Grandi Langhe 2025: il nuovo format e il fascino del Barolo 2021

Per la prima volta quest’anno, il Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha voluto accogliere anche la stampa alla IX edizione di Grandi Langhe, dedicandole una sala specifica nella sede delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Torino il 27 e 28 gennaio scorsi.
Non solo, il nuovo format fortemente voluto dal presidente Sergio Germano, ha aperto le porte ad altri consorzi e cantine del territorio piemontese, perché crede profondamente nel lavoro di squadra, un modo per far conoscere l’intero territorio produttivo regionale, non limitandolo ai soli vini a base nebbiolo.
Certo, questi cambiamenti non potevano non suscitare qualche polemica, soprattutto da parte di Marina Marcarino, presidente dell’Albeisa (associazione di oltre 300 produttori grazie alla quale sono nati prima Alba Wines Exhibition e poi Nebbiolo Prima, eventi che hanno permesso alla stampa nazionale e internazionale di conoscere a fondo il territorio di Langhe e Roero).
Bisogna però fare un passo indietro per capire le ragioni di questa diatriba, infatti dal 2017, grazie alla collaborazione tra il Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, l’associazione Albeisa e il Consorzio di Tutela del Roero, Nebbiolo Prima e Grandi Langhe sono diventati due eventi interconnessi, il primo dedicato a una stampa selezionatissima, principalmente estera, il secondo destinato più al lato commerciale, aperto principalmente a pubblico e buyers. La nuova formula di Grandi Langhe ha posto quindi qualche problema, soprattutto per quanto riguarda l’ingresso della stampa, poiché, secondo Marcarino i due eventi avevano un senso proprio perché con questi due indirizzi differenti.

C’è da dire però che Nebbiolo Prima è cambiato molto rispetto agli anni passati, la stampa italiana è decisamente penalizzata, inoltre i vini in assaggio sono solo quelli degli iscritti all’associazione, mentre il nuovo format di Grandi Langhe consente di approfondire molti più territori e vini, anche ai giornalisti nazionali, colmando un vuoto, senza sovrapporsi a Nebbiolo Prima, che ha fatto una precisa scelta indirizzata al mercato estero. Aggiungo che le aziende che hanno presentato Barolo e Barbaresco a Grandi Langhe non sono speculari a quelle di Nebbiolo Prima, pertanto non c’è neanche sovrapposizione.
Aggiungo che, la convinzione di Marina Marcarino che gli assaggi dovrebbero essere sempre alla cieca, altrimenti si può venire condizionati dai soliti nomi, non la condivido, se il degustatore è professionale e libero, al contrario può rimanere entusiasta di una nuova scoperta. E poi, diciamocela tutta, se certi nomi spuntano fuori sempre e altri no non dipende dal fatto se la degustazione è palese o no, ma da scelte editoriali, soprattutto delle guide, il libero pensatore se ne frega dell’etichetta.
Ma com’è andata la prima volta per la stampa a Grandi Langhe? Ovviamente è stato necessario un po’ di rodaggio la prima delle due giornate di degustazione nella sala dedicata, ma poi tutto è andato per il meglio, grazie all’incremento dei sommelier che hanno consentito di servire più velocemente l’ampio numero di partecipanti.
E sull’ingresso di altre denominazioni, condivido la visione di Sergio Germano, ritengo che “fare squadra” dovrebbe essere il motto di tutte le aziende del territorio nazionale, soprattutto pensando a quanto il mondo fuori di noi sia vasto e variegato, a quanta concorrenza c’è e quanto sia difficile fare anche solo capire dove sono collocate la maggior parte delle nostre denominazioni. Avere la possibilità, come da molti anni fanno in Toscana con le anteprime, di poter degustare i vini di aziende e territori diversi è un’occasione stupenda per conoscere più a fondo le peculiarità di una regione.
Nei due giorni, certamente pochi rispetto ai quasi 700 vini di circa 500 cantine presenti al tasting, ho preferito concentrare la mia attenzione principalmente sulle nuove annate di Barolo (2021) e Barbaresco (2022), lasciando uno spazio nella seconda giornata ad altre denominazioni (Boca, Bramaterra, Fara, Carema).
BAROLO 2021 – L’ANDAMENTO CLIMATICO
L’annata ha subito messo in luce delle qualità non comuni, riuscendo a far coesistere freschezza, maturità di frutto e tannini, prontezza di beva, ampiezza aromatica, eleganza e potenziale longevità. Elementi che la pongono, a mio avviso, tra le migliori degli ultimi anni, merito anche di un andamento climatico quasi ideale, oggi sempre più raro.
L’inverno, nonostante le abbondanti precipitazioni, anche a carattere nevoso, è stato abbastanza mite e ha consentito una buona riserva idrica; qualche gelata primaverile ha tentato, per fortuna con poco danno, di danneggiare i nuovi germogli di nebbiolo (che come sappiamo è una varietà a sviluppo precoce), a parte questo la restante stagione e la seguente sono state all’insegna del bel tempo (eccetto qualche grandinata occasionale e localizzata), senza mai raggiungere picchi di caldo eccessivi, sebbene con scarsissima piovosità (e qui le riserve invernali hanno aiutato non poco).
A settembre le buone escursioni termiche hanno favorito lo sviluppo di un’acidità importante, le uve erano in perfetta forma, acini piccoli e buccia spessa hanno garantito una sanità generale e una maturazione fenolica davvero confortanti, la raccolta è terminata alla fine della seconda settimana di ottobre, con una quantità leggermente inferiore all’annata precedente, altro elemento che ha contribuito a portare in cantina uve di eccellente qualità.
LA DEGUSTAZIONE

