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Raffaele Troisi mi mostra un grappolo di greco nella vigna di Montefusco
Quando il 29 giugno scorso io ed altri colleghi abbiamo ricevuto una mail da Raffaele Troisi, nella quale riferiva le testuali parole “Una serie di accadimenti di lungo corso, indipendenti dalla mia volontà e dalle mie azioni, hanno posto in “impasse” Vadiaperti tanto da determinare la decisione di sospenderne, per il momento, l’attività di produzione ed imbottigliamento“, credo di poter dire anche a nome di tutti i coinvolti che la notizia ci ha lasciato di sasso.
Nonostante nel resto della mail Raffaele abbia spiegato in modo piuttosto dettagliato che il percorso continua attraverso una nuova entità che si chiama “Traerte“, fondata dagli amici Giuseppe Pisano, Claudio Ciccone e Marco Loria, quella frase ha avuto un effetto dirompente, soprattutto su coloro che da anni lo conoscono e lo seguono e in Vadiaperti riconoscono l’importanza storica, la tradizione, la cultura, il simbolo di una vitivinicoltura esemplare per il territorio irpino. Da più parti sono spuntati articoli che esprimevano disagio, sconforto o quantomeno perplessità e preoccupazione per le sorti di questa storica azienda.
Io stesso sono stato tentato di scriverne subito, a caldo, ma poi ho ritenuto, prima di correre il rischio di fraintendimenti o imprecisioni, che fosse giusto verificare di persona lo stato delle cose, parlarne direttamente con Raffaele, che si è dimostrato subito disponibile ad un incontro proprio nella sede di Vadiaperti a Montefredane.

Raffaele Troisi a Montefusco
Mi sono bastati pochi minuti per rendermi conto che il suo stato d’animo, nonostante le vicissitudini che lo hanno portato ad una decisione non facile, soprattutto dal punto di vista commerciale, che il suo stato d’animo è assolutamente positivo e già proiettato in avanti. Intanto è bene chiarire che dietro Traerte ci sono Raffaele, le sue vigne storiche, i suoi vini, il suo modus operandi, la sua filosofia. Anche in etichetta il marchio Vadiaperti continua ad esserci ed accompagnare il nome dei vini che tutto il mondo conosce. E questo potrebbe già rassicurare almeno in parte tutti coloro che hanno temuto un cambio sostanziale di “mano”. Non è così, neanche lontanamente.
Di fatto le problematiche prevalentemente economiche nella gestione di Vadiaperti hanno radici lontane, sin da quando a inizio degli anni ’90 Raffaele ha ereditato l’azienda di papà Antonio, e nonostante i suoi sforzi e i successi ottenuti con il passare degli anni (tuttora, nonostante la crisi, tutto il vino aziendale viene regolarmente venduto), le difficoltà non si sono mai completamente risolte.
Quella “sospensione” a cui fa riferimento Raffaele nella mail, di fatto è più su un piano pratico, oggettivamente un cambiamento come questo non è stato fatto con un semplice schiocco di dita, c’è molto lavoro dietro, riunioni, accordi, pianificazione di progetti e obiettivi, le solite e inevitabili rogne di scartoffie e burocrazia, avvicendamenti che hanno temporaneamente allontanato Raffaele dalle proprie attività abituali, soprattutto in vigna.
Ma già la situazione è in via di assestamento e il nostro laureato in chimica è pronto a ricominciare con rinnovato entusiasmo.

Raffaele mentre rimuove la corteccia da una pianta
La proposta di Giuseppe, Claudio e Marco, quindi, è arrivata proprio al momento opportuno per consentire a Raffaele di continuare la propria attività senza doversi, almeno per ora, accollare una serie di oneri che ne hanno limitato le scelte e gli obiettivi.
Da oggi è Traerte a produrre e imbottigliare i vini, ma la “mano” è sempre quella di Raffaele, che finalmente, con maggiore serenità, potrà investire in nuovi progetti, a partire dal recupero delle vigne storiche della zona che molti contadini stanno abbandonando e sarebbe, questo sì, un vero peccato perderne il patrimonio.
Raffaele me ne ha mostrate alcune, una in particolare mi ha colpito, si tratta di un piccolo appezzamento di coda di volpe allevata a starseta, tradizionale sistema a tendone incrociato presente in numerose zone dell’Irpinia, nato in tempi in cui non si viveva di sola vigna ma, al contrario, di un’agricoltura mista, in grado di sfamare gli uomini e gli animali che usati per i lavori di campagna.
La starseta è composta da due o quattro rami intrecciati tra loro, posta ai quattro lati di un parallelepipedo alto due, tre, a volte anche quattro metri, ognuna di queste piante si trova ad una distanza più o meno equivalente alla sua dimensione.
Quella dei vigneti storici andati perduti, sostituiti dalla cementificazione, da capannoni, dalla nascita di agglomerati industriali, è una storia che tutti conosciamo e che, purtroppo, non appartiene solo a questa regione. Ma qui il patrimonio viticolo ha qualcosa di speciale, sia per l’incredibile numero di varietà, sia per la presenza di viti centenarie.
Per Raffaele, quindi, prendersi cura di questi vigneti non è solo un modo per incrementare la produzione, ma soprattutto un impegno a tutelare il patrimonio di queste terre, e oggi può farlo con maggiore serenità e disponibilità proprio grazie a Traerte. Come lui stesso afferma in un suo commento all’articolo di Luciano Pignataro: “E’ davvero così importante se queste cose io le faccia come titolare di Vadiaperti o come collaboratore e, permettetemi, ispiratore di Traerte?“.

