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AnteprimeIl vino nel bicchiere

Anteprima Amarone 2006. Verso la maturità?

Logo Anteprima Amarone 2006È stata un’anteprima diversa dalle precedenti, quanto meno rispetto alle ultime due edizioni. Positivamente spiazzante. Vuoi per i risultati emersi dalla degustazione, non strabilianti quanto a eccellenze, ma nemmeno mortificanti o sconcertanti quanto a versioni stilisticamente azzardate. Vuoi anche per l’atmosfera serena e fiduciosa che ha animato la conferenza stampa che ha preceduto come di consuetudine gli assaggi delle nuove annate. Niente euforia, ma neanche un finto ottimismo preparato ad arte per mascherare numeri che ci si aspettava preoccupanti, e invece non lo sono affatto.
L’impressione è che l’impetuosa cavalcata che ha contraddistinto la Valpolicella dell’Amarone degli ultimi dieci anni, con una crescita stupefacente quanto a ettari vitati e bottiglie vendute, specie all’estero, abbia imboccato probabilmente la strada della maturità. Una sensazione, d’altronde, emersa anche durante gli assaggi alla cieca dei 66 campioni: poche versioni reciotizzanti, così come sfiancanti interpretazioni boisé o ossessive estrazioni del frutto, qui, più che altrove, non necessarie per connotare un vino che ha dalla sua parte l’arma dell’appassimento.

bottiglie coperte in degustazioneIl mercato. La prima sorpresa
Nel 2009 sono state vendute poco meno di 9 milioni di bottiglie di Amarone (8.780.000) con una crescita di qualche punto inferiore al 10% rispetto al 2008. Considerando il periodo e con lo sguardo rivolto ad altre denominazioni, nonché ad altri comparti economici, il risultato è molto più che incoraggiante. L’impressione, ascoltando le parole del Presidente del Consorzio, Luca Sartori, è che da queste parti ci sia mossi in tempo, con largo anticipo e ben prima che la crisi si abbattesse con tutta la sua violenza anche sul mercato italiano.
Certamente l’essere da anni sbilanciati in modo così catalizzante verso i mercati esteri ha probabilmente agevolato una lettura più realista, in grado di percepire che qualcosa andasse cambiato immediatamente, senza aspettare la catastrofe. Ma non era così scontato, considerando che anche altre denominazioni italiane in egual misura sbilanciate verso ai mercati esteri, non si sono mosse con la stessa unità di intenti, lo stesso tempismo. Anche in Valpolicella, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 molti avrebbero voluto continuare a cavalcare l’onda del successo ininterrotto aumentando ettari vitati, quantitativi di uve da lasciar appassire nei fruttai e di conseguenza aumentare ulteriormente una produzione già a livelli elevatissimi.
Invece non è successo questo: “Bisognava prendere invece decisioni nuove, anche drastiche” ha affermato Sartori. Ecco quindi la riduzione della percentuale di uve da mettere a riposo dal 70% al 50%: “che ha consentito di mantenere alta la remunerazione per ettaro, evitando al tempo stesso un possibile crollo dei prezzi nel comparto dei vini sfusi”. A scaldare gli animi, poi, il riconoscimento della Valpolicella come regione vinicola dell’anno 2009 da parte di Wine Enthusiast, un obiettivo evidentemente molto sentito in zona, ma soprattutto la revisione dei disciplinari: due Doc (Valpolicella e Valpolicella Ripasso) e due Docg (Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella).
Un risultato, quest’ultimo, a lungo atteso e mai realmente voluto da tutti i produttori in passato, evidentemente non sentito come necessario e prioritario, ma che complice il periodo economico e soprattutto la scure della nuova OCM, ha fatto sì che avesse un’impennata di unanimi consensi. Sarà interessante vedere se nei prossimi anni, questa presa di coscienza che ha portato ad uno stop dei quintali di uva messi a dimora per l’appassimento (dalla folle cifra di 300mila quintali del 2008 si è passati ai 218mila del 2009) avrà ripercussioni su un altro tema, raramente preso in considerazione: la valorizzazione del Valpolicella tout court.
Di quel vino, cioè, che dal nostro punto di vista, ovviamente opinabile, rappresenterebbe meglio un distretto che sa donare vini più agevoli, snelli, in grado di leggere meglio le diversità di un territorio tanto vasto, quanto ricco di sfumature che ancora non riusciamo a vedere pienamente espresse nella maggior parte degli Amarone.