RAVERA – F.LLI ABRIGO: si apre senza difficoltà a note di rosa, viola, ciliegia e lampone; avvolgente e terroso, tannino ben rifinito, frutto carnoso e piacevolissimo, di bella profondità, sapido. ❾❶
CASTELLERO – AGRICOLA MARRONE: fresco e floreale, poi un bel frutto tornito; bocca succosa e ben gestita, elegante, acidità vibrante, godibile, giovane e promettente. ❾⓿
MONVIGLIERO – F.LLI ALESSANDRIA: una viola intensa e poi la ciliegia nera, la prugna; sorso intenso ed elegante, profondo, speziato, tannino finissimo e finale sapido, un eccellente esempio di questo fantastico cru di Verduno. ❾❺
GRAMOLERE – F.LLI ALESSANDRIA: terroso e scuro, toni quasi austeri ma di un certo fascino; al palato ha una bella intensità e freschezza, tannino meno pronto del precedente ma di grana fine, sapido, se ne intuisce l’ottimo pedigree, da aspettare. ❾❷

SAN GIOVANNI – GIANFRANCO ALESSANDRIA: si riconosce tra molti per lo stile mai aggressivo, ma accogliente, sebbene sempre un po’ “lavorato” dal legno, che è la causa di una certa dolcezza di frutto, si coglie anche una leggera nota vanigliata, la materia è sempre fine, di qualità, diamogli tempo. ❽❾
GIANFRANCO ALESSANDRIA: ammetto che è una questione di gusto personale, ma non di rado preferisco la versione annata, più equilibrata, con una speziatura fine e non debordante, una trama gustativa lineare e molto piacevole. ❾⓿
BUSSIA VIGNA FANTINI – AMALIA CASCINA IN LANGA: un bel gioco di fiori e frutta rossa, molto profumato; al palato si sente ancora il legno ma la freschezza e un tannino misurato ne fanno indubbiamente un Barolo dal sorso stimolante. ❾❶
LE COSTE DI MONFORTE – AMALIA CASCINA IN LANGA: bella ciliegia iniziale, ma anche fiori, si respira freschezza; al gusto sia pare anche a note di prugna e liquirizia, leggerissimo boisé, incedere piacevole e progressivo. ❾⓿
ROCCHE DI CASTIGLIONE – ARNALDO RIVERA: rosa macerata, ciliegia sotto spirito, venature agrumate di arancia; bocca suggestiva, con buona traccia speziata, c’è materia e un tannino importante, leggero legno, buona complessità e futuro in crescita. ❾❶
VIGNARIONDA -ARNALDO RIVERA: nonostante i mutamenti climatici stiano sempre più ponendoci di fronte alla necessità di una revisione dei cru storici langhetti, questo Vignarionda ci racconta un’altra storia, la sua austera sincerità, la grande finezza e quel tocco che spudoratamente chiamo minerale ne fanno uno dei migliori dell’annata. ❾❹

