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Chianti Classico Collection 2023, 206 aziende raccontano il territorio del Gallo Nero: l’annata 2021

Chianti Classico Collection 2023

Un anno particolare il 2023, dopo le grandi difficoltà arrecate dalle restrizioni dovute al Covid-19, il 14 febbraio scorso sono state finalmente riaperte al pubblico le porte della Stazione Leopolda, sede dell’evento “Chianti Classico Collection”, in coincidenza con i 30 anni della manifestazione.
Un’altra novità è stata la presentazione del cortometraggio “La leggenda del Gallo Nero”, a cura dell’agenzia Swolly per la regia di Daniele Palmi e Matteo de Nicolò, che riproponeva la storia ambientata in epoca medievale, che determinò la definizione dei confini politici dell’intero territorio chiantigiano, grazie proprio a un gallo nero (che nel film si chiamava “Franco”), che permise di chiudere l’eterna rivalità sui confini fra Siena e Firenze a vantaggio di quest’ultima, grazie al suo canto anticipato di alcune ore rispetto al gallo senese, che dette al cavaliere fiorentino un enorme vantaggio partendo con netto anticipo e giungendo a soli 12 km. da Siena, a Fonterutoli, dove incontrò l’avversario.
Non basta, il trentesimo CCC è servito anche per un focus ancora più approfondito sulle Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), progetto realizzato con il contributo di Alessandro Masnaghetti di Enogea (suo il volume “Chianti Classico. L’Atlante dei vigneti e delle UGA”) di cui avevo già scritto qui, che al momento prevede 11 aree geografiche specifiche, potremmo definirle dei distretti, non sono sottozone, non implicano alcuna classificazione o risvolto qualitativo, non sono soggette a indicazioni restrittive relative ai parametri fisico-chimici o organolettici, ma sono state ricavate in base alla combinazione di fattori naturali (composizione del suolo, microclima, giacitura dei vigneti ecc.) e fattori umani (storia culturale, tradizioni locali, spirito di comunità).

Chianti Classico Collection 2023

Al momento i loro nomi possono essere inseriti solo nelle etichette del Chianti Classico Gran Selezione, ma non vanno interpretati come identificativo di qualità superiore, bensì di appartenenza a una specifica area di provenienza. Inoltre è consentito, laddove si indichi una UGA in etichetta, che il vino possa provenire per il 15% da vigneti provenienti da un’altra UGA, come previsto dalla normativa europea sulle denominazioni di origine.
Il 2023 è rappresentato anche da un nuovo record di partecipazione di aziende, che sono state ben 206 (l’anno passato erano 180), per un totale di circa 750 etichette proposte al pubblico.
Anche la stampa, proveniente da diversi Paesi, è accorsa numerosa, tanto da avere riempito quasi la totalità dei posti disponibili; nei due giorni della kermesse è stato possibile degustare con il contributo dei rodatissimi sommelier AIS oltre 500 vini: 66 Chianti Classico 2021, 96 annata 2020, 35 del 2019, 6 del 2018, 5 del 2017, 1 del 2016, 41 riserve 2020, 83 riserve 2019, 26 riserve 2018, 6 riserve 2017, 7 riserve 2016, 2 riserve 2015, una riserva 2012, 12 Gran Selezione 2020, 49 del 2019, 38 del 2018, 16 del 2017, 13 del 2016, 6 del 2015 e 2 del 2013.
Ovviamente il focus degustativo era sulle nuove annate, ovvero Chianti Classico 2021, Riserva 2020 e Gran Selezione 2020.

ANNATA 2021 – ANDAMENTO STAGIONALE
Come sempre, quando si entra nello specifico di un’annata, le informazioni vanno prese “in generale”, perché come potete immaginare ogni realtà ha un microclima proprio e i dati relativi a temperature, piogge, grandinate ecc. possono essere molto diversi.
La 2021 si è rivelata comunque un’annata abbastanza regolare, con buon quantitativo di piogge primaverili che hanno permesso di affrontare un’estate calda senza che le piante arrivassero allo stress idrico. Alcuni giorni dopo Pasqua le temperature si sono abbassate in modo significativo producendo, soprattutto nei vigneti più elevati, un forte rallentamento dello sviluppo vegetativo. Le temperature estive non hanno raggiunto livelli da record ma certamente sono durate a lungo, qualche pioggia in agosto ha dato un piccolo contributo affinché tutto si svolgesse senza troppe difficoltà. Alla fine uve sane e una produzione complessiva di 265 mila ettolitri, qualche squilibrio di maturazione fra polpa e vinacciolo, tipico delle annate calde che spingono in molti casi a dover vendemmiare anticipatamente per non avere uve “cotte”.

