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Storie di cantine, uomini e luoghi

A Clavesana “Wine” fa rima con “Song”

In un momento delicato e difficile per la promozione del proprio prodotto, la cantina Clavesana spicca per originalità e, in un agognato caldo ed assolato luglio piemontese, abbina la degustazione dei suoi vini, Dogliani Docg in primis, a un paio di “concerti d’autore” e a un tour aereo con l’obiettivo, indubbiamente centrato, di coinvolgere un intero territorio nell’opera di far conoscere i suoi luoghi e prodotti.

Il paesaggio visto dall'elicottero

Ci troviamo all’estremo sud del Piemonte, una ventina di chilometri dal confine con la Liguria, una cinquantina in linea d’aria dal mare. Un territorio collinare caratterizzato a valle dalle anse e dagli incredibili e spettacolari calanchi creati dal lento serpeggiare del fiume Tanaro, per alcuni chiamato “Tanapo”, il più lungo fiume della nostra penisola (vedi a tal proposito l’interessante articolo su ►L’Acquabuona), dove la vite trova condizioni e altitudini limite per la sua coltivazione e concede ampi spazi ad altre colture complementari, come nocciole, grano, mais, foraggio, inframmezzati qua e là da piccoli boschi.
Un ambiente dove è rimasto intatto il prezioso ecosistema, con sporadici insediamenti industriali ai margini dei caratteristici paesi ricchi di storia e cultura contadina: Clavesana, Carrù (di importanza nazionale la Fiera del Bue grasso a dicembre), Farigliano (di estremo rilievo storico artistico l’originario centro abitativo arroccato su una delle rocche sopra il Tanaro), Rocca Cigliè, Bastia, Marsaglia e Cigliè i borghi principali, contornati da decine di frazioni che la fuga degli anni ’70 verso la città e l’agognato posto in fabbrica ha spopolato rischiandone la desertificazione, pericolo che si è tornato a riproporre minaccioso in seguito all’alluvione del 1994 che ha causato 5 morti e reso inagibili tutti i ponti sul Tanaro, isolando gran parte dei paesi collinari.

Il corso del fiume Tanaro

Negli ultimi anni è tornata però a pulsare la vita, grazie ad alcuni insediamenti di stranieri in cerca di pace e natura quasi incontaminata, ma soprattutto ad una preziosa intraprendenza imprenditoriale che ha fatto nascere diversi agriturismi e bed and breakfast, valorizzando parti di cascinali ristrutturati con estrema accortezza e gusto (come nel caso dell’Agriturismo ►All’ombra del Castello di Cigliè, oltre ad alcune trattorie dove riscoprire tipicità e sapori di un tempo (come ad esempio ►Agriturismo San Martino a Clavesana, che oggi costituiscono l’indispensabile base d’appoggio di chi vuole concedersi alcuni giorni di trekking o di semplice relax.

I calanchi costeggiano il Tanaro

In questo contesto un ruolo importante l’ha rivestito la cantina Clavesana, una cooperativa di 350 piccoli e medi coltivatori che conferiscono tutta l’uva vendemmiata in circa 520 ettari (di cui ben 440 di Dolcetto), attiva da oltre mezzo secolo nella tutela e nella valorizzazione del Dolcetto, il vino ricavato dall’omonimo vitigno autoctono del Piemonte diffuso in particolare nell’area compresa tra l’Albese e il Monregalese, che, con i suoi quasi 3 milioni complessivi di bottiglie, riveste il non facile ruolo di più grande produttore al mondo di questo vino.
Clavesana è una delle poche realtà associative vinicole piemontesi che sono riuscite nel loro obiettivo di salvaguardare il territorio, “diventando un punto di riferimento non soltanto in funzione della produzione vinicola, ma più in generale come soggetto attivo nel recupero e nella valorizzazione delle tradizioni locali: dal paesaggio rurale allo stile di vita, dalle tecniche di coltivazione all’enogastronomia, questa azienda ha permesso ai conferitori di continuare ad abitare e coltivare queste zone, assicurandogli un buon reddito e preservando l’individualità dell’azienda e della realtà familiare che ad essa fa capo, riuscendo a mantenere e rilanciare la fitta maglia rurale che contraddistingue quest’angolo di Langa” sottolineano con orgoglio il presidente Giovanni Bracco e la vulcanica direttrice Anna Bracco.

Vigneto sperimentale

Un segno tangibile della difesa del territorio è stato l’acquisto nel 2011 della scuola elementare della frazione Surie, evitandone il totale decadimento per farne un luogo di incontro e aggregazione.
Poco sotto l’edificio e l’attigua chiesa, nell’ottobre di quest’anno verrà effettuato l’impianto di un vigneto sperimentale, che si chiamerà “Una Giornata per domani“, con diversi cloni rigorosamente di Dolcetto, della dimensione di circa 3.810 metri quadrati pari a una “giornata piemontese” (da qui l’origine del nome dell’appezzamento), che è stato seguito fin dalla preparazione del terreno, coltivato per un anno a senape che é stata poi interrata come concimazione, dall’agronomo Marco Bealessio e dall’enologo Damiano Sicca, supportati dalla consulenza dello staff dell’enologo Gianfranco Cordero.

