Ciao Gianni
Autunno 1980, forse il 21 novembre. A quei tempi suonavo il sassofono, che avrei continuato a suonare fino al ’95, per poi passare al flauto traverso. Matricola universitaria me ne andai a vedere un concerto jazz gratuito che si teneva presso l’aula magna dell’università “La Sapienza”. C’era l’orchestra di musica “leggera” della Rai, che annoverava nel suo organico elementi quali Sergio Corvini e Oscar Valdambrini alla tromba (che svisavano da paura), il bravissimo Dino Piana al trombone (che svisava pure lui), e Livio Cerveglieri al sax. Presentava Marcello Rosa, nella doppia veste di presentatore e ospite trombonista. Ospite d’onore della serata era Gianni Basso, anch’egli col suo sax: era anche il mio strumento e gli prestai particolare attenzione. Rimasi impressionato dal timbro di voce che Gianni riusciva ad imprimere al suo sassofono, dalla sua velocità, dall’inventiva e dall’apparente facilità con cui faceva tutto ciò. A un certo punto si alzò un tizio che era seduto in platea, alto, robusto, barbuto e coi capelli lunghi, e si mise a suonare il clarinetto in mezzo a questi mostri di bravura: era Tony Scott, grande clarinettista americano nato da genitori siciliani emigrati in America.
Tanti artisti, tutti insieme. Serata memorabile… grazie Gianni.




