Le DOC dell’Emilia Romagna: Colli di Parma

❂ Colli di Parma D.O.C.
(Approvato con D.P.R. 28/10/1982 – G.U. n.68 del 10/3/1983; ultima modifica: D.M. 30/3/2015, pubblicato sul Sito ufficiale del Mipaaf, Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP)
► zona di produzione
● in provincia di Parma: comprende il territorio collinare della provincia di Parma, includendo in parte il territorio amministrativo dei comuni di Calestano, Collecchio, Felino, Fidenza, Fornovo di Taro, Langhirano, Lesignano de’ Bagni, Medesano, Neviano degli Arduini, Noceto, Sala Baganza, Salsomaggiore Terme, Terenzo, Traversetolo e Varano de’ Melegari;
► base ampelografica
● spumante: pinot nero e/o chardonnay e/o pinot bianco;
● con menzione del vitigno bianchi: Malvasia (anche frizzante e spumante), da malvasia di Candia aromatica per l’85-100%, sia nella tipologia secco che amabile; in tal caso, secondo l’uso, possono concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti dalla varietà di vitigno moscato bianco, presente nei vigneti in ambito aziendale, max. 15%; Sauvignon, Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio (anche frizzanti e spumanti), min. 95%; possono concorrere alla produzione di detto vino le uve a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonee alla coltivazione in Emilia-Romagna presenti nei vigneti in ambito aziendale, max. 5%;
● rosso (anche frizzante): barbera 60-75%, bonarda e/o creatina 25-40%, possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di varietà a bacca nera, non aromatiche, provenienti dai vitigni, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione in Emilia- Romagna presenti nei vigneti, max. 15%;
● con menzione del vitigno rossi: Pinot Nero, Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Barbera, Bonarda, Lambrusco (Maestri) min. 85%, possono concorrere altre varietà a bacca nera, non aromatiche, provenienti dai vitigni, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione in Emilia-Romagna presenti nei vigneti, max. 15%;
► norme per la viticoltura
● per i nuovi impianti e reimpianti, la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a 3.200, salvo che per i vitigni di Bonarda, i quali potranno avere una densità di ceppi per ettaro non inferiore a 2.800;
● come forma di allevamento si deve impiegare preferibilmente il Guyot o il cordone speronato; sono ammesse altre forme di allevamento, similari per carica di gemme per ceppo;
● è consentita l’irrigazione di soccorso;
● la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo devono essere le seguenti:
- Malvasia 10 t/Ha e 10,50% vol.
- Lambrusco 10 t/Ha e 11% vol.
- Sauvignon, Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio 11 t/Ha e 11,50% vol.
- Spumante 11 t/Ha e 12% vol.
- Pinot Nero, Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Barbera, Bonarda 11,50 t/Ha e 12% vol.
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione, presa di spuma con metodo Charmat, spumantizzazione con metodo tradizionale classico, invecchiamento obbligatorio per la tipologia “Riserva“, devono essere effettuate nell’ambito del territorio amministrativo della provincia di Parma;
● la tipologia “Colli di Parma” Spumante deve essere ottenuta esclusivamente per mezzo di rifermentazione naturale in bottiglia con permanenza sui lieviti di almeno 12 mesi e la durata del procedimento di elaborazione complessivo deve essere non inferiore a 18 mesi;
● per l’elaborazione dei vini frizzanti deve essere utilizzato esclusivamente mosto o mosto concentrato di uve dei vigneti iscritti all’albo della rispettiva varietà oppure, mosto concentrato rettificato;
● l’invecchiamento è obbligatorio per la qualificazione “Riserva“, ammessa per le tipologie di vino, derivanti da varietà a bacca bianca, “Colli di Parma” Malvasia, “Colli di Parma” Sauvignon, “Colli di Parma” Chardonnay e “Colli di Parma” Pinot Bianco; deve essere di almeno 18 mesi, di cui almeno 3 per l’affinamento in bottiglia, a far data dal 1° novembre successivo alla vendemmia;
