I racconti di Alda: Gli specchi

Me lo trovo davanti tutte le mattine, appena mi sveglio. Grande (occupa tutte le quattro ante dell’armadio) e impietoso mi rimanda l’immagine di una donna da molto tempo non più giovane. Non riesco ad evitarlo. In un vecchio film americano una ex attrice, ex bella donna ormai sul viale del tramonto, aveva fatto coprire tutti gli specchi della sua casa. Io non arriverei mai a tanto anzi, essendo in parte masochista, spesso nei miei mi ci confronto. In camera da letto, in bagno e ogni volta scopro qualcosa di nuovo, una ruga in più, una macchiolina, un’occhiaia più profonda, un pelo di troppo sul mento. Oggi il mondo è schiavo dell’immagine, soprattutto per quanto riguarda la donna. Io potrei infischiarmene, dal momento che sono ormai fuori dai giochi seduttivi e ho soltanto il dovere, soprattutto verso me stessa, di conservare un aspetto dignitoso, se poi riesco ad essere anche piacevole alla vista, tanto meglio. Piacevole. E’ questo che conta davvero? mi chiedo mentre studio il mio viso dai lineamenti regolari. Sempre in vetrina, sempre in tensione. Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? Ma quale reame? Ottantatre metri quadri, tre locali, più bagno e cucina, tutto qui e lo specchio mi sembra davvero troppo grande e invadente per il modesto spazio che lo circonda.
Gli volto le spalle e decido di dare un senso a questa giornata. Sono arrivata ad un punto della mia vita in cui le mie attività sono piuttosto ridotte, mentre le mie paure e i miei dubbi sono aumentati ma, contemporaneamente e fortunatamente, si sono rafforzate alcune mie certezze.
Guardo indietro e, attraverso il mio specchio personale, quello privato e visibile solo a me stessa, vedo la mia vita passata, i miei errori, le mie aspettative deluse, le mie battaglie perse, le mie vittorie nel lavoro e nei rapporti umani. Una vita con tanti dolori, tanti vuoti, ma anche con tante gioie, soddisfazioni e tanto amore, dato e ricevuto. Ho conservato un messaggio di un mio amico sacerdote al quale, in un momento di sconforto e di conflitto con me stessa chiedevo: “Ma io, chi sono veramente?“. “Una persona che, come tutti, sbaglia ma poi si rialza e riprende il cammino, anche se con fatica e con l’aiuto del Signore. Una donna forte e generosa che, anche se a volte si sente sopraffatta dalla stanchezza resiste e va avanti, sostenuta dall’amore e dalla dedizione“,
Questa la sua risposta, in un messaggio che conserverò sempre.
Ricordo che stavo attraversando un periodo molto difficile e facevo fatica a riconoscermi nelle parole del mio amico. In quel momento non erano certo le mie rughe, le macchioline o i miei capelli stanchi a turbarmi, ma c’era altro, molto più significativo e inquietante. Con lo specchio del mio armadio posso anche arrabbiarmi, urlargli che mente, che ha dei falsi riflessi o che è colpa della luce che lo avvolge ad accentuare ombre e difetti. Con lo specchio immaginario, in cui rivedo il mio passato e cerco un futuro sempre più ridotto e incerto, non c’è menzogna. Non ho mai mentito a me stessa. Quando mi vedo brutta non faccio distinzione tra fuori e dentro. Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima, io li trucco quindi mi maschero, mento, ma quella è solo una facciata, non ci sono trucchi là dove posso vedere e sentire soltanto io. Eppure, spero che qualcuno sia riuscito a leggere nel mio cuore e nella mia mente, a capire e a vedere come sono realmente, al di là dell’aspetto fisico. A pensarci bene, però, non so se augurarmelo, qualcuno potrebbe rimanerne sconvolto, addirittura scandalizzato. Bah, fatti loro.
Divago sempre. Fuori c’è il sole, la primavera è arrivata, a piccoli passi, con discrezione, ma c’è, si avverte nell’aria. Che cosa faccio qui dentro a rimuginare?
Non mi ci vuole molto per prepararmi, praticamente sono sempre pronta, non voglio che il sole se ne vada, che il buio mi sorprenda, indecisa e paurosa, intrappolandomi. Afferro la borsa, chiudo la porta di casa, entro nell’ascensore, soffermandomi per un attimo sul ricordo di quando, le scale, le facevo di corsa, senza neanche appoggiarmi al corrimano. Un attimo. C’era una volta.
La strada mi accoglie come un abbraccio caldo, c’è gente in giro, assurdo perdere una giornata come questa. Afferrala, vivila e vada come vada. Incontri, saluti, commissioni, sorrisi, chiacchiere, momenti di serenità che sfiorano la gioia.
Quando rientro nell’ascensore e mi ritrovo davanti ad un altro specchio, mi rendo conto che all’andata non ci ho fatto nemmeno caso, lo avevo ignorato. Infilo la chiave nella serratura, sono a casa. Specchio specchio delle mie brame…Questo è il mio “reame” e mi piace, mi piace tanto, mi piace la mia vita e mi piaccio io con le mie rughe, i miei capelli grigi, gli occhi truccati, la vita passata e quella che verrà, per breve che potrà essere, ma con le persone che amo e che mi amano, con tutto quello che potrò ancora dare e avere. Gli specchi riflettono soltanto una parte di una persona, di me. E poi, in fondo, perché no? Una tiratina qui, un’altra là, uno zigomo gonfiato, magari con discrezione, una stirata alle borse sotto gli occhi, una smacchiata ai punti neri, un’energica estirpata ai peli superflui e visibili e…Ce ne sono tanti di chirurghi estetici pronti a ridarti un’illusione di ritrovata giovinezza o a… massacrarti riducendoti a una maschera orrenda e senza ritorno. Frankenstein del duemila. Non ho mai pensato di ricorrere a metodi del genere, soldi a parte. Nella mia faccia attuale ci sono i segni del mio vissuto e va bene così. Sono piuttosto i segni impressi nella mia anima che, a volte, mi tormentano e mi bloccano. Gli errori che non riesco a perdonarmi, mentre non ho difficoltà a perdonare quelli degli altri, anche quando mi hanno lasciato piccole o grandi cicatrici. In quei momenti non mi amo, è quello lo specchio impietoso, il mio specchio segreto, intimo.
Ora basta però. Voglio guardarmi negli specchi, quali che siano, serenamente, fare pace con loro e con me stessa, essere amici e complici. Io credo che l’intelligenza e il buon senso possano e debbano servire anche a questo. Oltre ad una bella risata, di tanto in tanto. Io ci riesco perché, lo riconosco, sono molto, ma proprio molto fortunata. Nonostante tutto. Nonostante me.