Chianti Classico Collection 2023

LA DEGUSTAZIONE DEL CHIANTI CLASSICO 2021
Se per le annate precedenti ho dovuto, giocoforza, fare una selezione dei vini da assaggiare (in due giorni 511 campioni sono impossibili per chiunque), la 2021 era necessario sondarla al completo. Dai 66 vini degustati ho avuto l’impressione di un millesimo dove il caldo estivo ha contribuito a produrre vini in parte già maturi nel frutto, meno nella trama tannica, elementi che fanno la differenza in base al momento scelto per la vendemmia da parte di ciascun produttore. Complessivamente una buona annata, con qualche punta di eccellenza, a testimonianza di quanto l’esperienza e il terroir particolarmente vocato facciano inevitabilmente la differenza.
Va detto che erano presenti un certo numero di campioni da botte, per i quali il giudizio non può che essere approssimativo; temo che sarà molto difficile risolvere il problema, poiché le soluzioni sarebbero solo due, nessuna delle quali indolore, né facile da realizzare: posticipare l’evento o ammettere solo i campioni già imbottigliati. Rimane il fatto che è un peccato correre il rischio di penalizzare vini che hanno la sola colpa di non avere finito il loro percorso di cantina.
Di seguito i più convincenti, secondo l’ordine numerico di degustazione:

5-Brancaia: un bell’esempio di sangiovese in purezza che ha vissuto solo in acciaio e cemento, a tutto vantaggio di una grande piacevolezza e bevibilità, profumi di frutti di bosco e violette, al palato ha buona struttura e freschezza, lascia una bocca piacevole, sapida, stimolante.

7-Capraia: i vini di questa tenuta provengono dai vigneti di Castellina in Chianti e costituiscono una linea specifica dell’azienda Rocca di Castagnoli di Gaiole, che fa parte del gruppo Tenute Calì, insieme a Poggio Maestrino a Magliano (GR) e Graffetta a Ispica (RG).  Sangiovese con un piccolo contributo di canaiolo e colorino, trascorre almeno un anno in botti tipicvhe chiantigiane e 3 mesi in acciaio.
Ha un profumo netto di ciliegia poi cipria e una delicata speziatura; al palato è ancora giovane, con un tannino vivace e il legno non del tutto assorbito, ma la materia è davvero ottima, con un finale intensamente fruttato e sapido.

12-Castellare – Castellare di Castellina: il fatto che sia affinato in barriques usate non lascia alcuna traccia, a tutto vantaggio di un frutto diretto e convincente, il sangiovese si esprime alla grande con note di lampone e ciliegia e guizzi di erbe aromatiche, fra cui emergono rosmarino e alloro. Elegante, finissimo nella trama tannica, stupefacente per un Chianti Classico annata.

14-Castello di Albola: matura un anno in botti di rovere di Slavonia, nonostante la logica giovinezza il legno è già ben integrato e i profumi spaziano da note floreali di rosa e viola mammola, a ciliegia e leggera mora; al palato è anche più definito, molto piacevole e ben fatto, finale molto pulito, bella trama tannica fine, davvero apprezzabile.

17-Castello di Monsanto (dalla botte): nonostante l’handycap di un percorso ancora da terminare, presenta un naso intenso di ciliegia, rosa e lampone; bocca fresca, molto piacevole, tannino logicamente in tensione ma di grana fine, una nota agrumata sul finale accentua la classe di questo vino dal futuro radioso.

18-Castello di Querceto: per puro amor di cronica non posso nascondere che ogni tanto, come in questo caso, possono capitare delle bottiglie infelici, quasi sempre per via di un tappo non perfetto che ne altera le caratteristiche. La seconda, invece, testimonia che avevo visto giusto e mette in mostra un frutto tornito ed elegante che ritrovo puntualmente al gusto, succoso e coinvolgente.

25-Fattoria San Giusto a Rentennano (dalla botte): sono stato molto combattuto se inserire o meno vini provenienti dalla botte, soprattutto perché in molti casi si sono rivelati in condizioni non idonee per essere valorizzati; anche in questa occasione ho fatto una certa fatica a trovare la quadra, i vini di San Giusto a Rentennano chiedono sempre tempo, al naso il legno doveva essere ancora assorbito e i profumi non erano nitidi, ma all’assaggio non potevo non notare l’ottima qualità della materia, che da sempre mi ha fatto amare questa storica azienda. Un vino tutto in divenire, ancora molto contratto, ma con tutti i presupposti per brillare dopo un giusto periodo di bottiglia.

26-Berardenga – Fèlsina: un altro bell’esempio di sangiovese, dai tratti finissimi, tanto fiore e un frutto pulito e sincero, il percorso è già evidenziato anche al palato, dove alla inevitabile giovinezza tannica fa da contraltare una polpa succosa e sapida, godibile e fresca.

27-Rubiolo – Gagliole (dalla botte): se la provenienza dal legno condiziona ancora leggermente i profumi, in bocca rivela un tannino fine e quasi setoso, eleganza nel frutto, quasi croccante, incedere progressivo e vibrante. Un vino che già ora riesce a sorprendere.

