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Il vino nel bicchiereSimposi

Mini verticale di Ruché Opera Prima di Luca Ferraris

Luca Ferraris
Luca Ferraris Credits Fabrizio Porcu

La viticoltura piemontese si è sempre contraddistinta per il suo sviluppo essenzialmente nelle zone più vocate, ovvero spettacolari ondulazioni che coprono circa un terzo del territorio regionale. Il Monferrato ne fa degnamente parte, essendo un vasto altopiano collinare che dall’Appennino Ligure avanza verso il Po, a settentrione delle Langhe e del Roero, con i quali forma un triangolo d’oro e senza che sia preciso il limite tra gli uni e gli altri, né poi così forte la differenza dei paesaggi. Terra per l’appunto di alture, di ordinatissimi vigneti nei giusti versanti, di borghi antichi che hanno preferito le cuspidi o i crinali solatii alle vallette, di panorami che variano di curva in curva lungo stradine strette e silenziose, di innumerevoli castelli arroccati. Qualsiasi origine possegga (c’è chi dice dal latino Mons ferrax in riferimento alla sua fertilità, altri che si riferisce alla leggenda di Aleramo che ferrò – in dialetto “fra” – il suo cavallo con un mattone – in dialetto “mon”), occupa una posizione non secondaria nel mondo del vino piemontese e italiano.

Ferraris Agricola

Uno dei vitigni più misteriosi di questo fazzoletto di terra, a causa delle sue incerte origini è sicuramente il Ruché, piemontese sia nella patria sia nell’attuale area di maggiore concentrazione, circoscritta al comune di Castagnole e più marginalmente ad altre zone dell’Astigiano. Mi piace infatti considerare che potrebbe derivare dal francese “ruche”, cioè alveare, per la dolcezza del succo che attirava le api, anche perché non esiste al mondo un altro vitigno semi-aromatico come lui, il cui carattere inconfondibile si traduce in un nettare dal sentore di rosa e di spezie. Scientificamente però, grazie a prolungati studi, la prof.ssa Anna Schneider dell’Università di Torino, ha decretato la sua radice: il Ruché discende da un incrocio tra la Malvasia aromatica di Parma e la Croatina, da cui ha ereditato l’aroma e l’assenza di tomentosità della foglia.

Ferraris Agricola

Il primo a credere nelle potenzialità di questo vitigno e quindi di un nettare dai profumi delicati di rosa e frutti di bosco è stato Don Giacomo Cauda, classe 1927, umile e ostinato prete vignaiolo, uomo di grande ingegno e generosità. Luca Ferraris, invece, può essere definito a buon diritto, il grande artefice dell’orgoglio contadino che ha ridato dignità al territorio, effettivamente ai margini della conoscenza enologica nazionale. Le radici della sua famiglia partono dai 24 ettari delle vigne nel cuore del Monferrato, dove tra i più estesi vigneti di Ruché a corpo unico troviamo il Bricco della Gioia da cui nasce Opera Prima. Situato nel versante sud della dorsale collinare che da Castagnole corre verso Asti, è tra i maggiori dell’intera area di produzione. Il terreno si presenta sciolto, ricco di calcare e molto povero così da non portare troppo vigore alla vite. L’altitudine e l’esposizione a sud ovest permettono di catturare l’energia solare per avere vini di grande concentrazione e struttura pur mantenendo un’elevata eleganza.
Resa di circa 40 quintali a ettaro, attenzione maniacale alla protezione fogliare (traducasi diramento) e leggerissimo appassimento degli acini. Queste le principali peculiarità di bel progetto di lavoro sul vigneto attento e dedicato a ricercare il giusto equilibrio tra qualità e quantità delle uve: supporto organico e continuo nel terreno, reinnesti e operazioni mirate al fine di conservare la capacità vegetativa in equilibrio con quella produttiva.
In degustazione una mini-verticale del suo Opera Prima

Ruché di Castagnole Monferrato Riserva Opera Prima

Ruché di Castagnole Monferrato Riserva Opera Prima 2017: vino ancora giovane che gioca tra profumi di ciliegia, liquirizia, pepe e violetta. Gusto comunque strutturato e deciso, buona persistenza e un tannino di carattere.

Ruché di Castagnole Monferrato Opera Prima 2016: violetta e spezie orientali disegnano un sentiero compatto e intrigante, con una tipicità che esclude equivoci. In progressione si mostra netto e pulito in un sottile tappeto tannico sorretto da vivace freschezza.

Ruché di Castagnole Monferrato Opera Prima 2015: cenni agrumati e floreali, di mora matura e petali di rosa anticipano un tannino lievemente spigoloso, riprendendosi un po’ sul finale più morbido e succoso.

Ruché di Castagnole Monferrato Opera Prima 2010: sentori di lavanda e china marcano il naso e precedono un sorso pregevole per tessitura tannica e maturità del frutto. Gusto denso ed espressivo: una polpa spessa che si scioglie lentamente in un finale lungo e speziato.

Lele Gobbi

Ferraris Agricola
S.P.14 Località Rivi, 7 – Castagnole Monferrato (AT)
Tel. (+39) 0141 292202
info@lucaferraris.it

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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