Le DOCG del Piemonte: Ruché di Castagnole Monferrato

❂ Ruché di Castagnole Monferrato D.O.C.G.
(Approvato DOC con D.P.R. 22/10/1987 – G.U. n.75 del 30/3/1988; approvato DOCG con D.M. 8/10/2010 – G.U. n.248 del 22/10/2010; ultima modifica: D.M. 31/3/2020 – G.U. n.95 del 9/4/2020)
► zona di produzione
● in provincia di Asti: comprende l’intero territorio dei comuni di Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi;
► base ampelografica
● (anche riserva) ruché min. 90%, barbera e/o brachetto max. 10%;
► norme per la viticoltura
● per i nuovi impianti e reimpianti il numero di ceppi per ettaro calcolati sul sesto di impianto non dovrà essere inferiore a 4.000;
● le condizioni di coltura dei vigneti devono rispondere ai requisiti esposti ai punti che seguono:
- terreni: argillosi, limosi, sabbiosi e calcarei, nelle loro combinazioni;
- giacitura: esclusivamente collinare. Sono esclusi i terreni di fondovalle, quelli umidi e quelli non sufficientemente soleggiati;
- altitudine: non inferiore a metri 120 s.l.m. e non superiore a metri 400 s.l.m.;
- esposizione: adatta ad assicurare un’idonea maturazione delle uve. Sono ammessi i reimpianti dei vigneti nella attuali condizioni di esposizione. Per i nuovi impianti è esclusa l’esposizione nord;
- densità d’impianto: quelle generalmente usate in funzione delle caratteristiche peculiari dell’uva e del vino. I vigneti oggetto di nuova iscrizione o di reimpianto dovranno essere composti da un numero di ceppi a ettaro, calcolati sul sesto di impianto, non inferiore a 4.000;
- forme di allevamento e sistemi di potatura: quelli tradizionali (forme di allevamento: la controspalliera con vegetazione assurgente; sistemi di potatura: il Guyot tradizionale, il cordone speronato basso e/o altre forme comunque atte a non modificare in negativo la qualità delle uve);
● Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Ruché di Castagnole Monferrato” può essere accompagnato dalla menzione “vigna“, seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, purché il relativo vigneto abbia un’età d’impianto di almeno 3 anni.
Le rese massime di uva a ettaro di vigneto in coltura specializzata per la produzione del vino a denominazione di origine controllata e garantita “Ruché di Castagnole Monferrato” con menzione vigna, e i titoli alcolometrici volumici minimi naturali delle relative uve destinate alla vinificazione devono essere i seguenti:
- 3°anno d’impianto: 4,80 t/ha – 12,50%
- 4°anno d’impianto: 5,60 t/ha – 12,50%
- 5°anno d’impianto: 6,40 t/ha – 12,50%
- 6°anno d’impianto: 8,00 t/ha – 12,50%
- dal 7°anno d’impianto: 4,80 t/ha – 12,50%;
● è consentita l’irrigazione di soccorso;
● la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo non devono essere superiori a 9 t/Ha e 11,50% vol.;
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione del vino a DOCG “Ruché di Castagnole Monferrato” devono essere effettuate nell’ambito del territorio della provincia di Asti;
► norme per l’etichettatura e il confezionamento
● nella designazione e presentazione del vino a denominazione di origine controllata e garantita “Ruché di Castagnole Monferrato” la denominazione di origine può essere accompagnata dalla menzione “vigna” seguita dal corrispondente toponimo o nome tradizionale purché la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione, venga riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento e che figuri nell’apposito elenco regionale ai sensi dell’art. 6 comma 8 del decreto legislativo n. 61/2010;
● nella designazione e presentazione del vino a denominazione di origine controllata e garantita “Ruché di Castagnole Monferrato” è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
● le bottiglie in cui viene confezionato il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Ruché di Castagnole Monferrato» per la commercializzazione, devono essere di vetro, di forma e colore tradizionale, di capacità consentita dalle vigenti leggi ma comunque non inferiori a 18,7 cl e con l’esclusione del contenitore da 200 cl.
Ai soli fini promozionali, il vino può essere confezionato in contenitori dalle capacità di 900 cl. e 1200 cl.;
● per la chiusura delle bottiglie del vino Ruché di Castagnole Monferrato è previsto l’utilizzo dei dispositivi ammessi dalla vigente normativa in materia, con l’esclusione del tappo a corona;
● per la chiusura delle bottiglie del vino “Ruché di Castagnole Monferrato” con menzione “riserva” è consentito esclusivamente l’uso del tappo di sughero monopezzo;
► legame con l’ambiente
● A) Informazioni sulla zona geografica
I sette comuni della DOCG formano un piccolo comprensorio viticolo nel Monferrato astigiano in riva sinistra del Tanaro, in un’area di basse colline ampiamente boscate. Il vitigno Ruché è strettamente endemico e non si ritrova in altre zone se non in modo occasionale.
Un tempo era utilizzato anche come uva da mensa per il suo carattere aromatico e l’elevata concentrazione di zucchero a maturazione e per la preparazione di vini dolci per uso familiare. La vinificazione in purezza e la definizione di un modello enologico di vino secco e di alta qualità si deve soprattutto al parroco Luigi Cauda che operò a Castagnole Monferrato negli anni sessanta del ventesimo secolo.
● B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Da un punto di vista geopedologico l’area del Ruché è di transizione tra le marne del Monferrato e le sabbie astiane plioceniche. Quindi i suoli sono tendenzialmente più sciolti e leggeri rispetto alla media del bacino terziario piemontese ai quali comunque appartengono. Questi terreni calcarei, asciutti, con elevata insolazione regalano un vino di alta qualità ma in quantità limitate.
● C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
Il Ruché è un vitigno autoctono dei più rari coltivati tradizionalmente nel Monferrato astigiano. Gli ottimi risultati raggiunti incoraggiarono una parziale ulteriore riconversione della viticoltura dell’area, dove comunque si mantiene una notevole varietà di vitigni, verso questa varietà.


