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Il 28 gennaio 2009 si è svolta, all’Hilton “Sutton Complex” di Manhattan, New York, una bellissima manifestazione sul vino italiano, chiamata VINO 2009, alla quale hanno partecipato produttori di tutta Italia, ma in particolare le regioni Abruzzo, Veneto, Toscana, Calabria e Lombardia, grazie all’iniziativa promossa dall’ICE e dalle stesse Regioni. L’affluenza é stata numerosissima, sebbene l’evento sia stato accessibile ai soli operatori del settore, quindi ristoratori, distributori ma anche giornalisti, tour operators e tutti coloro che hanno interessi attorno al mondo del vino italiano. I produttori partecipanti e rappresentati sono stati numerosissimi, ben oltre 300 distribuiti sui due piani, e nelle diverse sale dell’enorme albergo di New York, ma l’attenzione degli addetti era puntata soprattutto sulla presentazione del Brunello di Montalcino 2004, rappresentato ufficialmente dal Consorzio del Brunello con circa cinquantacinque produttori, sui 202 consorziati. C’erano ovviamente i produttori di maggior spicco, ma anche recenti e piccole realtà, che cercano anch’esse di trovare il loro spazio nel mercato a stelle e strisce. Questa è la lista completa delle aziende che hanno proposto il Brunello di Montalcino 2004: ARGIANO, BARBI, CAMIGLIANO, CANALICCHIO DI SOPRA, CAPANNA, CAPARZO, CAPRILI, CASANUOVA DELLE CERBAIE, CASTELGIOCONDO, CASTELLI MARTINOZZI, CASTELLO ROMITORIO, COL D’ORCIA, COLDISOLE, CUPANO, DONATELLA CINELLI COLOMBINI, FORNACINA, FULIGNI, IL PALAZZONE, IL POGGIONE, IL VALENTIANO, LA COLOMBINA, LA LECCIAIA, LA PODERINA, LA TOGATA, LAZZERETTI, LE CHIUSE, LE RAGNAIE, LISINI, LUCE DELLA VITE, MOCALI, PALAZZO, PININO, POGGIO ANTICO, POGGIO NARDONE, S. LUCIA, SAN POLO, SESTI, SOLARIA, TENIMENTI ANGELINI, TENUTA DI COLLOSORBO, TENUTA FRIGGIALI E PIETRANERA, TENUTA GREPPONE MAZZI, TENUTE SILVIO NARDI, TERRE NERE, TORNESI, UCCELLIERA, VILLA I CIPRESSI e VILLA POGGIO SALVI. Da notare che alcune aziende erano comunque presenti ma con altri vini o annate precedenti, come BANFI, COSTANTI, TENUTA OLIVETO. La grande attesa sul Brunello non era solo da parte del pubblico, ansioso di assaggiare bottiglie che spesso sono vendute a più di 100 dollari, ma anche dei produttori del Consorzio del Brunello, che dopo il recente scandalo sull’annata 2003, scoppiato peraltro infelicemente proprio durante il Vinitaly, avevano voglia di voltare pagina. Prima dell’apertura delle danze, la sala, dove il Consorzio stava allestendo i tavoli dei diversi produttori, sembrava troppo silenziosa, si poteva percepire la tensione nervosa da parte dei rappresentanti delle diverse case vinicole, ma quando la fiumana di gente è potuta accedere, l’atmosfera si è rilassata e i produttori hanno tirato un sospiro di sollievo ai primi positivi commenti sull’annata 2004, peraltro fantastica, e con il passar del tempo si è avuta la conferma che il pubblico americano è ancora profondamente innamorato del Brunello di Montalcino.
Ma come si spiega questo amore spassionato degli americani verso il Brunello di Montalcino, che neanche il grande polverone mediatico sollevato è riuscito ad intaccare, talmente forte da far portare 3 bottiglie su 4 prodotte a varcare la dogana americana, ora con un certificato di autenticità? Sicuramente la fama e la spinta mediatica di alcuni importanti produttori, il cui successo è consolidato da tempo, ha fatto da apripista verso l’enorme successo, però io credo che questa sia stata un’onda sulla quale gli imprenditori e produttori toscani sono riusciti a surfare in maniera ammirabile, come pochi altri sarebbero riusciti, sono arrivati a trasformare un grande riconosciuto vino in una mania vera e propria per gli americani. Bisogna dare atto non solo a questa zona, ma a tutta una Regione di aver saputo fare sistema ed esaltare la propria immagine come nessun altra all’estero è stata in grado di fare. Un esempio per tutte le altre realtà vinicole italiane. Certo l’effetto “mania” si è amplificato non solo per la grande abilità commerciale toscana, da secoli riconosciuta in diversi settori, ma anche grazie all’enorme numero di turisti americani e non, che in Toscana vengono per le vacanze e ne rimangono sempre incantati. Questo è certamente uno degli elementi che fanno la differenza. Quindi, si, lo scandalo scoppiato lo scorso anno ha fatto torcere il naso a molti anche qua in USA, ma alla fine le misure prese, hanno in qualche modo rassicurato i consumatori, e il supporto di una grande annata come la 2004 è arrivato propizio e incoraggiante.
Nota del direttore Ci saremmo aspettati che i produttori facessero tesoro della brutta esperienza che ha comunque posto in evidenza alcune indiscutibili scorrettezze, ma le ultime vicende sulla possibile proposta di un cambio di disciplinare, per ora relativo al solo Rosso di Montalcino, che consentirebbe l’ingresso di altre uve oltre al sangiovese, ci inducono a credere che le intenzioni siano quelle di rimediare agli errori fatti con un “accomodamento” normativo, che certo non è segno di effettivo ravvedimento.
R.G.
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