improvvisamente si sentono risuonare le campane del campanile di Capriva.
E’ mezzogiorno ed è ora di pranzo. A casa Roncùs è un momento che tutti attendono con trepidazione. Infatti i piatti preparati dalla mamma di Marco, sono sempre deliziosi, sembra di essere in una trattoria, con cibo genuino, un buon bicchiere di vino e una compagnia allegra e gioiosa.
Il caffè segnala però che è tempo di ritornare in vigna. Qualche ora di lavoro pomeridiano attende l’allegra brigata di vendemmiatori. A pancia piena la ripresa non è mai semplice, ma le calorie ingerite saranno il carburante per arrivare a fine giornata senza troppi patemi.
Il sole che inizia a scendere è il segnale che la giornata di lavoro sta per concludersi. Non è stata una passeggiata perché alla fine la fatica si fa sempre sentire. Ma resta la grande soddisfazione per aver passato una bella giornata in compagnia di persone simpatiche, all’aria aperta, coccolati dal canto degli uccellini.
Domani ci sarà un altro giorno di raccolta. Per qualcuno oggi la giornata lavorativa è finita. Per altri sarà ancora lunga. Ci sono secchi e forbici da lavare e lavori di cantina da completare. Ma resta comunque enorme la soddisfazione per aver contribuito a portare in cantina uve di grande qualità che le coccole di Marco trasformeranno in grandi vini.
Non resta quindi che attendere con impazienza l’imbottigliamento dell’annata 2016. Tutti quelli che hanno contribuito alla raccolta delle uve potranno dire, con un pizzico di vanità, che dentro alle bottiglie è racchiuso anche parte del loro lavoro e quindi l’ottimo risultato è anche un po’ merito loro.
Quando assaggeremo i vini lo faremo allora con ancor più soddisfazione e godimento sensoriale, fermo restando che resta indiscutibile il fatto che è stata proprio una bella vendemmia.
Stefano Cergolj

