Settimana delle anteprime toscane: bella kermesse ma il viaggio te lo paghi, e non solo!
Scrivo mentre mi trovo a San Gimignano, dopo avere passato una giornata a Firenze per degustare i Chianti annata 2014 e le Riserve 2012, con qualche excursus sui 2013, a cui dedicherò un articolo al mio ritorno.
Non è mia prassi andare a fare le pulci a chi organizza eventi, ma non posso che condividere quanto ha chiaramente espresso Franco Ziliani su →Vino al Vino sabato scorso. E non è che ho deciso di dire la mia per supportare Franco, con cui sono legato da amicizia da una dozzina di anni, non ne ha assolutamente bisogno né ci siamo sentiti sull’argomento. Ma il fatto è che già da diversi anni il più importante evento enoico toscano, organizzato dai consorzi del Chianti Classico, del Nobile di Montepulciano, del Brunello di Montalcino, della Vernaccia di San Gimignano e più recentemente del Chianti, non prevede alcun rimborso spese di viaggio per i giornalisti nazionali invitati, come se non sapessero che la maggior parte sono free lance, ovvero non sono inviati da un giornale che li stipendia e li rimborsa, o come nel mio caso scrivono su una testata on line che vive di sola pubblicità. Non solo, ma persino il garage in albergo è a carico di chi viaggia con mezzo proprio (ieri all’Adler di Firenze ho pagato per una notte 22 euro).
Un evento di questa portata, dove fra l’altro è stata inserita di recente anche la degustazione di centinaia di vini provenienti dalle denominazioni Bolgheri, Carmignano, Colline Lucchesi, Cortona, Grandi Cru della Costa Toscana, Maremma Toscana, Morellino di Scansano, Montecucco, Orcia, Valdarno di Sopra, Valdichiana Toscana, Bianco di Pitigliano e Sovana, non ha certo problemi di budget tali da giustificare l’impossibilità di rimborsare i giornalisti ospitati, altrimenti non si spiega ne inviti a centinaia.
Trovo la cosa davvero assurda e ingiustificata, ci sono eventi assai meno importanti dove davvero i mezzi sono limitati, eppure ancora oggi offrono il rimborso spese a chi è invitato senza batter ciglio, semplicemente perché sanno che è un comportamento corretto. Ma in Toscana, evidentemente, ragionano diversamente, preferiscono fare numero, invitare gente da tutto il mondo, a prescindere se scriverà, se sarà davvero utile, se porterà nel proprio Paese un messaggio culturale sulle tante denominazioni e sulle diverse realtà che compongono il pianeta enoico della regione di Dante e Leonardo.
Così, visto che in Italia ormai sono tutti convinti che non valga più la pena investire, meglio puntare sull’estero, dove soffia il vento; errore macroscopico, perché in realtà il bacino italiano non è mai stato preso seriamente in considerazione, non solo in Toscana ovviamente, non si è fatta la giusta promozione né si è lavorato affinché il sistema turistico, culturale, gastronomico parli la stessa lingua, ovvero quella dell’accoglienza e, inoltre, si è dimenticata la motivazione principale per cui si fa il vino: poterlo bere e condividere. La verità è che il vino è per molti un business come un altro, non c’è la reale voglia di comunicare, di trasmettere l’infinito mondo che c’è dietro a una bottiglia, così non ci si pone neanche il problema se si fa una pessima figura a differenziare gli invitati sulla base di ipotetici vantaggi economici futuri.
Mi sembra davvero una cosa molto triste, ma purtroppo molto difficile da smentire…
Roberto Giuliani