TRE UTIN – MARIO GAGLIASSO: non è il nome di un cru o MGA (che sono invece Rocche dell’Annunziata e Torriglione da cui la famiglia Gagliasso ottiene due storici Barolo), ma significa “tre vigne” (utin o autin in piemontese), due situate a La Morra con esposizione Ovest e una a Monforte con esposizione Sud-Ovest. Botte grande di legno francese per 30 mesi.
L’ho trovato un Barolo di grande respiro, molto fine nell’espressione fruttata, con un corredo speziato decisamente interessante. Al palato è intenso ma la freschezza lo rende tutt’altro che pesante, c’è una materia succosa e sapida, una bella interpretazione dell’annata. ❾❷
CANNUBI – VIRNA BORGOGNO: fine e profondo, frutto carnoso, palato preciso, lungo, molto elegante, balsamico, con un tannino già ben integrato, un’ottima espressione di questo storico cru. ❾❶
SARMASSA – VIRNA BORGOGNO: erbe aromatiche, buona espressione fruttata, qui c’è bisogno di maggior tempo per assorbire il legno, soprattutto al palato, dove il tannino manifesta una maggiore tensione, da riprovare tra qualche anno. ❽❾
DEL COMUNE DI MONFORTE D’ALBA – GIOVANNI ROCCA: spicca per il colore rubino luminoso e trasparente con unghia appena granata. Naso speziato, fiori secchi, frutto abbastanza maturo; al palato è fresco, qualche imprecisione espressiva, richiami alla nocciola secca, forse una bottiglia non in piena salute. ❽❺
LAZZARITO – FRANCO BOASSO: ingannevole alla prima olfazione, emerge una punta alcolica e una certa difficoltà ad aprirsi; poi si concede rivelando sì, una certa austerità, ma anche un bel frutto che ritrovo al palato, sempre in un contesto austero ma fresco, vino che chiede tempo. ❽❽
GABUTTI – FRANCO BOASSO: arancia, liquirizia, cacao fanno la corte al frutto in un contesto che non trascura la componente floreale; bocca coerente, quasi pepata, catrame vegetale, vino che potrebbe disorientare, io lo trovo di grande personalità. ❾❶

BRUNELLA – BOROLI: interamente di proprietà di Achille Boroli, questo cru nato nel 2013 (che ho avuto il piacere di bere alla Locanda del Pilone) sfoggia una bella eleganza, sebbene abbia bisogno di assorbire un po’ di legno, è intenso, fruttato, balsamico; al palato mostra un tannino fine e quasi perfettamente integrato, la freschezza dell’annata è lì nel sorso. ❾⓿
DEL COMUNE DI CASTIGLIONE FALLETTO – BOROLI: meno intenso e articolato, comunque fresco e godibile, anche se non lascia grande traccia del suo passaggio. ❽❻
LA SERRA – AGOSTINO BOSCO: molto floreale, viola, rosa, ciliegia, fragolina di bosco, leggera menta; bocca che rivela una non comune sapidità, il frutto è avvolto dalla vena balsamica, finale pulito e coerente. ❾❶
BOIOLO – PIERANGELO BOSCO: viola, iris, ciliegia leggermente sotto spirito, speziato; al palato emerge un’interessante vena balsamica che avvolge il frutto e le spezie, lineare e convincente sebbene mi sarei aspettato un po’ più di spinta nel finale. ❽❽

RAVIOLE – BRICCO CARLINA: con Bablino, Barzone, Canova, Castello, Garretti, Gustava e La Corte, Raviole chiude il gruppo delle MGA di Grinzane Cavour; con circa 9 ettari vitati è la più grande tra le otto. La Carlina ne ha una “fettina” orientata a Nord-Ovest, da cui scaturisce questo Barolo, non di facile lettura, molto giovane e fresco, con tannini da risolvere e una trama che non gioca solo sul frutto, ma rivela anche note floreali di viola, poi liquirizia. Si sente che ha bisogno di almeno un altro anno di bottiglia per dare il meglio e stemperare alcune durezze, ma dà l’idea di una classicità oggi non così frequente, che lo pone comunque in alto. ❾❸
DEL COMUNE DI DIANO CONTADIN – BRICCO MAIOLICA: si fa subito apprezzare per la generosità che emana già all’olfatto, con note di ciliegia, lampone, accenti ematici, ferrosi, spezie fini; all’assaggio è avvolgente, di bella intensità e lunghezza, fresco e godibile, altro bell’esempio di 2021. ❾❷
PAIAGALLO – BROCCARDO: l’MGA Paiagallo si trova nel versante orientale di Barolo, la parte vitata di proprietà della famiglia Broccardo si trova in prossimità della zona di San Sebastiano.
Al naso le sensazioni sono scure e profonde, liquirizia, prugna, ciliegia nera, radici; al palato mostra un corredo completo: freschezza, buona materia, tannino affilato e bisognoso d’attesa, nel complesso un Barolo che potrebbe crescere molto. ❽❾-❾⓿

