Montagna e mare si incontrano nel dialogo sinergico messo a sistema dall’Ente porto di Giulianova

Un porto da vivere, quello di Giulianova è un luogo di congiunzione tra mare, costa ed entroterra che attraverso eventi diversificati, economici, sportivi e culturali, offre ampiezza di vedute e rivolge lo sguardo a una platea ampia nel rispetto della diversità e al contempo dell’accessibilità per tutti.
Con questo spirito l’Ente Porto di Giulianova vuole sottolineare il significato di un porto vivo e ricettivo nei confronti del suo territorio e dei suoi cittadini. Una fucina di iniziative realizzabili nell’ambito della cultura, dell’enogastronomia, della musica e dell’arte in genere.
Un territorio non è altro che l’unione e la sintesi di due componenti, l’ambiente, ossia tutto ciò che è natura e l’antropizzazione, ossia tutto ciò che l’uomo trasforma.

La cornice è da un lato quella del mare Adriatico con una costa piatta e dall’altro la terra, con le dolci Colline Teramane, dove i vigneti si alternano agli ulivi e si intrecciano a castelli e borghi storici che ne arricchiscono il paesaggio; il tutto viene completato dalle montagne, in cui svetta l’imponente Gran Sasso. Ogni territorio è quindi un sistema complesso e per formulare strategie coerenti è necessario partire proprio dall’interazione e dal rapporto sinergico tra uomini, ambiente, economia; questo è l’operato che ha iniziato a tracciare l’ente porto di Giulianova, nonostante il momento non facile che si sta vivendo in Italia e le calamità che la Regione Abruzzo ha dovuto affrontare nel corso di questi ultimi anni. Così evidenzia Marco Verticelli, Presidente Ente porto di Giulianova, le recenti azioni sinergiche messe a punto.

L’Ente Porto di Giulianova, ha scelto di investire sul discorso di marketing territoriale, quali sono gli obiettivi e i progetti messi in campo?
Sono fortemente convinto che lo sviluppo di un porto non dipenda solo dai servizi che offre ma anche da quanto sia in grado di rappresentare il territorio che lo esprime. Ad esempio abbiamo costruito reti di collaborazioni con professionisti dell’accoglienza, della ristorazione, con tante istituzioni e associazioni sportive e culturali: tutti soggetti in grado di raccontare il nostro territorio e i saperi e le conoscenze delle nostre comunità. Si parla tanto della necessità di costruire reti e sinergie per unire le forze nel far conoscere le proprie peculiarità; noi, nel nostro piccolo, siamo orgogliosi di averlo fatto e di continuare a farlo.

Quanto la situazione attuale di emergenza ha inciso nei piani programmati?
Sicuramente molto, abbiamo dovuto rinunciare a tante azioni programmate. Tra le altre la ormai tradizionale “Festa del Mare”, una bellissima manifestazione chiamata ”Prima Secca” che lo scorso anno ci ha permesso di riunire sul porto per quattro giorni, oltre 20 ristoratori ed altre iniziative di promozione della filiera ittica.

Sconforto o ottimismo? Come state affrontando la situazione?
Nessuno sconforto, anzi abbiamo cercato di accelerare tanti lavori e interventi in grado di offrire maggiore sicurezza ai lavoratori del mare e del porto e ai nostri visitatori. Abbiamo avviato progetti, insieme a 75 imprese di pesca, per pulire e mantenere pulito il nostro mare attraverso il recupero di rifiuti rinvenuti in mare, abbiamo favorito interventi artistici e di arredo del porto per renderlo sempre più accogliente e abbiamo lavorato tantissimo per giungere all’approvazione del Piano Regolatore Portuale.

La risorsa mare, il porto e i prodotti della filiera del pescato locale, quali strategie per rafforzarne l’immagine e la conoscenza del territorio regionale nel contesto nazionale?
Anche su questo tema noi lavoriamo in stretta sintonia con la marineria e con le sue associazioni. Con le cosiddette “O.P.”, organizzazioni dei pescatori, con il FLAG, un consorzio pubblico-privato che comprende tutti gli attori della filiera ittica, con le associazioni dei ristoratori, facciamo squadra animando e partecipando in maniera coordinata a momenti di promozione anche nazionali. Insistiamo molto sulla tracciabilità, salubrità, varietà delle nostre produzioni ittiche in un quadro di forte attenzione ambientale verso il mare. Cerchiamo di far conoscere a tanti turisti la nostra storia antica, gli usi e le consuetudini del mondo della pesca locale.

Quali i punti deboli da rafforzare?
È difficile sentirsi soddisfatti soprattutto di fronte a ritardi burocratici che superano a volte ogni limite. Stiamo ancora aspettando interventi infrastrutturali già finanziati che garantirebbero ulteriori livelli di sicurezza. Siamo nel frattempo impegnati a cercare di sviluppare, in accordo con il Circolo Velico Migliori e con la Lega Navale le diverse attività sportive, prima fra tutte la vela, con appuntamenti di livello nazionale e cercando di rendere sempre più fruibile il porto da parte di soggetti diversamente abili. Insomma un porto per davvero aperto a tutti.

Fermo pesca e controllo della qualità delle acque, in che modo viene coinvolto l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” (IZSAM)?
L’IZSAM è per davvero una straordinaria realtà di assoluto valore internazionale. Un vero e proprio gioiello del nostro Paese che vive insieme al mondo della pesca tutte le sfide che oggi si pongono in tema di sicurezza alimentare, salubrità delle acque e del pescato, salvaguardia degli equilibri ambientali in relazione agli sforzi di pesca. L’Istituto è anche impegnato nella sperimentazione di attrezzi da pesca meno ambientalmente impattanti.
Insomma la definirei una forte e rassicurante presenza che non ha mai fatto mancare il proprio qualificato appoggio. Sembra che io esageri ma se si ha occasione di parlare direttamente con un pescatore locale qualsiasi, ci si accorgerà del legame profondo di ciascuno con il lavoro ed il supporto dell’IZSAM.
Fosca Tortorelli




