I racconti di Alda: I tre asinelli

Erano là davanti a lei. Sei, non tre, separati da una rete, forse per sicurezza, ma da chi e per chi? Avevano occhi così dolci, il pelo nocciola e si tenevano stretti l’uno all’altro quasi a proteggersi e a chiederle ma tu chi sei? Pensò Camilla, che cosa vuoi da noi? Niente, proprio niente solo che, appena uscita dal ristorante e girato l’angolo li aveva trovati davanti a sé, belli e silenziosi e subito le era tornata alla memoria una filastrocca che un tempo canticchiava con altre bambine giocando a palla contro Quel muro di Quella casa o in Quel giardino: “I tre asinelli che vanno in Egitto, oh che tragitto oh che piacere andare a vedere la stella polare che cade nel mare”.

Adesso i sei somarelli si stavano lavando uno con l’altro, delicatamente. A lei piacevano, erano animali tranquilli e molto simpatici. “Se potessi tornare in Quella casa e in Quel giardino, almeno uno me lo porterei via”, pensò e si accorse che in quel momento i tre somarelli, finite le pulizie personali, si stavano muovendo con la chiara intenzione di andarsene.
Peccato, si era seduta su una panchina, quasi nascosta tra due alberi, protetta. Dai suoi pensieri. Dai continui collegamenti della sua memoria, a volte inopportuni. Quello era il suo presente, come lo erano quel silenzio e quei tre somarelli. Si stava ancora bene, nonostante il sole cominciasse a impallidire. Per un attimo li vide ancora, prima che sparissero tra gli alberi con le code sventolanti, si voltarono verso di lei, quasi a volerla salutare. Immagini fantasie sfumature di un momento magico. Poi più niente, solo silenzio e profumo di terra.
Nessuna voce dal ristorante. Aveva mangiato e bevuto bene nella Taverna del Tiranno a Frasso Sabino, come tante altre volte, ma che fine avevano fatto i suoi compagni di gita? Si erano forse dimenticati di lei e stavano tornando a Roma? Pensiero inquietante come certi sogni ricorrenti in cui veniva spesso abbandonata. Per la strada in un bar al cinema… ed eri proprio tu a farlo. E alla fine te ne sei andato davvero, per sempre, anche se non per tua volontà. Te ne sei andato forse in un luogo migliore, ma mi hai comunque lasciata. E ora anche i miei amici. Dove sono? Ma poi, chi era il tiranno? Il tempo forse, i ricordi che arrivavano da molto lontano. L’infanzia, l’adolescenza, il mondo di ieri, quello di oggi, la vita con i suoi trucchi le sue lusinghe i suoi inganni. La vita così generosa a volte, così…tieni ti regalo questo ma ti tolgo quest’altro. Imparare a viverla. Bello, ma che confusione. Quanti pensieri, quante parole. che spesso stancavano se stessa e gli altri. Soprattutto gli altri. E tu vattene mosca fastidiosa, tu non c’entri niente con tutto questo e brava anche tu, Camilla ci sei ricascata con il passato e le tue elucubrazioni. I tuoi perché.

Si alzò dalla panchina un po’ stralunata e con il sedere intorpidito. Si sgranchì le gambe, girò l’angolo, entrò nel locale ed ecco dov’erano i suoi compagni, in piedi al banco a bere caffè…
“Sei sparita” disse la sua amica dagli occhi azzurri e sembrava quasi un affettuoso rimprovero “Non ti va più di esplorare il paese?”.
“Invece ne ho una gran voglia” rispose Camilla sorridendo e la prese per mano avviandosi seguita dagli altri.
Era un paesino tutto in salita e, ad ogni rampa un panorama diverso. Era domenica e quasi tutte le case avevano le finestre chiuse così com’erano chiusi i negozi. Ancora silenzio, soltanto un ragazzino si affacciò. sulla porta di casa. “Ciao”, salutò rivolgendosi a Camilla che camminava davanti agli altri. Rispose, ma lui era già rientrato tirato dentro da un braccio femminile e infine, dopo tutto quel verde e le case sparse qua e là nella valle, di nuovo sulla strada e poi sulla piazza
“Eccola” esclamò uno di loro. La Torre Sforza – Cesarini. Bella signorile, antica e come staccata da tutto quello che la circondava. Vanto degli abitanti di Frasso Sabino.
Tutti da vedere i centri storici dei paesi e borghi d’Italia.
Che si fa ora? Chiese occhi azzurri guardando il cielo già al tramonto.
“Di domenica e a quest’ora ci sarà molto traffico, direi di andare via”.
Tutti d’accordo. Per ogni cosa c’è sempre un inizio e poi una fine, “ma questa non sarà l’ultima” pensò Camilla.
“Bella giornata, Vero?” disse la sua amica rivolgendosi a lei.
“Bellissima” rispose Camilla fissandola per qualche secondo e con la voglia di chiederle se anche lei, da bambina, aveva giocato ai tre asinelli, ma non lo fece. La prese per mano e le domandò semplicemente. “Ma tu, li hai visti oggi i somarelli?”.
Alda Gasparini