29-Istine (dalla botte): qui è emersa tutta la difficoltà del vino a trovare un equilibrio, amo profondamente l’azienda di Angela Fronti e conosco bene questo vino, è la prima volta che l’ho trovato così indietro; ciò nonostante è riuscito ad esprimere una trama floreale molto suggestiva, la ciliegia candita, sfumature di macchia mediterranea; al palato era tutto in divenire, con un tannino teso e una polpa piena e convincente, tanta freschezza e una gran voglia di viversi la bottiglia.

33-L’Erta di Radda (dalla botte): uno dei vini che è riuscito a esprimersi meglio nonostante la provenienza dalla botte; caratterizzato da spiccate note di erbe aromatiche e frutti di bosco, realizza al palato una trama coinvolgente e di grande finezza, vino giocato molto sull’eleganza, assolutamente tra i migliori dell’annata.

37-Retromarcia – Monte Bernardi: da quando l’azienda è passata alla famiglia Schmelzer, che passata a conduzione biologica e biodinamica, questo vino è diventato uno dei miei punti di riferimento nell’area del Chianti Classico. Ha una trama olfattiva decisamente tutta sua, con una speziatura finissima e una freschezza avvincente; grande precisione in bocca, trama tannica di carattere, giusta struttura e notevole energia, vieni avvolto in una miscellanea di sensazioni tra frutto e spezie, profondo e bellissimo.

38-Monteraponi: C’è poco da fare, Michele Braganti ne sa una più del diavolo, non sbaglia un colpo. Il suo Chianti Classico 2021 mi ha letteralmente stregato, che finezza di naso! Una gamma floreale ben più ampia della usuale viola mammola, grande energia al palato, progressivo e inarrestabile in quanto a piacevolezza ma anche a profondità. Indimenticabile!

39-Montesecondo: ho avuto l’impressione di un vino un po’ più maturo del solito, segno che comunque le stagioni calde sono sempre più incisive sul risultato. Detto questo, però, il 2021 mi è piaciuto molto, vino di sostanza, grande frutto e pienezza, tannino non irruento e finale sapido, convincente.

42-Castellinuzza – Podere Castellinuzza/Paolo Coccia: devo dire che i vini del territorio di Lamole, che fra l’altro è quello mediamente più elevato, mi hanno conquistato sin dalla prima volta che ci sono andato. Con la 2021 le cose sono andate piuttosto bene, perché ritrovo quella gioiosità floreale che caratterizza da sempre il vino di Paolo Coccia, violetta e rosa canina in primo piano, ma anche sfumature di glicine, poi un frutto gentile, non opulento ma giocato sulla dolcezza. All’assaggio ritrovo le stesse caratteristiche, tutto è in ottimo equilibrio e la sensazione vincente è di freschezza e bella energia.

43-Podere Poggio Scalette: ancora un po’ contratto nei profumi, di contro in bocca ha una vibrante succosità, tannino fine, tratti da sangiovese spiccati, finale lungo e piacevolissimo.

46-Le Corti – Principe Corsini/Villa Le Corti: azienda che ho imparato ad apprezzare con il tempo, ne ho percepito la progressione qualitativa di anno in anno. Oggi ho di fronte un Chianti Classico con il frutto al centro della scena, tanta ciliegia, poi lampone, una sfumatura di arancia, guizzi floreali; è un vino dove la tecnica è usata con grande saggezza, senza mai coprirne le peculiarità, si sente un tannino fine e setoso, già integrato nella materia fruttata, un ottimo prodotto.

50-Brolio – Ricasoli: anche in questo caso, per ragioni diverse, non posso negare che in passato non impazzivo per lo stile Ricasoli; ma negli ultimi anni la loro interpretazione è cambiata, si sono alleggeriti degli orpelli e, come in questo caso, ecco un’espressione nitida del frutto, diretta, sincera, che ritrovo al palato, dove riconosco una certa raffinatezza nel linguaggio espressivo che mi coinvolge non poco.

51-Riecine: già al naso mostra di avere grande ampiezza e un frutto molto ben tornito, c’è anche una speziatura molto fine, al palato è ricco, strutturato, ancora teso nel tannino ma di grande fascino, grande persistenza; sontuoso per essere un “semplice” Chianti Classico, ma del resto a Riecine il timbro è davvero riconoscibile e unico. Da prenotarne una cassa.

53-Rocca di Castagnoli: anche qui l’impronta olfattiva è di frutto maturo, ma anche di note floreali e pepate, al palato di contro è meno disteso ma di trama suggestiva e profonda, diamogli ancora un po’ di tempo e ne godremo appieno.

62-Vallenuova – Tolaini: naso floreale e con un bel frutto pimpante che ricorda l’amarena, in bocca ha una bella freschezza ed energia, succoso, piacevole, pulito, fatto molto bene.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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