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Sorsi di birra

Da bere: la Lane’s Pale Ale dell’Ambasciatore e la Triplipa di Bob Dylan

David Lane è l’ambasciatore americano alla FAO, il birrificio è l’abruzzese Opperbacco, la birra che li unisce è la Lane’s pale ale, freschissima e recente produzione.
Artefice di tutto questo John di Offlicence che ancora una volta non si limita a vendere la birra, ma si diverte a farla.
Questi i sei gradi di separazione che hanno portato Lane alla sua pale ale:
Lane ama molto la birra artigianale.
Lane conosce John con cui ha diverse passioni in comune.
John da tempo ha in mente di fare una birra con Luigi Recchiuti di Opperbacco.
John e Lane si recano da Luigi, nel frattempo Lane falls in love with la Triplipa.
Al birrificio, sulla locandina della famosa birra di Opperbacco c’è Bob Dylan.
Lane racconta di quella volta con Dylan alla Casa Bianca, e intanto producono la nuovissima pale ale che ho assaggiato pochi giorni fa.

Classica ed equilibrata dal corpo medio per 5,2% di volume, la nota che la differenzia è senza dubbio data dall’avena che le conferisce la freschezza, più che adatta alla stagione.
I luppoli utilizzati sono cascade, mosaic e citra, da cui un lieve amaro, oltre a delicate note fruttate e agrumate che con l’avena la rendono beverina e leggermente speziata.
Il colore è ambrato tendente all’arancio, sotto una schiuma bianca nel bicchiere, mentre sulla bottiglia l’etichetta ha tutti gli elementi della sua storia, i cani di Lane, i colori di Roma, la villa sull’Appia Antica e ovviamente la produzione in Abruzzo. Insomma, adesso sta a voi.

TriplipaDegno di nota il racconto dell’incontro al birrificio che ne hanno fatto sia Luigi che John.
A Notaresco, borgo medievale abruzzese, in un giorno di neve, arriva in pompa magna l’ambasciatore americano con un seguito di auto spiegate, tutte là per la sua sicurezza. Oltre alla polizia locale, ovviamente.
Luigi racconta, e in testa mi passano le immagini dei vecchi film sul popolo italiano; per un attimo anche la scena di Ivan Drago, le berline e le guardie del corpo del KGB che salgono sulla montagna innevata per l’allenamento con(tro) Rocky…ma faccio finta di non averlo scritto. Il neo realismo italiano vince sempre su tutto.
La scena del tutto inusuale per gli abitanti del paese, ricordata come una gran bella esperienza, culmina nell’americano al birrificio, dove viene notata la locandina della Triplipa e l’immagine di Dylan impressa.
Da là il racconto di quella volta alla Casa Bianca in cui il cantautore gli consegna il cd in anteprima per farlo ascoltare anche ad Obama. E con Mr President, se prima era solo Rocky, qui la mia mente vola.
E proprio la Triplipa (7,8%), una delle più famose birre italiane, è un po’ l’altra protagonista della vicenda, avendo avuto il ruolo di portabandiera nel benvenuto all’ambasciatore.
E visto che l’abbiamo nominata, e che soprattutto lo merita…ricordo che si tratta di una birra tanto nota, quanto atipica nel suo genere al momento della sua creazione, senza dubbio la prima a proporre un incrocio di stili, e parliamo di una decina di anni fa.
Nasce infatti dall’idea di incrociare uno stile belga, Triple, con uno inglese, Ipa.
Del primo prende lievito e malti e del secondo la luppolatura generosa anche in dry hopping.
Storicamente è stata la prima a proporre questo incrocio (quando ancora non esisteva la Chouffe Houblon).
I luppoli utilizzati sono simcoe, columbus, amarillo, chinook. Il colore è ramato, sovrastato da un’abbondante schiuma cremosa. Il sapore preponderante è per il lato belga, il dolce dato dal malto, dalle note di frutta candita e da una speziatura di pepe, mentre l’amaro non è troppo evidente come il resto. Un evergreen, una birra ben fatta e sempre attraente. Consigliatissima.
Insomma, se l’assaggiasse Dylan direbbe che i tempi, sì, stanno cambiando* ma anche che sorprende ancora proprio come una donna*. Gran bella canzone questa. Già.

*The Times They Are A-Changin’ – Dylan
*Just like a woman – Dylan

Hilary Antonelli

Appassionata di birra artigianale, con un debole da anni per Franconia e West Coast USA coltiva quotidianamente la sua passione tra pub, amici publican, birrai e non, e viaggi fino all'altro capo del mondo. Lasciando poco spazio alle mode, il suo posto preferito era e resta il bancone del pub. Tra una birra e l'altra si occupa di promozione e tutela del Made in Italy agroalimentare nel mondo.

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