Preparazione delle bottiglieL’annata 2006
A sentir Nicola Bottura, agronomo del consorzio, l’annata che a breve verrà messa in commercio non è stata tra le più semplici da gestire. Sicuramente tra le più altalenanti. Il germogliamento è iniziato in netto ritardo a causa delle basse temperature di maggio. A giugno e luglio un grande caldo ha mandato in stress le viti, ad agosto temporali intensi, per fortuna senza grandine, A settembre finalmente un tempo ideale, con grandi escursioni termine tra notte e giorno ed infine un ottobre con temperature elevate rispetto alla media stagionale che ha consentito la piena maturità, colmando il preoccupante ritardo iniziale. Risultato? Vini con bassa, se non bassissima acidità, tenore zuccherino elevato, grado alcolico nella media della tipologia. Con queste premesse, il timore di trovarsi di fronte a vini con evidenti problemi di beva, sbilanciati verso una molle morbidezza ed un frutto estratto ossessivamente, c’erano.
Invece non è andata così. Al netto degli irriducibili di eccessive dolcezze e toni legnosi, presenti, ma in netta diminuzione rispetto al passato, l’impressione generale è che molti siano riusciti a donare un’interpretazione finalmente “umana” ad un vino che non ha bisogno di sovrastrutture, dotato come è di materia in abbondanza. Non sempre i tannini sono risultati così maturi, pronti ed integrati come preannunciato, ma finalmente è emerso un quadro generale più intrigante rispetto al passato.
Vini che probabilmente non avranno da dire moltissimo in termini di longevità, forse in alcuni casi sin troppo pronti, ma che nonostante il dato tecnico della bassa acidità, hanno in molti casi dalla loro una piacevole “leggerezza” che li rende in molti casi di bella godibilità.

I vini
Dei 66 campioni, 25 dei quali prelevati da botte, qualche breve segnalazione.
Partiamo con un Amarone che da queste parti seguiamo con particolare interesse e che anche quest’anno non ci ha deluso. Antolini e il suo Moropio: un bel timbro agrumato ed uno slancio balsamico di bella finezza. Morbido, lineare, come al solito conferma che, se si vuole, si può fare un Amarone “da tavola”.
Una piacevole sorpresa arriva da Albino Armani e dal suo Amarone Cuslanus: fine e floreale come non ti aspetti al naso, con qualche nota vegetale ben integrata e un’espressività del frutto su toni maturi, ma ben contenuti. Bello anche in bocca, con una trama tannica di bella tessitura, piacevole e rinfrescante.
Dal centro bocca pieno, potente ed al tempo stesso equilibrato l’Amarone di Monte dall’Ora: dolcezze al naso, ma mai debordanti. L’Amarone di Trabucchi, prelevato da botte, mostra un frutto decisamente maturo, ma al tempo stesso sfumature floreali e già un buon equilibrio gusto-olfattivo.
Sempre dalla botte anche l’Amarone dell’azienda agricola Le Marognole, dolce nel frutto di ciliegia e prugna, ma di piacevole equilibrio già ora.
Due belle prove arrivano anche da Cesari e Ca’ Rugate: tannino ancora da registrare per il primo, ma di bella finezza la definizione del frutto. Meglio in bocca che al naso il secondo con una trama tannica matura e definita.
Gamba con l’Amarone Campedel mostra un bel profilo aromatico di lavanda e prugne, Monte dal Fra’ delle piacevoli note di erbe officinali, L’Acinatico di Stefano Accordini paga un’integrazione con il legno ancora da farsi, ma sfodera un bello slancio fresco che lo rende godibilissimo in questo momento.
Segnaliamo infine le discrete prove di Zenato e soprattutto di Tedeschi: qualche nota vegetale di troppo, poi amarognola anche in bocca, ma di bella espressività la nota dolce al naso di fragoline di bosco.

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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