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Quale sarà il segreto che anche quest’anno, mantenendo fede alla tradizione, ha permesso all’Anteprima del Bardolino e del Chiaretto dell’annata 2013 di riscuotere l’interesse e il compiacimento da parte di centinaia di persone, giornalisti e addetti ai lavori in primis? Molti sono i fattori che fanno di questa manifestazione una delle meglio riuscite ed azzeccate di tutta la penisola, dalla suggestiva ed accogliente location della Dogana Veneta di Lazise alla possibilità concessa a tutti dall’impeccabile organizzazione del →Consorzio di tutela, curata in prima persona dal vulcanico direttore →Angelo Peretti, coadiuvato dal presidente Giorgio Tommasi (al suo secondo e ultimo mandato, Franco Cristoforetti è stato nominato suo successore un paio di settimane dopo l’Anteprima ma Tommasi ha mantenuto il ruolo di vice) e dallo staff dedito alla stampa gestito da Paola Giagulli di accedere all’evento gratuitamente e di degustare circa duecento vini presentati da una sessantina di produttori mentre giornalisti e addetti ai lavori hanno avuto a disposizione per tre giorni l’attiguo Hotel Doana per degustare e valutare la nuova annata di Chiaretto in versione spumante e ferma e di Bardolino, serviti con cortesia, precisione e un pizzico di preziosa allegria e simpatia da parte dei sommelier dell’AIS Veneto.

Penso però che il vero successo sia strettamente collegato al Bardolino stesso, una chiara espressione di “vino del popolo”, quotidiano, semplice ma mai banale, che grazie ai lavori svolti in questi ultimi anni dal Consorzio sta sempre di più ritrovando una sua identità e un suo ruolo non solo nel panorama enologico regionale, puntando prima di tutto all’utilizzo dei vigneti tipici di questa zona, Corvina in particolare, tralasciando la moda di creare dei vini di spessore trascurando la piacevolezza ed abbinabilità alla cucina del territorio. La strada intrapresa ha già portato dei buoni risultati in termine di recupero di immagine di qualità del prodotto, permettendo di incontrare consensi ed acquirenti sempre più spesso anche all’estero. In particolare la vendemmia del 2013 ha visto una riduzione delle rese ammesse per la produzione del Bardolino, passate da 130 a 110 quintali di uva per ettaro. Nel frattempo le vendite nel 2013 hanno segnato un incremento del 4% rispetto all’anno precedente e un po’ tutte le guide del settore hanno sottolineato la crescita qualitativa messa a segno negli ultimi anni da questa denominazione. Tuttavia ritengo che bisognerà fare un po’ di chiarezza sugli attuali vari stili di vinificazione ed affinamento, interpretazioni molto variegate testimoniate da colori e profumi molto differenti tra loro, in particolare nella versione Chiaretto, dove si riscontrano tonalità che vanno dal rosa antico pallido fino a un rubino scarico, con sentori di cipria e lacca ai più piacevoli e fragranti aromi floreali o di fragola e lampone.

Numerose anche quest’anno le novità perpetrate dai “patron” Tommasi e Peretti che, con l’evidente obiettivo di ripetere il “miracolo Bardolino” e di rilanciare il prodotto, hanno pensato bene di presentare in concomitanza l’Anteprima del Custoza, il vino bianco simbolo delle colline tra Verona e il Garda, con la zona di produzione che si sovrappone in parte a quella del “cugino” vino rosso, cosicché delle cinquanta etichette in degustazione non poche provenivano da produttori che annoverano tra i loro vini anche il Bardolino. Da segnalare in particolare per mineralità e piacevolezza, nonostante fossero imbottigliati da poche settimane, i vini dell’azienda →Monte del Frà di Sommacampagna (tra le capostipiti del “movimento dei tappi a vite”, in lento ma crescente aumento anche tra i Bardolino), di →Albino Piona (di cui abbiamo degustato un magnifico Campo del Selese Custoza Superiore1999) e quelli dell’azienda →Tamburino Sardo e di →Gorgo (entrambi con spiccati sentori agrumati), tutti con sede a Custoza, di →Faccioli Enzo di Sona (aromi di pera e frutta a polpa bianca), dell’azienda →Le Tende di Colà di Lazise e dell’azienda →Menegotti (frutta esotica) e di →Pigno (lievi aromi vegetali) di Villafranca di Verona.

