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Stile Titolo alcolometrico Birrificio Formato Prezzo
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English Pale Ale 5% Birrificio Irpino 0.75 cl A (fino a 5 euro)
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Il birrificio nasce nel 2010 dalla volontà di alcuni giovanissimi imprenditori appassionati di birra al punto da voler accettare la sfida di produrla in un territorio, come quello irpino, da sempre vocato e, soprattutto, identificato con la produzione di vini pregiati. Birra che potrà assurgere, sicuramente, in futuro anche a prodotto di territorio attraverso l’utilizzo di ingredienti locali ma che per il momento vede solo l’acqua irpina come unica protagonista che rappresenta pur sempre il 95% del prodotto finale. Per farsi accompagnare in questa impegnativa e stimolante avventura i ragazzi hanno deciso di affidarsi all’esperienza di un mastro birraio d’eccezione, tra i più conosciuti nel panorama brassicolo nazionale, quel Luigi Serpe, irpino doc, vincitore con le sue specialità già in numerosi concorsi facendo incetta di premi in lungo e largo per la nostra penisola. Ho avuto l’onore e la fortuna di poter prendere parte all’inaugurazione ufficiale con la degustazione dei 3 prodotti che costituiscono, nell’immediato, la linea di base prima di spingersi e cimentarsi con qualche più audace tentativo. Simpatica e riuscita l’idea della serata di abbinare a ciascuna birra una diversa preparazione culinaria tipicamente irpina. Abbiamo cominciato così con la “Duemiladieci“, belgian pale ale dal naso fresco, agrumato e leggermente speziato (coriandolo), abbinata ad una ricottina fresca con cipolla ramata di Montoro. Per chiudere su due formaggi locali lungamente stagionati abbinati ad un cucchiaio di mostarda ed alla birra più importante, sia dal punto di vista dell’intensità aromatica (da imputarsi all’uso di cannella) che dell’alcol, la belgian golden ale “Toppole“, da un toponimo della località dove sorge il birrificio. Nel mezzo la birra (e perché no anche l’abbinamento) che mi è piaciuta di più, una English pale Ale (le Ale Inglesi sono la mia tipologia favorita, nda) che ha innaffiato i “Cicci di Santa Lucia” una zuppa di grano, mais, ceci, fagioli e pappacelle (grandi e tondi peperoni sott’aceto). In alternativa un tortino di zucca e patate decisamente più scolastico ma meno entusiasmante dell’ottima zuppa. La Ramera di Manocalzati, dal nome di uno dei rari e riusciti esempi di archeologia industriale, ha un naso sobrio ed elegante che ricorda i luppoli ed i malti impiegati, con un finale equilibrato di leggero caramello. Al palato la carbonica è poco invadente (ed è la cosa che mi fa preferire la tipologia) mentre l’amaro è piuttosto deciso per un finale persistente, lungo ed asciutto. Inizia una nuova storia di quelle belle che ci piace raccontare. Voto: @@@@
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