Il comune di Farigliano

A Surie si è svolto anche il doppio appuntamento musicale denominato Rock & The Wine, organizzato in collaborazione con gli appassionati del Crete Senesi Random Rock Festival, primo tra tutti il giornalista Stefano Tesi, concretizzando il concetto aziendale che “Il Dolcetto è un vino speciale: per molti, ma non per tutti, che nasce per gente che lo sappia apprezzare e abbia voglia di conoscerlo nelle sue pieghe, nelle sue sfumature. Esattamente come certi musicisti di grande spessore artistico, ma più adatti alle atmosfere raccolte che alle caotiche arene“.
Ecco quindi il perché della performance musicale del britannico ma di adozione newyorchese James Maddock e della sua band, raffinato cantautore di anima springsteeniana, e del songwriter americano Dirk Hamilton: il primo nel cortile della scuola, il secondo addirittura all’interno della chiesa, hanno dato vita a concerti unici, a stretto contatto con il pubblico, molti dei quali soci della cantina, poco abituati ad assistere dal vivo a simili spettacoli ma tutti, indistintamente più o meno giovani, hanno apprezzato moltissimo le serate: a mio avviso un singolare e intelligente gesto di Clavesana per fidelizzare e ripagare gli sforzi dei suoi conferitori.

Dirk Hamilton nella chiesa di Surie

Il Dogliani docg
Terreni basici non troppo profondi, con marna compatta già a un metro che rendono necessari scassi di almeno un metro e mezzo nel caso di nuovi vigneti per permettere un profondo radicamento delle piante, impianti fitti coltivati a “guyot” per ridurre naturalmente la produzione ed evitare drastici diradamenti, unita a una consistente incidenza dei venti marini e forti escursioni termiche soprattutto nei vigneti sui 5-600 metri, sono i fattori che regalano al Dogliani docg caratteristiche uniche e alquanto differenti rispetto agli altri dolcetto piemontesi, a cominciare dal più noto e diffuso Dolcetto d’Alba.
Fonti storiche confermano la vocazione di questo territorio per il Dolcetto, da sempre ritenuto vitigno principale e non secondario come ad esempio in Langa o nell’Astigiano, utilizzato per anni come merce di scambio con i prodotti liguri come l’olivo e il sale, sebbene fosse conosciuto e coltivato anche in Liguria già nel XVI secolo nei possedimenti di Ormeasco dei Marchesi del Carretto, regnanti a Mondovì in costante rivalità con i nobili di Alba.
La sua coltivazione è cresciuta notevolmente nel corso dello scorso secolo, nonostante il vitigno non sia particolarmente amato dai vignaioli, poiché si contraddistingue per il fenomeno della “cascola” nel periodo di maturazione e poiché necessiti di un’accorta vinificazione, a temperature che non superino i 30 gradi, con frequenti delicati rimontaggi per evitare estrazioni eccessive di tannini amari e fastidiose “puzzette”.

Vigneti a Dogliani

Il giorno successivo ai concerti abbiamo potuto mettere alla prova gradevolezza e potenzialità del Dogliani prodotto da Clavesana, non prima di aver sorvolato in elicottero le colline ed i paesi da cui nasce, nell’ambito di una serie di degustazioni comparative “alla cieca” guidate dall’enologo Giampiero Gerbi. Ben cinque le batterie di altrettanti vini in programma, che lo hanno visto confrontarsi dapprima con altri Dogliani annata 2011 (Manfredi, San Matè della Cantina del Dolcetto di Dogliani, Poderi Luigi Einaudi e San Luigi di Marziano Abbona), quindi con altre interpretazioni di Dolcetto in Piemonte (Dolcetto d’Acqui “La Muiette” dei Poderi Traversa, Dolcetto d’Alba di Terre del Barolo e di Cordero di Montezemolo, Dolcetto di Diano d’Alba “Sorì del Cascinotto” di Terre del Barolo), reggendo bene la comparazione e registrando in entrambi i casi buone valutazioni dai giornalisti presenti.

La degustazione

Il raffronto si è fatto quindi più intrigante quando i “rivali” sono diventati altri vitigni piemontesi (Barbera d’Asti “Austerum” della Tenuta Montemagno, Monferrato Rosso “Marcello” della Vigne dei Mastri, Langhe Nebbiolo di Produttori di Govone e Barbera d’Alba “Vigna ‘d Pierin” di Ada Nada) e subito dopo una batteria di vini che hanno un buon mercato estero (Langhe Rosso di Vajra, Monferrato Rosso “Violae” della Tenuta Montemagno, Sicilia Rosso Igt “Giasira” di Giovanni Boroli e Calabria Igt “Koroné” di Salvatore Marini) per mettere alla prova le caratteristiche di unicità e territorialità unite al grado di piacevolezza del Dogliani di Clavesana: anche in questo caso il responso è stato più che soddisfacente per il Dolcetto, in possesso ovviamente di minor corpo e spessore di alcuni “rivali” che però in alcuni casi hanno nettamente peccato di eleganza e unicità, mentre il Dogliani, con la sua fragranza, freschezza e versatilità ha dimostrato di avere le carte in regola per soddisfare una vasta gamma di palati, pregi che si amplificano abbinati a uno dei tanti piatti della cucina piemontese.

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

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