Confermata inoltre la collaborazione con il Ristorante Alla Borsa di Valeggio di Valeggio sul Mincio che, dopo aver ideato lo scorso anno una “verticale” dei tipici e famosi tortelli (tra l’altro quest’anno il titolare Alceste Pasquali e sua moglie festeggiano con i figli Nadia e Mirko i 55 anni di attività, legata da sempre a filo doppio con questa pasta ripiena tipica di Valeggio), in questa occasione ha preparato un menu a base di asparagi di Verona (l’80 % dei 170 ettari coltivati da una cinquantina di agricoltori è dedito alla varietà di colore bianco, ottenuto grazie al completo interramento nel terreno, ed è esportato in buona parte in Austria e Germania), risultando un ottimo abbinamento con il Custoza senza tuttavia sfigurare con diversi Bardolino Chiaretto.

Le degustazioni Nella mia tornata di degustazioni a stretto contatto con i produttori, indispensabile a mio avviso per soddisfare curiosità o cercare di carpire i “segreti di produzione”, ho alternato assaggi dalle piccole alle grandi realtà produttive del territorio. L’obiettivo del Consorzio di ridare personalità e identità al Bardolino, puntando in primo luogo sui vitigni autoctoni, primo tra tutti la Corvina, sta trovando sempre più consensi. Una delle “nuove leve” in costante progresso anno dopo anno è senza dubbio →Damiano Bergamini, ormai da una dozzina d’anni alla guida dell’omonima azienda di Colà. Dopo essersi diplomato all’Istituto di San Michele all’Adige, specializzatosi nel blasonato centro tedesco di Geisenheim e fatto esperienza in Friuli e in Australia, al rientro in azienda ha cercato da subito di ridurre allo stretto necessario l’utilizzo della tecnologia nei suoi 2 ettari di vigneto sui terreni morenici, effettuando diverse prove di coltivazione biologica. Il suo Bardolino Chiaretto “Colline di Colà” 2013, dal tradizionale taglio di maggioranza corvina, un terzo di rondinella ed un 10% di molinara, prima di acquisire un ricco bouquet di freschi sentori floreali e di frutti rossi e di una grande sapidità, si è affinato in parte in botti di acacia, caratteristiche che ho ritrovato nella versione Spumante “Iride”, fresco e persistente al punto giusto dopo i quattro mesi di rifermentazione in autoclave. Mentre il Bardolino riposa ancora in vasca d’acciaio, Damiano mi ha piacevolmente sorpreso con il suo Monte Casa 2011, 100% corvina proveniente da un unico vigneto falcidiato in piena estate dalla gradine. La poca produzione è stata quindi vinificata in botte con circa un mese di “cappello sommerso” senza utilizzo di solforosa e quindi affinata in barrique per 15 mesi, ottenendo 1.400 bottiglie di un vino di grande complessità e ricchezza, 15% naturali senza ricorrere all’appassimento dell’uva: un campione difficile da ripetere! (25 euro franco azienda).

Altra giovane minuscola realtà l’azienda →Bigagnoli, appena mezzo ettaro e 5.000 bottiglie a Bardolino create da Alessio, una passione nata quasi come hobby sfruttando l’azienda di famiglia che ora gli sta dando non poche soddisfazioni e riconoscimenti. I vini 2013 sono freschi di imbottigliamento, tuttavia si percepisce già una buona aromaticità e un’invitante sapidità nella beva, in particolare nel Bardolino Chiaretto Classico frutto di un salasso per preservare i profumi in una vendemmia a rischio, molto impegno per portare in cantina l’uva sana, mentre nel 2012 si era optato per la pressatura soffice.

Altro fautore dell’utilizzo massivo della corvina, →Albino Piona non solo si è rivelato un ottimo interprete del bianco Custoza bensì altrettanto dei rossi: il Bardolino 2013 ha fragranti sentori di fragola mentre in bocca la persistenza è accompagnata da un leggero e fine tannino; il Chiaretto si rivela altrettanto lungo in bocca, con una grande sapidità che invita a berne un secondo bicchiere. Anche in questo caso abbiamo degustato un vino 100% corvina, il Campo Selese 2012, vinificato e affinato unicamente in acciaio senza nessun appassimento delle uve, particolarmente speziato ma allo stesso tempo dotato di un buon nervo e mineralità: altra piacevole conferma che la strada intrapresa è quella giusta!

Restando in tema di piccole realtà vitivinicole, una piacevole conferma da parte dell’azienda di →Enzo Righetti, 6 ettari a Cavaion Veronese condotti insieme al figlio Flavio, con vini di carattere, pienezza e buona morbidezza. In tutti i vini risulta netta l’impronta aziendale, grazie ad esempio all’apporto di una piccola percentuale di uve sangiovese e marzemino, alla decantazione a freddo del salasso, alla fermentazione a non più di 20° per oltre un mese e al successivo affinamento sulle fecce nobili in sospensione per altri 3-4 mesi del Chiaretto per estrarre maggiori profumi, aromi e colore, oltre a una particolare mineralità e una grande sapidità. Il Bardolino Classico, assai giovane, dove la barbera sostituisce la molinara, è di un rosso rubino acceso, frutta fresca croccante e spezie, ma è soprattutto con la versione Spumante, metodo charmat con sei mesi di fermentazione in autoclave, che si raggiunge il massimo di morbidezza e facilità di beva grazie a un’invidiabile cremosità.

