Le DOC del Piemonte: Carema

❂ Carema D.O.C.
(Approvato con D.P.R. 9/7/1967 – G.U. n.199 del 9/8/1967; ultima modifica D.M. 7/3/2014, pubblicato sul Sito ufficiale del Mipaaf, Sezione Qualità e Sicurezza vini DOP e IGP)
► zona di produzione
● in provincia di Torino: comprende l’intero territorio del comune di Carema;
► base ampelografica
● anche riserva: min. 85% Nebbiolo, possono concorrere altre uve, provenienti nell’ambito aziendale da vitigni a bacca rossa, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte max. 15%;
► norme per la viticoltura
● per i nuovi impianti e reimpianti, in coltura specializzata, è adottato un sistema di allevamento a spalliera con una densità di impianto minima di 3.000 ceppi per ettaro a eccezione della forma di allevamento a pergola;
● è ammessa l’irrigazione di soccorso;
● la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale delle relative uve destinate alla vinificazione devono essere 8 t/Ha e 11,50% vol.;
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione e di invecchiamento devono essere effettuate nella zona di produzione delimitata e nella frazione di Ivery nel Comune di Pont St. Martin (Valle d’Aosta), secondo gli usi tradizionali della zona. Le operazioni di imbottigliamento devono essere effettuate nell’ambito degli interi territori della regione Valle d’Aosta e della provincia di Torino;
● è consentito l’arricchimento della gradazione zuccherina, secondo i metodi riconosciuti dalla legislazione vigente;
● i vini devono essere sottoposti ad un periodo di invecchiamento di 24 mesi (36 per la “Riserva“) di cui 12 in legno di rovere o di castagno con decorrenza dal 1° novembre successivo alla vendemmia;
● è ammessa la colmatura con uguale vino conservato in altri recipienti, per non più del 10% del totale del volume nel corso dell’intero invecchiamento obbligatorio;
● per i seguenti vini l’immissione al consumo è consentita soltanto a partire dal 1° novembre del secondo anno successivo alla vendemmia per il “Carema”, dal 1° novembre del terzo anno successivo alla vendemmia per il “Carema Riserva”;
► norme per l’etichettatura e il confezionamento
● nella designazione e presentazione dei suddetti vini è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
● le bottiglie in cui vengono confezionati i vini “Carema” per la commercializzazione devono essere di forma bordolese o borgognona, di vetro scuro, di capacità consentite dalla legislazione vigente a esclusione del 200 cl.;
► legame con l’ambiente
● A) Informazioni sulla zona geografica
Sulle rocce moreniche al confine con la Val d’Aosta, nasce uno dei più nobili vini rossi piemontesi: il Carema. La coltura di produzione è stata sviluppata caparbiamente nel tempo sulle pendici del monte Maletto tra i 350 e 700 metri di altitudine, grazie a un duro lavoro di terrazzamento a secco. L’area viticola di Carema occupa la parte più a nord del canavese e quindi del Piemonte. I suoi vigneti la cui coltivazione a ridosso delle Alpi richiede cure attente e faticose, testimoniano un amore ed una passione che hanno radici antiche.
● B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Da questa nobile uva a bacca rossa piemontese, il Nebbiolo, nelle varietà locali Picutener e il Prugnet , forse così chiamato per l’epoca tardiva di vendemmia quando già le prime nebbie avvolgono i filari ai confini della Val d’Aosta, si ottiene questo raro e fascinoso vino.La coltivazione è a pergola costituita interamente di traverse di supporto in castagno ed i tralci sono legati su di esse per resistere ai forti venti della valle. Tutte le fasi di vinificazione, conservazione e invecchiamento sono effettuate nella zona di produzione.
● C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
La suo particolarissima coltura a terrazzamenti i cui caratteristici muretti a secco ( topion) e pilastri in pietra, oltre a catturare i raggi del sole rilasciandoli poi alle viti nel periodo notturno, sono un vero e proprio vanto architettonico per questi vignaioli che tramandano l’arte costruttiva ed una concreta prova del sacrificio di coltivare una terra dura e difficile.