● l’invecchiamento è obbligatorio per la qualificazione “Riserva” ammessa per le tipologie di vino, derivanti da varietà a bacca nera, “Colli di Parma” Rosso, “Colli di Parma” Pinot Nero, “Colli di Parma” Merlot, “Colli di Parma” Cabernet Franc, “Colli di Parma” Cabernet Sauvignon, “Colli di Parma” Barbera e “Colli di Parma” Bonarda; per queste tipologie, l’invecchiamento obbligatorio è di almeno 2 anni, compreso un periodo di almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia, a far data dal 1° novembre dell’anno della vendemmia;
► norme per l’etichettatura e il confezionamento
● tutti i vini con la denominazione “Colli di Parma” devono obbligatoriamente riportare in etichetta l’annata di produzione delle uve;
● nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata “Colli di Parma” può essere utilizzata la menzione “vigna” a condizione che sia seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, che la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione, seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, venga riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento e che figuri nell’apposito elenco regionale;
● tutti i vini recanti la denominazione “Colli di Parma” dovranno essere confezionati, per il consumo, in recipienti di vetro della capacità di litri 0.750 o inferiori e potranno essere chiusi con i vari dispositivi ammessi dalla vigente normativa, compresi i tappi di materiale inerte;
● Per le tipologie frizzanti “Malvasia” e “Sauvignon” a denominazione di origine controllata “Colli di Parma”, sono consentiti i tipi di chiusura ammessi per i vini frizzanti, compresa la chiusura con tappo a fungo ancorato a gabbietta, tradizionalmente utilizzato nella zona. Sono tuttavia ammesse le bottiglie bordolesi della capacità di litri 1.5 – 3 – 4.0 – 5.0;
● per la tappatura delle tipologie “Riserva” è obbligatorio il tappo di sughero;
● è consentito il tappo a vite per i contenitori fino a 0.375 litri;
► legame con il territorio
● A) Informazioni sulla zona geografica
La zona di produzione dei vini “Colli di Parma” comprende il territorio collinare della provincia di Parma, includendo il territorio amministrativo dei comuni di:
Sala Baganza, Calestano, Collecchio, Felino, Fidenza, Fornovo di Taro, Langhirano, Lesignano de Bagni, Medesano, Noceto, Salsomaggiore Terme, Terenzo, Traversetolo e Varano de Melegari.
◉ Fattori naturali rilevanti per il legame
L’area geografica della DOP “Colli di Parma” include la zona pedecollinare, collinare e di bassa montagna compresa tra il torrente Stirone a Ovest e il fiume Enza a Est. La zona è attraversata dall’incisione valliva del fiume Taro e da quelle minori dei torrenti Parma e Baganza. Tutti questi corsi d’acqua hanno andamento perpendicolare alla dorsale appenninica e delimitano interfluvi con ampie superfici alluvionali sub pianeggianti nel settore nord-occidentale e dal profilo più irregolare nella restante parte dell’area.
L’area è in gran parte interessata dai seguenti principali paesaggi geologici e pedologici:
▪ LA BASSA MONTAGNA CON FRANE E CALANCHI
Questo paesaggio è caratterizzato da notevole complessità geologica e morfologica, che gli conferisce un aspetto composito e segnato da forti contrasti. A morbidi versanti, scarsamente acclivi e spesso coltivati, si susseguono incisioni calanchive. Ma l’aspetto che maggiormente caratterizza questo paesaggio è la diffusa presenza di fenomeni di dissesto idrogeologico (frane).
Nell’area dei Colli parmensi il substrato è costituito in grande prevalenza da rocce stratificate, costituite da alternanze di marne, argille e arenarie; questi materiali danno luogo a versanti fortemente instabili e franosi. Secondariamente il substrato è formato dalle cosiddette “Argille Scagliose”: un complesso a struttura caotica in cui la matrice argillosa ingloba masse più o meno grandi di rocce calcaree, arenacee, marnose o stratificate.
