Oltrepò Terra di Pinot Nero: due anime da consolidare e conoscere

Si è da poco conclusa la terza edizione di “Oltrepò – Terra di Pinot Nero, un territorio, un vitigno, due eccellenze”, che ha visto lo scorso 25 settembre coinvolte 34 aziende presso l’Antica Tenuta Pegazzera di Casteggio, in provincia di Pavia, registrando più di 250 operatori del settore e una numerosa presenza di stampa nazionale e internazionale.
La manifestazione, organizzata dal Consorzio Oltrepò Pavese, è nata con lo scopo di promuovere il Pinot Nero nelle sue declinazioni in Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG e Pinot nero dell’Oltrepò Pavese DOC. Un evento dove, come ha sottolineato Carlo Veronese, Direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese: “L’unione e la condivisione di intenti sono il punto di partenza per questo importante evento del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e siamo felici di vedere in questa terza edizione una partecipazione molto estesa di tutta la filiera: dalle piccole alle medie aziende, fino alle due grandi cooperative del territorio”.

Una giornata di incontro e confronto, che ha senza dubbio aperto lo sguardo verso questo territorio, ma che lascia diverse domande e alcuni spunti di riflessione.
Quanti realmente conoscono e riconoscono il valore del Pinot nero italiano in versione ferma e spumante di quest’area?
Diciamo che pur avendo tutte le carte in regola, dal punto di vista di numeri e di storicità, come distretto viticolo, la strada da fare è ancora lunga, ma queste occasioni diventano senza dubbio uno stimolo per guardare avanti e definire al meglio gli obiettivi da raggiungere.
Quello che emerge è che in questo territorio c’è ancora tanto da mettere a sistema, un territorio affascinante, da scoprire e approfondire, ricco di paesaggi unici, tra colline, vigneti, castelli, abbazie, borghi medievali e luoghi storici.

Partendo dalla sua collocazione geografica, l’Oltrepò Pavese è la punta più meridionale della Lombardia, in provincia di Pavia, che si estende per 1.089 kmq e confina con Piemonte, Emilia e Liguria; ha la forma approssimativa di un cuneo rovesciato, con alla base del triangolo la Via Emilia (30 km) che corre parallela al Po, mentre il vertice è racchiuso fra le province di Alessandria e Piacenza. È curioso notare che è attraversato dal 45° parallelo Nord, il famoso “parallelo del vino” che percorre le zone più vocate alla viticoltura, come la zona di Bordeaux; il suo territorio è formato da quattro valli principali che si aprono a ventaglio sulla breve fascia pianeggiante che accompagna il fiume Po e dal punto di vista climatico vista la varietà del territorio, la vicinanza del mare e la presenza di fiumi e torrenti si ritrova un clima mite e temperato, con ottime escursioni tra notte e giorno soprattutto nel periodo estivo.

Inoltre, va evidenziata anche la storicità dell’uva Pinot Nero in questo territorio e della sua tradizione spumantistica. Questa varietà viene citata nel 1875 come già presente nella zona dell’Oltrepò Pavese da molti anni e poco dopo (nel 1884) viene censita la sua diffusione nel dettaglio locale (censimento viticolo ministeriale redatto in quell’anno dal Giuglietti). Riguardo le prime esperienze di spumantizzazione si fanno risalire già all’Ottocento le prime esperienze e va citato il conseguimento dei primi premi enologici alle esposizioni internazionali di Londra e di Parigi nel 1875 e nel 1902 per i vini spumanti prodotti da Ottaviano Giorgi di Vistarino per “his italian vino spumante”. Va anche ricordato che, dopo Champagne e Borgogna, è il terzo distretto mondiale per estensione in cui si coltiva questo vitigno, con una produzione del 75% del Pinot Nero italiano, ma la sua reale fama è ancora da consolidare.

Da qui la voglia del Consorzio di focalizzare l’attenzione su questa varietà e sulle sue due anime, attraverso dei momenti di approfondimento legati sia alla tipologia spumante sia a quella di vino fermo. Per l’occasione sono stati presentati unicamente vini a denominazione, escludendo quindi i seppur numerosi VSQ Metodo Classico da Pinot nero prodotti in Oltrepò. Dai dati esposti dal direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Carlo Veronese, gli ettari di vigna risultano 2.800, ma se ne ricavano circa 560.000 di Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG e circa 400.000 bottiglie di Oltrepò Pavese Pinot Nero Doc.
Altro tema affrontato è stato quello del marchio consortile Cruasé, che potrebbe rivelarsi segno distintivo di comunicazione, ma che ad oggi sulle circa 100.000 bottiglie di spumante rosa, viene utilizzato solo da 60.000 di queste.

Una selezione di etichette è stata presentata nel corso di due masterclass di approfondimento condotte rispettivamente dal giornalista Jacopo Cossater con una degustazione dedicata all’Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, e da Filippo Bartolotta, stavolta rivolta al Pinot nero dell’Oltrepò Pavese DOC.
La prima masterclass ha visto otto etichette di cui quattro Pinot neri vinificati in bianco e altrettanti in rosé e tutti millesimati. Un percorso che ha visto stili e dimensioni aziendali piuttosto diversificati, ma che, come ha commentato lo stesso Jacopo Cossater, ha visto protagonisti della sua scelta dei metodo classico dai profili molto diversi, ma tutti legati da un filo conduttore dato dall’alta qualità e dall’eleganza che sono in grado di esprimere. Inoltre, si rivelano prodotti perfetti per la ristorazione grazie alla grande abbinabilità.
Anche Filippo Bartolotta ha sottolineato che c’è una crescita in corso relativamente ai Pinot nero dell’Oltrepò Pavese DOC: “C’è molta sensibilità, un’interpretazione sempre più autentica delle caratteristiche identificative del Pinot Nero in Oltrepò. I vini risultano più eleganti, con al centro il frutto, senza essere troppo marcati con i legni. Sono curioso di scoprire cosa succederà nei prossimi anni”.

In definitiva un territorio che va seguito ed approfondito, anche in virtù dei cambiamenti in atto, che sono stati accennati in chiusura dal direttore del Consorzio e che riguardano la richiesta di modifica del disciplinare della DOCG. Modifiche importanti che riguardano in primis il nome della denominazione, che dovrebbe perdere l’aggettivo “Pavese” venendosi così a chiamare semplicemente Oltrepò Metodo Classico Pinot Nero, differenziandosi da tutte le altre DOC del territorio che riportano invece il termine “Pavese”.
Altro aspetto riguarda il periodo minimo di sosta sui lieviti che passerà dagli attuali 15 ai 24 mesi per i vini senza Millesimo e dai 24 ai 36 mesi per i prodotti Millesimati, introducendo la tipologia Riserva, che potrà essere utilizzata per i vini con una sosta sui lieviti minima di 48 mesi, pratica già messa in atto da molti produttori, che vanno oltre questo limite.
Fosca Tortorelli