Il punto è proprio questo, a molti è sembrato che la scelta di Raffaele rappresenti una dolorosa rinuncia, un sacrificio obbligato; nei commenti all’articolo di Pignataro si leggono espressioni come “tristezza”, addirittura “lutto”. Certo questa condizione in cui il marchio si sdoppia in Vadiaperti da una parte, come garanzia di un’identità che continua nel tempo, e in Traerte dall’altra, che diventa di fatto, almeno sul piano burocratico, l’azienda produttrice e imbottigliatrice, può indurre un certo disagio, ma non è il marchio a fare l’azienda bensì Troisi e le sue vigne, che continuerà a curare con la stessa, mai sopita, passione.

Insomma l’avventura continua, Raffaele mai e poi mai butterebbe 20 anni di esperienza, iniziata al fianco del padre quando stava ancora frequentando l’università. Tanti successi, vini di grande livello, il Fiano fra tutti, ma anche il Greco e la trascinante Coda di Volpe, ognuno proveniente dai migliori appezzamenti di proprietà, Montefredane, Montefusco e Pietradefusi, Poi c’è la Falanghina da Torrecuso e l’Aglianico da Venticano e Taurasi.

Con Raffaele abbiamo aperto tutti i bianchi 2011 e i 2012, di cui le selezioni Aipierti, Torama e Tornante sono ancora in fase di affinamento. E posso assicurarvi che promettono grandi cose. Il confronto fra le due annate è stato prezioso, la prima più calda ha favorito il Greco, uva alla quale non manca mai l’acidità, dandole più corpo, struttura, equilibrio; la 2012 invece, più sottile, ha permesso al Fiano di tirare fuori tutta la sua finezza ed eleganza, rivelando uma spiccata mineralità. La Coda di Volpe a mio avviso se l’è giocata piuttosto bene in ambedue i casi, dimostrando di avere grande carattere e una godibilità irrefrenabile.
Mancava all’appello il nuovo vino, frutto proprio di questa nuova realtà con Traerte, l’Irpinia Greco “Fuori Limite Le Vecchie Vigne” 2012, che avremmo potuto anche aprire, ma giustamente Raffaele ha preferito dargli ancora qualche mese di tempo per equilibrarsi.

Ma la vera sorpresa – anche se sorpresa non è, conoscendo i suoi vini – è stata quando Raffaele mi ha proposto tre vecchie annate, il Greco di Tufo 2003, dieci anni sulle spalle di un’annata decisamente calda, la prima del nuovo millennio, portati divinamente, vino denso e vibrante, con l’acidità ancora a dargli nerbo e solidità. Poi il Greco di Tufo Federico II 1996 (la selezione che oggi si chiama Tornante), figlio di un’annata altalenante, capace di tirar fuori autentici capolavori ma anche vini chiusi, difficili, a volte stanchi; si è trattato del vino meno felice, ma è anche vero che quando si va indietro di molti anni, in questo caso 17, ogni bottiglia fa storia a sé.
Infine, il Fiano di Avellino 1988, magico, figlio di un’epoca in cui la tecnica non era certo affinata come quella di oggi, la selezione Aipierti ancora non c’era, eppure questo bianco irpino mi ha fatto sobbalzare sulla sedia, mai avrei immaginato che potesse avere 25 anni sul groppone, faticavo a dargliene una decina. Un chiaro esempio delle enormi qualità e potenzialità di questo vitigno, che nell’areale di Montefredane trova la sua culla ideale.

In conclusione, se a qualcuno balenasse ancora l’idea che è la fine di Vadiaperti, se la può togliere dalla testa, le delizie a cui siamo stati abituati continueranno ad essere forgiate da questa straordinaria cantina e se, come è probabile, qualcosa cambierà, non sarà “in sottrazione” ma piuttosto un segno di ulteriore crescita e sviluppo, magari con l’acquisizione di altri vigneti storici, che Raffaele curerà sempre con un’attenzione estrema alla qualità, arricchendo ad ogni nuova annata il suo bagaglio di conoscenze, poco importa se la ragione sociale sarà Traerte, il cuore di Vadiaperti continua a pulsare con sempre maggior vigore!
Azienda Agricola Traerte – Vadiaperti
Sede Legale: Via Michele Napoli, 1 83029 Solofra (AV)
info@traerte.it
Sede operativa: Contrada Vadiaperti – 83030 Montefredane (AV)
Tel./fax +39 0825 607270
www.vadiaperti.it
info@vadiaperti.it |