In questo paesaggio i versanti sono lunghi, con forme irregolari e pendenze non elevate; frequentemente, in posizione sommitale, si ritrovano complessi rocciosi che, per la loro maggiore resistenza all’erosione, hanno pendenze più elevate e sono prevalentemente boscati.
Questo paesaggio è di gran lunga il più esteso nell’area.
I suoli di questo paesaggio sono moderatamente ripidi; generalmente profondi, ben drenati; calcarei; con tessitura prevalentemente fine. Su questi suoli prevalgono gli usi agricoli, con seminativi e subordinati vigneti, gli incolti e gli usi forestali.
▪ LA FINESTRA SULL’APPENNINO PROFONDO
Questa unità, presente nel medio settore occidentale, è caratterizzata da complesse dinamiche geologiche che hanno determinato l’esposizione di rocce che, seppure poste nelle parti più profonde dell’edificio appenninico, rivelano un’età più recente delle rocce che le ricoprono. Questo fenomeno geologico viene indicato con il nome di finestra tettonica.
Dal punto di vista paesaggistico si presentano come settori montuosi e collinari quasi estranei ai contesti circostanti, a causa della diversa natura delle rocce che vi affiorano, della maggiore acclività e della copertura boschiva.
La conformazione del rilievo è caratterizzata dall’alternarsi di versanti semplici, più ripidi, e versanti lunghi ed irregolari, interrotti da numerosi crinali secondari affilati Le rocce che compongono questa unità sono le arenarie torbiditiche ascrivibili alla Formazione Marnoso-Arenacea.
Alle quote meno elevate i suoli sono moderatamente ripidi, con tessitura media in cui prevale la frazione limosa, ben drenati, calcarei; non, rocciosi né pietrosi e con profondità variabile. Su questi suoli prevalgono gli usi agricoli, con seminativi e subordinati vigneti, e gli usi forestali.
▪ I PRIMI COLLI
Questo paesaggio costituisce l’estrema propaggine settentrionale del rilievo appenninico, dove l’ambiente collinare si raccorda alla pianura con gradualità. Il paesaggio è caratterizzato, da una morfologia dolce, articolata in vallecole con versanti brevi e rettilinei, declinanti verso la pianura alluvionale.
Le rocce che compongono questa unità appartengono prevalentemente alla formazione delle Argille azzurre plioceniche.
Questo paesaggio è significativamente presente lungo tutta la fascia prospiciente la pianura.
I suoli di questo paesaggio sono moderatamente ripidi, con tessitura prevalentemente fine, ben drenati; calcarei e con profondità variabile.
L’uso attuale è prevalentemente agricolo, a seminativi e vigneti; diffuse, nelle zone più interne e dissestate, le terre incolte e la tendenza all’abbandono.
▪ IL MARGINE APPENNINICO
In posizione di cerniera tra i rilievi collinari e la pianura alluvionale, si estende una ristretta e discontinua fascia (il margine appenninico), peculiare in quanto costituita da depositi alluvionali di antichissima deposizione, che le incisioni del reticolo idrografico minore hanno smembrato in superfici sub-pianeggianti più o meno ampie, su cui si rinvengono suoli molto sviluppati ed evoluti (paleosuoli), molto profondi, non calcarei, con tessitura fine o moderatamente fine con elevata componente limosa. Su questi suoli prevalgono gli usi agricoli, con seminativi, frutteti e vigneti.
▪ LA PIANA DEI FIUMI APPENNINICI
Comprende i fondivalle e gli sbocchi di fiumi e torrenti nella piana appenninica. Il paesaggio deve le sue caratteristiche alla dinamica dei corsi d’acqua, che nel loro corso intravallivo hanno formato ridotti depositi nastriformi, e depositato allo sbocco il loro carico più grossolano, formando corpi sedimentari noti come conoidi alluvionali.
I suoli sono prevalentemente poco evoluti, spesso costituiti da materiali grossolani.