Coraggio, passione e determinazione si riscontrano nell’operato di Matilde Poggi dell’azienda →Le Fraghe, 28 ettari di vigneti ad Affi, Cavaion e Rivoli Veronese coltivati con il sistema biologico e vinificazione con lieviti indigeni. La scelta operata tre anni fa di dotare le sue bottiglie del “tappo a vite” è dettata dalla possibilità di utilizzare una minor quantità di solforosa nell’imbottigliamento per la sua minor dispersione, salvaguardando nello stesso tempo freschezza ed aromaticità nei suoi vini, in particolare nel suo floreale Chiaretto 2013, privo di solforosa aggiunta, a base di corvina all’80% e rondinella per la restante parte.

Ottimo lo standard di livello sia del Chiaretto, molto fresco e invitante, sia del Bardolino, con profumi di frutta matura più intensi, dell’azienda agricola →Le Tende di Colà di Lazise. Particolarmente sapidi, quasi salati, il Bardolino e il Chiaretto, sia nella versione ferma che spumantizzata, dell’azienda →Gorgo, 50 ettari di vigneti a Custoza gestiti dalla giovane Roberta Bricolo, così come il Chiaretto “Ca’ de Rocchi” di →Tinazzi, anch’esso a maggioranza corvina coltivata tra Bardolino e Lazise (4,60 euro).

Una delle migliori interpretazioni della versione spumante di Bardolino Chiaretto, con aromaticità spiccate e morbidezza avvolgente ottenuta spumantizzando direttamente il mosto fiore ottenuto dopo una dozzina di ore di macerazione delle bucce di corvina e rondinella, è quella dell’azienda →Villa Medici di Sommacampagna, poco più di 10 ettari di filari a cavallo sulle colline di Sona e Custoza gestiti da Luigi Caprara e dalla moglie Paola (4 euro).

La pratica di refrigerare le uve appena raccolte attorno ai 10° per una ventina di ore, prima di essere sottoposte a pressatura soffice alla stregua di un vino bianco, per estrarre maggiori profumi ed aromi la si riscontra nel Chiaretto “Cà Roina” e nel Bardolino “Mondragon” dell’azienda →Le Ginestre di Marco Ruffato, una realtà di Lazise di una decina d’anni, che abbina ai vitigni “tradizionali” una piccola percentuale di croatina e sangiovese (4 euro).

Ottime interpretazioni di Bardolino da parte dell’Azienda Agricola →Raval di Bardolino, azienda famigliare con annesso agriturismo che, alle tradizionali uve di corvina, rondinella e molinara, affianca la Negrara. Tra le grandi cantine presenti a Lazise, puliti ed eleganti i vini della Cantina →F.lli Zeni, azienda storica risalente all’800, in particolare nella strutturata selezione del Bardolino Classico Vigne Alte 2013, che nasce dai vigneti collinari di origine morenica prospicienti alla cantina in località Costabella di Bardolino, sede dal 1991 di un Museo del vino realizzato dal proprietario Gaetano Zeni, in grado da offrire un’affascinante viaggio nel mondo del vino e nella sua storia, dalla coltivazione della vite alla raccolta e trasformazione dell’uva fino all’imbottigliamento (aperto da metà marzo a fine ottobre).

Versioni di Chiaretto e Bardolino giocate sull’aromaticità, con netti aromi di ciliegia e frutti rossi quelle di →Costadoro, di Natale Castellani di Bussolengo, di →Zenato di Peschiera del Garda, azienda nota in particolare per il suo impegno a favore del bianco Lugana e dell’Amarone, e della →Cantina Valpolicella Negrar, con una convincente versione di Chiaretto, che si contraddistingue per il suo ridotto residuo zuccherino e la sua sapida freschezza. Vini decisamente secchi ed altrettanto ricchi di freschezza per →Lorenzo Morando, poco meno di un paio di ettari a Bussolengo, per →Valetti e per l’azienda →Tre Colline, entrambe di Calmasino, così come per →La Presa, azienda con annesso agriturismo gestita da Serena e Fabio De Micheli con 70 ettari equamente suddivisi tra Caprino Veronese, Rivoli e la Val d’Adige, di cui mi ha piacevolmente impressionato la Qveé Magica, metodo classico di 36 mesi a base di corvina 70% e rondinella 30%.
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