Torna “I Racconti di Alda”: Colazione al Bar
Mia madre è una scrittrice, da sempre, oltre ad essere stata un’eccellente pianista, giornalista e non so quante altre cose. Ma la scrittura è il mestiere che l’ha accompagnata per tutta la vita. Ha scritto numerosi romanzi e racconti, ma da persona riservata e modesta qual è, non si è mai fatta in quattro per cercare di entrare nel difficile mondo dell’editoria, sebbene più volte abbia avuto l’occasione di poterlo fare.
Le piace scrivere, si capisce anche quando dialoghi con lei, da un argomento apparentemente semplice riesce ad entrare in dettagli e sfumature che nessuno avrebbe notato, rendendo una semplice chiacchierata qualcosa di coinvolgente e stimolante.
Per alcuni anni aveva smesso di mettersi davanti al computer (la macchina da scrivere ha dovuto abbandonarla una decina di anni fa perché troppo “tosta” per le sue delicate mani), poi d’improvviso ha ritrovato la sua vena creativa e la voglia di raccontare. Non ho potuto fare a meno di riproporle di dedicare qualche racconto ai lettori di Lavinium, molti dei quali avevano già apprezzato in passato i suoi lavori.
Buona lettura!
Da diversi giorni volevo farlo e oggi finalmente l’ho fatto. Eccomi qui, seduta ad un tavolino del caffè dei siciliani, sola con la signorina che mi sta portando un cappuccino d’orzo e una piccola Iris, ossia una brioche ripiena di ricotta e di cioccolato a pezzettini. Mi sento gasata ed euforica come un’adolescente in piena trasgressione. Marinare la scuola, truccarsi dentro a un portone, di nascosto dai genitori che non approvano, baciare un ragazzo. Tutto questo io l’ho fatto, ma tanto tanto tempo fa, eppure so che certe modalità di comportamento non cambiano mai, di generazione in generazione si ripetono. In realtà adesso io non devo rendere conto a nessuno, se non a me stessa e non è poco. Colazione al bar da sola è un capriccio che manda un pochino in crisi il mio modesto badget mensile. Una sola volta dopo chissà quanto? Assurdo. Via questi pensieri. Non mi sentivo così bene da non so quanto tempo. E’ tutto buono e piacevole. Seduta a un tavolino a fianco del mio un’altra signora sola mi guarda con un’espressione triste, forse vorrebbe che le parlassi, ma io non sono qui in cerca di compagnia. Mi piace questa solitudine che mi permette di sentirmi libera con me stessa, di guardarmi intorno, di soffermarmi sui volti delle persone che entrano ed escono in un andirivieni continuo, per lo più clienti abituali, lo intuisco dal modo in cui salutano e sono salutati. Mi piacerebbe capire la loro storia attraverso la voce, gli occhi, il modo di affrontare il cibo con gusto, con avidità, con indifferenza.
Ecco. Entra un signore, saluta e ordina “il solito”, prende un quotidiano dimenticato su una sedia, si siede e mi stupisco quando vedo che uno dei camerieri gli porta un bicchiere di vino bianco. Sono le nove del mattino, un’ora azzardata per un aperitivo. E’ un uomo alto, magro, capelli brizzolati, distinto e di età per me indefinibile. Sembra totalmente indifferente a quanto lo circonda. Legge e sorseggia la sua bibita. Il vino è una cosa buona, non ha mai fatto male a nessuno, specialmente se è di qualità, ma all’ora della colazione… Anche il cibo è cosa buona, soprattutto se scelto con buon senso e con la consapevolezza di ciò che si mangia e qui la scelta è vasta: dolci tipici della Sicilia e, verso le undici, arancini di riso, pane e panelle, parmigiana di melanzane e così via. Dolci e salati, la gamma è ampia.
Una signora ordina un panino al pomodoro. Anche questo potrebbe sembrare insolito, anche perché finito il primo ne ordina subito un altro. Sorrido tra me. Il mondo è popolato da ogni tipo di persone, gente con molti segreti, gente che è esattamente quello che sembra e gente che è tutto il contrario di ciò che sembra. Come appaio io? Che cosa si può pensare di me soltanto guardandomi?
Cerco di cogliere qualche frammento di conversazione. “E’ tornato il caldo – dice qualcuno – e poi tutta questa umidità”. Ecco di che cosa si parla principalmente, il tempo è il primo argomento di conversazione, forse per difesa, perché è troppo angoscioso parlare della guerra in Siria, del terrorismo, della strage degli innocenti, così, di prima mattina, a colazione, in un bar. Ci si difende.
Non ho intenzione di alzarmi e andarmene anche se forse qualcuno, là fuori, vorrebbe che lasciassi libero questo tavolino. No, non mi alzo, non ancora. Avrei voglia di ordinare un’altra brioche, freno la mia golosità e non penso di rimanere qui fino alle undici per comprare qualcosa di salato da portare via.
Colgo, diretta a me, un’occhiata di fastidio o almeno così mi sembra. Sono qui già da troppo tempo. Mi alzo, pago, esco e cammino, cammino senza nessuna voglia di tornare a casa. Possibile che una semplice solitaria colazione al bar mi abbia resa tanto euforica, ringiovanita e carica di energie? Sento il desiderio di comunicarlo a qualcuno. Mi fermo, prendo il cellulare, mando un sms a mio figlio e scrivo: “Stamattina ho fatto una botta di vita. Colazione al bar da sola”. Invio e comincio a ridere, la mano sulla bocca, il cuore in corsa e tutto mi sembra strano e tenero e giovane. Come non sono più o come forse, in qualche buffo modo, lo sono ancora.
Alda Gasparini