Questo paesaggio è pochissimo rappresentato nella zona Dal punto di vista climatologico, l’area è caratterizzata da una piovosità media annua che va da 800 mm nell’alta pianura a 1.200 mm nelle zone collinari più elevate. Le temperature medie assumono nella zona valori superiori a 14°C fino a quote di 150 m s.l.m., tra 13 e 14°C nella fascia compresa tra i 150 e i 300 m s.l.m.), fino a valori prossimi a 10°C alle quote massime dell’area.
Dal piano fino alla bassa collina (circa 300 m. s.l.m.) il bilancio idrico climatologico (differenza tra precipitazioni ed evapotraspirazione potenziale annue) evidenzia la presenza di un moderato deficit idrico annuo (fino a 250 mm) che può essere considerato un fattore positivo per la qualità delle produzioni vitivinicole, in quanto un certo stress idrico estivo favorisce nelle uve in maturazione la concentrazione degli zuccheri e la sintesi di componenti aromatici. Sopra la quota di circa 300 m s.l.m. il bilancio idrico climatologico evidenzia invece la presenza di surplus idrici anche elevati (fino a 800 mm annui).
Le sommatorie termiche, calcolate con soglia 0°C, vanno generalmente dai i 4.500 ai 4.700 gradi giorno fino alla bassa collina (circa 300 m s.l.m.). Sono inferiori a 4.500 gradi giorno sopra tale quota.
L’Indice di Winkler assume nella zona valori tra 2200 e 2.300 fino a quote di circa 300 m. s.l.m. che decrescono fino a valori minimi prossimi a 2000 alle quote massime dell’area.
La disponibilità termica, almeno nella fascia sotto i 300 m s.l.m., è ottimale, per la crescita e la maturazione di un’ampia gamma di vitigni.
◉ Fattori umani rilevanti per il legame
La coltivazione della vite nella regione Emilia ha origini molto antiche e in provincia di Parma ha trovato da sempre clima, terreno e uomini favorevoli alla sua coltura tanto che divenne, con la quella del grano, una delle colture più importanti nella nostra terra. I vitigni coltivati nel tempo sono stati diversi e negli ultimi decenni i più diffusi sono stati il Lambrusco e il Trebbiano in pianura e il Barbera e la Malvasia in collina.
A partire dal 1900 la vite viene colpita da due gravi malanni, nuovi e inaspettati: la fillossera della vite e la moria dell’olmo, malattie gravi che nello spazio di pochi anni hanno provocato la scomparsa di interi vigneti.
Alla fine di questi eventi e della seconda guerra mondiale che ha sconvolto tutto il nostro Paese si deve constatare che il 50% della viticoltura a Parma era stato distrutto lasciando da risolvere molti problemi nonostante l’opera esercitata in questo tempo dalla Istituzione della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Parma che aveva come direttore Antonio Bizzozero.
E mentre in pianura la viticoltura andava di anno in anno riducendosi, in collina invece stava avvenendo l’opposto di quanto era avvenuto in pianura e la nuova viticoltura, si era già avviata sostituendo le vecchie viti europee con le nuove viti innestate su legno americano dopo accurata scelta del porta innesto e della varietà.
Risulta evidente che la vite è sempre stata a Parma una pianta coltivata con amore, creando un legame forte con l’uomo che l’ha sempre protetta e difesa con passione curandola nelle sue necessità come la difesa dal gelo, la difesa dalle malattie, la difesa dagli animali.
La data 28 ottobre 1982 va considerata data storica per i vini DOC Colli di Parma, infatti un manipolo di uomini che credevano fermamente nelle possibilità di sviluppo delle coltivazioni vitivinicole nei territori particolari delle colline della provincia di Parma, con sforzi notevoli e con l’appoggio delle Istituzioni, diedero vita al Consorzio Volontario per la Tutela dei Vini dei Colli di Parma, che, con i suoi uomini, consoliderà e potenzierà l’azione di sostenere, difendere, tutelare i produttori e i prodotti tipici di questa zona prediletta dalla viticoltura.
