I racconti di Alda: Il Capello

In principio, durante i primi mesi del suo matrimonio, ogni volta che sedeva a tavola di fronte a sua moglie Fiorenza, non poteva fare a meno di ripetere fra sé: “È proprio bruttina”. Per il resto della giornata non ci pensava, si sentiva tranquillo e soddisfatto, arrivato in porto, ma nel momento in cui sedevano a tavola, uno di fronte all’altra, non riusciva più a respingere quel pensiero: “siamo proprio una bella coppia di bruttoni” e questo gli faceva provare una certa solidarietà verso Fiorenza. Anche perché intuiva che per una donna l’aspetto estetico contava molto di più che per un uomo. Lui aveva la statura, un fisico imponente e una forte ambizione, basata anche sulla consapevolezza delle sue capacità. Lei no. Lei era bassa, grassoccia e anche un po’ pelosa, ma aveva un carattere mite, accomodante e adorante. Lo guardava come un miracolo, quasi incredula di aver conquistato un uomo come lui, intelligente, spiritoso, simpatico ed estremamente civile. Estremamente civile. Proprio così. Era sempre stato convinto che l’educazione, il rispetto di se stesso e degli altri erano le basi senza le quali nessun successo era giustificabile.
Quando aveva deciso di sposare Fiorenza, figlia di un principe del foro, famoso per i suoi successi e di cui lui aveva subito catturato stima e simpatia, si era ripromesso di diventare un buon marito e un buon padre per i loro futuri figli. Fiorenza era grassoccia e bruttina, ma dal momento che lui l’aveva scelta liberamente aveva il dovere di rispettarla e di non ferirla. Mai. Tramite Fiorenza e suo padre era semplicemente arrivato più in fretta là dove sarebbe arrivato comunque, ma con molto più tempo e fatica. Col passare degli anni aveva badato più alle qualità di Fiorenza che ai suoi difetti. Fiorenza aveva un’intelligenza vivace, era gentile, discreta, non giocava mai con domande tranello e aveva senso dell’umorismo. Tutte qualità che sempre più gli avevano fatto apprezzare il matrimonio, la famiglia, il successo.
E poi nella sua vita era entrata Camilla. Una potenziale cliente presentata da un amico e desiderosa di un consiglio legale proprio da lui, il grande penalista. L’aveva desiderata subito, inaspettatamente. Per lui che da ragazzo aveva patito per il suo aspetto goffo, spesso preso in giro dai coetanei per i suoi insuccessi con le ragazze, Camilla aveva rappresentato la sua rivalsa. Avanti fatelo adesso prendetemi pure in giro. Con gli anni era cambiato tutto. Non che fosse diventato bello e attraente, ma aveva il fascino dell’uomo arrivato, gentile e sicuro di sé. Anche se non gli era mai successo prima, Camilla si era innamorata di lui e questa era stata la molla che lo aveva gratificato e reso orgoglioso ripagandolo di tutte le umiliazioni ingoiate da ragazzo e così pur ripromettendosi di non fare imprudenze, aveva preso in affitto un appartamentino ai margini della città e aveva iniziato con lei una relazione che durava già da otto mesi. Non voleva rinunciare a lei, ma anche se era bello averla e sentirsi amato cercava di tenere a bada le sue emozioni. Non voleva amarla, anche se i sintomi di un sentimento profondo già si facevano sentire. Il suo cuore quarantenne si era improvvisamente svegliato e poteva diventare imprudente.
“Hai lavorato molto?” gli chiese Fiorenza.
“Sì molto, l’intera mattinata. Mentiva. Quella era una cosa che non poteva evitare. Presto, cambia argomento, esci da questa trappola.
“Hai un capello biondo su una manica della giacca” aggiunse poi Fiorenza.
“Un cap” cominciò lui e quasi si strozzava con un pezzetto di pane e lo vide il capello. Se lo tolse con due dita. Un lungo capello biondo di Camilla. Non gli venne in mente niente da dire. Niente da inventare. Come spiegarlo? Si rese conto che l’unica cosa da fare era non parlare di quel capello. Guardò Fiorenza con disinvoltura. Indossava un abito che non le aveva mai visto e capì che lì c’era forse la salvezza.
“Mi piace il tuo vestito cara, hai sempre buongusto, sei molto elegante”. Era sincero, nonostante la sua figura tozza l’eleganza era una delle sue qualità. Fiorenza era nata signora e si notava.
“Ne sono contenta“ rispose lei, ed era altrettanto sincera.
Il capello di Camilla sembrava ormai dimenticato. Che cos’era dopotutto un capello? Un biondo fragilissimo niente. Ma non “quel” capello. Camilla, pensò. Se almeno l’avesse incontrata quindici anni prima ma no, sapeva benissimo che si sarebbe comportato nello stesso modo, perché le cose che più contavano per lui, da sempre, erano la posizione sociale, la sicurezza materiale, una moglie dal cognome altisonante e una solida serena famiglia. Era stato fortunato, una moglie devota e due, figli. Due bravi ragazzi. E aveva avuto anche Camilla. Doveva accontentarsi. Avrebbe disdetto l’appartamentino, riconsegnato le chiavi e sarebbe sparito dalla sua vita. E bravo l’avvocatone, un comportamento davvero “estremamente civile” nei confronti di Camilla ma non aveva altra scelta, se l’avesse rivista sarebbe stato tutto più difficile. Era così carina, così… Così tutto. Non era mai stata un’avventura. Cominciava a diventare imprudente. Ora era stato un capello, in seguito chissà… un’altra distrazione, un’ombra di cipria, un profumo, un baffo di matita nera o qualsiasi altra inezia. Non era facile rinunciare. Per la prima volta nella sua vita aveva provato con Camilla quella strana sensazione di languore tra stomaco testa e gambe. Amore? Forse. Quindi pericolo. Non poteva rischiare no. Camilla gli sarebbe mancata.
Si abbandonò contro lo schienale della preziosissima sedia che avrebbe dato lustro anche ad un museo. Cercò di rilassarsi del tutto. O quasi. Di che cosa stava parlando Fiorenza? Maledizione non distrarti. Proprio adesso. Preparati, ci saranno momenti in cui la nostalgia di Camilla sarà insopportabile e ti afferrerà il desiderio di rivederla, di abbracciarla stringerla di… Stop. Poi con il tempo piano piano… Forse.
Alda Gasparini