CAMILLA – BRUNA GRIMALDI: naso fine, elegante, un tripudio di fiori e frutti, speziatura delicata e fine; al palato è ampio, succoso, fresco, con finale di liquirizia, dalla beva trascinante. ❾❸
BADARINA – BRUNA GRIMALDI: un bouquet floreale ampio, poi ciliegia, sbuffi di cipria; palato fresco e ben bilanciato, fine, chiede un po’ più di attesa del precedente. ❾⓿
PERNO – CA’ DÏ PRESS: frutta matura appena sfiorata dal legno, fiori macerati, una punta agrumata, liquirizia; al palato si sente un po’ l’alcol, cenni di china, interessante anche se con una struttura un po’ esile. ❽❾

SOTTOCASTELLO DI NOVELLO – CA’ VIOLA: naso preciso, viola, rosa, ciliegia, balsamico; impatto al gusto molto piacevole, godibile, fine e piacevolmente sapido. ❾⓿
CAVIOT – CA’ VIOLA: qui la finezza sale di un gradino, anche due, frutto piacevolissimo e un’impalcatura floreale di notevole eleganza. Bella freschezza all’assaggio, si sente il tannino più importante e, quindi, bisognoso di un tempo maggiore per distendersi, ma non è un difetto, semplicemente la naturale condizione di un nebbiolo di rango, decisamente “baroleggiante”. ❾❸
CARLO REVELLO: gran parte dei Barollo annata assaggiati ha messo chiaramente in evidenza quanto la 2021 sia votata alla piacevolezza ma anche a una bella eleganza, questo non fa eccezione, scoprendo un frutto pieno, circuito da un bouquet di fiori molto fine; bocca senza asperità, precisa, godibile, persistente. ❾❶
GIACHINI – CARLO REVELLO: rosa dal petalo carnoso, lampone, speziatura fine su base balsamica; intenso al gusto, torna il frutto armonioso che nasconde in parte un tannino vigoroso, vino di bell’impatto, suggestivo. ❾❷
DEL COMUNE DI MONFORTE D’ALBA – CASCINA GALARIN: meriterebbe di più e non è escluso che il futuro gli faccia bene, al momento esprime un buon frutto e una speziatura elegante, qualche squilibrio alcolico; al palato non si discosta da questa impronta, dimostrando di avere buona materia, un tannino “garbato” e una predisposizione a dare conforto gustativo. ❽❽

BRICCO SAN PIETRO – CASCINA SÒT: molto fine, viola, frutto che punta alla ciliegia; bocca indubbiamente tannica, ma corredata da un’ottima materia, fine e promettente. ❾❶
DEL COMUNE DI MONFORTE D’ALBA – CASCINA SÒT: granato caldo, molto bello, naso fine sebbene meno articolato del precedente ma comunque ben espresso su frutto, liquirizia, china; al palato la materia più “leggera” cede qualcosa alla percezione alcolica. ❽❾
ALTENASSO – CAVALIER BARTOLOMEO: così fresco già al naso che la frutta sembra appena colta; sorso pieno e avvolgente, senza sbavature, spinge a berne che è un piacere. ❾❶
BUSSIA VIGNA PIANPOLVERE – CHIONETTI: ennesima conferma di un’annata che spinge al piacere, questo Barolo profuma di frutto ampio, ciliegia e prugna, ma anche rimandi al gelso nero, liquirizia, cenni di erbe aromatiche essiccate; al palato si distingue dagli altri, ha un proprio incedere, voluttuoso, complesso, con rimandi a china, ancora liquirizia e spezie officinali, decisamente lungo. ❾❷
MONFALLETTO – CORDERO DI MONTEZEMOLO: frutto scuro e coeso, caldo e profondo in bocca, intenso, cenni di macchia mediterranea, un’austerità che coinvolge e sorprende. ❾❸

GIACHINI – GIOVANNI CORINO: si percepisce l’uso della barrique ma usato sapientemente, quel tocco boisé, che sparirà in tempi brevi, accompagna un frutto suadente e giustamente maturo, pervaso da una invitante balsamicità. Al palato sfoggia una speziatura elegante, è rifinito, con un tannino praticamente perfetto, sapido, lungo, complimenti. ❾❹
BRICCO MANESCOTTO – GIOVANNI CORINO: che dire, anche qui, con le ovvie differenze, ho di fronte un grande Barolo da una importante MGA di La Morra, speziato e balsamico, ma anche molto fruttato, complesso; anche all’assaggio rivela una materia articolata e profonda, sapida, rifinita. ❾❸
DEL COMUNE DI LA MORRA – CRISSANTE ALESSANDRIA: ciliegia e prugna, spezie fini, balsamico; sorso di buona intensità, a tratti scuro, meno sciolto di quanto mi sarei aspettato. ❽❽