I viticoltori dei Colli di Parma hanno avuto in questi anni la possibilità di estendere i propri vigneti, migliorando nel rispetto della tradizione le varietà esistenti, di migliorare le loro aziende agricole in poderi specializzati, di trasformare le vecchie cantine in moderni stabilimenti enologici dotati di quelle tecnologie che la moderna enologia consiglia.
● B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
La disponibilità termica, almeno nella fascia sotto i 300 m s.l.m., è ottimale, per la crescita e la maturazione di un’ampia gamma di vitigni.
Dal piano fino alla bassa collina (circa 300 m s.l.m.) il bilancio idrico climatologico (differenza tra precipitazioni ed evapotraspirazione potenziale annue) evidenzia la presenza di un moderato deficit idrico annuo (fino a 250 mm) che può essere considerato un fattore positivo per la qualità delle produzioni vitivinicole, in quanto un certo stress idrico estivo favorisce nelle uve in maturazione la concentrazione degli zuccheri e la sintesi di componenti aromatici. Sopra la quota di circa 300 m s.l.m. il bilancio idrico climatologico evidenzia invece la presenza di surplus idrici anche elevati (fino a 800 mm annui).
● C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
I tre i vini principali storici della viticoltura di collina sono:
Colli di Parma Rosso (vino ottenuto da uve Barbera e Bonarda):
Colli di Parma Malvasia (vino bianco attenuto da uve di Malvasia di Candia aromatica):
Colli di Parma Sauvignon (vino bianco ottenuto da uve Sauvignon.)
La Malvasia in particolare, venne importata dall’isola di Creta dai veneziani, che diversi secoli addietro, erano i padroni incontrastati del commercio nel Mediterraneo, e che tentarono gli impianti nella zone del veneto e limitrofe, però solo nella nostra zona il vitigno trovò l’ambiente ideale per lo sviluppo, divenendo tipico delle nostre zone e conosciuto come Malvasia di Candia Aromatica, influenzato anche dall’aria marina che scende nelle nostre valli, portata dai venti che dal mare Tirreno spirano verso la pianura Padana e che hanno ricreato l’ambiente ideale dell’isola di Creta.
In questi ultimi anni attorno al 2000 , diversi viticoltori sono stati spinti a sperimentare nelle loro aziende la coltivazione di alcuni vitigni considerati in campo nazionale di grande pregio. Il Consorzio ha fatto propria questa domanda e ritenendola buona ha provveduto a far modificare il disciplinare di produzione dei vini includendo nella propria produzione anche altri vitigni che sono: il Pinot Nero, il Bianco e il Grigio, lo Chardonnay, il Merlot, il Cabernet franc e il Cabernet Sauvignon e il Lambrusco.
Per avvalorare queste scelte, il Consorzio ha commissionato ad alcuni tecnici e all’Università di Piacenza, uno studio sui terreni interessati dalla produzione di tutti i Doc, al fine di capire meglio le possibilità e le qualità di produzione più adatti ai terreni; da questo studio è emerso che i vitigni, e di conseguenza le uve, hanno peculiarità particolari dovute ai terreni dove sono ubicati e che gli da le caratteristiche tipiche dei vini dei Colli di Parma, non riscontrabili in altre zone. Infatti la concentrazione di vari elementi come il terreno argilloso limoso, concrezioni grossolane di carbonato di calcio, effervescenza di HCI, aggregati secondari poliedrici, pochi noduli fini di ferro e manganese, estesi in modo diversificato, permettono di avere i risultati su esposti.
Anche quest’ultima innovazione apportata alla viticoltura collinare è da considerare avvenimento e scelta importante che ha contribuito a ricreare o conservare le condizioni naturali e ambientali, ha ricoperto e abbellito con magnifici vigneti colline brulle , ha valorizzato la zona, ha creato l’ambiente e le strutture per produrre vini di grande qualità che si distinguono dai sinonimi di zone confinanti consentendo di competere sul mercato valorizzando il proprio prodotto, la propria azienda e tutta la zona.