CARPEGNA – DE SIMONE: la giovane cantina a conduzione famigliare di Roberto e Fabio De Simone sorprende con questo Barolo ottenuto dall’MGA Carpegna nel comune di Serralunga, dai profumi di bella finezza e in armonia, tra frutti maturi e fiori; all’assaggio è bello fresco, con il tessuto tannico già abbastanza integrato, frutto generoso, chiusura di liquirizia e ginepro. ❾⓿
DEL COMUNE DI MONFORTE – DIEGO CONTERNO: mi piace molto lo stile di Diego Conterno, sempre molto pulito, diretto, senza orpelli legnosi, con fiori e frutti ben espressi. Fresco e succoso, godibilissimo, un Barolo annata esemplare. ❾❶
DIEGO E DAMIANO BARALE: rosa canina, ciliegia, arancia rossa; palato fresco e misurato, non complesso ma di indubbia piacevolezza di beva. ❽❽

MONVIGLIERO – DIEGO MORRA: vino fine e preciso, senza incertezze, molto floreale, ma anche tornito da belle note di ciliegia e lampone, per poi chiudere sulla spezia; bocca scorrevole, godibile, senza tentennamenti, un caso raro per questa MGA che solitamente chiede tempo. ❾❷
GINESTRA-CIABOT MENTIN – DOMENICO CLERICO: altro vino dallo stile riconoscibile, moderno con intelligenza, speziato, legno ben gestito; al palato è coerente, con tannino preciso, unica sbavatura un finale leggermente amarognolo. ❾❶
DEL COMUNE DI MONFORTE D’ALBA – DOMENICO CLERICO: nonostante non sia ancora in fase “aperta”, si fa apprezzare per freschezza e bevibilità, frutto pieno e indubbia piacevolezza. ❽❾

CASE NERE – ENZO BOGLIETTI: fine e articolato, molto floreale, ma anche con un buon apporto fruttato; ancora meglio in bocca, fine e pulito, territoriale, beva che spicca. ❾❸
CERRETTA – ETTORE GERMANO: mano felice sin dall’approccio olfattivo, fiori cristallini, ciliegia netta, delicatamente balsamico; altrettanto suggestivo al palato, non punta alla massa ma regala finezza, frutto croccante, sapidità che allunga il finale. ❾❷
CASTELLERO – GIACOMO FENOCCHIO: profondo e caldo, fruttato maturo, legno di liquirizia intinto nel miele, speziato; attacco in tensione, di carattere, buon volume e profondità, tannino integrato, vino solido che non fa sconti ma di invidiabile personalità. ❾❸

BUSSIA – GIACOMO FENOCCHIO: coeso e profondo, terroso, speziato, con un frutto maturo e un incedere progressivo; intenso al palato, tannino di grana fine, polpa generosa, sapido e minerale, ematico, cresce di secondo in secondo. ❾❹
CANNUBI – F.LLI SERIO E BATTISTA BORGOGNO: frutto e balsamicità, quasi di menta, ma anche floreale; all’assaggio è speculare, la menta torna e tornisce il frutto generoso, sapidità d’impatto, molto interessante. ❾⓿
GHËDDO: azienda di La Morra con una dozzina d’anni sulle spalle, gestita da Mattia e Giovanni, che propone questo Barolo dai profumi puliti, floreali ma soprattutto fruttati, con delicati intarsi speziati; l’assaggio rivela una trama lineare, piacevole, con buona vena acida, frutto composito e sapidità decisa, molto sincero. ❾❶

NICBARR – GIAN LUCA COLOMBO: il nome di questo Barolo è l’acronimo di “Nome In Codice Bricco Ambrogio Ravera Roere di Santa Maria”, ovvero le uve di nebbiolo provengo dalle menzioni Bricco Ambrogio (Roddi), Ravera (Novello e Barolo) e Roere di Santa Maria (La Morra); ebbene, non conoscevo questo giovane produttore e sono rimasto davvero sorpreso. Si tratta di un vino di grande fascino, nebbiolo fino al midollo, intenso e profondo al naso come al palato, con un tannino dai tratti solidi e stimolanti, prosegue il suo percorso senza cedere nulla, uno dei migliori in assoluto. ❾❺
CERRETTA – GIOVANNI ROSSO: tanto frutto, ma anche viola, rosa e cipria, tutto nel segno della finezza e pulizia; bocca altrettanto fine e ben espressa, godibilissima ma anche dal carattere che viaggia verso il sublime. ❾❸
SERRA – GIOVANNI ROSSO: sobrio e austero già all’olfatto, intarsi di frutta e spezie concreti e maturi il giusto; sapido e dal tannino vigoroso, spezie e frutto tornano decisi su una base piacevolmente sapida, lungo e voluttuoso, crescerà ancora e di molto. ❾❹

SOTTO CASTELLO DI NOVELLO – GIACOMO GRIMALDI: frutto maturo, balsamico, liquirizia, legno ancora non digerito; sorso di buona complessità, in crescita. ❾⓿
SORANO – LUIGINO GRIMALDI: granato caldo, speziato, nota di fumo, frutto scuro, prugna; bocca ancora un po’ irregolare, in attesa di equilibrarsi, ma indubbiamente interessante. ❽❼
CASTELLETTO-PERSIERA – JOSETTA SAFFIRIO: granato vivace e di buona profondità, frutto che si lega bene alle spezie creando un bouquet molto fine; sorso di buona intensità, fresco, balsamico, stimolante, viene voglia di riassaggiarlo. ❾❶

RAVERA – JOSETTA SAFFIRIO: ancora carezzato dal legno, buona definizione di frutto, anche in bocca segnala una presenza leggermente ingombrante a celare una materia che potrebbe rivelarsi nel tempo. ❽❼
CAMPÉ – LA SPINETTA: indubbiamente un Barolo particolare e riconoscibile nello stile, nel bene e nel male, con un frutto potente e scuro, molto speziato, fatico un po’ a riconoscere il nebbiolo e la sua tradizionale eleganza; l’assaggio ha profilo analogo, c’è volume, intensità, ma un po’ indirizzato… ❽❽
BERGERA-PEZZOLE – LE STRETTE: ho sempre apprezzato la Nas-cetta di quest’azienda, ma anche il Barolo proveniente da questa menzione di Novello, che mostra un corredo di rara eleganza, con fiori macerati tra i quali si insinua la margherita, poi ciliegia in parte sotto spirito; al palato dà il meglio di sé esternando tutta la sua classe, un tannino volitivo ma di razza, una polpa succosa e promettente, un futuro radioso. ❾❸
VILLERO – LIVIA FONTANA: attacco floreale, di viola, iris, rosa, poi ciliegia, e fragolina, cenni di timo; al gusto rivela un lieve afflato boisé, ma è di facile integrazione, vince il frutto generoso e una speziatura misurata. ❾⓿

ANGELA – MAURO MARENGO: il disciplinare non consente di menzionare in etichetta più di una vigna, infatti questo ottimo “Angela” proviene dalle menzioni Terlo nel comune di Barolo e Ravera nel comune di Novello. Naso con un bell’estratto floreale, cui fa seguito un frutto fresco e piacevole su una base balsamica; tanta freschezza al palato, una leggera astringenza tannica lascia intuire la necessità di attendere ancora un po’, ma sono riflessioni sul vino, perché a tavola questo problema non c’è. ❾⓿
CONCA – MAURO MOLINO: menzione di La Morra tra le più piccole in assoluto (poco più di 2 ettari vitati) che qui esprime toni fruttati sotto spirito, ciliegia e prugna, guizzi speziati, una piacevole sfumatura agrumata; bocca ancora in tensione, giovane, rintocchi di liquirizia si affacciano nel finale. Crescerà. ❽❾
GALLINOTTO – MAURO MOLINO: intarsio legnoso che avvolge la ciliegia, ricordi floreali, spezie dolci; vino tra i più indietro sul piano degli equilibri, peccato perché la materia sembra davvero interessante, da attendere a lungo però… ❽❼
CERRETTA – MAURO SEBASTE: siamo a Serralunga, dove emerge un Barolo di notevole finezza, con un frutto nitido e attraente, non manca di guizzi floreali, la ciliegia e la viola si affacciano con eleganza; bocca sapida, fresca, con frutto avvolgete, finale che accarezza la liquirizia. ❾❷

ARBORINA – MAURO VEGLIO: sa proprio di nebbiolo, ne raccoglie la classe e la rivela in un bouquet di notevole eleganza, frutto preciso e senza favori “dolci”, legno impercettibile; al palato vige la freschezza dell’annata, c’è energia, tannino esuberante ma ben sorretto dalla materia articolata e fine, crescerà ulteriormente. ❾❸
CASTELLETTO – MAURO VEGLIO: in casa Veglio si lavora davvero bene, anche da questo cru di Monforte si manifesta notevole fascino, al naso è delicato ma finissimo, un pot-pourri di frutta e spezie fini; al palato è anch’esso fresco, dal tannino molto fine, trama davvero coinvolgente. ❾❸
ROCCHE DI CASTIGLIONE – F.LLI MONCHIERO: l’eleganza di Castiglione Falletto in questo cru che regala note di frutta mista e cacao; al palato non è la massa a dominare la scena ma un tratto equilibrato e profondo. ❾❷

ARBORINA – NADIA CURTO: questa interpretazione del cru di La Morra è meno riuscita, almeno per ora c’è qualche squilibrio e minore definizione, pur non nascondendo la consueta freschezza al palato, con finale appena dolce, vino indubbiamente sincero ma con qualche sbavatura espressiva. ❽❼
LA FOIA – NADIA CURTO: decisamente migliore quest’altro prodotto da Nada e il papà Marco, più definito e fresco già al naso, con un frutto ben espresso e stimolante; altrettanto invitante al gusto, fresco, di buona profondità, ancora un po’ contratto nella trama tannica, ma molto, molto promettente. ❾❶
BRICCO AMBROGIO – MARIO OLIVERO: è l’unica menzione nel comune di Roddi, che si staglia su una imponente collina, con i suoi 48 ettari abbondanti, di cui poco più di 20 vitati a nebbiolo. Poco conosciuta in passato, ha conosciuto progressiva notorietà grazie al contributo di un sempre maggior numero di aziende quali Paolo Scavino, Bruna Grimaldi, Lodali, Negretti, Segni di Langa di Gian Luca Colombo e Mario Olivero.
Si apre subito a sentori di viola e rosa, poi frutto sotto spirito, legno ancora da assorbire; al palato ha freschezza decisa, buona struttura e sviluppo fruttato, tannino e legno che segnalano di attendere ancora un po’. ❽❾

PARAFADA – PALLADINO: toni caldi e profondi, legno già ben fuso con la trama fruttata e speziata, molto fine e ampio; stratificato e complesso al palato, molto sapido, intenso, lungo, non è la prima volta che lascia il segno! ❾❹
DEL COMUNE DI SERRALUNGA D’ALBA – PALLADINO: altro esempio di come con la 2021 non sia profondamente riduttivo parlare di Barolo “annata”, perché tra finezza e pienezza di frutto, sfido chiunque a non lasciarsi venire voglia di finire la bottiglia. ❾❷
DEL COMUNE DI SERRALUNGA D’ALBA – PAOLO MANZONE: frutto generosissimo, invitante, è il timbro dell’annata, che ritrovo anche al palato, goloso, succoso, fresco. ❾❸

MERIAME – PAOLO MANZONE: sempre a Serralunga arriva un sorprendente Barolo dalla menzione Meriame, anch’essa poco conosciuta in passato e ora nelle etichette di numerosi produttori; trama rifinita in ogni particolare, complesso e articolato, un bouquet tra i più ampi nell’impianto floreale, ma anche un frutto voluttoso e desiderabile, con una chiusura speziata garbata e accarezzata da balsamicità. Al palato è perfettamente in sintonia, non gli manca nulla, tannino perfetto, agile, sapidissimo, cosa chiedere di più. ❾❺
CANNUBI – PICO MACCARIO: questo storico cru esprime un frutto intenso e più maturo della media ma perfettamente gestito; al palato restituisce la stessa qualità espressiva, solo nel finale cede a qualche lascito amarognolo. ❽❾
ORNATO – PIO CESARE: un vino che ha fatto storia, ancora oggi capace di emozionare come in questo caso, viaggia su toni di frutto scuro e maturo, c’è tensione, soprattutto al palato, ma è il suo carattere, si concede nel tempo rivelando una grande classe. ❾❸
PIO – PIO CESARE: non ha la personalità del precedente ma sa farsi apprezzare per scioltezza, frutto pieno e succoso, tannino fine, balsamico, gustoso. ❾❶
BUSSIA – PODERI COLLA: floreale, agrumato, con un frutto fresco e non già surmaturo; affascinante al palato, vivo, fine, speziato, profondo e di grande persistenza. ❾❹
LA SERRA – PODERI MARCARINI: prugna e liquirizia, menta, balsamico, molto speziato; fresco, ancora balsamico, tannino risolto, lungo e appena all’inizio del suo cammino. ❾❶
CASTELLETTO – RAINERI GIANMATTEO: che dire, si sente l’ottimo lavoro che c’è dietro, si presenta molto floreale, fine, intarsiato di frutti e spezie; palato coerente, intenso, fresco, articolato. ❾❸
MONVIGLIERO – RAINERI GIANMATTEO: qui qualche imprecisione gusto-olfattiva penalizza un vino che, sulla carta, dovrebbe offrire ampi margini di miglioramento, da riprovare. ❽❼
MONVIGLIERO – RAMELLO GIANNI E MATTEO: campione problematico, non valutabile.
DEL COMUNE DI LA MORRA-CA’ D’ NALIN – RENZO SEGHESIO: speziato e con una buona espressione fruttata, fresco, piacevole, balsamico, manca un po’ di complessità e sviluppo ma non è affatto male. ❾⓿
GINESTRA-VIGNA PAJANA – RENZO SEGHESIO: frutto maturo, spezie fini, equilibrato, fiori macerati; palato fresco, pieno, prontissimo e invitante, balsamico. ❾❷
RÉVA: grande precisione esecutiva, frutto preciso e compatto, anche floreale; sorso fine e coinvolgente, saporito, viene voglia di berne ancora, tannino praticamente perfetto, mano sapiente. ❾❷
CANNUBI – RÉVA: il migliore Cannubi 2021 assaggiato in questa occasione, aperto e chiaro, limpido nell’incedere olfattivo ampio e variegato, tanta viola ma anche rosa, ciliegia, lampone maturo; brillante al gusto, speziato di liquirizia, torna pieno il frutto, tannino finissimo, non riesco a trovare ombre, bravi! ❾❹
CONCA – F.LLI REVELLO: ciliegia, liquirizia, incedere progressivo e gradevole; bocca corrispondente, con un finale appena amaricante. ❽❾
F.LLI REVELLO: al momento preferibile al Conca, più sciolto e piacevole, rifinito il giusto, senza spigoli, molto godibile; ma con il tempo potrebbero invertirsi i ruoli. ❾⓿
CANNUBI – RINALDI FRANCESCO: speziato, ma anche ciliegia matura, liquirizia, cenni floreali; espressivo e pieno al palato, tannino importante, evolverà bene. ❾❶
DEL COMUNE DI SERRALUNGA D’ALBA – SCHIAVENZA: molto floreale, poi lampone, ciliegia, balsamico; in bocca è piacevolmente speziato e fruttato, con un tannino misurato (tenendo conto che siamo a Serralunga) e una buona freschezza. ❽❾
PRAPÒ – SCHIAVENZA: rosa, viola, si apre in progressione, ciliegia, prugna, gelso nero, spezie fini; coinvolgente e di carattere, un classico che con il passare del tempo diventa sorprendente. ❾❷
CHIRLET – SIMONE SCALETTA: ricco nei profumi, speziato, ampio; bocca altrettanto intensa, di spessore, c’è energia e struttura, il tempo lo eleverà ulteriormente. ❾❶
BUSSIA – SIMONE SCALETTA: ciliegia, lampone e mirtillo, anche viola; fresco, speziato senza strafare, bisognoso di tempo ma molto stimolante. ❾❶
PARUSSI – SOBRERO FRANCESCO: frutti di bosco, spezie dolci, piacevole; la sensazione, anche al palato, è di perfetta maturità, che lo rende particolarmente godibile già ora, ma non lasciatevi ingannare perché ne ha di tempo davanti. ❾⓿
ROCCHE DI CASTIGLIONE – SORDO GIOVANNI: inizialmente impreciso, si schiude poi ad un frutto vivo e suggestivo, che ritrovo all’assaggio in un contesto di buon equilibrio, si affaccia una bella speziatura nel finale. ❾❷
SANT’ANNA – TENUTA L’ILLUMINATA: granato classico di bella trasparenza, profuma di viole, rose appassite, ma soprattutto ciliegia e altri frutti gradevoli, poi liquirizia, una punta agrumata; diversa condizione al palato, dove c’è ancora un equilibrio da trovare, il frutto vira sulla prugna, l’acidità è un po’ pungente e anche l’alcol si fa sentire, ci vuole tempo ma per ora… ❽❼
BUON PADRE – GIOVANNI VIBERTI: ciliegia, rosa, mela delicious, molto fine; palato che regala intensità, frutto carnoso, speziatura fine e profonda, sapidità, con tannino quasi del tutto integrato, davvero un bel vino. ❾❸
VIETTI: molto floreale, frutto vivo e maturo, vena balsamica, qualche richiamo alle erbe aromatiche; profilo appena austero, bel tannino di carattere che si interseca con il frutto e una buona grassezza. ❾⓿
DEL COMUNE DI SERRALUNGA D’ALBA – VILLADORIA: vino interlocutorio, non solo fresco ma anche un po’ verde, susina e ciliegia stemperano le sensazioni; al palato infatti è molto fresco, asciutto, speziato, le note verdi sottraggono scioltezza e fluidità al sorso. ❽❻
Roberto Giuliani




